La Storia Eventi Folia Cardiologica
AbstractsArchivio Folia Cardiologica
Forum di Bioetica
NEWSLETTER N. 24 OTTOBRE 2005
IN QUESTO NUMERO:
Indice generale degli argomenti pubblicati nelle newsletter precedenti; pag: 14; tutte archiviate nel sito www.foliacardiologica.it
La parola ai lettori
Fidarsi della vita (prima parte):
- L'essere umano va rispettato come persona fin dal suo concepimento, Evangelium vitae

- La vita come dono e mistero, il nascere e il morire sono gli eventi che conducono l'uomo alla comprensione di se'
del Prof. Don Pier Davide Guenzi pag. 2-5

Alla ricerca di staminali "etiche" o di finanziamenti pubblici?:
- Due nuove ricerche pubblicate su Scienze on line dimostrano come il mondo della ricerca guardi con occhi sempre piu' attenti ai problemi etici.

- Alla ricerca scientifica non devono essere posti ostacoli, ma arriva sempre a un punto in cui ha bisogno dell' approvazione sociale

- Tecniche della eutanasia attiva e passiva

- Giudizio etico della Commissione di bioetica della Casa Bianca

- La riparazione con cellule fetali di gravi ustioni nei bambini presentata in modo sbagliato e distorto nell'inserto TUTTOSCIENZE della Stampa del 7 settembre
del Prof. Paolo Rossi pag. 5-7

Seconda lettera del Prof. Gian Carlo Avanzi:
- Quando nell'embrione inizia la vita

- Il dogmatismo della Chiesa Cattolica contrasta la verificabilita' delle teorie scientifiche anche se durano da secoli come quella galileiana

Seconda risposta del Prof. Paolo Rossi:
- Il concetto di ‘vita’ dal punto di vista biologico e da quello filosofico

- Diversi ordini di conoscenza per Galileo e per Pascal

- Revisione di Giovanni Paolo II del processo di Galileo
pag. 8-11
Intorno ai principi dell'Etica
Fidarsi della vita…
La riflessione teologica sulla vita nascente e le ragioni dell'etica
Appunti di percorso
(Prima parte)

La tesi: "l'essere umano va rispettato come persona fin dal suo concepimento"

Il punto di avvio del presente contributo e' costituito da un'affermazione dell'Istruzione vaticana Donum vitae del 22 febbraio 1987. Proposto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, il documento rappresenta la riflessione
piu' ampia, ulteriormente ripresa nell'enciclica di Giovanni Paolo II Evangelium vitae del 1995, in materia di procreazione assistita da parte del Magistero della chiesa cattolica: "L'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal
suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita" (I, 1).
La tesi magisteriale ha natura sintetica, principalmente in riferimento ad una continuita' della tradizione cristiana e cattolica circa il rispetto integrale della vita umana. Impegna cioe' la particolare visione dell'uomo che all'interno della fede trova il suo alveo proprio, ma, tuttavia, e' offerta come motivo di riflessione e discernimento al piu' vasto pensiero umano. Preliminarmente, inoltre, e' da notarsi che il livello su cui si impernia la tesi e' quello etico, il quale, se pure non puo' non essere ispirato dallo stesso dibattito scientifico e filosofico (che ha sempre accompagnato le argomentazioni della teologia cattolica in riferimento alla "vita fisica"), tuttavia non deve trarre esclusivamente la sua forza per via di deduzione
da un'ipotesi scientifica, ne' unicamente da una particolare affermazione "ontologica" sulla realta' della vita embrionaria. Del resto anche l'enciclica Evangelium vitae riconosce che questo insegnamento si pone: "al di la' dei dibattiti scientifici e delle stesse affermazioni filosofiche nelle quali il Magistero non si e' espressamente impegnato" (n. 60).a

1. L'innesto della riflessione teologica: la vita come dono e mistero.
Il nascere alla vita non e' assunto in una prospettiva religiosa e di fede come semplice fatto, ma quale accadimento in cui si svela per il credente un senso per l'esistere. I due estremi polari dell'esistenza (nascere e morire) sono eventi attraverso cui pervenire alla determinazione di una prospettiva complessiva per la comprensione di se' da parte dell'uomo. Cosi' prima di essere situazioni oggettive a partire dalle quali esprimere verita' particolari in cui riconoscersi e da cui determinare comportamenti etici conseguenti (quegli stessi oggetto della riflessione bioetica contemporanea), l'esperienza del nascere e del morire appaiono dense di significati per la vita, se interpellate nella loro consistenza originale e originaria.
Spazio di ingresso del pensiero biblico sulla vita che nasce e declina verso la morte attraversando l'esistenza e' lo stupore. Si tratta di quell'originale dimensione affettiva con cui si inaugura l'interrogarsi dell'uomo nel proprio intimo e, al di la' di se', verso l'orizzonte del divino. Ogni vivente si "ritrova" nella vita, non autocostruisce il suo essere-vivo, non puo' darsi la vita da se', ne' trovare l'ultimo antidoto alla propria morte, che restano come eventi generatori di una domanda inesausta, cui anche il sapere religioso attinge in ordine al pensare Dio in rapporto all'uomo.
L'atrio dello stupore non conduce nel pericoloso corridoio di un pensiero arazionale (o peggio irrazionalistico), ma autenticamente pre-razionale, da intendersi come inaugurale di una riflessione ulteriore su cui la ragione umana si impegna a scoprire il senso che si annuncia dentro l'esperienza originaria della vita. Eco sublime dello stupore originario circa la propria nascita e' il celebre testo del Salmo 139 che, pur essendo costruito sul tentativo dell'uomo di fuggire dalla
presenza di Dio, di costruire, quasi modernamente, "da se stesso" l'esistenza, non puo' che confessare stupito l'inutilita' di ogni fuga o occultamento di quella verita' che si cela nel buio della generazione: di essere guardato fin dall'origine da uno sguardo di un altro, quello carico di "desiderio" dei propri genitori, nei quali si annuncia lo stesso sguardo dell'Altro, di Dio: "Ti lodo, o Signore, perche' mi hai fatto come un miracolo. E' stupenda questa tua opera. Tu mi conosci fino in fondo" (Sal 139, 14). Per il credente della Bibbia l'uomo non e' mai riducibile ad una sola dimensione, al fatto puramente biologico della meccanica generativa. In essa e' gia' presente, mediata attraverso le figure parentali, quella relazione fondamentale, con Dio, che da' senso all'esistenza nel tempo. La verita' di nascere come figli e di percepirsi come creature di Dio si intrecciano nelle Scritture in modo indissolubile e sono percepite quasi simultaneamente dallo sguardo interiore stupito dell'uomo.
Il primo capitolo della Genesi presenta l'uomo, a differenza di tutte le realta' create, pure apprezzate quali realta' buone e belle, come cosa "bellissimabuonissima" (tob me’od), aggiungendo che egli e' "immagine e somiglianza di Dio" (Gn 1, 27-28). Molteplici sono stati i tentativi del pensiero ebraico-cristiano, nel variare dei tempi e delle prospettive di indagine, di precisare il valore di tale "immagine e somiglianza" con cui il testo designa l'essere umano. Al di la' di una realta' propria dell'uomo, come il pensiero razionale o il principio spirituale, il senso piu' vero di questa espressione riposa nel fatto che l'uomo e' destinatario di una relazione particolare con Dio, alla luce della quale puo' comprendere adeguatamente se stesso. E' l'essere destinatario di tale relazione privilegiata con Dio a determinare la "differenza", cio' che separa l'uomo dalle altre realta' create.
L'uomo, secondo il suggestivo racconto biblico, e' custode, interprete e interlocutore della "parola" (dabar) con cui Dio crea il senso delle cose nel loro ordine. Tale senso e' affidato alla propria capacita' di riconoscimento che si riflette sulla sua struttura particolare e trova esplicitazione nell'esercizio di una "signoria ministeriale" da parte dell'uomo sulle realta' cosmiche e non nella forma di un presunto potere assoluto e dispotico su di esse.
In tale prospettiva la "difesa della vita" non puo' essere ridotta alla semplice tutela della vita biologica a tutti costi. Pur trovando in questa base biologica un punto di partenza, non deve essere limitata a tale aspetto o affermata solo a partire da una riduzione naturalistica della vita. Piuttosto reclama la capacita' di riconoscere nel neonato, cioe' nel figlio (il neonato e' in senso antropologico figlio cioe' esiste in forza non di un puro fatto fisico-biologico, ma di una relazione profonda con i suoi generanti) questa liberta' originaria irriducibile al solo desiderio di altri su di lui, o ad un anonimo conferimento della sua dignita' umana, previo alla sua accoglienza nel mondo.
L'interpretazione della vita come "dono" di Dio per l'uomo biblico, non e' un puro rafforzativo retorico per annunciare insieme alla dignita' di ogni vita la sua indisponibilita', ma e' realta' che non ha bisogno di argomentazione, e' matrice originaria per comprenderne la peculiare qualita'. Per essa l'uomo non deve esibire alcuna ragione: si da' come in filigrana dentro l'evento del nascere e ne costituisce un senso imprescindibile. Non e' dunque difficile pensare che questo essere conosciuti da Dio, cioe' amati, secondo l'accezione biblica di questo termine che non si riduce ad una pura dimensione intellettuale, si spinga ben al di la' della nascita e rimonti alla profondita' della vita intrauterina e fetale. Il nascere, per la sapienza biblica, comincia nel segreto del grembo, in cui secondo la suggestiva immagine della cultura antica, viene tessuta l'esistenza sotto lo sguardo di Dio. Questa immagine ritorna nel Salmo 139, gia' precedentemente evocato, con un forte lirismo: "Non ti erano nascoste le mie ossa / quando venivo formato nel segreto, /intessuto nelle profondita' della terra. / Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi / e tutto era scritto nel tuo libro; / i miei giorni erano fissati / quando ancora non ne esisteva uno" (Sal 139, 15-16). Non si tratta di un destino ineluttabile che pesa sulla vita dell'uomo, inchiodandola nel circuito della fatalita' o nell'alienazione dalla verita' di se', ma di una relazione di conoscenza che e' fatta di amore la quale non puo' essere tale se non e' radicata fin dalle primissime fasi dell'esistenza affinche' possa costituirne la trama di fondo. Tale relazione non e' altra o situata in un altro tempo dell'esistenza, ma si salda con lo stesso prendere forma iniziale della vita umana. Prima ancora di poterlo scoprire con la forza della propria ragione, l'uomo si trova gia' collocato in una conoscenza amante di Dio che e' per lui scaturigine di vita e spazio unico della sua liberta'.
Ugualmente per l'uomo della Bibbia parlare della vita come mistero, non suona come espressione di pura inconoscibilita' di un fatto, ma piuttosto segnala l'impossibilita' di ridurre la vita umana unicamente ai parametri esplicativi di un sapere particolare, sia esso quello della scienza o della stessa ragione filosofica. La vita e' mistero perche' realta' simbolica, cioe' che non si spiega unicamente da se stessa (restando, per esempio, all'interno delle evidenze scientifiche delle verita' "di fatto"), ma trae da altro la sua piena significazione e dunque va in primo luogo accolta come un progetto aperto, come "promessa" cui tenere dietro attraverso il corso dell'esistenza, ma il cui inizio resta indisponibile ad una presa di possesso
ultima da parte dell'uomo. In questa chiave parlare di "rispetto" della vita, non significa in primo luogo affermare la non liceita' di intervento sulla vita, bensi' far si' che attraverso le proprie azioni venga preservata l'apertura di ogni vita al compimento possibile di se'.
(continua)
PIER DAVIDE GUENZI

 
 
Dilemmi etici
Alla ricerca di "staminali etiche" o di finanziamenti pubblici?

Due ricerche indipendenti americane pubblicate su Nature online (entrambe su topi e entrambe finalizzate alla creazione di staminali embrionali: una con il prelievo di una sola cellula da un embrione che non viene soppresso, ma che puo' essere impiantato e continuare a svilupparsi; l'altra attraverso la clonazione di embrioni nel cui nucleo e' stato disattivato il gene della crescita), al di la' della loro riproducibilita' sull'uomo, ancora tutta da verificare, e della loro reale innocuita' per gli embrioni che sostengono di voler tutelare, testimoniano di come il mondo della ricerca guardi con occhi sempre piu' attenti ai problemi etici. Problemi considerati sempre di piu', almeno a parole, una variabile indipendente rispetto alla quale misurare cio' che e' lecito da cio' che non lo e'.
A spingere i ricercatori americani a reperire nuovi modi per produrre cellule staminali embrionali sembra essere il bisogno di riaprire il flusso dei finanziamenti pubblici, vietati dal Presidente Bush a chi distrugge embrioni.
Perche' non solo e' difficile passare il vaglio del Comitato di bioetica e ottenere denaro pubblico, ma anche convincere i donatori privati. Il clima fortemente polarizzato del dibattito ha generato il timore che prima o poi la ricerca sulle staminali embrionali verra' vietata del tutto. Questo frena gli investitori, ma anche i ricercatori, che non vogliono dedicare anni di lavoro a un campo che potrebbe essere ulteriormente limitato se non addirittura cancellato. L'incertezza dunque va al di la' del bisogno di fondi e tocca il rapporto fra scienziati e opinione pubblica. Il timore di essere mal compresi o marginalizzati dai loro connazionali, sovente persino dagli studenti delle loro stesse universita' e' fortemente sentito nella comunita' scientifica americana. Da cio' nasce la necessita' di condurre la ricerca sulle cellule staminali in una direzione che l'intero Paese possa condividere, e di generare quindi un consenso sociale il piu' ampio possibile che consenta di trarre collettivamente vantaggio dai progressi delle scienze biologiche.


Alla ricerca scientifica non devono essere posti ostacoli di alcun genere
La scienza deve tentare, deve spingersi in direzioni ardite, ma arriva sempre a un punto in cui ha bisogno dell'approvazione sociale. Quando si crea la percezione che la scienza non stia lavorando per il bene pubblico, e' la ricerca stessa a venire gravemente danneggiata, e i suoi progressi ne risultano ostacolati. Nel caso della sperimentazione sulle staminali embrionali, la gente comune, in America, ha la percezione che la comunita' scientifica non sia del tutto cristallina, e che stia in realta' perseguendo il proprio successo. Sensazione diffusa e' che gli scienziati stiano promettendo piu' di quanto possano mantenere. Questi interrogativi hanno fatto si' che anche studiosi che non si pongono interrogativi morali nel generare nuovi embrioni con il solo scopo di distruggerli si siano messi a cercare un modo per riabilitare il loro lavoro, esplorando strade che altrimenti non avrebbero aperto.

Quale dei nuovi metodi resi noti si puo' considerare accettabile?

La prima tecnica, fa capo all'Advanced Cell Technology, colosso biotecnologico di Worcester, e all'Universita' del Wisconsin. A condurlo e' stato il gruppo di Robert Lanza, nel 2001 artefice della prima clonazione di un embrione umano. Essa consiste nel prelievo di una cellula staminale da un embrione di topo formato da otto cellule. Immersa in un cocktail di fattori di crescita, la cellula e' stata fatta moltiplicare e specializzare in cinque diverse linee di staminali, capaci tra l'altro di dare origine a cellule nervose, di ossa e del muscolo cardiaco. L'embrione dal quale e' stata prelevata la cellula e' stato poi impiantato in utero e si e' sviluppato fino alla nascita di un topo. La tecnica e' assai simile a quella della diagnosi
genetica pre-impianto, che non e' pero' priva di rischi per lo sviluppo successivo del feto Ma questo metodo non ha alcuna possibilita' di essere considerato eticamente accettabile poiche' presenta dei rischi per l'embrione. Una percentuale, per quanto piccola, puo' essere danneggiata dall'estrazione e morire. Per tale motivo e' stata bocciata dal Comitato pro life statunitense. Il Comitato di bioetica della Casa Bianca ha gia' dichiarato tutto cio' inaccettabile.
Il secondo metodo invece – quello elaborato nei laboratori del Mit (Massachussetts Institute of Technology) – si chiama "trasferimento di nucleo alterato", ed e' una procedura che ricorda da vicino la tecnica usata per la clonazione, con la differenza che non si genera un embrione clonato. Il nucleo della cellula adulta viene modificato in modo che quando si combina con l'ovulo non possieda abbastanza elementi per generare un embrione. Si genera una massa disorganizzata e incompleta di cellule che ha la capacita' di produrre cellule staminali. Lo si puo' paragonare a un tumore, e in effetti in natura c’e' un tipo di tumore che gli assomiglia molto e che pure genera cellule staminali: e' il cosiddetto "teratoma", tumore che si genera negli ovociti. Le modifiche che vengono fatte al nucleo sono profonde e rendono impossibile lo sviluppo dell'entita' che si e' creata. La forma stessa che essa assume non e' quella caratteristica di un embrione. Il Comitato di bioetica ha gia' deliberato di approvare l'uso di fondi pubblici per la sperimentazione di questo metodo su animali. b
Non sono ubbie retrograde, quindi, quelle di chi pretende di vedere vita umana da proteggere dove per altri ci sarebbe solo "materiale genetico". Lo dimostra quella parte del mondo scientifico impegnata nella ricerca di soluzioni eticamente sostenibili. Quella strada e' in un certo senso obbligata, ma non semplice. E i giornalisti italiani schierati sul fronte del ‘no’ spesso si lasciano trascinare dalla vis polemica e cadono in grossi errori culturali con spregio dell'etica della informazione. TuttoScienze (l'inserto della Stampa) dello scorso 7 settembre, riportava uno studio dell'Universita' di Losanna sulle staminali di origine fetale per curare ustioni gravi nei bambini (pubblicata nella rivista Lancet del 3 settembre) (c) presentandolo come uno studio sull'uso di staminali embrionali.
Svarione notevole, oltre che incomprensibile. Lancet parla chiaramente di "fetal skin"ottenuta nel modo seguente: Fu richiesta alla madre prima della interruzione di una gravidanza alla 14 settimana di gestazione, la donazione di 4 cm2 di pelle del feto, prelevati con un ago, che hanno permesso la creazione di una enorme banca di cellule di pelle fetale sufficienti a produrre parecchi milioni di tratti di cute (9x12 cm) per uso terapeutico. Queste cellule fetali, applicati a cinque bambini in piu' riprese sui tratti di cute ustionati, hanno permesso di ricostruire pelle normale senza lasciare cicatrici, come si verifica invece con gli usuali trapianti di pelle. Ma l'articolista, Ezio Giacobini, coglie il destro per una vibrata e inutile filippica sui poveri italiani che, per colpa dei divieti della legge 40, non potrebbero accedere a quella tecnica terapeutica. Ignora, evidentemente, che in Italia la ricerca sulle staminali fetali e' libera purche' non si metta a rischio la vita dell'embrione.
(P.R.)

 
a) In questa stessa linea l'Istruzione Donum vitae in cui si riconosce che "il Magistero non si e' espressamente impegnato su un'affermazione d’indole filosofica" per affermare la tutela morale della vita nascente (I, 1).
b) William Hurlbut, docente di biologia dell'Universita' di Standford, in California, membro del consiglio di bioetica istituito dal presidente George W. Bush nel 2001, intervista ad Avvenire di Elena Molinari 20 ottobre 2005
c) Hohlfeld J, et al. Tissue engineered fetal skin constructs for pediatric burns. Lancet 2005;366:840-42.
La parola ai lettori
Riceviamo dal Prof. Gian Carlo Avanzi
Universita' del Piemonte Orientale
Dipartimento di Scienze Mediche
Via Solaroli 17, 28100 Novara, tel 39-321-3733848;
Fax 39-321-3733841
Gentile professor Rossi
Sono contento nell'aver appreso che ha pubblicato sul forum il contenuto della mia email, lo avessi saputo prima avrei certamente articolato meglio il mio pensiero.
Sono stato, mi perdoni l'irriverenza, molto contento anche per il consenso che ha suscitato.
Venendo alla sua lunghissima risposta, di cui veramente la ringrazio, le rivelero', sperando di stupirla, che non si puo' che essere largamente d’accordo su gran parte del suo contenuto. Visto che pero' mi chiede di darle delle risposte, lo faccio
volentieri.
Perche' si e' reso necessario disciplinare con una legge gli interventi invasivi sull'embrione umano? Anch’io sono dell'opinione che si debba regolamentare la cosa, assolutamente. Ma non nel modo in cui lo fa la legge attuale. E’ un problema assai complesso che secondo me non si puo' risolvere tout-court con una legge come questa. Il problema di fondo e' la definizione dello stato giuridico dell'embrione e del feto. Dal punto di vista scientifico si conoscono, con buona
precisione, tutte le tappe dello sviluppo embrionale ma quando si puo' parlare di vita o di persona?. Ci sono delle ipotesi… Alcuni scienziati propongono di fare risalire l'inizio della vita allo sviluppo del sistema nervoso, altri a quello cardiaco e via discorrendo. Chi crede, meglio, chi e' cattolico, ha una concezione propria dell'inizio della vita che puo' non essere condivisa da chi non crede. Il dibattito dovrebbe essere condotto sulla definizione dell'embrione in termini etici, filosofici e giuridici. Se Lei afferma che un embrione e' un essere umano allora ritiene che debba avere un riconoscimento giuridico, un codice fiscale e gli stessi diritti di un figlio. Non tutti pero' sarebbero d’accordo su una definizione di questo tipo, non solo, ma nel caso questa configurazione giuridica avesse luogo, vi sarebbe, come vi e', una contraddizione profonda con la legge sull'aborto che permette di "uccidere" un embrione, anzi un feto che e' molto piu' sviluppato, non riconoscendo a quest’ultimo diritto prevalente rispetto alla volonta' della madre.
La legge recente non ha chiarito per nulla questa contraddizione, anzi l'ha acuita.
Sul rispetto di un'etica della ricerca, sfonda una porta aperta. Chi non riconosce che la ricerca sugli esseri umani debba sottostare a delle regole ben precise!!!!
Certamente. Ma il concetto di fondo e' sempre lo stesso: l'embrione e' gia' un essere umano? Evidentemente per lei lo e', molti altri, come me, hanno dei dubbi in proposito.
Sono poi del tutto d’accordo sul fatto che le multinazionali del farmaco siano brutte e cattive mentre mi compiaccio che ci siano scienziati che, giustamente, denuncino all'opinione pubblica le nefandezze che sono state compiute sui pazienti da parte di uomini di scienza prezzolati al fine di avere dei vantaggi economici ingenti dalla immissione sul mercato di nuovi farmaci anche se piu' efficaci o innovativi.
Il solo fatto che esistano scienziati disonesti o criminali non dovrebbe portare a pensare che l'uso delle cellule staminali embrionali sia al servizio di questi. Gli scienziati criminali ci saranno sempre, come vi saranno i politici ladri o i medici truffatori indipendentemente dal fatto che si possano utilizzare cellule staminali embrionali per fare ricerca. Einstein e Fermi ci hanno insegnato che anche le scoperte migliori per l'umanita' possono essere foriere di dolore e distruzione, questo indipendentemente da chi le ha fatte del tutto in buona fede.
Sul pensiero scientifico che e' relativo non vi e' dubbio, molte delle conoscenze che si acquisiscono sono provvisorie, domani qualcuno potra' dimostrare che quella ipotesi o teoria era sbagliata….esistono tuttavia delle verita' scientifiche la cui provvisorieta' dura da molti decenni o secoli, come la teoria Galileiana. Gli scienziati sono sempre in attesa ansiosa di novita' e accettano con interesse una scoperta anche se confuta le proprie teorie o quelli che venivano ritenuti dogmi.
Mi permetto di osservare che questo non vale per la Chiesa Cattolica.

Con i piu' cordiali saluti
Gian Carlo Avanzi



Gentile professor Avanzi,
Grazie della sua bella e articolata risposta. In essa ci sono due punti che mi permetto di sottolineare e commentare: 1) "la definizione dello stato giuridico dell'embrione e del feto […] Alcuni scienziati propongono di fare risalire l'inizio della vita allo sviluppo del sistema nervoso, […]"; 2) "esistono tuttavia delle verita' scientifiche la cui provvisorieta' dura da molti decenni o secoli, come la teoria Galileiana. Gli scienziati sono sempre in attesa ansiosa di novita' e accettano con interesse una scoperta anche se confuta le proprie teorie o quelli che venivano ritenuti dogmi. Mi permetto di osservare che questo non vale per la Chiesa Cattolica."
1) Cosa si puo' intendere con la parola "vita"? Dal punto di vista biologico potremmo dire che e' vita tutto cio' che e' capace di auto-riprodursi, dagli organismi unicellulari all'uomo, indipendentemente dai meccanismi impiegati e dal livello di specializzazione. Nel caso in cui "Alcuni scienziati propongono di fare risalire l'inizio della vita allo sviluppo del sistema nervoso, altri a quello cardiaco e cosi' via " essi evidentemente non si riferiscono ad una definizione biologica perche' l'embrione ha una enorme forza di auto-moltiplicazione intrinseca, indipendente e continua dal momento della fecondazione, fino al suo completo sviluppo. La fecondazione segna pertanto l'inizio biologico della vita.
Possiamo invece dire che le affermazioni sopra riportate si rifanno piuttosto a punti di vista prevalentemente di ordine filosofico senza presentare al riguardo alcuna documentazione scientifica (che sarebbe per altro impossibile). Allora, e' giustificato ricercare quale "senso" dare alla parola "vita" in ambito filosofico o razionale, in altre parole rimanendo nell'ambito della natura umana, e quindi evitando commistioni improprie con le verita' di fede. Seguendo tale ordine credo che si possa convenire su quanto gia' disse Aristotele, che l'essenza della natura umana e' quella di un essere razionale. Tale affermazione, dopo le conoscenze acquisite con le scoperte di paleontologia e di genetica umana, potrebbe essere espressa nei seguenti termini piu' precisi e attuali: a) nel genoma dell'uomo sono gia' iscritti quegli elementi che concorrono alla costituzione della persona dell'essere umano, i quali si rendono manifesti progressivamente, in grado e in tempi diversi, nello sviluppo dell'individuo. In relazione al loro ordine temporale di comparsa, essi potrebbero essere all'incirca cosi' elencati: la individualita' e unicita' genetica, il linguaggio, le relazioni parentali, il simbolismo verbale, la razionalita', la liberta', il senso morale, il senso del bello, l'arte, il senso del sacro, la paura della morte, il desiderio dell'infinito o di Dio. Rimane aperta la questione se l'origine biologica della vita coincide con quella della persona. A me sembra giusto dal punto di vista scientifico accettare tale coincidenza perche' il genoma e' completo dal suo inizio. A cio' consegue la scelta filosofica che assegna la dignita' che compete alla persona il cui valore e' infinito perche' l'essere umano
si pone come tale all'apice di tutti i viventi. Questa scelta e' fatta propria da un esteso numero di non cattolici (definiti impropriamente laici) i quali, da un lato respingono l'assolutismo del relativismo mascherato come tolleranza (ognuno ha la sua propria verita', per cui non esiste la verita') della cultura dominante, mentre dall'altro riconoscono la necessita' di conservare il reale simbolismo dei termini e la fondatezza delle verita' comuni.
2) Nel secondo punto sono esemplificati due tipi di conoscenza, quella scientifica e quella religiosa. La prima riguarda le cose del mondo fisico, la seconda tratta delle cose dello spirito. Molti scienziati ritengono che nella interpretazione materialista della realta' si realizzi maggiormente la oggettivita' della scienza. Tale concetto e' erroneo e fondato sull'equivoco della uniformita' della conoscenza. Equivoco messo in luce in tutta la sua profondita' da Blaise Pascal (grande scienziato, ha risolto per primo alcuni problemi di geometria analitica, ha inventato e costruito la prima calcolatrice automatica) nel magnifico frammento 793 delle Pense'es: "La distanza infinita che corre tra il corpo e l'intelletto simboleggia la distanza infinitamente piu'
infinita che corre tra l'intelletto e la carita', ( ) c poiche' questa e' soprannaturale.[…]. La grandezza delle persone che vivono la vita dell'intelletto e' invisibile ai re, ai ricchi, ai capitani, a tutti questi grandi della carne. La grandezza della sapienza che viene da Dio, e' invisibile alle persone carnali e agli uomini di pensiero. Sono tre ordini di diverso genere.[…..]. Tutti i corpi, il firmamento, le stelle, la terra e i suoi regni, non valgono il piu' piccolo degli intelletti; poiche' l'intelletto conosce tutta queste cose, e se stesso; e i corpi nulla. Tutti i corpi, insieme, e tutti gli intelletti insieme, e tutte le loro produzioni, non valgono il piu' piccolo moto di carita'. Questo e' un ordine infinitamente piu' alto. Da tutti i corpi insieme non si potrebbe far uscire un piccolo pensiero: e' impossibile; e' di un altro ordine. Da tutti i corpi e da tutti gli intelletti insieme non si potrebbe trarre un solo moto di vera carita': cio' e' impossibile (poiche' questa carita') e' di un altro ordine, di un ordine soprannaturale".
I dogmi tutelati dalla Chiesa Cattolica non possono essere confrontati con le verita' scientifiche.
I primi sono "verita' di fede", che non hanno alcun senso per coloro che non credono nella rivelazione ma che non possono essere modificati da chicchessia perche' rappresentano la verita' rivelata all'uomo direttamente da Dio nelle parole del Figlio e rese comprensibili dall'azione continua dello Spirito. Essi riguardano il senso ultimo nella vita di ogni uomo, da cui nessuno puo' ritenersi esente perche' tutti dovranno incontrarlo con la morte fisica. Dio e' ben al di sopra di ogni falsificazione e verificabilita' scientifica.
I secondi, come Lei giustamente afferma non sono dogmi ma verita' sempre verificabili. Gli equivoci tra scienza e fede possono verificarsi quando i rappresentanti dell'una o dell'altra travalicano i confini del proprio sapere.
Concordo con il suo ironico accenno su Galileo, e riporto su questa vicenda due punti pubblicati nella newsletter n. 14: rubrica Parola ai lettori in "Ricerca scientifica e vincoli etici" (www.foliacardiologica.it):
I."Assurdo e senza fondamento affermare che la Chiesa respinge qualsiasi tentativo di progresso; basta leggere la bellissima Lettera a Madonna Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana, del 1615, di Galileo; ecco alcuni passaggi:" [...], se si deve stimar che il ciel si muova oppure stia fermo S. Agostino (Tagaste, Numidia, 354 - Ippona, attuale Algeria, 430) ha replicato che per sapere se le cose stiano cosi', occorrono ricerche razionali molto delicate e laboriose (In Genesim ad literam, II,10) […]. Io direi quello che intesi da persona ecclesiastica costituita in eminentissimo grado [il cardinal Baronio], cio' e' l'intenzione dello Spirito Santo essere d'insegnarci come si vadia in cielo, e non come vadia il cielo"."
II."La Revisione del caso Galileo. Nel 1820 il Sant'Uffizio revoco' la condanna del copernicanesimo.
Lo fece sulla base delle scoperte di due astronomi italiani, GB Guglielmini, che diede la prima dimostrazioni fisica della rotazione della terra (1792), e G Calandrelli che dimostro' la sua rotazione intorno al sole (1806). Nel 1835 il Dialogo sui Massimi Sistemi di Galileo non e' piu' messo nell'indice dei libri proibiti. Il 10 novembre 1979 il papa Giovanni Paolo II affermava:" La grandezza di Galileo e' a tutti nota come quella di Einstein; ma a differenza di questi che oggi onoriamo di fronte al collegio cardinalizio nel nostro palazzo apostolico, il primo ebbe molto a soffrire - non possiamo nascondercelo - da parte di uomini e di organismi della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha riconosciuto e deplorato certi indebiti interventi: "Ci sia concesso deplorare - e' scritto al n. 36 della Costituzione conciliare Gaudium et spes - certi atteggiamenti mentali anche tra i cristiani, derivati dal non aver sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, e che, suscitando contese e controversie, trascinarono molti spiriti a tal punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro". A ulteriore sviluppo di quella presa di posizione del Concilio, io auspico che teologi, scienziati e storici, animati da un sincero spirito di collaborazione, approfondiscano l'esame del caso Galileo e, nel leale riconoscimento dei torti da qualunque parte provengano, rimuovano le diffidenze che quel caso tutt'ora frappone, nella mente di molti, alla fruttuosa concordia fra scienza e fede, fra Chiesa e mondo". Il 31 ottobre 1992, i risultati del lavoro della commissione (istituita nel 1981), furono presentati dallo stesso Pontefice alla Pontificia Accademia delle Scienze. Il rapporto chiarisce che nel 1616 e nel 1632 l'astronomia era in un momento di transizione e gli studiosi di Sacra Scrittura fecero della confusione in materia di cosmologia. Di fatto, Galileo non aveva dimostrato in maniere rigorosa il moto della terra, ma i teologi sbagliarono nel loro giudizio sui suoi insegnamenti (documenti pubblicati nel 1996). Ecco alcuni passaggi del discorso papale:" Se la cultura contemporanea e' caratterizzata da una tendenza allo scientismo, l'orizzonte culturale all'epoca di Galileo era contrassegnato da una particolare formazione teologica […], che fu una delle cause della condanna di Galileo. La maggior parte dei teologi non coglievano la distinzione formale tra la Sacra Scrittura e la sua interpretazione, il che li indusse a trasporre indebitamente nel campo della dottrina della fede una questione di fatto rilevante della ricerca scientifica" (n. 9). " A partire dal secolo dei lumi fino ai nostri giorni, il "caso" Galileo ha rappresentato una specie di mito […]. Questo mito ha avuto un ruolo culturale considerevole; ha infatti contribuito a radicare numerosi scienziati in buona fede nella convinzione che ci fosse incompatibilita' tra lo spirito della scienza e la sua etica di ricerca, da un lato, e la fede cristiana dall'altro. Una tragica incomprensione reciproca e' stata interpretata come il riflesso di una opposizione costitutiva fra scienza e fede. Le chiarificazioni cui si e' giunti grazie ai recenti studi storici ci permettono di affermare che tale doloroso equivoco appartiene ormai al passato" (n.10). Molte scoperte della scienza contemporanea sono cosi' complesse che e' difficile stabilire con certezza il loro grado veritativo, ma, nondimeno cio' che di meglio si puo' sperare da una teoria scientifica e' che essa sia almeno seriamente e solidamente fondata."
Mi auguro vivamente di poter continuare il nostro amichevole e stimolante dialogo.
Con i piu' cordiali saluti
Paolo Rossi

Indice generale degli argomenti pubblicati nelle newsletter archiviate nel sito: www.foliacardiologica.it

Newsletter


n. 20– maggio 2005
L'OCCULTAMENTO DELLA VERITÁ MENZOGNE E IGNORANZA NEL LOTTA REFERENDARIA
Cosa si nasconde dietro i quattro "si" dei referendum: Joanna Rose vince la causa per conoscere il padre La situazione in Italia primo e dopo la legge 40:
La richiesta dei radicali e dei fautori del "si" e' paradossalmente contro il progresso scientifico e cntro la salute della onna
Il manifesto del comitato Donne eVita: la Lege 40 ha posto fine alla sperimentazione selvaggia sulle donne Erigere una diga con il non voto alla dissoluzione morale che sara' prodotta dal "si" con la convalida di chi vota "no" La diagnosi genetica pre-impianto.Si al progresso scientifico, ma senza rinunciare ai nostri valori. I fli a la carte' di James Watson - Il miglioramento genetico dell'uomo e' un incubo riduzionista
Il richiamo della coscienza
Le strane contraddizioni dei VIP
Mo i "no" per non andare a votare i referendum abrogativi della legge 40. "Come connotare una astensione responsabile"


n. 21– giugno 2005
- Sperimentazione Clinica e consenso impossibile:
Il consenso "difficile si contestualizza nei reparti di terapia intensiva, in cui la sperimentazione viene eseguita su pazienti che non sono in grado di dare un consenso informato;
il valore della persona, il concetto di integrita' secondo il principio di totalita' ase di ogni sperimentazione dove Codici, linee guida e Comitati Etici sono solo il punto di partenza;
Garanzie sono: la coscienza dello sperimentatore .
- In Difesa del senso morale contro gli abusi della coscienza:
I temi discussi nella campagna referendaria sono stati di grande rilevanza mora;
Tra le numerose peculiarita' emerse in questa vicenda spicca il riferimento alla coscienza per giustificare scelte contrapposte come la difesa e la mercificazione degli embrioni umani;
Tipologia di coloro che si sono recati a votare;
Le due forme della coscienza e la forma che predispone all'abuso morale


n. 22– luglio 2005
- Liberta' della scienza e etica
- La scienza non e' autoreferenziale
- Scienza - Tecnoscienza - Relativismo culturale ed etico


n. 23–settembre 2005
- Trapianti e religioni del libro
- Accanimento terapeutico – Eutanasia
- I rischi dell'aborto chimico
- L'ootide, e' gia' vita umana

Tutti coloro che ricevono questa newsletter sono invitati ad utilizzare la opportunita' offerta dal forum per far conoscere il proprio pensiero su quanto letto o sollecitare ulteriori riflessioni ed ampliare la riflessione. La corrispondenza potra' essere inviata all'indirizzo qui specificato.
Indirizzo per la corrispondenza: paolorossi_125@fastwebnet.it
La newsletter e' inviata automaticamente secondo la mailing list predisposta, chi non desidera riceverla puo' chiedere di essere cancellato dalla lista. Chi volesse segnalare altri nominativi di posta elettronica cui inviare la News-letter e' pregato di fare riferimento all'indirizzo riportato nella sezione precedente.
Ogni newsletter e' pubblicata ed archiviata nel sito:
www.foliacardiologica.it
Comitato di redazione
Direttori: Dott. Cleto Antonini, (C.A.), Aiuto anestesista del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore di Novara; Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.), docente di bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara e vice-presidente del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.) Primario cardiologo
Consulenti
Prof. Ilario Viano, Direttore dell'Istituto di Farmacologia Clinica, Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita' degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro.
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara
con il patrocinio di:
Ospedale Maggiore di Novara

Torna all'home pageRichiedi InformazioniLink