La Storia Eventi Folia Cardiologica
AbstractsArchivio Folia Cardiologica
Forum di Bioetica
NEWSLETTER N. 23 SETTEMBRE 2005
IN QUESTO NUMERO:
Indice generale degli argomenti pubblicati nelle newsletter precedenti; pag: 14; tutte archiviate nel sito www.foliacardiologica.it
La parola ai lettori
Trapianti e religioni del libro:
- La visione cristiana sul problema etico dei trapiani e sull'etica del dono e' stata sviluppata nelle newsletter n. 7 febbraio 2004 e n. 8 marzo 2004.

- L'evoluzione della medicina trapiantistica con i suoi "successi" ha contribuito ad affinare le argomentazioni in seno alle varie "tradizioni" religiose le quali, pur mantenendo in alcuni casi posizioni etiche differenziate, non hanno mancato di convergere sulla qualita' morale e sulla doverosita' sociale della donazione degli organi.

- Ebraismo e Islamismo partono da premesse teologiche sostanzialmente differenti. Per l'ebraismo i medici che, anche grazie ai trapianti, possono salvare vite umane, emulano Dio e portano avanti il progetto di Dio a favore dell'uomo.
I musulmani, in genere, sono piu' propensi ad una donazione da vivente a consanguinei e, in minor misura, a non consanguinei, piuttosto che per la cessione di organi post-mortem
del Prof. Don Pier Davide Guenzi pag. 2-4

Accanimento terapeutico - Eutanasia:
- Due forme di uso della ragione: la prima e' definita "autoreferenziale" che segue l'etica dei principi, la seconda e' detta "creaturale" che segue l'etica personalista

- Definizioni dell'accanimento terapeutico e della eutanasia e la via subdola per ottenere la legalizzazione

- Tecniche della eutanasia attiva e passiva

- Giudizio etico sulla eutanasia
L'eutanasia da alcuni e' richiesta, in altri o e' proposta, o e' imposta, o e' praticata senza alcun consenso anche in forma clandestina.

- I dilemmi morali connessi alle alterazioni degli stati della coscienza: stato vegetativo, coma, morte cerebrale
del Prof. Paolo Rossi pag. 5-11
 
- I rischi dell'aborto chimico

- L'ootide, e' gia' vita umana
pag. 13
Intorno ai principi dell'Etica
I Trapianti e le religioni del libro

In un tempo come l'attuale contrassegnato dal multiculturalismo puo' essere utile accostare il pensiero di altre confessioni religiose, oltre a quella cristiana, in merito di donazione di organi. Quanto si prefigge questo breve contributo e' solo di segnalare qualche indicazione nella convinzione non solo di aumentare le conoscenze su questo aspetto, ma anche di incrementare il dialogo e il confronto tra religioni in merito ai problemi etici connessi con la procedura di donazione.
L'evoluzione della medicina trapiantistica, inoltre, e il suoi "successi" in interventi fino al qualche tempo fa ritenuti pure possibilita' sperimentali, ha contribuito ad affinare le argomentazioni in seno alle varie "tradizioni" religiose le quali, pur mantenendo in alcuni casi posizioni etiche differenziate, non hanno mancato di convergere sulla qualita' morale e sulla doverosita' sociale della donazione degli organi. Ci limitiamo a qualche breve cenno all'ebraismo, all'islamismo, confessioni religiose maggiormente presenti in contesto italiano, accanto al cristianesimo, ricordando, comunque, che le singole posizioni risultano piu' complesse e differenziate di quanto qui solo sobriamente proposto.


Ebraismo
La legge ebraica, desunta principalmente dalla Torah (i primi cinque libri della Bibbia ebraica) e dalle sue interpretazioni codificate in testi come il Talmud, considera il corpo umano di proprieta' divina e dunque inviolabile; l'uomo e' responsabile della sua cura in vita e dopo la morte essa spetta ai familiari o alla comunita'. Tali considerazioni spiegano l'atteggiamento restrittivo del pensiero ebraico tradizionale nei confronti dell'autopsia e della dissezione anatomica, e, di
conseguenza, verso l'utilizzazione dei cadaveri per il trapianto di organi. Tuttavia, gia' nel 1991, il Consiglio Rabbinico d’America ha stabilito l'autorizzazione al trapianto quando non esiste un'alternativa terapeutica adeguata per salvare la vita del potenziale ricevente. In questo senso la priorita' di salvare una vita permette una deroga alla norma della tradizione ebraica di non smembrare e mutilare i corpi. E' ormai opinione diffusa che per la religione ebraica "non esiste nessuna seria obiezione al trapianto di organi e all'utilizzazione di tessuti prelevati da cadaveri, purche' (1) cio' sia fatto allo scopo di salvare la vita, (2) la morte del donatore sia stata definitivamente accertata, e (3) il beneficio previsto per chi riceve l'organo sia sostanzialmente superiore al rischio" [Bioetica e grandi religioni, a cura di S. Spinanti, Cinisello Balsamo (Milano), Paoline, 1987, p. 44]. In tale prospettiva la prassi della donazione e del trapianto ricevono una giustificazione etica in quanto, secondo la teologia ebraica, il fine dell'agire e' l'imitazione di Dio, della sua giustizia e della sua misericordia, del suo amore tenace e compassionevole per la creatura umana. Per questo i medici che, anche grazie ai trapianti, possono salvare vite umane, emulano Dio e portano avanti il progetto di Dio a favore dell'uomo.
Circa l'accertamento della morte e l'accoglienza del criterio della morte cerebrale, la tradizione ebraica proposta nel Talmud identifica la morte con l'interruzione definitiva del respiro e delle pulsazioni cardiache, dopo un tempo di attesa, alla scomparsa di tali segni vitali. Tuttavia con lo sviluppo della pratica di rianimazione e della respirazione artificiale, anche per l'ebraismo, "la morte non deve essere presunta neppure dopo che si e' arrestata l'azione cardiaca e polmonare, se esiste una qualche speranza di rianimazione. Gli sforzi di rianimazione, percio', non devono rimanere intentati, ne' si possono praticare delle incisioni al corpo (per l'autopsia o per estrarre un organo), finche' non siano soddisfatti entrambi i criteri: l'arresto completo di tutte le funzioni vitali spontanee e la certezza che la rianimazione artificiale si dimostri inutile". Se e quando applicare o sospendere la respirazione deve essere determinato dall'interesse del paziente stesso, e non per ottenere un organo vitale a scopo di trapianto, poiche' sarebbe riprovevole manipolare una vita per il bene di un'altra" (ivi, pp. 48-49). Poste queste condizioni puo' essere praticato, alla sopravvenuta morte encefalica, l'espianto di organi ai fini di trapianto.


Islamismo
Lo sviluppo della trapiantistica negli anni ’70 del XX secolo ha destato preoccupazione nell'ambiente islamico di stretta osservanza in forza di due  convinzioni proprie di quella tradizione religiosa: 1. in attesa della risurrezione dei corpi nel giorno del Giudizio, la Legge islamica stabilisce di seppellire quanto  prima il corpo del defunto, proibendo la cremazione e ogni intervento mutilativo; 2. Dio e' proprietario di tutte le cose, compreso il corpo umano sul quale ciascuno esercita in vita una sorta di "amministrazione fiduciaria". Gli sviluppi successivi della riflessione hanno permesso l'intervento di trapianto, pur rimanendo riserve e opposizioni, particolarmente nel caso di espianto da cadavere, alla luce di alcune interpretazioni analogiche del Corano, quali per esempio Corano 5,32: "Chiunque salva la vita di un uomo, sara' come se avesse salvato l'umanita' intera" e "Non esiste una malattia che Dio abbia creato se non perche' Egli ne ha creato anche la cura" (detto del Profeta non presente nel Corano). Non mancano tuttora interpretazioni rigoriste dalla legge coranica che, alla luce della proprieta' divina del corpo umano, negano la legittimita' della prassi di espianto. Puo' essere, tuttavia, tenuta presente come interpretazione bilanciata e ampiamente condivisa quanto sancito nel Codice Islamico di Etica Medica del 1981, sottoscritto a Kuwait City. In questo documento, per quanto riguarda il trapianto da donatore vivente si stabilisce che "la donazione di un organo deve essere l'effetto di un atto libero e volontario realizzabile quando il donatore non corre pericoli per la propria vita mentre il danno subito sembra minimo". Per il trapianto da cadavere, una recente pubblicazione di bioetica musulmana riporta la seguente affermazione:  "nel contesto attuale la maggioranza dei "dotti" sembra favorevole all'espianto da cadavere (il vero problema concerne la definizione dei criteri di morte) purche' costui, da vivo, l'abbia autorizzato, o in alternativa, vi acconsentano i parenti; nel caso non sia possibile identificare il defunto o se costui e' privo di eredi, per il prelievo e' richiesta l'autorizzazione del capo della comunita' islamica" (D. Atighetchi, Islam, musulmani e bioetica, Roma, Armando, 2002, pp. 123-124). In questa posizione moderata, tuttavia, non vengono sottaciuti alcuni problemi tra cui, in particolare, quello del "consenso presunto", in mancanza di una esplicita autorizzazione al espianto di organi dopo la morte. I musulmani, in genere, sono piu' propensi ad una donazione da vivente a consanguinei e, in minor misura, a non consanguinei, piuttosto che per la cessione di organi post-mortem, pur non condannandola espressamente. Nel 1989 si e' ulteriormente stabilito che: 1. non e' lecito utilizzare un feto anencefalico vivo a scopo di espianto; 2. non e' lecito trapiantare le gonadi sessuali; 3. si condanna il commercio di organi.
Una particolare attenzione e' stata data al problema dell'accertamento della morte, previo alla pratica di espianto. La tradizionale concezione della morte come perdita delle funzioni cardio-respiratorie ha portato inizialmente ad alcune gravi riserve nei confronti dell'idea di morte cerebrale. Il primo importante riconoscimento della possibilita' di determinare la morte attraverso il criterio cerebrale e' avvenuto nella Terza Conferenza Internazionale dei Giuristi Musulmani, svoltasi nel 1986 in Giordania ad Amman. Tale indicazione, approvata comunque a maggioranza, stabilisce che una persona e' legalmente  morta quando si constata: 1. il completo arresto cardiaco e della respirazione e i medici attestano che tale stato e' irreversibile; 2. il completo arresto di tutte le funzioni vitali tronco-encefaliche, attestato dai medici come irreversibile e inizio del processo di degenerazione del cervello. In tali condizioni e' lecito disconnettere gli strumenti di supporto vitale, previa consultazione dei familiari e procedere ad un eventuale espianto di organi a fini donativi.


Come si puo' notare siamo in presenza di una piattaforma di valori abbastanza condivisa tra le tre grandi religioni del libro. Su tale base e' possibile ed auspicabile la promozione di conferenze inter-culturali in materia di donazione, ritenendo che le differenti opzioni religiose non costituiscano dei baluardi dogmatistici insuperabili all'evoluzione della trapiantistica, ma possono essere occasione di crescita comune attorno ai valori umani della donazione. Il cattolicesimo, come e' noto, ha seguito con attenzione l'evoluzione della medicina trapiantistica, non facendo mancare pareri autorevoli sulla positivita' della prassi di donazione. Su tutti puo' valere quanto proposto nel 1995 dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, nella Carta degli operatori sanitari: "Il progresso e la diffusione della medicina e chirurgia dei trapianti consente oggi la cura e la guarigione e di molti malati che fino a poco tempo fa potevano soltanto attendersi la morte o, nel migliore dei casi, un'esistenza dolorosa e limitata.
Questo "servizio alla vita" che vengono cosi' ad assumere la donazione e il trapianto degli organi ne delinea il valore morale e legittima la prassi medica" (n. 83).
Resta aperto dunque lo spazio per un colloquio tra le religioni per approfondire i motivi etici della donazione e anche per rimuovere eventuali ostacoli ideologici che ancora possono essere presenti.
Pier Davide Guenzi

 
Intorno ai principi dell'Etica
Accanimento Terapeutico
Eutanasia

I due argomenti non sono necessariamente concatenati anche se certe forme di pensiero cercano di presentarle come una a giustificazione dell'altra, per evitare la prima e' meglio ricorrere alla seconda.


Premessa filosofica

Due forme di uso della ragione:
- Una, la piu' diffusa, e' autoreferenziale, (fa riferimento solo a se stessa), per cui ogni ragione ha la sua verita'. Questo tipo di ragione sostiene che tutte le culture hanno lo stesso valore e dignita' etica con valori non confrontabili tra di loro epredica un relativismo culturale e morale pervasivo che avvelena l'occidente. Nel suo orgoglio illuminista la ragione autoreferenziale si considera autosufficiente, sia che si orienti verso l'idealismo astratto, o verso il positivismo scientifico e/o utilitarista, o verso quello marxista, o verso l'esistenzialismo nichilista, e si rifiuta sistematicamente di accettare una verita' uguale per tutti gli uomini.
- L'altra e' creaturale. La ragione cioe' riconosce i propri limiti, ricerca la verita' nelle diverse sfere del sapere oltre a quella della scienza, costituisce la premessa razionale della fede (evitando un fideismo sterile e cieco), perche' e' conscia del fatto che con le sole sue forze non potra' mai giungere alla verita' tutta intera. Sulla relazione tra ragione e fede, cosi' Giovanni Paolo II apre l'enciclica "Fides et ratio" del 14 settembre 1998: " La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verita'. E' Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verita' e, in definitiva, di conoscere Lui perche', conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verita' su se stesso."

Da questi modi di essere derivano le scelte morali della ragion pratica che si riassumono essenzialmente in due forme di etica: 1) l'etica dei principi del pensiero relativista; 2) l'etica fondata sui valori della persona, espressi dalla legge naturale (intesa come partecipazione della legge eterna nella creatura razionale), legge rinvenibile nell'intimo della coscienza mediante l'uso indipendente ma sincero della ragione.

- Nell'etica dei principi: il principio di "autonomia" o liberta' di scelta della persona adulta e' posto come basilare degli altri principi di beneficialita' e di giustizia, di conseguenza cio' che desidero per me e' un diritto da realizzare a qualunque costo; i principi di beneficialita' e giustizia sono quindi attuati secondo criteri utilitaristici.

- Nell'etica personalista, i principi sono fondati sulla dignita' della persona: "il valore della vita fisica, la inviolabilita' della  vita umana e' un precetto morale fondamentale per la persona stessa, in quanto il corpo e' il fondamento nel quale e con il quale la persona si esprime e si realizza". Ogni essere umano e' persona perche' dotato di una natura razionale dal concepimento al suo termine naturale.
La natura razionale dell'essere umano e' quella che stabilisce la dignita' assoluta della persona che non puo' essere scambiata con nessun altro valore perche' come essere razionale e' la creatura che si trova all'apice della creazione.

Definizioni

L'accanimento terapeutico, e' un insieme di cure straordinarie o sproporzionate che vengono messe in atto nel tentativo di prolungare la vita di un malato terminale.

Rientrano in questa definizione le cure inutili o inefficaci, la penosita' o gravosita' della situazione del malato, l'eccezionalita' degli interventi o mezzi terapeutici.

In questi tre criteri oggettivi si comprendono: 1) il giudizio tecnico-medico, 2) lo stato psicologico, la situazione famigliare e l'orientamento spirituale del malato, 3) la posizione di fronte alla morte.

Eutanasia, (êu "bene" e th?natos "morte") o morte indolore, e' un eufemismo paradossale. L'eutanasia, in senso vero e proprio, e' intesa secondo il Magistero della Chiesa Cattolica come un'azione o omissione che di natura sua e nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore.
La morte non puo' mai essere dolce, bensi' la sua ineluttabilita' genera l'angoscia primordiale nell'uomo che guarda al mistero che la circonda. Tale angoscia esistenziale viene mascherata rimuovendo il concetto della morte. Nella societa' occidentale la morte e' diventata inominabile, cio' di cui non si deve parlare per preservare la ricerca della felicita' umana. L'occultamento della morte dall'orizzonte individuale ha portato a due conseguenze: 1) a relegarla in una corsia di ospedale per le persone debilitate, 2) a perseguire il mito scientista di "morte naturale", il cui limite e' spostato dal progresso scientifico fino al termine sereno e consapevole della eutanasia.
In diversi Paesi occidentali, sulla eutanasia e' stato attuato un subdolo percorso legislativo che come primo passo permette la tolleranza dell'atto una volta riconosciuto, nel successivo applica la sua depenalizzazione, per giungere alla
legalizzazione vera e propria, e nelle prassi piu' estese, anche nei bambini. La legalizzazione dell'eutanasia e' gia' attuale nell'Oregon, in Olanda, Belgio, e Nord Ovest dell'Australia e si sta estendendo in altri Paesi come la Spagna.

Tecniche eutanasiche

I modi di anticipare la morte sono numerosi e dipendenti dalle circostanze cliniche, culturali e legali, propri di ogni Paese. La morte anticipata puo' essere causata: 1) con la somministrazione di narcotici, 2) con la interruzione della ventilazione assistita in soggetto con cuore battente (il classico "stacco della spina"), 3) con il digiuno e la sete (suicidio assistito) a soggetto autonomo o la interruzione dell'alimentazione artificiale in soggetto dipendente (caso Terry Schiavo). In Italia chi pratica l'eutanasia attiva e' accusato di omicidio e sembrerebbe diffusa quella clandestina. Ma credo che sia una interpretazione errata e strumentale, fatta ad arte da parte dei membri della Exit, una associazione torinese che dal 1986 reclama la legalizzazione della eutanasia.
L'equivoco sta nel considerare un procedimento eutanasico le cure palliative destinate a rendere piu' sopportabile la sofferenza nella fase finale della malattia.
Gia' nel 1957 Pio XII aveva affermato che e' lecito sopprimere il dolore con la somministrazione di narcotici, pur con la conseguenza di limitare la coscienza e di abbreviare la vita, "se non esistono altri mezzi e se, nelle date circostanze, cio' non impedisce l'adempimento di altri doveri religiosi e morali". In questi casi la morte non e' voluta ne' ricercata. Anche la rinuncia a mezzi straordinari o sproporzionati non equivale al suicidio o alla eutanasia; esprime piuttosto l'accettazione umana di fronte alla morte (EV n. 65). In ogni circostanza rimane sempre doveroso continuare fino al termine naturale, il supporto vitale con l'alimentazione, la somministrazione di liquidi, e la igiene del corpo, tutte misure che rendono il morire piu' dignitoso e meno sofferto.

Giudizio etico sulla eutanasia

Il principio morale fondamentale e' che a nessuno e' data la facolta' di togliere la vita o distruggere parti dell'organismo. La difesa della vita fonda la sua validita' nella legge morale naturale prima ancora che nel diritto positivo. Ciascuno scopre nel proprio intimo in virtu' della sua natura razionale il "principio fondamentale" che e' la dignita' della vita della persona cui poi tutti gli altri principi sono orientati (GS, 16). Da tale principio deriva la condanna dell'eutanasia in ogni sua forma. Il comandamento "non uccidere" ha valore assoluto quando si riferisce alla persona innocente. (EV n.57). "In conformita' con il Magistero dei miei Predecessori (Pio XII, 1957; Paolo VI, 1971; GS, 27) in comunione con i Vescovi della Chiesa Cattolica, confermo che l'eutanasia e' una grave violazione della legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina e' fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta e trasmessa dal Magistero. Una tale pratica comporta, a seconda delle circostanze, la malizia propria del suicidio o dell'omicidio" (Giovanni Paolo II, EV, n. 65).

L'eutanasia da alcuni e' richiesta, in altri o e' proposta, o e' imposta, o e' praticata senza alcun consenso anche in forma clandestina

Innanzitutto si deve fare attenzione alla mistificazione del linguaggio che propone sotto falso nome una politica di morte. Gli argomenti che vengono portati a sostegno sono:
- la salvaguardia della salute sociale,
- il costo dell'assistenza e lalimitazione delle disponibilita' sanitarie,
- il senso di pieta' per il paziente terminale.
L'ultimo argomento e' molto diffuso ed e' una falsa pieta' per una persona molto malata, in genere abbandonata in un letto di ospedale. Questa falsa pieta' si nasconde invocando l'obbligo morale di controllare il dolore con la proposta di una "dolce" morte e vuole invece mascherare il disagio personale di chi assiste il morente. La impalcatura filosofica questi argomenti e' quella sopraindicata della ragione autoreferenziale, utilitarista con il conseguente relativismo intellettuale ed etico.

I cittadini che possono essere coinvolti con diversi approcci in un intervento eutanasico appartengono a molte categorie sociali. La loro individuazione e' importante perche' dimostra la estensione e la gravita' del problema.

- -La eutanasia e' richiesta da:
1) Malati molto sofferenti che richiedono di anticipare la morte perche' angosciati dalla solitudine e dal senso di abbandono e vivono il cosi'detto "dolore globale".
Eventuali richieste di morte da parte di persone gravemente sofferenti - come dimostrano le inchieste fatte fra i pazienti e le testimonianze di clinici vicini alla situazioni dei morenti – quasi sempre costituiscono la traduzione estrema di un'accorata richiesta del paziente per ricevere piu' attenzione e vicinanza umana, oltre alle cure appropriate, entrambi elementi che talvolta vengono a mancare negli ospedali di oggi. Risulta quanto mai vera la considerazione gia' proposta dalla Carta degli Operatori sanitari: "l'ammalato che si sente circondato da presenza amorevole umana e cristiana, non cade nella depressione e nell'angoscia di chi invece si sente abbandonato al suo destino di sofferenza e di morte e chiede di farla finita con la vita. E per questo che l'eutanasia e' una sconfitta di chi la teorizza, la decide e la pratica" (n. 149).

Il sollievo dal dolore e dalla sofferenza, la dignita' del morire rappresentano esigenze fondamentali che devono essere salvaguardate a priori come diritti inalienabili della persona. Cio' e' espresso nella carta dei diritti del malato cronico.

CARTA DEI DIRITTI DEL MALATO CRONICO IN EVOLUZIONE DI MALATTIA
Ho il diritto di: 1. essere considerato come persona e con la mia dignita' riconosciuta fino al termine naturale della vita; 2. essere sollevato dal dolore fisico e da altri tipi di sofferenza; 3. ricevere risposte veritiere alle mie domande; 4. attendermi tutte le necessarie cure mediche ed infermieristiche, anche quando la finalita' sia solo quella del conforto; 5. ricevere interventi proporzionati alla mia situazione clinica, senza accanimento e senza abbandono terapeutico; 6. essere preso in cura da persone competenti, sensibili e affettuose, disponibili a comprendere tutti i miei bisogni, aiutandomi sino alla fine; 7. partecipare alle decisioni che riguardano l'assistenza alla mia persona dopo aver ricevuto tutte le informazioni e le spiegazioni che richiedo; 8. riflettere e approfondire le mie esperienze spirituali e religiose, anche con l'aiuto di chi mi circonda; 9. conservare sempre la speranza ed essere curato da chi possa dare un senso di speranza; 10. esprimere apertamente i miei sentimenti e le mie emozioni per l'avvicinarsi della morte; 11. avere aiuto per i miei familiari affinche' possano affrontare ed accettare la mia morte; 12. non essere lasciato solo e di morire in pace, con dignita', secondo i principi della mia religione, nel luogo a me familiare. 


2) Individui adulti che firmano una carta di autodeterminazione quando ancora sono in buona salute.
Le volonta' anticipate nella carta di autodeterminazione (vedi news letter n. 8) costituiscono un esempio di falso impiego della liberta' in quanto non possono corrispondere ai veri interessi sulla buona salute della persona ne' a quelli che saranno i veri desideri della persona nel momento in cui si trovera' gravemente malata o potrebbe essere nella impossibilita' di esprimersi in qualche modo. Ecco casi clinici: nella sclerosi laterale amiotrofica arriva un momento in cui subentra la paralisi della muscolatura respiratoria. A quel punto il paziente cessa di vivere per asfissia, a meno che non sia sottoposta a tracheotomia. Un malato cosi', un ragazzo si era raccomandato di non fargli nulla, di lasciarlo andare. Pero' lo ha detto mentre respirava bene. Quando e' subentrata la crisi finale, sentendosi morire soffocato ha chiesto con l'ultimo filo di voce:"Fatemi la tracheotomia!" Se fra uno, cinque o dieci anni si trovasse si trovasse la cura per la sclerosi? In passato chi avrebbe dato qualche chance a un malato di AIDS? Poi e' sopraggiunta la triterapia che consente ai portatori del virus Hiv di vivere con dignita'. Cosi' i parkinsoniani grazie al levodopa.

La domanda cruciale nella carta di autodeterminazione riguarda "i provvedimenti di sostegno vitale, quelle misure urgenti senza le quali il processo della malattia porta in tempi brevi alla morte". Le misure urgenti elencate nel questionario comprendono la rianimazione cardio-polmonare in caso di arresto cardiaco, la ventilazione assistita, la dialisi (rene artificiale), la chirurgia d'urgenza, le trasfusioni di sangue, le terapie antibiotiche e l'alimentazione artificiale. E la domanda posta sugli "gli interventi urgenti" richiede la seguente risposta, che: "siano o non siano iniziati e continuati se il loro risultato fosse il prolungamento del mio morire". Questa domanda appare assurda dal punto di vista medico, ed e' anche molto rischiosa perche' significa che si sceglie di essere uccisi in situazioni di emergenza che la medicina ha molte buone probabilita' di risolvere garantendo altri anni con una buona qualita' di vita.



La Eutanasia e' imposta a:


1) Malati in una fase terminale che puo' durare anche molto tempo. Sulla richiesta di medici o familiari, il giudice ordina che vengano interrotti i mezzi di supporto vitale. La interruzione dell'alimentazione artificiale risulta essere una crudelta' perversa e inutile che aumenta la sofferenza degli ultimi giorni di vita.
L'errore morale e' compiuto da tutti coloro che in un modo o nell'altro pretendono di decidere della vita degli altri.

2) Malati con alterato lo stato di coscienza. Lo spettro delle alterazioni dello stato di coscienza e' molto complesso dal punto di vista clinico, terapeutico e prognostico. Ogni malato trascina con se una storia, una famiglia e un ambiente propri e solleva problemi morali specifici, spesso molto difficili, che dovrebbero essere analizzati caso per caso. Una riflessione etica piu' generica puo' essere applicata alle tre categorie di malati come vengono attualmente etichettati dai medici.

- Il COMA: e' uno stato di assenza della coscienza, dovuto a un danno di varia natura (traumatico, ischemico o emorragico) subi'to dalla corteccia cerebrale, che rende il paziente totalmente incapace di relazioni con l'ambiente. Se ne valuta la profondita' a seconda della sede della lesione. Puo' evolvere in piena ripresa, stato vegetativo o morte.
Riflessione etica. L'assenza di coscienza di per se' non puo' sollevare problemi di scelta morale perche' ogni decisione e' subordinata alla evoluzione e alla valutazione diagnostica.

- LO STATO VEGETATIVO: e' successivo al precedente, ma caratterizzato dall'apertura degli occhi (per l'attivazione della sostanza reticolare che da' vigilanza), che sono il segnale di una alternanza di sonno e veglia. Sono presenti respiro e battito cardiaco spontanei, controllati dal tronco encefalico.
La prognosi e' indefinita ma con possibilita' di risveglio anche dopo molti mesi e anni.
Riflessione etica. Il termine vegetativo non si adegua affatto alla condizione umana di questi pazienti, usciti dal coma. Non sono affatto ravanelli o "morti viventi" come li defini' il ministro Umberto Veronesi, ma persone umane che conservano un legame con l'ambiente e le persone che le accudiscono. Sono malati che si trovano in una situazione di vigilanza, ma che non denotano coscienza di se' e neppure dell'ambiente che li circonda e devono essere accuditi in tutte le funzioni, eppure quando si risvegliano (12 su 69, nel centro Don Orione di Bergamo) ricordano i racconti loro fatti durante lo stato vegetativo o certe sofferenze di altri momenti come durante il bagno. Mentre si trovano in stato vegetativo, sussultano di paura se avvertono urla o un forte rumore. Quando uno di questi pazienti riceve la visita di un parente cambia atteggiamento, come hanno documentato le immagini degli occhi (non certo inespressivi) ed i sorrisi (non certo casuali o spastici) di Terri Schiavo alle carezze della mamma. Primo dilemma morale. Il caso di Terri apre un varco senza precedenti nell'etica e nel diritto occidentale perche' per la prima volta equipara l'alimentazione all'accanimento terapeutico. Un essere umano innocente e indifeso e' stato condannato a morire di fame e di sete con una sentenza iniqua e crudele nella quale per la prima volta in occidente l'alimentazione e' stata considerata un atto medico e, quindi, il suo proseguimento su un paziente (definito erroneamente) in coma e' stato equiparato a un atto di accanimento terapeutico. La vita di Terri non era legata ad una macchina che le faceva battere il cuore o la faceva respirare per cui staccando la spina lei sarebbe morta; questo e' l'ambito dell'accanimento terapeutico. Ma era nutrita con la Peg, (gastrostomia endoscopica percutanea). Si e' invece deciso di farla morire di fame e di sete con un procedimento di eutanasia che ha causato 15 giorni di forti tormenti (descritti nella cartella clinica).
Secondo dilemma morale. La sentenza del giudice che ha condannato Terri dimostra la esistenza di un connubio perverso tra giusnaturalismo illuministico e relativismo morale per cui il concetto di legalita' non e' piu' un valore fondato su una esigenza morale che assicuri un giusto ordine normativo; la legalita' che interessa al giurista non possiede e non deve avere alcun riferimento etico.
Terzo dilemma morale. Scandaloso il silenzio della classe medica italiana sulla donna americana lasciata morire di fame e di sete; cio' non meraviglia perche' la maggior parte della categoria e' troppo sbilanciata sulle cure anziche' sul "prendersi cura" che vuol dire occuparsi della persona malata oltre che della malattia. Nessuna meraviglia, visto che quando era ministro Umberto Veronesi la commissione Oleari, presieduta da un dirigente della Sanita', si era pronunciata a favore della sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione ai pazienti in stato vegetativo. Qui e' in discussione l'idea stessa di uomo. Se si stabilisce che un essere vivente e' persona solo quando esercita determinate funzioni, nel momento in cui le perde diventa lecito fargli qualunque cosa. Si vorrebbe far derivare il valore dell'uomo dalle sue prestazioni fisiologiche, concetto assolutamente non accettabile, perche' aprirebbe la strada alla soppressione dei malati di mente, dei down, degli handicappati, degli anziani inabili. Lo stato di persona non e' determinato da una funzione bensi' da una origine. E questa origine e' Dio per coloro che credono, e' la specie uomo per tutti.

- LA MORTE CEREBRALE definisce la totale assenza di ogni attivita' cerebrale, segnalata sia dall'encefalogramma piatto, sia dall'assenza di respiro e battito cardiaco autonomi, per i quali e' indispensabile l'ausilio di macchine. La ripresa del soggetto non e' piu' possibile.
Riflessione etica. Le condizioni necessarie perche' sussista la morte cerebrale vengono valutate in base a criteri neurologici molto rigorosi. Sono condizioni che debbono risultare assolutamente certe. Non puo' essere ammesso alcun
rischio di errore. Percio' sia la scienza sia il diritto sia i comitati etici hanno ritenuto opportuno fissare un adeguato periodo di osservazione. Questo va da un minimo di sei ore per gli adulti a un massimo di 24 ore per i bambini di eta' inferiore a un anno. Alla fine del periodo di osservazione, una commissione (composta da tre specialisti: anestesista-rianimatore, neurologo esperto in elettroencefalografia e medico legale), se l'encefalo del paziente ha subi'to lesioni complete e irreversibili, dichiara la morte. Tutte le grandi societa' scientifiche e le commissioni mediche riconoscono questi criteri, sia pure con piccole differenze tra paese e paese. Si considera giusto rispettare un adeguato periodo di osservazione, anche se l'avvenuta morte dell'encefalo potrebbe essere accertata in tempi molto piu' brevi, utilizzando indagini strumentali.
Primo dilemma morale. Con la morte cerebrale irreversibile, di quel individuo umano e' rimasto un organismo con organi ancora funzionanti se con l'ausilio delle macchine e' mantenuta la circolazione sanguigna e la respirazione. Quel individuo non possiede piu' la dignita' della persona perche' e' venuta meno la unita' corporea psichica e spirituale specifica del soggetto umano. Quindi da un concetto biologico (morte cerebrale) si salta alla nozione filosofica di persona. Questo salto possiede una grande rilevanza morale nell'etica del dono di organi per trapianti.
Secondo dilemma morale. Il professor Ernesto Galli della Loggia ha sostenuto, sul "Corriere della Sera" del 23 gennaio, che la Chiesa Cattolica si contraddice perche' difende la vita nascente ma non la vita morente, permettendo il prelievo degli organi da donatori a cuore battente. Ebbene, forse e' il caso di richiamare un dato di fatto, ossia che il donatore di organi, pur avendo ancora il cuore battente, non e' un morente, ma un morto. Galli della Loggia dice che la piu' elementare naturalita' suggerisce che la morte corrisponda alla cessazione del battito cardiaco e del respiro e che tale nozione e' da sempre invalsa nelle culture di matrice classica e cristiana (ma non solo). Si puo' controbattere che la nozione di battito cardiaco esiste soltanto dal 1627, quando William Harvey scopri' la circolazione del sangue. Quindi la definizione di morte non e' univoca ma puo' cambiare con l'evoluzione della scienza. Oggi e' possibile mantenere le funzioni vitali in un organismo anche quando sono cessati il respiro e il banttito cardiaco spontanei. Ciononostante, la persona e' morta pur se i suoi organi sono ancora vitali. E' il concetto di morte cerebrale, introdotto durante l'Assemblea mondiale dei medici a Sidney nel 1968.
Terzo dilemma morale. I gravi disabili mentali (da malattie degenerative del sistema nervoso) e i soggetti in stato vegetativo non possono mai essere equiparati alla morte cerebrale. Questi malati sono persone, vive. Comunicano con chi si prende cura di loro, benche' certo con codici diversi da quelli dei sani. Percepiscono il dolore, infatti a un massaggio troppo brusco reagiscono con smorfie di sofferenza. Per noi, in quel caso, la vita e' presente.

Paolo Rossi
La parola ai lettori
I RISCHI DELL'ABORTO CHIMICO
Il 19 luglio, una nota della Food and Drug Administration degli USA metteva in guardia sui rischi dell'aborto chimico "consapevole dei quattro casi di morti settiche registrate negli Stati Uniti fra il settembre 2003 e il giugno 2005, a seguito di aborto medico con mifepristone (Mifeprex) e misoprostol". Un analogo caso da shock tossico era stato riportato in Canada nel 2001. Il primo caso registrato di morte da aborto farmacologico risale al 1991 in Francia, ovvero la patria della pillola RU486, dove il prodotto e' in commercio dal 1989. La letteratura medica sullo shock tossico da mifepristone e' vasta ed esauriente. La rivista "The Annals of Pharmacotherapy" ha pubblicato un articolo in cui vengono descritti con estrema chiarezza il funzionamento della sostanza e la modalita' con cui si puo' ingenerare l'infezione fulminea e letale da Clostridium sordellii. Oltre alle morti per sepsi, sono stati segnalati numerosi casi di complicazioni da aborto farmacologico, tra cui emorragie, nausea, vomito, svenimenti, crampi addominali, fenomeni ipertensivi. Se la gravidanza prosegue – avviene nel cinque per cento circa dei cas i – sono altamente probabili malformazioni fetali.
L'ultimo pronunciamento:
"Ootide, e' gia' vita umana"
Rispetto per la vita sin dal primo istante e no a
qualunque manipolazione, indipendentemente dallo
stadio di sviluppo della vita embrionale, incluso lo
stadio iniziale del cosiddetto ootide.
E' questo l'ultimo pronunciamento del Comitato
nazionale di bioetica, che venerdi' scorso a Roma ha
reso noto il parere sullo statuto etico e giuridico
dell'ootide (lo zigote fra la terza e dodicesima ora,
risultato della penetrazione dello spermatozoo
nell'ovocita, ma in cui non e' ancora completa la
fusione del patrimonio genetico), bocciando il
tentativo di individuare una fase della vita
dell'embrione in cui questo non sia ancora tale e
quindi tutelabile dalla legge 40.
Ventisei componenti Comitato hanno giudicato
l'ootide "vita umana individuale a pieno titolo",
contro il parere contrario di altri 12.

Indice generale degli argomenti pubblicati nelle newsletter archiviate nel sito: www.foliacardiologica.it

Newsletter


n. 20– maggio 2005
L'OCCULTAMENTO DELLA VERITÁ MENZOGNE E IGNORANZA NEL LOTTA REFERENDARIA
Cosa si nasconde dietro i quattro "si" dei referendum: Joanna Rose vince la causa per conoscere il padre La situazione in Italia primo e dopo la legge 40:
La richiesta dei radicali e dei fautori del "si" e' paradossalmente contro il progresso scientifico e cntro la salute della onna
Il manifesto del comitato Donne eVita: la Lege 40 ha posto fine alla sperimentazione selvaggia sulle donne Erigere una diga con il non voto alla dissoluzione morale che sara' prodotta dal "si" con la convalida di chi vota "no" La diagnosi genetica pre-impianto.Si al progresso scientifico, ma senza rinunciare ai nostri valori. I fli a la carte' di James Watson - Il miglioramento genetico dell'uomo e' un incubo riduzionista
Il richiamo della coscienza
Le strane contraddizioni dei VIP
Mo i "no" per non andare a votare i referendum abrogativi della legge 40. "Come connotare una astensione responsabile"


n. 21– giugno 2005
- Sperimentazione Clinica e consenso impossibile:
Il consenso "difficile si contestualizza nei reparti di terapia intensiva, in cui la sperimentazione viene eseguita su pazienti che non sono in grado di dare un consenso informato;
il valore della persona, il concetto di integrita' secondo il principio di totalita' ase di ogni sperimentazione dove Codici, linee guida e Comitati Etici sono solo il punto di partenza;
Garanzie sono: la coscienza dello sperimentatore .
- In Difesa del senso morale contro gli abusi della coscienza:
I temi discussi nella campagna referendaria sono stati di grande rilevanza mora;
Tra le numerose peculiarita' emerse in questa vicenda spicca il riferimento alla coscienza per giustificare scelte contrapposte come la difesa e la mercificazione degli embrioni umani;
Tipologia di coloro che si sono recati a votare;
Le due forme della coscienza e la forma che predispone all'abuso morale


n. 22– luglio 2005
- Liberta' della scienza e etica
- La scienza non e' autoreferenziale
- Scienza - Tecnoscienza - Relativismo culturale ed etico

Tutti coloro che ricevono questa newsletter sono invitati ad utilizzare la opportunita' offerta dal forum per far conoscere il proprio pensiero su quanto letto o sollecitare ulteriori riflessioni ed ampliare la riflessione. La corrispondenza potra' essere inviata all'indirizzo qui specificato.
Indirizzo per la corrispondenza: paolorossi_125@fastwebnet.it
La newsletter e' inviata automaticamente secondo la mailing list predisposta, chi non desidera riceverla puo' chiedere di essere cancellato dalla lista. Chi volesse segnalare altri nominativi di posta elettronica cui inviare la News-letter e' pregato di fare riferimento all'indirizzo riportato nella sezione precedente.
Ogni newsletter e' pubblicata ed archiviata nel sito:
www.foliacardiologica.it
Comitato di redazione
Direttori: Dott. Cleto Antonini, (C.A.), Aiuto anestesista del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore di Novara; Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.), docente di bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara e vice-presidente del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.) Primario cardiologo
Consulenti
Prof. Ilario Viano, Direttore dell'Istituto di Farmacologia Clinica, Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita' degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro.
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara
con il patrocinio di:
Ospedale Maggiore di Novara

Torna all'home pageRichiedi InformazioniLink