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NEWSLETTER
N. 23
SETTEMBRE
2005 |
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IN
QUESTO NUMERO: |
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Indice
generale degli argomenti pubblicati nelle newsletter precedenti;
pag: 14; tutte archiviate nel sito www.foliacardiologica.it |
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La
parola ai lettori |
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Trapianti
e religioni del libro:
-
La visione cristiana sul problema etico dei trapiani
e sull'etica del dono e' stata sviluppata
nelle newsletter n. 7 febbraio 2004 e n. 8 marzo
2004.
- L'evoluzione della medicina trapiantistica
con i suoi "successi" ha contribuito
ad affinare le argomentazioni in seno alle varie
"tradizioni" religiose le quali, pur
mantenendo in alcuni casi posizioni etiche differenziate,
non hanno mancato di convergere sulla qualita'
morale e sulla doverosita' sociale della donazione
degli organi.
- Ebraismo e Islamismo partono da premesse
teologiche sostanzialmente differenti. Per l'ebraismo
i medici che, anche grazie ai trapianti, possono
salvare vite umane, emulano Dio e portano avanti
il progetto di Dio a favore dell'uomo.
I musulmani, in genere, sono piu' propensi
ad una donazione da vivente a consanguinei e, in
minor misura, a non consanguinei, piuttosto che
per la cessione di organi post-mortem |
del
Prof. Don Pier Davide Guenzi pag.
2-4 |
Accanimento terapeutico - Eutanasia:
-
Due forme di uso della ragione: la prima e'
definita "autoreferenziale" che segue
l'etica dei principi, la seconda e'
detta "creaturale" che segue l'etica
personalista
- Definizioni dell'accanimento terapeutico
e della eutanasia e la via subdola per ottenere
la legalizzazione
- Tecniche della eutanasia attiva e passiva
- Giudizio etico sulla eutanasia
L'eutanasia da alcuni e' richiesta,
in altri o e' proposta, o e' imposta,
o e' praticata senza alcun consenso anche
in forma clandestina.
- I dilemmi morali connessi alle alterazioni
degli stati della coscienza: stato vegetativo, coma,
morte cerebrale |
del
Prof. Paolo Rossi pag. 5-11 |
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-
I rischi dell'aborto chimico
- L'ootide, e' gia' vita
umana |
pag.
13 |
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Intorno
ai principi dell'Etica |
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I Trapianti e le religioni del libro |
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In
un tempo come l'attuale contrassegnato dal multiculturalismo
puo' essere utile accostare il pensiero di altre
confessioni religiose, oltre a quella cristiana, in
merito di donazione di organi. Quanto si prefigge
questo breve contributo e' solo di segnalare
qualche indicazione nella convinzione non solo di
aumentare le conoscenze su questo aspetto, ma anche
di incrementare il dialogo e il confronto tra religioni
in merito ai problemi etici connessi con la procedura
di donazione.
L'evoluzione della medicina trapiantistica,
inoltre, e il suoi "successi" in interventi
fino al qualche tempo fa ritenuti pure possibilita'
sperimentali, ha contribuito ad affinare le argomentazioni
in seno alle varie "tradizioni" religiose
le quali, pur mantenendo in alcuni casi posizioni
etiche differenziate, non hanno mancato di convergere
sulla qualita' morale e sulla doverosita'
sociale della donazione degli organi. Ci limitiamo
a qualche breve cenno all'ebraismo, all'islamismo,
confessioni religiose maggiormente presenti in contesto
italiano, accanto al cristianesimo, ricordando, comunque,
che le singole posizioni risultano piu' complesse
e differenziate di quanto qui solo sobriamente proposto.
Ebraismo
La legge ebraica, desunta principalmente dalla Torah
(i primi cinque libri della Bibbia ebraica) e dalle
sue interpretazioni codificate in testi come il Talmud,
considera il corpo umano di proprieta' divina
e dunque inviolabile; l'uomo e' responsabile
della sua cura in vita e dopo la morte essa spetta
ai familiari o alla comunita'. Tali considerazioni
spiegano l'atteggiamento restrittivo del pensiero
ebraico tradizionale nei confronti dell'autopsia
e della dissezione anatomica, e, di
conseguenza, verso l'utilizzazione dei cadaveri
per il trapianto di organi. Tuttavia, gia' nel
1991, il Consiglio Rabbinico d’America ha stabilito
l'autorizzazione al trapianto quando non esiste
un'alternativa terapeutica adeguata per salvare
la vita del potenziale ricevente. In questo senso
la priorita' di salvare una vita permette una
deroga alla norma della tradizione ebraica di non
smembrare e mutilare i corpi. E' ormai opinione
diffusa che per la religione ebraica "non esiste
nessuna seria obiezione al trapianto di organi e all'utilizzazione
di tessuti prelevati da cadaveri, purche' (1)
cio' sia fatto allo scopo di salvare la vita,
(2) la morte del donatore sia stata definitivamente
accertata, e (3) il beneficio previsto per chi riceve
l'organo sia sostanzialmente superiore al rischio"
[Bioetica e grandi religioni, a cura di S.
Spinanti, Cinisello Balsamo (Milano), Paoline, 1987,
p. 44]. In tale prospettiva la prassi della donazione
e del trapianto ricevono una giustificazione etica
in quanto, secondo la teologia ebraica, il fine dell'agire
e' l'imitazione di Dio, della sua giustizia
e della sua misericordia, del suo amore tenace e compassionevole
per la creatura umana. Per questo i medici che, anche
grazie ai trapianti, possono salvare vite umane, emulano
Dio e portano avanti il progetto di Dio a favore dell'uomo.
Circa l'accertamento della morte e l'accoglienza
del criterio della morte cerebrale, la tradizione
ebraica proposta nel Talmud identifica la morte con
l'interruzione definitiva del respiro e delle
pulsazioni cardiache, dopo un tempo di attesa, alla
scomparsa di tali segni vitali. Tuttavia con lo sviluppo
della pratica di rianimazione e della respirazione
artificiale, anche per l'ebraismo, "la
morte non deve essere presunta neppure dopo che si
e' arrestata l'azione cardiaca e polmonare,
se esiste una qualche speranza di rianimazione. Gli
sforzi di rianimazione, percio', non devono
rimanere intentati, ne' si possono praticare
delle incisioni al corpo (per l'autopsia o per
estrarre un organo), finche' non siano soddisfatti
entrambi i criteri: l'arresto completo di tutte
le funzioni vitali spontanee e la certezza che la
rianimazione artificiale si dimostri inutile".
Se e quando applicare o sospendere la respirazione
deve essere determinato dall'interesse del paziente
stesso, e non per ottenere un organo vitale a scopo
di trapianto, poiche' sarebbe riprovevole manipolare
una vita per il bene di un'altra" (ivi,
pp. 48-49). Poste queste condizioni puo' essere
praticato, alla sopravvenuta morte encefalica, l'espianto
di organi ai fini di trapianto.
Islamismo
Lo sviluppo della trapiantistica negli anni ’70
del XX secolo ha destato preoccupazione nell'ambiente
islamico di stretta osservanza in forza di due
convinzioni proprie di quella tradizione religiosa:
1. in attesa della risurrezione dei corpi nel giorno
del Giudizio, la Legge islamica stabilisce di seppellire
quanto prima il corpo del defunto, proibendo
la cremazione e ogni intervento mutilativo; 2. Dio
e' proprietario di tutte le cose, compreso il
corpo umano sul quale ciascuno esercita in vita una
sorta di "amministrazione fiduciaria".
Gli sviluppi successivi della riflessione hanno permesso
l'intervento di trapianto, pur rimanendo riserve
e opposizioni, particolarmente nel caso di espianto
da cadavere, alla luce di alcune interpretazioni analogiche
del Corano, quali per esempio Corano 5,32: "Chiunque
salva la vita di un uomo, sara' come se avesse
salvato l'umanita' intera" e "Non
esiste una malattia che Dio abbia creato se non perche'
Egli ne ha creato anche la cura" (detto del
Profeta non presente nel Corano). Non mancano tuttora
interpretazioni rigoriste dalla legge coranica che,
alla luce della proprieta' divina del corpo
umano, negano la legittimita' della prassi di
espianto. Puo' essere, tuttavia, tenuta presente
come interpretazione bilanciata e ampiamente condivisa
quanto sancito nel Codice Islamico di Etica Medica
del 1981, sottoscritto a Kuwait City. In questo documento,
per quanto riguarda il trapianto da donatore vivente
si stabilisce che "la donazione di un organo
deve essere l'effetto di un atto libero e volontario
realizzabile quando il donatore non corre pericoli
per la propria vita mentre il danno subito sembra
minimo". Per il trapianto da cadavere, una recente
pubblicazione di bioetica musulmana riporta la seguente
affermazione: "nel contesto attuale la
maggioranza dei "dotti" sembra favorevole
all'espianto da cadavere (il vero problema concerne
la definizione dei criteri di morte) purche'
costui, da vivo, l'abbia autorizzato, o in alternativa,
vi acconsentano i parenti; nel caso non sia possibile
identificare il defunto o se costui e' privo
di eredi, per il prelievo e' richiesta l'autorizzazione
del capo della comunita' islamica" (D.
Atighetchi, Islam, musulmani e bioetica, Roma,
Armando, 2002, pp. 123-124). In questa posizione moderata,
tuttavia, non vengono sottaciuti alcuni problemi tra
cui, in particolare, quello del "consenso presunto",
in mancanza di una esplicita autorizzazione al espianto
di organi dopo la morte. I musulmani, in genere, sono
piu' propensi ad una donazione da vivente a
consanguinei e, in minor misura, a non consanguinei,
piuttosto che per la cessione di organi post-mortem,
pur non condannandola espressamente. Nel 1989 si e'
ulteriormente stabilito che: 1. non e' lecito
utilizzare un feto anencefalico vivo a scopo di espianto;
2. non e' lecito trapiantare le gonadi sessuali;
3. si condanna il commercio di organi.
Una particolare attenzione e' stata data al
problema dell'accertamento della morte, previo
alla pratica di espianto. La tradizionale concezione
della morte come perdita delle funzioni cardio-respiratorie
ha portato inizialmente ad alcune gravi riserve nei
confronti dell'idea di morte cerebrale. Il primo
importante riconoscimento della possibilita'
di determinare la morte attraverso il criterio cerebrale
e' avvenuto nella Terza Conferenza Internazionale
dei Giuristi Musulmani, svoltasi nel 1986 in Giordania
ad Amman. Tale indicazione, approvata comunque a maggioranza,
stabilisce che una persona e' legalmente
morta quando si constata: 1. il completo arresto cardiaco
e della respirazione e i medici attestano che tale
stato e' irreversibile; 2. il completo arresto
di tutte le funzioni vitali tronco-encefaliche, attestato
dai medici come irreversibile e inizio del processo
di degenerazione del cervello. In tali condizioni
e' lecito disconnettere gli strumenti di supporto
vitale, previa consultazione dei familiari e procedere
ad un eventuale espianto di organi a fini donativi.
Come si puo' notare siamo in presenza di una
piattaforma di valori abbastanza condivisa tra le
tre grandi religioni del libro. Su tale base e'
possibile ed auspicabile la promozione di conferenze
inter-culturali in materia di donazione, ritenendo
che le differenti opzioni religiose non costituiscano
dei baluardi dogmatistici insuperabili all'evoluzione
della trapiantistica, ma possono essere occasione
di crescita comune attorno ai valori umani della donazione.
Il cattolicesimo, come e' noto, ha seguito con
attenzione l'evoluzione della medicina trapiantistica,
non facendo mancare pareri autorevoli sulla positivita'
della prassi di donazione. Su tutti puo' valere
quanto proposto nel 1995 dal Pontificio Consiglio
per gli Operatori Sanitari, nella Carta degli operatori
sanitari: "Il progresso e la diffusione della
medicina e chirurgia dei trapianti consente oggi la
cura e la guarigione e di molti malati che fino a
poco tempo fa potevano soltanto attendersi la morte
o, nel migliore dei casi, un'esistenza dolorosa
e limitata.
Questo "servizio alla vita" che vengono
cosi' ad assumere la donazione e il trapianto
degli organi ne delinea il valore morale e legittima
la prassi medica" (n. 83).
Resta aperto dunque lo spazio per un colloquio tra
le religioni per approfondire i motivi etici della
donazione e anche per rimuovere eventuali ostacoli
ideologici che ancora possono essere presenti.
Pier Davide Guenzi
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Intorno
ai principi dell'Etica |
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Accanimento
Terapeutico
Eutanasia |
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I due
argomenti non sono necessariamente concatenati anche
se certe forme di pensiero cercano di presentarle
come una a giustificazione dell'altra, per evitare
la prima e' meglio ricorrere alla seconda.
Premessa filosofica
Due forme di uso della ragione:
- Una, la piu' diffusa, e' autoreferenziale,
(fa riferimento solo a se stessa), per cui ogni ragione
ha la sua verita'. Questo tipo di ragione sostiene
che tutte le culture hanno lo stesso valore e dignita'
etica con valori non confrontabili tra di loro epredica
un relativismo culturale e morale pervasivo che avvelena
l'occidente. Nel suo orgoglio illuminista la
ragione autoreferenziale si considera autosufficiente,
sia che si orienti verso l'idealismo astratto,
o verso il positivismo scientifico e/o utilitarista,
o verso quello marxista, o verso l'esistenzialismo
nichilista, e si rifiuta sistematicamente di accettare
una verita' uguale per tutti gli uomini.
- L'altra e' creaturale.
La ragione cioe' riconosce i propri limiti,
ricerca la verita' nelle diverse sfere del sapere
oltre a quella della scienza, costituisce la premessa
razionale della fede (evitando un fideismo sterile
e cieco), perche' e' conscia del fatto
che con le sole sue forze non potra' mai giungere
alla verita' tutta intera. Sulla relazione tra
ragione e fede, cosi' Giovanni Paolo II apre
l'enciclica "Fides et ratio"
del 14 settembre 1998: " La fede e la ragione
sono come le due ali con le quali lo spirito umano
s’innalza verso la contemplazione della verita'.
E' Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo
il desiderio di conoscere la verita' e, in definitiva,
di conoscere Lui perche', conoscendolo e amandolo,
possa giungere anche alla piena verita' su se
stesso."
Da questi modi di essere derivano le scelte morali
della ragion pratica che si riassumono essenzialmente
in due forme di etica: 1) l'etica dei principi
del pensiero relativista; 2) l'etica fondata
sui valori della persona, espressi dalla legge naturale
(intesa come partecipazione della legge eterna nella
creatura razionale), legge rinvenibile nell'intimo
della coscienza mediante l'uso indipendente ma sincero
della ragione.
- Nell'etica dei principi: il principio
di "autonomia" o liberta' di scelta
della persona adulta e' posto come basilare
degli altri principi di beneficialita' e di
giustizia, di conseguenza cio' che desidero
per me e' un diritto da realizzare a qualunque
costo; i principi di beneficialita' e giustizia
sono quindi attuati secondo criteri utilitaristici.
- Nell'etica personalista, i principi
sono fondati sulla dignita' della persona: "il
valore della vita fisica, la inviolabilita'
della vita umana e' un precetto morale
fondamentale per la persona stessa, in quanto il corpo
e' il fondamento nel quale e con il quale la
persona si esprime e si realizza". Ogni essere
umano e' persona perche' dotato di una
natura razionale dal concepimento al suo termine naturale.
La natura razionale dell'essere umano e'
quella che stabilisce la dignita' assoluta della
persona che non puo' essere scambiata con nessun
altro valore perche' come essere razionale e'
la creatura che si trova all'apice della creazione.
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Definizioni |
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L'accanimento terapeutico, e' un
insieme di cure straordinarie o sproporzionate che vengono
messe in atto nel tentativo di prolungare la vita di
un malato terminale.
Rientrano in questa definizione le cure inutili o inefficaci,
la penosita' o gravosita' della situazione
del malato, l'eccezionalita' degli interventi
o mezzi terapeutici.
In questi tre criteri oggettivi si comprendono: 1) il
giudizio tecnico-medico, 2) lo stato psicologico, la
situazione famigliare e l'orientamento spirituale
del malato, 3) la posizione di fronte alla morte.
Eutanasia, (êu "bene" e th?natos
"morte") o morte indolore, e' un eufemismo
paradossale. L'eutanasia, in senso vero e proprio,
e' intesa secondo il Magistero della Chiesa Cattolica
come un'azione o omissione che di natura sua e
nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare
ogni dolore.
La morte non puo' mai essere dolce, bensi'
la sua ineluttabilita' genera l'angoscia
primordiale nell'uomo che guarda al mistero che
la circonda. Tale angoscia esistenziale viene mascherata
rimuovendo il concetto della morte. Nella societa'
occidentale la morte e' diventata inominabile,
cio' di cui non si deve parlare per preservare
la ricerca della felicita' umana. L'occultamento
della morte dall'orizzonte individuale ha portato
a due conseguenze: 1) a relegarla in una corsia di ospedale
per le persone debilitate, 2) a perseguire il mito scientista
di "morte naturale", il cui limite e'
spostato dal progresso scientifico fino al termine sereno
e consapevole della eutanasia.
In diversi Paesi occidentali, sulla eutanasia e'
stato attuato un subdolo percorso legislativo che come
primo passo permette la tolleranza dell'atto una
volta riconosciuto, nel successivo applica la sua depenalizzazione,
per giungere alla
legalizzazione vera e propria, e nelle prassi piu'
estese, anche nei bambini. La legalizzazione dell'eutanasia
e' gia' attuale nell'Oregon, in Olanda,
Belgio, e Nord Ovest dell'Australia e si sta estendendo
in altri Paesi come la Spagna.
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Tecniche
eutanasiche |
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I modi di anticipare la morte sono numerosi e dipendenti
dalle circostanze cliniche, culturali e legali, propri
di ogni Paese. La morte anticipata puo' essere
causata: 1) con la somministrazione di narcotici, 2)
con la interruzione della ventilazione assistita in
soggetto con cuore battente (il classico "stacco
della spina"), 3) con il digiuno e la sete (suicidio
assistito) a soggetto autonomo o la interruzione dell'alimentazione
artificiale in soggetto dipendente (caso Terry Schiavo).
In Italia chi pratica l'eutanasia attiva e'
accusato di omicidio e sembrerebbe diffusa quella clandestina.
Ma credo che sia una interpretazione errata e strumentale,
fatta ad arte da parte dei membri della Exit, una associazione
torinese che dal 1986 reclama la legalizzazione della
eutanasia.
L'equivoco sta nel considerare un procedimento
eutanasico le cure palliative destinate a rendere piu'
sopportabile la sofferenza nella fase finale della malattia.
Gia' nel 1957 Pio XII aveva affermato che e'
lecito sopprimere il dolore con la somministrazione
di narcotici, pur con la conseguenza di limitare la
coscienza e di abbreviare la vita, "se non esistono
altri mezzi e se, nelle date circostanze, cio'
non impedisce l'adempimento di altri doveri religiosi
e morali". In questi casi la morte non e'
voluta ne' ricercata. Anche la rinuncia a mezzi
straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio
o alla eutanasia; esprime piuttosto l'accettazione
umana di fronte alla morte (EV n. 65). In ogni circostanza
rimane sempre doveroso continuare fino al termine naturale,
il supporto vitale con l'alimentazione, la somministrazione
di liquidi, e la igiene del corpo, tutte misure che
rendono il morire piu' dignitoso e meno sofferto.
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Giudizio
etico sulla eutanasia |
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Il principio morale fondamentale e' che a nessuno
e' data la facolta' di togliere la vita
o distruggere parti dell'organismo. La difesa
della vita fonda la sua validita' nella legge
morale naturale prima ancora che nel diritto positivo.
Ciascuno scopre nel proprio intimo in virtu' della
sua natura razionale il "principio fondamentale"
che e' la dignita' della vita della persona
cui poi tutti gli altri principi sono orientati (GS,
16). Da tale principio deriva la condanna dell'eutanasia
in ogni sua forma. Il comandamento "non uccidere"
ha valore assoluto quando si riferisce alla persona
innocente. (EV n.57). "In conformita' con
il Magistero dei miei Predecessori (Pio XII, 1957; Paolo
VI, 1971; GS, 27) in comunione con i Vescovi della Chiesa
Cattolica, confermo che l'eutanasia e'
una grave violazione della legge di Dio, in quanto
uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una
persona umana. Tale dottrina e' fondata sulla
legge naturale e sulla Parola di Dio scritta e trasmessa
dal Magistero. Una tale pratica comporta, a seconda
delle circostanze, la malizia propria del suicidio o
dell'omicidio" (Giovanni Paolo II, EV, n.
65).
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L'eutanasia
da alcuni e' richiesta, in altri o e' proposta,
o e' imposta, o e' praticata senza alcun
consenso anche in forma clandestina |
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Innanzitutto si deve fare attenzione alla mistificazione
del linguaggio che propone sotto falso nome una politica
di morte. Gli argomenti che vengono portati a sostegno
sono:
- la salvaguardia della salute sociale,
- il costo dell'assistenza e lalimitazione
delle disponibilita' sanitarie,
- il senso di pieta' per il paziente terminale.
L'ultimo argomento e' molto diffuso ed e'
una falsa pieta' per una persona molto malata,
in genere abbandonata in un letto di ospedale. Questa
falsa pieta' si nasconde invocando l'obbligo
morale di controllare il dolore con la proposta di una
"dolce" morte e vuole invece mascherare
il disagio personale di chi assiste il morente. La impalcatura
filosofica questi argomenti e' quella sopraindicata
della ragione autoreferenziale, utilitarista
con il conseguente relativismo intellettuale ed etico.
I cittadini che possono essere coinvolti con diversi
approcci in un intervento eutanasico appartengono a
molte categorie sociali. La loro individuazione e'
importante perche' dimostra la estensione e la
gravita' del problema.
- -La eutanasia e' richiesta da:
1) Malati molto sofferenti che richiedono di
anticipare la morte perche' angosciati dalla solitudine
e dal senso di abbandono e vivono il cosi'detto
"dolore globale".
Eventuali richieste di morte da parte di persone
gravemente sofferenti - come dimostrano le inchieste
fatte fra i pazienti e le testimonianze di clinici vicini
alla situazioni dei morenti – quasi sempre costituiscono
la traduzione estrema di un'accorata richiesta
del paziente per ricevere piu' attenzione e vicinanza
umana, oltre alle cure appropriate, entrambi elementi
che talvolta vengono a mancare negli ospedali di oggi.
Risulta quanto mai vera la considerazione gia'
proposta dalla Carta degli Operatori sanitari: "l'ammalato
che si sente circondato da presenza amorevole umana
e cristiana, non cade nella depressione e nell'angoscia
di chi invece si sente abbandonato al suo destino di
sofferenza e di morte e chiede di farla finita con la
vita. E per questo che l'eutanasia e' una sconfitta
di chi la teorizza, la decide e la pratica"
(n. 149).
Il sollievo dal dolore e dalla sofferenza, la dignita'
del morire rappresentano esigenze fondamentali che devono
essere salvaguardate a priori come diritti inalienabili
della persona. Cio' e' espresso nella carta
dei diritti del malato cronico.
CARTA DEI DIRITTI DEL MALATO CRONICO IN EVOLUZIONE
DI MALATTIA
Ho il diritto di: 1. essere considerato come persona
e con la mia dignita' riconosciuta fino al termine
naturale della vita; 2. essere sollevato dal dolore
fisico e da altri tipi di sofferenza; 3. ricevere risposte
veritiere alle mie domande; 4. attendermi tutte le necessarie
cure mediche ed infermieristiche, anche quando la finalita'
sia solo quella del conforto; 5. ricevere interventi
proporzionati alla mia situazione clinica, senza accanimento
e senza abbandono terapeutico; 6. essere preso in cura
da persone competenti, sensibili e affettuose, disponibili
a comprendere tutti i miei bisogni, aiutandomi sino
alla fine; 7. partecipare alle decisioni che riguardano
l'assistenza alla mia persona dopo aver ricevuto tutte
le informazioni e le spiegazioni che richiedo; 8. riflettere
e approfondire le mie esperienze spirituali e religiose,
anche con l'aiuto di chi mi circonda; 9. conservare
sempre la speranza ed essere curato da chi possa dare
un senso di speranza; 10. esprimere apertamente i miei
sentimenti e le mie emozioni per l'avvicinarsi della
morte; 11. avere aiuto per i miei familiari affinche'
possano affrontare ed accettare la mia morte; 12. non
essere lasciato solo e di morire in pace, con dignita',
secondo i principi della mia religione, nel luogo a
me familiare.
2) Individui adulti che firmano una carta di
autodeterminazione quando ancora sono in buona salute.
Le volonta' anticipate nella carta di autodeterminazione
(vedi news letter n. 8) costituiscono un esempio di
falso impiego della liberta' in quanto non possono
corrispondere ai veri interessi sulla buona salute della
persona ne' a quelli che saranno i veri desideri
della persona nel momento in cui si trovera' gravemente
malata o potrebbe essere nella impossibilita'
di esprimersi in qualche modo. Ecco casi clinici: nella
sclerosi laterale amiotrofica arriva un momento in cui
subentra la paralisi della muscolatura respiratoria.
A quel punto il paziente cessa di vivere per asfissia,
a meno che non sia sottoposta a tracheotomia. Un malato
cosi', un ragazzo si era raccomandato di non fargli
nulla, di lasciarlo andare. Pero' lo ha detto
mentre respirava bene. Quando e' subentrata la
crisi finale, sentendosi morire soffocato ha chiesto
con l'ultimo filo di voce:"Fatemi la tracheotomia!"
Se fra uno, cinque o dieci anni si trovasse si trovasse
la cura per la sclerosi? In passato chi avrebbe dato
qualche chance a un malato di AIDS? Poi e' sopraggiunta
la triterapia che consente ai portatori del virus Hiv
di vivere con dignita'. Cosi' i parkinsoniani
grazie al levodopa.
La domanda cruciale nella carta di autodeterminazione
riguarda "i provvedimenti di sostegno vitale,
quelle misure urgenti senza le quali il processo della
malattia porta in tempi brevi alla morte". Le
misure urgenti elencate nel questionario comprendono
la rianimazione cardio-polmonare in caso di arresto
cardiaco, la ventilazione assistita, la dialisi (rene
artificiale), la chirurgia d'urgenza, le trasfusioni
di sangue, le terapie antibiotiche e l'alimentazione
artificiale. E la domanda posta sugli "gli interventi
urgenti" richiede la seguente risposta, che: "siano
o non siano iniziati e continuati se il loro risultato
fosse il prolungamento del mio morire". Questa
domanda appare assurda dal punto di vista medico, ed
e' anche molto rischiosa perche' significa
che si sceglie di essere uccisi in situazioni di emergenza
che la medicina ha molte buone probabilita' di
risolvere garantendo altri anni con una buona qualita'
di vita.
La Eutanasia e' imposta a:
1) Malati in una fase terminale che puo' durare
anche molto tempo. Sulla richiesta di medici o familiari,
il giudice ordina che vengano interrotti i mezzi di
supporto vitale. La interruzione dell'alimentazione
artificiale risulta essere una crudelta' perversa
e inutile che aumenta la sofferenza degli ultimi giorni
di vita.
L'errore morale e' compiuto da tutti coloro
che in un modo o nell'altro pretendono di decidere
della vita degli altri.
2) Malati con alterato lo stato di coscienza. Lo
spettro delle alterazioni dello stato di coscienza e'
molto complesso dal punto di vista clinico, terapeutico
e prognostico. Ogni malato trascina con se una storia,
una famiglia e un ambiente propri e solleva problemi
morali specifici, spesso molto difficili, che dovrebbero
essere analizzati caso per caso. Una riflessione etica
piu' generica puo' essere applicata alle
tre categorie di malati come vengono attualmente etichettati
dai medici.
-
Il COMA: e' uno stato di assenza della coscienza,
dovuto a un danno di varia natura (traumatico,
ischemico o emorragico) subi'to dalla corteccia
cerebrale, che
rende il paziente totalmente incapace di relazioni
con l'ambiente. Se ne valuta la profondita'
a seconda della sede della lesione. Puo'
evolvere in piena ripresa, stato vegetativo o
morte.
Riflessione etica. L'assenza di coscienza
di per se' non puo' sollevare problemi
di scelta morale perche' ogni decisione
e' subordinata alla evoluzione e alla valutazione
diagnostica.
- LO STATO VEGETATIVO: e' successivo
al precedente, ma caratterizzato dall'apertura
degli occhi (per l'attivazione della sostanza
reticolare che da' vigilanza), che sono
il segnale di una alternanza di sonno e veglia.
Sono presenti respiro e battito cardiaco spontanei,
controllati dal tronco encefalico.
La prognosi e' indefinita ma con possibilita'
di risveglio anche dopo molti mesi e anni.
Riflessione etica. Il termine vegetativo
non si adegua affatto alla condizione umana di
questi pazienti, usciti dal coma. Non sono affatto
ravanelli o "morti viventi" come li
defini' il ministro Umberto Veronesi, ma
persone umane che conservano un legame con l'ambiente
e le persone che le accudiscono. Sono malati che
si trovano in una situazione di vigilanza, ma
che non denotano coscienza di se' e neppure
dell'ambiente che li circonda e devono essere
accuditi in tutte le funzioni, eppure quando si
risvegliano (12 su 69, nel centro Don Orione di
Bergamo) ricordano i racconti loro fatti durante
lo stato vegetativo o certe sofferenze di altri
momenti come durante il bagno. Mentre si trovano
in stato vegetativo, sussultano di paura se avvertono
urla o un forte rumore. Quando uno di questi pazienti
riceve la visita di un parente cambia atteggiamento,
come hanno documentato le immagini degli occhi
(non certo inespressivi) ed i sorrisi (non certo
casuali o spastici) di Terri Schiavo alle carezze
della mamma. Primo dilemma morale. Il caso
di Terri apre un varco senza precedenti nell'etica
e nel diritto occidentale perche' per la
prima volta equipara l'alimentazione all'accanimento
terapeutico. Un essere umano innocente e indifeso
e' stato condannato a morire di fame e di
sete con una sentenza iniqua e crudele nella quale
per la prima volta in occidente l'alimentazione
e' stata considerata un atto medico e, quindi,
il suo proseguimento su un paziente (definito
erroneamente) in coma e' stato equiparato
a un atto di accanimento terapeutico. La vita
di Terri non era legata ad una macchina che le
faceva battere il cuore o la faceva respirare
per cui staccando la spina lei sarebbe morta;
questo e' l'ambito dell'accanimento
terapeutico. Ma era nutrita con la Peg, (gastrostomia
endoscopica percutanea). Si e' invece deciso
di farla morire di fame e di sete con un procedimento
di eutanasia che ha causato 15 giorni di forti
tormenti (descritti nella cartella clinica).
Secondo dilemma morale. La sentenza del
giudice che ha condannato Terri dimostra la esistenza
di un connubio perverso tra giusnaturalismo illuministico
e relativismo morale per cui il concetto di legalita'
non e' piu' un valore fondato su una
esigenza morale che assicuri un giusto ordine
normativo; la legalita' che interessa al
giurista non possiede e non deve avere alcun riferimento
etico.
Terzo dilemma morale. Scandaloso il silenzio
della classe medica italiana sulla donna americana
lasciata morire di fame e di sete; cio'
non meraviglia perche' la maggior parte
della categoria e' troppo sbilanciata sulle
cure anziche' sul "prendersi cura"
che vuol dire occuparsi della persona malata oltre
che della malattia. Nessuna meraviglia, visto
che quando era ministro Umberto Veronesi la commissione
Oleari, presieduta da un dirigente della Sanita',
si era pronunciata a favore della sospensione
dell'alimentazione e dell'idratazione
ai pazienti in stato vegetativo. Qui e'
in discussione l'idea stessa di uomo. Se
si stabilisce che un essere vivente e' persona
solo quando esercita determinate funzioni, nel
momento in cui le perde diventa lecito fargli
qualunque cosa. Si vorrebbe far derivare il valore
dell'uomo dalle sue prestazioni fisiologiche,
concetto assolutamente non accettabile, perche'
aprirebbe la strada alla soppressione dei malati
di mente, dei down, degli handicappati, degli
anziani inabili. Lo stato di persona non e'
determinato da una funzione bensi' da una
origine. E questa origine e' Dio per coloro
che credono, e' la specie uomo per tutti.
- LA MORTE CEREBRALE definisce la totale
assenza di ogni attivita' cerebrale, segnalata
sia dall'encefalogramma piatto, sia dall'assenza
di respiro e battito cardiaco autonomi, per i
quali e' indispensabile l'ausilio di macchine.
La ripresa del soggetto non e' piu'
possibile.
Riflessione etica. Le condizioni necessarie
perche' sussista la morte cerebrale vengono
valutate in base a criteri neurologici molto rigorosi.
Sono condizioni che debbono risultare assolutamente
certe. Non puo' essere ammesso alcun
rischio di errore. Percio' sia la scienza
sia il diritto sia i comitati etici hanno ritenuto
opportuno fissare un adeguato periodo di osservazione.
Questo va da un minimo di sei ore per gli adulti
a un massimo di 24 ore per i bambini di eta'
inferiore a un anno. Alla fine del periodo di
osservazione, una commissione (composta da tre
specialisti: anestesista-rianimatore, neurologo
esperto in elettroencefalografia e medico legale),
se l'encefalo del paziente ha subi'to lesioni
complete e irreversibili, dichiara la morte. Tutte
le grandi societa' scientifiche e le commissioni
mediche riconoscono questi criteri, sia pure con
piccole differenze tra paese e paese. Si considera
giusto rispettare un adeguato periodo di osservazione,
anche se l'avvenuta morte dell'encefalo potrebbe
essere accertata in tempi molto piu' brevi,
utilizzando indagini strumentali.
Primo dilemma morale. Con la morte cerebrale
irreversibile, di quel individuo umano e'
rimasto un organismo con organi ancora funzionanti
se con l'ausilio delle macchine e'
mantenuta la circolazione sanguigna e la respirazione.
Quel individuo non possiede piu' la dignita'
della persona perche' e' venuta meno
la unita' corporea psichica e spirituale
specifica del soggetto umano. Quindi da un concetto
biologico (morte cerebrale) si salta alla nozione
filosofica di persona. Questo salto possiede una
grande rilevanza morale nell'etica del dono
di organi per trapianti.
Secondo dilemma morale. Il professor Ernesto
Galli della Loggia ha sostenuto, sul "Corriere
della Sera" del 23 gennaio, che la Chiesa
Cattolica si contraddice perche' difende
la vita nascente ma non la vita morente, permettendo
il prelievo degli organi da donatori a cuore battente.
Ebbene, forse e' il caso di richiamare un
dato di fatto, ossia che il donatore di organi,
pur avendo ancora il cuore battente, non e'
un morente, ma un morto. Galli della Loggia dice
che la piu' elementare naturalita'
suggerisce che la morte corrisponda alla cessazione
del battito cardiaco e del respiro e che tale
nozione e' da sempre invalsa nelle culture
di matrice classica e cristiana (ma non solo).
Si puo' controbattere che la nozione di
battito cardiaco esiste soltanto dal 1627, quando
William Harvey scopri' la circolazione del
sangue. Quindi la definizione di morte non e'
univoca ma puo' cambiare con l'evoluzione
della scienza. Oggi e' possibile mantenere
le funzioni vitali in un organismo anche quando
sono cessati il respiro e il banttito cardiaco
spontanei. Ciononostante, la persona e'
morta pur se i suoi organi sono ancora vitali.
E' il concetto di morte cerebrale, introdotto
durante l'Assemblea mondiale dei medici a Sidney
nel 1968.
Terzo dilemma morale. I gravi disabili
mentali (da malattie degenerative del sistema
nervoso) e i soggetti in stato vegetativo non
possono mai essere equiparati alla morte cerebrale.
Questi malati sono persone, vive. Comunicano con
chi si prende cura di loro, benche' certo
con codici diversi da quelli dei sani. Percepiscono
il dolore, infatti a un massaggio troppo brusco
reagiscono con smorfie di sofferenza. Per noi,
in quel caso, la vita e' presente.
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Paolo
Rossi |
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La
parola ai lettori |
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I
RISCHI DELL'ABORTO CHIMICO |
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Il
19 luglio, una nota della Food and Drug Administration
degli USA metteva in guardia sui rischi dell'aborto
chimico "consapevole dei quattro casi di morti
settiche registrate negli Stati Uniti fra il settembre
2003 e il giugno 2005, a seguito di aborto medico con
mifepristone (Mifeprex) e misoprostol". Un analogo
caso da shock tossico era stato riportato in Canada
nel 2001. Il primo caso registrato di morte da aborto
farmacologico risale al 1991 in Francia, ovvero la patria
della pillola RU486, dove il prodotto e' in commercio
dal 1989. La letteratura medica sullo shock tossico
da mifepristone e' vasta ed esauriente. La rivista
"The Annals of Pharmacotherapy" ha pubblicato
un articolo in cui vengono descritti con estrema chiarezza
il funzionamento della sostanza e la modalita'
con cui si puo' ingenerare l'infezione fulminea
e letale da Clostridium sordellii. Oltre alle morti
per sepsi, sono stati segnalati numerosi casi di complicazioni
da aborto farmacologico, tra cui emorragie, nausea,
vomito, svenimenti, crampi addominali, fenomeni ipertensivi.
Se la gravidanza prosegue – avviene nel cinque
per cento circa dei cas i – sono altamente probabili
malformazioni fetali. |
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L'ultimo
pronunciamento:
"Ootide, e' gia' vita umana" |
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Rispetto per
la vita sin dal primo istante e no a
qualunque manipolazione, indipendentemente dallo
stadio di sviluppo della vita embrionale, incluso lo
stadio iniziale del cosiddetto ootide.
E' questo l'ultimo pronunciamento del Comitato
nazionale di bioetica, che venerdi' scorso a Roma
ha
reso noto il parere sullo statuto etico e giuridico
dell'ootide (lo zigote fra la terza e dodicesima ora,
risultato della penetrazione dello spermatozoo
nell'ovocita, ma in cui non e' ancora completa la
fusione del patrimonio genetico), bocciando il
tentativo di individuare una fase della vita
dell'embrione in cui questo non sia ancora tale e
quindi tutelabile dalla legge 40.
Ventisei componenti Comitato hanno giudicato
l'ootide "vita umana individuale a pieno titolo",
contro il parere contrario di altri 12. |
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Indice
generale degli argomenti pubblicati nelle newsletter
archiviate nel sito: www.foliacardiologica.it |
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Newsletter
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n. 20– maggio 2005
L'OCCULTAMENTO DELLA VERITÁ MENZOGNE
E IGNORANZA NEL LOTTA REFERENDARIA
Cosa si nasconde dietro i quattro "si"
dei referendum: Joanna Rose vince la causa per conoscere
il padre La situazione in Italia primo e dopo la legge
40:
La richiesta dei radicali e dei fautori del "si"
e' paradossalmente contro il progresso scientifico
e cntro la salute della onna
Il manifesto del comitato Donne eVita: la Lege 40
ha posto fine alla sperimentazione selvaggia sulle
donne Erigere una diga con il non voto alla dissoluzione
morale che sara' prodotta dal "si"
con la convalida di chi vota "no" La diagnosi
genetica pre-impianto.Si al progresso scientifico,
ma senza rinunciare ai nostri valori. I fli a la carte'
di James Watson - Il miglioramento genetico dell'uomo
e' un incubo riduzionista
Il richiamo della coscienza
Le strane contraddizioni dei VIP
Mo i "no" per non andare a votare i referendum
abrogativi della legge 40. "Come connotare una
astensione responsabile"
n. 21– giugno 2005
- Sperimentazione Clinica e consenso impossibile:
Il consenso "difficile si contestualizza nei
reparti di terapia intensiva, in cui la sperimentazione
viene eseguita su pazienti che non sono in grado di
dare un consenso informato;
il valore della persona, il concetto di integrita'
secondo il principio di totalita' ase di ogni
sperimentazione dove Codici, linee guida e Comitati
Etici sono solo il punto di partenza;
Garanzie sono: la coscienza dello sperimentatore .
- In Difesa del senso morale contro gli abusi della
coscienza:
I temi discussi nella campagna referendaria sono stati
di grande rilevanza mora;
Tra le numerose peculiarita' emerse in questa
vicenda spicca il riferimento alla coscienza per giustificare
scelte contrapposte come la difesa e la mercificazione
degli embrioni umani;
Tipologia di coloro che si sono recati a votare;
Le due forme della coscienza e la forma che predispone
all'abuso morale
n. 22– luglio 2005
- Liberta' della scienza e etica
- La scienza non e' autoreferenziale
- Scienza - Tecnoscienza - Relativismo culturale ed
etico
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coloro che ricevono questa newsletter sono invitati
ad utilizzare la opportunita' offerta dal forum per
far conoscere il proprio pensiero su quanto letto
o sollecitare ulteriori riflessioni ed ampliare
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Comitato
di redazione |
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Direttori: Dott. Cleto Antonini, (C.A.),
Aiuto anestesista del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore
di Novara; Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.),
docente di bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze
Religiose di Novara e vice-presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.)
Primario cardiologo |
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Consulenti |
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Prof. Ilario Viano, Direttore dell'Istituto di Farmacologia
Clinica, Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita'
degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro.
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera
Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale
Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara |
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con
il patrocinio di:
Ospedale Maggiore di Novara |
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