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NEWSLETTER
N. 24
OTTOBRE
2005 |
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IN
QUESTO NUMERO: |
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Indice
generale degli argomenti pubblicati nelle newsletter precedenti;
pag: 14; tutte archiviate nel sito www.foliacardiologica.it |
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La
parola ai lettori |
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Fidarsi
della vita (prima parte):
-
L'essere umano va rispettato come persona
fin dal suo concepimento, Evangelium vitae
- La vita come dono e mistero, il nascere
e il morire sono gli eventi che conducono l'uomo
alla comprensione di se' |
del
Prof. Don Pier Davide Guenzi pag.
2-5 |
Alla ricerca di staminali "etiche" o di finanziamenti
pubblici?:
-
Due nuove ricerche pubblicate su Scienze on line
dimostrano come il mondo della ricerca guardi con
occhi sempre piu' attenti ai problemi etici.
- Alla ricerca scientifica non devono essere
posti ostacoli, ma arriva sempre a un punto in cui
ha bisogno dell' approvazione sociale
- Tecniche della eutanasia attiva e passiva
- Giudizio etico della Commissione di bioetica
della Casa Bianca
- La riparazione con cellule fetali di gravi
ustioni nei bambini presentata in modo sbagliato
e distorto nell'inserto TUTTOSCIENZE della
Stampa del 7 settembre |
del
Prof. Paolo Rossi pag. 5-7 |
Seconda lettera del Prof. Gian Carlo Avanzi:
-
Quando nell'embrione inizia la vita
- Il dogmatismo della Chiesa Cattolica contrasta
la verificabilita' delle teorie scientifiche
anche se durano da secoli come quella galileiana |
Seconda risposta del Prof. Paolo Rossi:
-
Il concetto di ‘vita’ dal punto di vista
biologico e da quello filosofico
- Diversi ordini di conoscenza per Galileo
e per Pascal
- Revisione di Giovanni Paolo II del processo
di Galileo |
pag.
8-11 |
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Intorno
ai principi dell'Etica |
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Fidarsi della vita…
La riflessione teologica sulla vita nascente e le ragioni
dell'etica
Appunti di percorso |
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(Prima
parte) |
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La
tesi: "l'essere umano va rispettato come
persona fin dal suo concepimento"
Il punto di avvio del presente contributo e'
costituito da un'affermazione dell'Istruzione
vaticana Donum vitae del 22 febbraio 1987. Proposto
dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, il
documento rappresenta la riflessione
piu' ampia, ulteriormente ripresa nell'enciclica
di Giovanni Paolo II Evangelium vitae del
1995, in materia di procreazione assistita da parte
del Magistero della chiesa cattolica: "L'essere
umano va rispettato e trattato come una persona fin
dal
suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento
gli si devono riconoscere i diritti della persona,
tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni
essere umano innocente alla vita" (I, 1).
La tesi magisteriale ha natura sintetica, principalmente
in riferimento ad una continuita' della
tradizione cristiana e cattolica circa il rispetto
integrale della vita umana. Impegna cioe'
la particolare visione dell'uomo che all'interno
della fede trova il suo alveo proprio, ma, tuttavia,
e' offerta come motivo di riflessione e discernimento
al piu' vasto pensiero umano. Preliminarmente,
inoltre, e' da notarsi che il livello su cui
si impernia la tesi e' quello etico, il quale,
se pure non puo' non essere ispirato dallo stesso
dibattito scientifico e filosofico (che ha sempre
accompagnato le argomentazioni della teologia cattolica
in riferimento alla "vita fisica"), tuttavia
non deve trarre esclusivamente la sua forza per via
di deduzione
da un'ipotesi scientifica, ne' unicamente
da una particolare affermazione "ontologica"
sulla realta' della vita embrionaria. Del resto
anche l'enciclica Evangelium vitae riconosce
che questo insegnamento si pone: "al di la'
dei dibattiti scientifici e delle stesse affermazioni
filosofiche nelle quali il Magistero non si e'
espressamente impegnato" (n. 60).a
1. L'innesto della riflessione
teologica: la vita come dono e mistero.
Il nascere alla vita non e' assunto
in una prospettiva religiosa e di fede come semplice
fatto, ma quale accadimento in cui si svela per il
credente un senso per l'esistere. I due
estremi polari dell'esistenza (nascere e morire)
sono eventi attraverso cui pervenire alla determinazione
di una prospettiva complessiva per la comprensione
di se' da parte dell'uomo. Cosi'
prima di essere situazioni oggettive a partire dalle
quali esprimere verita' particolari in cui riconoscersi
e da cui determinare comportamenti etici conseguenti
(quegli stessi oggetto della riflessione bioetica
contemporanea), l'esperienza del nascere e del
morire appaiono dense di significati per la vita,
se interpellate nella loro consistenza originale e
originaria.
Spazio di ingresso del pensiero biblico sulla vita
che nasce e declina verso la morte attraversando l'esistenza
e' lo stupore. Si tratta di quell'originale
dimensione affettiva con cui si inaugura l'interrogarsi
dell'uomo nel proprio intimo e, al di la'
di se', verso l'orizzonte del divino.
Ogni vivente si "ritrova" nella vita,
non autocostruisce il suo essere-vivo, non puo'
darsi la vita da se', ne' trovare l'ultimo
antidoto alla propria morte, che restano come eventi
generatori di una domanda inesausta, cui anche il
sapere religioso attinge in ordine al pensare Dio
in rapporto all'uomo.
L'atrio dello stupore non conduce nel pericoloso
corridoio di un pensiero arazionale (o peggio irrazionalistico),
ma autenticamente pre-razionale, da intendersi come
inaugurale di una riflessione ulteriore su cui la
ragione umana si impegna a scoprire il senso che si
annuncia dentro l'esperienza originaria della
vita. Eco sublime dello stupore originario circa la
propria nascita e' il celebre testo del Salmo
139 che, pur essendo costruito sul tentativo dell'uomo
di fuggire dalla
presenza di Dio, di costruire, quasi modernamente,
"da se stesso" l'esistenza, non
puo' che confessare stupito l'inutilita'
di ogni fuga o occultamento di quella verita'
che si cela nel buio della generazione: di essere
guardato fin dall'origine da uno sguardo di
un altro, quello carico di "desiderio"
dei propri genitori, nei quali si annuncia lo stesso
sguardo dell'Altro, di Dio: "Ti lodo,
o Signore, perche' mi hai fatto come un miracolo.
E' stupenda questa tua opera. Tu mi conosci
fino in fondo" (Sal 139, 14). Per il credente
della Bibbia l'uomo non e' mai riducibile
ad una sola dimensione, al fatto puramente biologico
della meccanica generativa. In essa e' gia'
presente, mediata attraverso le figure parentali,
quella relazione fondamentale, con Dio, che da'
senso all'esistenza nel tempo. La verita'
di nascere come figli e di percepirsi come creature
di Dio si intrecciano nelle Scritture in modo indissolubile
e sono percepite quasi simultaneamente dallo sguardo
interiore stupito dell'uomo.
Il primo capitolo della Genesi presenta l'uomo,
a differenza di tutte le realta' create, pure
apprezzate quali realta' buone e belle, come
cosa "bellissimabuonissima" (tob me’od),
aggiungendo che egli e' "immagine e somiglianza
di Dio" (Gn 1, 27-28). Molteplici sono stati
i tentativi del pensiero ebraico-cristiano, nel variare
dei tempi e delle prospettive di indagine, di precisare
il valore di tale "immagine e somiglianza"
con cui il testo designa l'essere umano. Al
di la' di una realta' propria dell'uomo,
come il pensiero razionale o il principio spirituale,
il senso piu' vero di questa espressione riposa
nel fatto che l'uomo e' destinatario di
una relazione particolare con Dio, alla luce della
quale puo' comprendere adeguatamente se stesso.
E' l'essere destinatario di tale relazione
privilegiata con Dio a determinare la "differenza",
cio' che separa l'uomo dalle altre realta'
create.
L'uomo, secondo il suggestivo racconto biblico,
e' custode, interprete e interlocutore della
"parola" (dabar) con cui Dio crea il senso
delle cose nel loro ordine. Tale senso e' affidato
alla propria capacita' di riconoscimento che
si riflette sulla sua struttura particolare e trova
esplicitazione nell'esercizio di una "signoria
ministeriale" da parte dell'uomo sulle
realta' cosmiche e non nella forma di un presunto
potere assoluto e dispotico su di esse.
In tale prospettiva la "difesa della vita"
non puo' essere ridotta alla semplice tutela
della vita biologica a tutti costi. Pur trovando
in questa base biologica un punto di partenza, non
deve essere limitata a tale aspetto o affermata solo
a partire da una riduzione naturalistica della vita.
Piuttosto reclama la capacita' di riconoscere
nel neonato, cioe' nel figlio (il neonato e'
in senso antropologico figlio cioe' esiste in
forza non di un puro fatto fisico-biologico, ma di
una relazione profonda con i suoi generanti) questa
liberta' originaria irriducibile al solo desiderio
di altri su di lui, o ad un anonimo conferimento della
sua dignita' umana, previo alla sua accoglienza
nel mondo.
L'interpretazione della vita come "dono"
di Dio per l'uomo biblico, non e' un puro
rafforzativo retorico per annunciare insieme alla
dignita' di ogni vita la sua indisponibilita',
ma e' realta' che non ha bisogno di argomentazione,
e' matrice originaria per comprenderne la peculiare
qualita'. Per essa l'uomo non deve esibire
alcuna ragione: si da' come in filigrana dentro
l'evento del nascere e ne costituisce un senso
imprescindibile. Non e' dunque difficile pensare
che questo essere conosciuti da Dio, cioe' amati,
secondo l'accezione biblica di questo termine
che non si riduce ad una pura dimensione intellettuale,
si spinga ben al di la' della nascita e rimonti
alla profondita' della vita intrauterina e fetale.
Il nascere, per la sapienza biblica, comincia nel
segreto del grembo, in cui secondo la suggestiva immagine
della cultura antica, viene tessuta l'esistenza
sotto lo sguardo di Dio. Questa immagine ritorna nel
Salmo 139, gia' precedentemente evocato, con
un forte lirismo: "Non ti erano nascoste le
mie ossa / quando venivo formato nel segreto, /intessuto
nelle profondita' della terra. / Ancora informe
mi hanno visto i tuoi occhi / e tutto era scritto
nel tuo libro; / i miei giorni erano fissati / quando
ancora non ne esisteva uno" (Sal 139, 15-16).
Non si tratta di un destino ineluttabile che pesa
sulla vita dell'uomo, inchiodandola nel circuito
della fatalita' o nell'alienazione dalla
verita' di se', ma di una relazione di
conoscenza che e' fatta di amore la quale non
puo' essere tale se non e' radicata fin
dalle primissime fasi dell'esistenza affinche'
possa costituirne la trama di fondo. Tale relazione
non e' altra o situata in un altro tempo dell'esistenza,
ma si salda con lo stesso prendere forma iniziale
della vita umana. Prima ancora di poterlo scoprire
con la forza della propria ragione, l'uomo si
trova gia' collocato in una conoscenza amante
di Dio che e' per lui scaturigine di vita e
spazio unico della sua liberta'.
Ugualmente per l'uomo della Bibbia parlare della
vita come mistero, non suona come espressione di pura
inconoscibilita' di un fatto, ma piuttosto segnala
l'impossibilita' di ridurre la vita umana
unicamente ai parametri esplicativi di un sapere particolare,
sia esso quello della scienza o della stessa ragione
filosofica. La vita e' mistero perche'
realta' simbolica, cioe' che non si spiega
unicamente da se stessa (restando, per esempio, all'interno
delle evidenze scientifiche delle verita' "di
fatto"), ma trae da altro la sua piena significazione
e dunque va in primo luogo accolta come un progetto
aperto, come "promessa" cui tenere dietro
attraverso il corso dell'esistenza, ma il cui
inizio resta indisponibile ad una presa di possesso
ultima da parte dell'uomo. In questa chiave
parlare di "rispetto" della vita, non
significa in primo luogo affermare la non liceita'
di intervento sulla vita, bensi' far si'
che attraverso le proprie azioni venga preservata
l'apertura di ogni vita al compimento possibile
di se'.
(continua)
PIER DAVIDE GUENZI
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Dilemmi
etici |
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Alla
ricerca di "staminali etiche" o di finanziamenti
pubblici? |
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Due
ricerche indipendenti americane pubblicate su Nature
online (entrambe su topi e entrambe finalizzate alla
creazione di staminali embrionali: una con il prelievo
di una sola cellula da un embrione che non viene soppresso,
ma che puo' essere impiantato e continuare a
svilupparsi; l'altra attraverso la clonazione
di embrioni nel cui nucleo e' stato disattivato
il gene della crescita), al di la' della loro
riproducibilita' sull'uomo, ancora tutta
da verificare, e della loro reale innocuita'
per gli embrioni che sostengono di voler tutelare,
testimoniano di come il mondo della ricerca guardi
con occhi sempre piu' attenti ai problemi etici.
Problemi considerati sempre di piu', almeno
a parole, una variabile indipendente rispetto alla
quale misurare cio' che e' lecito da cio'
che non lo e'.
A spingere i ricercatori americani a reperire nuovi
modi per produrre cellule staminali embrionali sembra
essere il bisogno di riaprire il flusso dei finanziamenti
pubblici, vietati dal Presidente Bush a chi distrugge
embrioni.
Perche' non solo e' difficile passare
il vaglio del Comitato di bioetica e ottenere denaro
pubblico, ma anche convincere i donatori privati.
Il clima fortemente polarizzato del dibattito ha generato
il timore che prima o poi la ricerca sulle staminali
embrionali verra' vietata del tutto. Questo
frena gli investitori, ma anche i ricercatori, che
non vogliono dedicare anni di lavoro a un campo che
potrebbe essere ulteriormente limitato se non addirittura
cancellato. L'incertezza dunque va al di la'
del bisogno di fondi e tocca il rapporto fra scienziati
e opinione pubblica. Il timore di essere mal compresi
o marginalizzati dai loro connazionali, sovente persino
dagli studenti delle loro stesse universita'
e' fortemente sentito nella comunita'
scientifica americana. Da cio' nasce la necessita'
di condurre la ricerca sulle cellule staminali in
una direzione che l'intero Paese possa condividere,
e di generare quindi un consenso sociale il piu'
ampio possibile che consenta di trarre collettivamente
vantaggio dai progressi delle scienze biologiche.
Alla ricerca scientifica non devono essere posti
ostacoli di alcun genere
La scienza deve tentare, deve spingersi in direzioni
ardite, ma arriva sempre a un punto in cui ha bisogno
dell'approvazione sociale. Quando si crea la
percezione che la scienza non stia lavorando per il
bene pubblico, e' la ricerca stessa a venire
gravemente danneggiata, e i suoi progressi ne risultano
ostacolati. Nel caso della sperimentazione sulle staminali
embrionali, la gente comune, in America, ha la percezione
che la comunita' scientifica non sia del tutto
cristallina, e che stia in realta' perseguendo
il proprio successo. Sensazione diffusa e' che
gli scienziati stiano promettendo piu' di quanto
possano mantenere. Questi interrogativi hanno fatto
si' che anche studiosi che non si pongono interrogativi
morali nel generare nuovi embrioni con il solo scopo
di distruggerli si siano messi a cercare un modo per
riabilitare il loro lavoro, esplorando strade che
altrimenti non avrebbero aperto.
Quale dei nuovi metodi resi noti si puo' considerare
accettabile?
La prima tecnica, fa capo all'Advanced Cell
Technology, colosso biotecnologico di Worcester, e
all'Universita' del Wisconsin. A condurlo
e' stato il gruppo di Robert Lanza, nel 2001
artefice della prima clonazione di un embrione umano.
Essa consiste nel prelievo di una cellula staminale
da un embrione di topo formato da otto cellule. Immersa
in un cocktail di fattori di crescita, la cellula
e' stata fatta moltiplicare e specializzare
in cinque diverse linee di staminali, capaci tra l'altro
di dare origine a cellule nervose, di ossa e del muscolo
cardiaco. L'embrione dal quale e' stata
prelevata la cellula e' stato poi impiantato
in utero e si e' sviluppato fino alla nascita
di un topo. La tecnica e' assai simile a quella
della diagnosi
genetica pre-impianto, che non e' pero'
priva di rischi per lo sviluppo successivo del feto
Ma questo metodo non ha alcuna possibilita'
di essere considerato eticamente accettabile poiche'
presenta dei rischi per l'embrione. Una percentuale,
per quanto piccola, puo' essere danneggiata
dall'estrazione e morire. Per tale motivo e'
stata bocciata dal Comitato pro life statunitense.
Il Comitato di bioetica della Casa Bianca ha gia'
dichiarato tutto cio' inaccettabile.
Il secondo metodo invece – quello elaborato
nei laboratori del Mit (Massachussetts Institute of
Technology) – si chiama "trasferimento
di nucleo alterato", ed e' una procedura
che ricorda da vicino la tecnica usata per la clonazione,
con la differenza che non si genera un embrione clonato.
Il nucleo della cellula adulta viene modificato in
modo che quando si combina con l'ovulo non possieda
abbastanza elementi per generare un embrione. Si genera
una massa disorganizzata e incompleta di cellule che
ha la capacita' di produrre cellule staminali.
Lo si puo' paragonare a un tumore, e in effetti
in natura c’e' un tipo di tumore che gli
assomiglia molto e che pure genera cellule staminali:
e' il cosiddetto "teratoma", tumore
che si genera negli ovociti. Le modifiche che vengono
fatte al nucleo sono profonde e rendono impossibile
lo sviluppo dell'entita' che si e'
creata. La forma stessa che essa assume non e'
quella caratteristica di un embrione. Il Comitato
di bioetica ha gia' deliberato di approvare
l'uso di fondi pubblici per la sperimentazione
di questo metodo su animali. b
Non sono ubbie retrograde, quindi, quelle di
chi pretende di vedere vita umana da proteggere dove
per altri ci sarebbe solo "materiale genetico".
Lo dimostra quella parte del mondo scientifico impegnata
nella ricerca di soluzioni eticamente sostenibili.
Quella strada e' in un certo senso obbligata,
ma non semplice. E i giornalisti italiani schierati
sul fronte del ‘no’ spesso si lasciano
trascinare dalla vis polemica e cadono in grossi errori
culturali con spregio dell'etica della informazione.
TuttoScienze (l'inserto della Stampa) dello
scorso 7 settembre, riportava uno studio dell'Universita'
di Losanna sulle staminali di origine fetale per curare
ustioni gravi nei bambini (pubblicata nella rivista
Lancet del 3 settembre) (c) presentandolo
come uno studio sull'uso di staminali embrionali.
Svarione notevole, oltre che incomprensibile. Lancet
parla chiaramente di "fetal skin"ottenuta
nel modo seguente: Fu richiesta alla madre prima della
interruzione di una gravidanza alla 14 settimana di
gestazione, la donazione di 4 cm2 di pelle del feto,
prelevati con un ago, che hanno permesso la creazione
di una enorme banca di cellule di pelle fetale sufficienti
a produrre parecchi milioni di tratti di cute (9x12
cm) per uso terapeutico. Queste cellule fetali, applicati
a cinque bambini in piu' riprese sui tratti
di cute ustionati, hanno permesso di ricostruire pelle
normale senza lasciare cicatrici, come si verifica
invece con gli usuali trapianti di pelle. Ma l'articolista,
Ezio Giacobini, coglie il destro per una vibrata e
inutile filippica sui poveri italiani che, per colpa
dei divieti della legge 40, non potrebbero accedere
a quella tecnica terapeutica. Ignora, evidentemente,
che in Italia la ricerca sulle staminali fetali e'
libera purche' non si metta a rischio la vita
dell'embrione.
(P.R.)
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a)
In questa stessa linea l'Istruzione Donum vitae
in cui si riconosce che "il Magistero non si e'
espressamente impegnato su un'affermazione d’indole
filosofica" per affermare la tutela morale della
vita nascente (I, 1).
b) William Hurlbut, docente di biologia dell'Universita'
di Standford, in California, membro del consiglio di
bioetica istituito dal presidente George W. Bush nel
2001, intervista ad Avvenire di Elena Molinari 20 ottobre
2005
c) Hohlfeld J, et al. Tissue engineered fetal skin constructs
for pediatric burns. Lancet 2005;366:840-42. |
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La
parola ai lettori |
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Riceviamo
dal Prof. Gian Carlo Avanzi
Universita' del Piemonte Orientale
Dipartimento di Scienze Mediche
Via Solaroli 17, 28100 Novara, tel 39-321-3733848;
Fax 39-321-3733841 |
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Gentile
professor Rossi
Sono contento nell'aver appreso che ha pubblicato
sul forum il contenuto della mia email, lo avessi saputo
prima avrei certamente articolato meglio il mio pensiero.
Sono stato, mi perdoni l'irriverenza, molto contento
anche per il consenso che ha suscitato.
Venendo alla sua lunghissima risposta, di cui veramente
la ringrazio, le rivelero', sperando di stupirla,
che non si puo' che essere largamente d’accordo
su gran parte del suo contenuto. Visto che pero'
mi chiede di darle delle risposte, lo faccio
volentieri.
Perche' si e' reso necessario disciplinare
con una legge gli interventi invasivi sull'embrione
umano? Anch’io sono dell'opinione che si
debba regolamentare la cosa, assolutamente. Ma non nel
modo in cui lo fa la legge attuale. E’ un problema
assai complesso che secondo me non si puo' risolvere
tout-court con una legge come questa. Il problema di
fondo e' la definizione dello stato giuridico
dell'embrione e del feto. Dal punto di vista scientifico
si conoscono, con buona
precisione, tutte le tappe dello sviluppo embrionale
ma quando si puo' parlare di vita o di persona?.
Ci sono delle ipotesi… Alcuni scienziati propongono
di fare risalire l'inizio della vita allo sviluppo
del sistema nervoso, altri a quello cardiaco e via discorrendo.
Chi crede, meglio, chi e' cattolico, ha una concezione
propria dell'inizio della vita che puo'
non essere condivisa da chi non crede. Il dibattito
dovrebbe essere condotto sulla definizione dell'embrione
in termini etici, filosofici e giuridici. Se Lei afferma
che un embrione e' un essere umano allora ritiene
che debba avere un riconoscimento giuridico, un codice
fiscale e gli stessi diritti di un figlio. Non tutti
pero' sarebbero d’accordo su una definizione
di questo tipo, non solo, ma nel caso questa configurazione
giuridica avesse luogo, vi sarebbe, come vi e',
una contraddizione profonda con la legge sull'aborto
che permette di "uccidere" un embrione,
anzi un feto che e' molto piu' sviluppato,
non riconoscendo a quest’ultimo diritto prevalente
rispetto alla volonta' della madre.
La legge recente non ha chiarito per nulla questa contraddizione,
anzi l'ha acuita.
Sul rispetto di un'etica della ricerca, sfonda
una porta aperta. Chi non riconosce che la ricerca sugli
esseri umani debba sottostare a delle regole ben precise!!!!
Certamente. Ma il concetto di fondo e' sempre
lo stesso: l'embrione e' gia' un essere
umano? Evidentemente per lei lo e', molti altri,
come me, hanno dei dubbi in proposito.
Sono poi del tutto d’accordo sul fatto che le
multinazionali del farmaco siano brutte e cattive mentre
mi compiaccio che ci siano scienziati che, giustamente,
denuncino all'opinione pubblica le nefandezze
che sono state compiute sui pazienti da parte di uomini
di scienza prezzolati al fine di avere dei vantaggi
economici ingenti dalla immissione sul mercato di nuovi
farmaci anche se piu' efficaci o innovativi.
Il solo fatto che esistano scienziati disonesti o criminali
non dovrebbe portare a pensare che l'uso delle
cellule staminali embrionali sia al servizio di questi.
Gli scienziati criminali ci saranno sempre, come vi
saranno i politici ladri o i medici truffatori indipendentemente
dal fatto che si possano utilizzare cellule staminali
embrionali per fare ricerca. Einstein e Fermi ci hanno
insegnato che anche le scoperte migliori per l'umanita'
possono essere foriere di dolore e distruzione, questo
indipendentemente da chi le ha fatte del tutto in buona
fede.
Sul pensiero scientifico che e' relativo non vi
e' dubbio, molte delle conoscenze che si acquisiscono
sono provvisorie, domani qualcuno potra' dimostrare
che quella ipotesi o teoria era sbagliata….esistono
tuttavia delle verita' scientifiche la cui provvisorieta'
dura da molti decenni o secoli, come la teoria Galileiana.
Gli scienziati sono sempre in attesa ansiosa di novita'
e accettano con interesse una scoperta anche se confuta
le proprie teorie o quelli che venivano ritenuti dogmi.
Mi permetto di osservare che questo non vale per la
Chiesa Cattolica.
Con i piu' cordiali saluti
Gian Carlo Avanzi
Gentile professor Avanzi,
Grazie della sua bella e articolata risposta. In essa
ci sono due punti che mi permetto di sottolineare e
commentare: 1) "la definizione dello stato giuridico
dell'embrione e del feto […] Alcuni scienziati
propongono di fare risalire l'inizio della vita
allo sviluppo del sistema nervoso, […]";
2) "esistono tuttavia delle verita' scientifiche
la cui provvisorieta' dura da molti decenni o
secoli, come la teoria Galileiana. Gli scienziati sono
sempre in attesa ansiosa di novita' e accettano
con interesse una scoperta anche se confuta le proprie
teorie o quelli che venivano ritenuti dogmi. Mi permetto
di osservare che questo non vale per la Chiesa Cattolica."
1) Cosa si puo' intendere con la parola "vita"?
Dal punto di vista biologico potremmo dire che e'
vita tutto cio' che e' capace di auto-riprodursi,
dagli organismi unicellulari all'uomo, indipendentemente
dai meccanismi impiegati e dal livello di specializzazione.
Nel caso in cui "Alcuni scienziati propongono
di fare risalire l'inizio della vita allo sviluppo
del sistema nervoso, altri a quello cardiaco e cosi'
via " essi evidentemente non si riferiscono ad
una definizione biologica perche' l'embrione
ha una enorme forza di auto-moltiplicazione intrinseca,
indipendente e continua dal momento della fecondazione,
fino al suo completo sviluppo. La fecondazione segna
pertanto l'inizio biologico della vita.
Possiamo invece dire che le affermazioni sopra riportate
si rifanno piuttosto a punti di vista prevalentemente
di ordine filosofico senza presentare al riguardo alcuna
documentazione scientifica (che sarebbe per altro impossibile).
Allora, e' giustificato ricercare quale "senso"
dare alla parola "vita" in ambito filosofico
o razionale, in altre parole rimanendo nell'ambito
della natura umana, e quindi evitando commistioni improprie
con le verita' di fede. Seguendo tale ordine credo
che si possa convenire su quanto gia' disse Aristotele,
che l'essenza della natura umana e' quella
di un essere razionale. Tale affermazione, dopo le conoscenze
acquisite con le scoperte di paleontologia e di genetica
umana, potrebbe essere espressa nei seguenti termini
piu' precisi e attuali: a) nel genoma dell'uomo
sono gia' iscritti quegli elementi che concorrono
alla costituzione della persona dell'essere umano,
i quali si rendono manifesti progressivamente, in grado
e in tempi diversi, nello sviluppo dell'individuo.
In relazione al loro ordine temporale di comparsa, essi
potrebbero essere all'incirca cosi' elencati:
la individualita' e unicita' genetica, il
linguaggio, le relazioni parentali, il simbolismo verbale,
la razionalita', la liberta', il senso morale,
il senso del bello, l'arte, il senso del sacro,
la paura della morte, il desiderio dell'infinito
o di Dio. Rimane aperta la questione se l'origine
biologica della vita coincide con quella della persona.
A me sembra giusto dal punto di vista scientifico accettare
tale coincidenza perche' il genoma e' completo
dal suo inizio. A cio' consegue la scelta filosofica
che assegna la dignita' che compete alla persona
il cui valore e' infinito perche' l'essere
umano
si pone come tale all'apice di tutti i viventi.
Questa scelta e' fatta propria da un esteso numero
di non cattolici (definiti impropriamente laici) i quali,
da un lato respingono l'assolutismo del relativismo
mascherato come tolleranza (ognuno ha la sua propria
verita', per cui non esiste la verita')
della cultura dominante, mentre dall'altro riconoscono
la necessita' di conservare il reale simbolismo
dei termini e la fondatezza delle verita' comuni.
2) Nel secondo punto sono esemplificati due tipi di
conoscenza, quella scientifica e quella religiosa. La
prima riguarda le cose del mondo fisico, la seconda
tratta delle cose dello spirito. Molti scienziati ritengono
che nella interpretazione materialista della realta'
si realizzi maggiormente la oggettivita' della
scienza. Tale concetto e' erroneo e fondato sull'equivoco
della uniformita' della conoscenza. Equivoco messo
in luce in tutta la sua profondita' da Blaise
Pascal (grande scienziato, ha risolto per primo alcuni
problemi di geometria analitica, ha inventato e costruito
la prima calcolatrice automatica) nel magnifico frammento
793 delle Pense'es: "La distanza infinita
che corre tra il corpo e l'intelletto simboleggia
la distanza infinitamente piu'
infinita che corre tra l'intelletto e la carita',
( ) c poiche' questa e' soprannaturale.[…].
La grandezza delle persone che vivono la vita dell'intelletto
e' invisibile ai re, ai ricchi, ai capitani, a
tutti questi grandi della carne. La grandezza della
sapienza che viene da Dio, e' invisibile alle
persone carnali e agli uomini di pensiero. Sono tre
ordini di diverso genere.[…..]. Tutti i corpi,
il firmamento, le stelle, la terra e i suoi regni, non
valgono il piu' piccolo degli intelletti; poiche'
l'intelletto conosce tutta queste cose, e se stesso;
e i corpi nulla. Tutti i corpi, insieme, e tutti gli
intelletti insieme, e tutte le loro produzioni, non
valgono il piu' piccolo moto di carita'.
Questo e' un ordine infinitamente piu' alto.
Da tutti i corpi insieme non si potrebbe far uscire
un piccolo pensiero: e' impossibile; e'
di un altro ordine. Da tutti i corpi e da tutti gli
intelletti insieme non si potrebbe trarre un solo moto
di vera carita': cio' e' impossibile
(poiche' questa carita') e' di un
altro ordine, di un ordine soprannaturale".
I dogmi tutelati dalla Chiesa Cattolica non possono
essere confrontati con le verita' scientifiche.
I primi sono "verita' di fede", che
non hanno alcun senso per coloro che non credono nella
rivelazione ma che non possono essere modificati da
chicchessia perche' rappresentano la verita'
rivelata all'uomo direttamente da Dio nelle parole
del Figlio e rese comprensibili dall'azione continua
dello Spirito. Essi riguardano il senso ultimo nella
vita di ogni uomo, da cui nessuno puo' ritenersi
esente perche' tutti dovranno incontrarlo con
la morte fisica. Dio e' ben al di sopra di ogni
falsificazione e verificabilita' scientifica.
I secondi, come Lei giustamente afferma non sono dogmi
ma verita' sempre verificabili. Gli equivoci tra
scienza e fede possono verificarsi quando i rappresentanti
dell'una o dell'altra travalicano i confini
del proprio sapere.
Concordo con il suo ironico accenno su Galileo, e riporto
su questa vicenda due punti pubblicati nella newsletter
n. 14: rubrica Parola ai lettori in "Ricerca scientifica
e vincoli etici" (www.foliacardiologica.it):
I."Assurdo e senza fondamento affermare che
la Chiesa respinge qualsiasi tentativo di progresso;
basta leggere la bellissima Lettera a Madonna Cristina
di Lorena, Granduchessa di Toscana, del 1615, di Galileo;
ecco alcuni passaggi:" [...], se si deve stimar
che il ciel si muova oppure stia fermo S. Agostino (Tagaste,
Numidia, 354 - Ippona, attuale Algeria, 430) ha replicato
che per sapere se le cose stiano cosi', occorrono
ricerche razionali molto delicate e laboriose (In Genesim
ad literam, II,10) […]. Io direi quello che intesi
da persona ecclesiastica costituita in eminentissimo
grado [il cardinal Baronio], cio' e' l'intenzione
dello Spirito Santo essere d'insegnarci come si vadia
in cielo, e non come vadia il cielo"."
II."La Revisione del caso Galileo. Nel 1820
il Sant'Uffizio revoco' la condanna del copernicanesimo.
Lo fece sulla base delle scoperte di due astronomi italiani,
GB Guglielmini, che diede la prima dimostrazioni fisica
della rotazione della terra (1792), e G Calandrelli
che dimostro' la sua rotazione intorno al sole
(1806). Nel 1835 il Dialogo sui Massimi Sistemi di Galileo
non e' piu' messo nell'indice dei libri
proibiti. Il 10 novembre 1979 il papa Giovanni Paolo
II affermava:" La grandezza di Galileo e'
a tutti nota come quella di Einstein; ma a differenza
di questi che oggi onoriamo di fronte al collegio cardinalizio
nel nostro palazzo apostolico, il primo ebbe molto a
soffrire - non possiamo nascondercelo - da parte di
uomini e di organismi della Chiesa. Il Concilio Vaticano
II ha riconosciuto e deplorato certi indebiti interventi:
"Ci sia concesso deplorare - e' scritto al
n. 36 della Costituzione conciliare Gaudium et spes
- certi atteggiamenti mentali anche tra i cristiani,
derivati dal non aver sufficientemente percepito la
legittima autonomia della scienza, e che, suscitando
contese e controversie, trascinarono molti spiriti a
tal punto da ritenere che scienza e fede si oppongano
tra loro". A ulteriore sviluppo di quella presa
di posizione del Concilio, io auspico che teologi, scienziati
e storici, animati da un sincero spirito di collaborazione,
approfondiscano l'esame del caso Galileo e, nel leale
riconoscimento dei torti da qualunque parte provengano,
rimuovano le diffidenze che quel caso tutt'ora frappone,
nella mente di molti, alla fruttuosa concordia fra scienza
e fede, fra Chiesa e mondo". Il 31 ottobre 1992,
i risultati del lavoro della commissione (istituita
nel 1981), furono presentati dallo stesso Pontefice
alla Pontificia Accademia delle Scienze. Il rapporto
chiarisce che nel 1616 e nel 1632 l'astronomia era in
un momento di transizione e gli studiosi di Sacra Scrittura
fecero della confusione in materia di cosmologia. Di
fatto, Galileo non aveva dimostrato in maniere rigorosa
il moto della terra, ma i teologi sbagliarono nel loro
giudizio sui suoi insegnamenti (documenti pubblicati
nel 1996). Ecco alcuni passaggi del discorso papale:"
Se la cultura contemporanea e' caratterizzata
da una tendenza allo scientismo, l'orizzonte culturale
all'epoca di Galileo era contrassegnato da una particolare
formazione teologica […], che fu una delle cause
della condanna di Galileo. La maggior parte dei teologi
non coglievano la distinzione formale tra la Sacra Scrittura
e la sua interpretazione, il che li indusse a trasporre
indebitamente nel campo della dottrina della fede una
questione di fatto rilevante della ricerca scientifica"
(n. 9). " A partire dal secolo dei lumi fino ai
nostri giorni, il "caso" Galileo ha rappresentato
una specie di mito […]. Questo mito ha avuto un
ruolo culturale considerevole; ha infatti contribuito
a radicare numerosi scienziati in buona fede nella convinzione
che ci fosse incompatibilita' tra lo spirito della
scienza e la sua etica di ricerca, da un lato, e la
fede cristiana dall'altro. Una tragica incomprensione
reciproca e' stata interpretata come il riflesso
di una opposizione costitutiva fra scienza e fede. Le
chiarificazioni cui si e' giunti grazie ai recenti
studi storici ci permettono di affermare che tale doloroso
equivoco appartiene ormai al passato" (n.10). Molte
scoperte della scienza contemporanea sono cosi'
complesse che e' difficile stabilire con certezza
il loro grado veritativo, ma, nondimeno cio' che
di meglio si puo' sperare da una teoria scientifica
e' che essa sia almeno seriamente e solidamente
fondata."
Mi auguro vivamente di poter continuare il nostro amichevole
e stimolante dialogo.
Con i piu' cordiali saluti
Paolo Rossi |
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Indice
generale degli argomenti pubblicati nelle newsletter
archiviate nel sito: www.foliacardiologica.it |
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n. 20– maggio 2005
L'OCCULTAMENTO DELLA VERITÁ MENZOGNE
E IGNORANZA NEL LOTTA REFERENDARIA
Cosa si nasconde dietro i quattro "si"
dei referendum: Joanna Rose vince la causa per conoscere
il padre La situazione in Italia primo e dopo la legge
40:
La richiesta dei radicali e dei fautori del "si"
e' paradossalmente contro il progresso scientifico
e cntro la salute della onna
Il manifesto del comitato Donne eVita: la Lege 40
ha posto fine alla sperimentazione selvaggia sulle
donne Erigere una diga con il non voto alla dissoluzione
morale che sara' prodotta dal "si"
con la convalida di chi vota "no" La diagnosi
genetica pre-impianto.Si al progresso scientifico,
ma senza rinunciare ai nostri valori. I fli a la carte'
di James Watson - Il miglioramento genetico dell'uomo
e' un incubo riduzionista
Il richiamo della coscienza
Le strane contraddizioni dei VIP
Mo i "no" per non andare a votare i referendum
abrogativi della legge 40. "Come connotare una
astensione responsabile"
n. 21– giugno 2005
- Sperimentazione Clinica e consenso impossibile:
Il consenso "difficile si contestualizza nei
reparti di terapia intensiva, in cui la sperimentazione
viene eseguita su pazienti che non sono in grado di
dare un consenso informato;
il valore della persona, il concetto di integrita'
secondo il principio di totalita' ase di ogni
sperimentazione dove Codici, linee guida e Comitati
Etici sono solo il punto di partenza;
Garanzie sono: la coscienza dello sperimentatore .
- In Difesa del senso morale contro gli abusi della
coscienza:
I temi discussi nella campagna referendaria sono stati
di grande rilevanza mora;
Tra le numerose peculiarita' emerse in questa
vicenda spicca il riferimento alla coscienza per giustificare
scelte contrapposte come la difesa e la mercificazione
degli embrioni umani;
Tipologia di coloro che si sono recati a votare;
Le due forme della coscienza e la forma che predispone
all'abuso morale
n. 22– luglio 2005
- Liberta' della scienza e etica
- La scienza non e' autoreferenziale
- Scienza - Tecnoscienza - Relativismo culturale ed
etico
n. 23–settembre 2005
- Trapianti e religioni del libro
- Accanimento terapeutico – Eutanasia
- I rischi dell'aborto chimico
- L'ootide, e' gia' vita umana
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di redazione |
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Direttori: Dott. Cleto Antonini, (C.A.),
Aiuto anestesista del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore
di Novara; Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.),
docente di bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze
Religiose di Novara e vice-presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.)
Primario cardiologo |
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Consulenti |
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Prof. Ilario Viano, Direttore dell'Istituto di Farmacologia
Clinica, Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita'
degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro.
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera
Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale
Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara |
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