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Forum di Bioetica
NEWSLETTER N. 16 - Gennaio 2005
In questo numero
La cura delle demenze in eta' avanzata: principi bioetici e atteggiamenti virtuosi (prima parte) pag. 2-5 : Nella raffigurazione odierna della vita sono assenti i valori di saggezza e discernimento propri della vecchiaia, che viene rappresentata solo come decadimento psico-fisico. Compito dell'etica e' ridonare il senso della vita alla senilita', anche nel decadimento della demenza senile. Don Pierdavide Guenzi.

Valore Clinico Dei Test Genetici e Deriva Eugenetica I Geni della Suscettibilita'
pag. 7-15 : Con i test genetici si possono ottenere informazioni diagnostiche o predittive utili ai fini terapeutici, mentre non si puo' conoscere la suscettibilita' alle malattie. Il forte incremento del loro uso apre nuovi problemi anche di natura morale, o perche' questi test servono ad una nuova forma di eugenetica per la selezione embrionale o perche' la loro prescrizione puo' costituire una violazione del codice deontologico. Prof Paolo Rossi.

Gli OGM
pag. 6 : solo alcuni numeri.

L'eugenetica light
pag. 16 : corrispondenza dell' avv. Dr Bruno Amadio
Intorno ai principi dell'Etica
 
La cura delle demenze in eta' avanzata: principi bioetici e atteggiamenti virtuosi
L'orizzonte di fondo all'interno del quale si situa la presente riflessione e' quello di coniugare l'utilizzo dei consolidati principi bioetici dell'autonomia, della beneficialita' e della giustizia con una maggiore attenzione agli atteggiamenti soggettivi implicati nell'accostamento globale all'evento della patologia demenziale e che chiamano in causa a vario titolo il paziente anziano, i vari care-givers, tra cui un rilievo assoluto e' conferito dai famigliari, e l'equipe curante. L'imporsi di patologie demenziali, come il morbo di Alzheimer, la cui diffusione, in ragione di piu' fattori, tra i quali l'incremento delle aspettative di vita, e' da prevedere in costante aumento nei prossimi anni, richiede una maggiore attenzione alla condizione anziana, come tempo della vita umana da risignificare, ma altresi' esposto, proprio da tali patologie, a fenomeni di ulteriore indebolimento e destituzione di senso. [a]

Da qui prende le mosse l'affondo ad alcune emblematiche questioni etiche, oggetto della seconda parte di questo contributo e l'ulteriore reperimento di una prospettiva globale capace di mostrare la responsabilita' etica di quanti, in ragione della prossimita' di vita, ma anche della presa in carico curativa di pazienti affetti da sindromi di demenza, sono chiamati ad accostarvisi. Un prezioso suggerimento, proveniente dal pensiero ebraico-cristiano, chiudera' queste riflessioni. In questa prima parte dello studio si offrono alcune sintetiche linee di comprensione e interpretazione della condizione esistenziale dell'anziano, che fungono da orizzonte complessivo all'interno del quale collocare piu' precise indicazioni etiche, trattate nelle restanti sezioni che saranno offerte nelle news-letter successive.
La condizione anziana e la sua destituzione di senso
Nel codice culturale dell'Occidente la condizione anziana presenta una duplice ed irriducibile dimensione che la connota sia come tramonto, fine e sfiorire della vita, sia nei termini del culminare dell'esperienza vitale quale compimento esistenziale meritevole di considerazione per la saggezza che essa comporta. Tale duplice paradigma e' celato nella stessa terminologia proposta nelle lingue classiche; nell'espressione latina senectus [senex] che sottintende lo sbocco patologico del volgere dell'esistenza verso la morte, e in quella greca geras [geron], modellata su di una radice indicante l'onore e la celebrazione di una condizione di particolare, quella della vecchiaia, vista come figura di valore dell'esistenza compiuta. [b]

Questa oscillazione semantica tra culmine e tramonto della vita coglie nel segno indicando, da una parte, la permanente ambiguita' propria di ogni vecchiaia, tanto da relegarla, particolarmente nella nostra cultura dominata dal mito dell'onnipotenza e dell'efficienza soggettiva, nella sospensione di ogni significato positivo, e, dall'altra, la necessita' di integrare la vecchiaia nel tempo reale della vita per acquisire nel trascorrere degli anni e nella continua capacita' di dare senso ad essi, l'arte che predispone all'invecchiamento.
A questa arte che impone, come ricorda Salvatore Natoli, di superare la tentazione del volgersi allo specchio della nostalgia e la presa di distanza da un "irrecuperabile ideale di se'", precisi ostacoli vengono dalla attuale concezione dei valori assegnati alla vita, che finiscono per associare all'anziano una perdita di status sociale, con un conseguente e consapevole disagio psichico di fronte all'irrompere dell'insensatezza della senescenza, alla quale si cerca di far fronte prevalentemente con l'ausilio della tecnica.

Lucidamente anticipatrici a questo proposito sono le parole di Romano Guardini, significativo interprete della cultura cristiana del XX secolo, che attorno agli anni '50 denunciava la perdita di un senso possibile per la condizione anziana: l'uomo di oggi "ha dimenticato del tutto in che cosa consista il significato stesso della vecchiaia. Al suo posto ha collocato l'immagine vaga di una vita che si prolunga, nella quale la forma di vita del giovane funge da norma. Della vecchiaia si parla solo riferendosi alle limitazioni che comporta, per esempio, dicendo che in quell'eta' si e' meno efficienti, meno elastici. In fondo il vecchio non sarebbe altro che un giovane sminuito; e tutto questo si collega con la fiducia nell'abilita' dei medici a prolungare la vita, e con la fiducia in metodi terapeutici la cui efficacia sarebbe "miracolosa", senza dimenticare le mistificazioni della moda e della cosmesi. La conseguenza e' che in tutta la raffigurazione odierna della vita sono assenti i valori della vecchiaia, cioe' la saggezza nelle sue diverse forme, i comportamenti che risultano dalla progressiva trasparenza della vita, dalla capacita' di discernimento e di giudizio. Anche la vecchiaia e' vita. Essa non indica soltanto l'esaurirsi di una sorgente dalla quale non sgorga piu' nulla; ne' l'affievolirsi di una vitalita' che in precedenza era forte e tesa; bensi' essa stessa e' vita con una propria configurazione e con un proprio valore>> [c]

La disamina critica di Guardini, tuttavia, non tiene conto di un aspetto che si ripercuote sulla stessa possibilita' di dotare di senso la senilita' e che viene, quasi impietosamente, sottolineato dalle patologie demenziali che affliggono in misura crescente il processo di invecchiamento: lo smarrimento di fronte allo sfaldamento progressivo della lucidita' che restituisce, in maniera ancora piu' drammatica che in passato, agli occhi delle persone che vivono accanto agli anziani la penosita' del tramonto dell'esistenza, gettando preoccupanti interrogativi sulla stessa propria vita. [d]
La chiave etica fondamentale si colloca dunque su questo livello: continuare a considerare la vita di chi e' affetto da demenza una vita degna di essere vissuta negli elementi positivi e qualitativi di cui essa resta dotata e di accompagnarla nel suo declino verso il momento della morte con la certezza che anche questo ultimo segmento non e' destituito di senso, ma affidato alla responsabile cura di chi ne riconosce l'insopprimibile valore che in esso si impone allo sguardo carico di rispetto. (PDG)
[a] Il dato appare gia' dalla ricerca del 1994: Psicologia dell'invecchiamento ed epidemiologia della demenza: uno studio di popolazione, a cura di S. DELLA SALA, A.M. ZOTTI, Pavia, Fondazione Clinica del Lavoro Edizioni, 1994 (Quaderni di Medicina del Lavoro e Medicina Riabilitativa, 30). Per un iniziale orientamento etico della problematica cfr. M. SOLDINI, V. ACCETTELLA, S. BURGALASSI, La bioetica e l'anziano. Prospettive e garanzie per una salute globale dell'anziano alle soglie del nuovo millennio, Acireale, ISB, 1999; P. CATTORINI, R. SALA, Anziani, in Nuovo Dizionario di Bioetica, a cura di S. LEONE, S. PRIVITERA, Roma-Acireale, Citta' Nuova-ISB, 2004, pp. 64-68; G. RUSSO, Anzianita' (terza eta'), in Enciclopedia di Bioetica e sessuologia, a cura di ID., Leumann-Torino, Elledici-Celar-CIC, 2004, pp. 236-240; J.C. HARVEY, Bioetica geriatria, in Enciclopedia di Bioetica, pp. 353-356.

[b] Cfr. S. NATOLI, La felicita' di questa vita. Esperienze del mondo e stagioni dell'esistenza, Milano, Mondatori, 2001 (Oscar Saggi, 694), pp. 131-135

[c] R. GUARDINI, Le eta' della vita. Loro significato educativo e morale, Milano, Vita e Pensiero, 1986 (ed. or. 19574) (Sestante, 2), pp. 80, 100

[d] Non diversamente il filosofo Claudio Ciancio sottolinea tale senso di gravosita' degli impegni richiesti e di smarrimento da parte dei famigliari di fronte all'evoluzione delle patologie di demenza senile: "Anzitutto, una riorganizzazione dei ritmi della vita, ma poi anche una modificazione radicale e psicologicamente molto costosa del rapporto col malato, una modificazione che ha anche una grande portata culturale: significa, infatti, rinuncia al primato della razionalita' e della comunicazione verbale per entrare in un rapporto in cui prevalgono l'affettivita' e forme di comunicazione non verbale (emotiva-affettiva). Ma, piu' ancora, di fronte alle soglie piu' elevate di smarrimento della personalita' si richiede ai parenti un innalzamento delle riserve di eticita' (proprio in un tempo in cui esse si vanno esaurendo) che consentano di attribuire ancora un senso al loro impegno di assistenza; e forse, piu' che di riserve di eticita', si deve parlare di un qualche atto di fede al di la' di ogni constatazione empirica" [Prefazione, in M. DOGLIOTTI, E. FERRARIO, P. LANDRA, F. SANTANERA, I malati di Alzheimer. Dalla custodia alla cura, prefazione di C. Ciancio, Torino, UTET Libreria, 1999 (Strumenti per le Scienze della Formazione, "Persona e societa': i diritti da conquistare"), p. VII].
 
 
Gli OGM
 
 
Dilemmi etici
 
Valore Clinico Dei Test Genetici e Deriva Eugenetica I Geni della Suscettibilita'
Il termine test genetico ha significati diversi. Nella pratica clinica con tale termine si definisce l'analisi di un gene, del suo prodotto o della sua funzione o l'analisi di un altro DNA o dei cromosomi, finalizzata ad individuare o ad escludere un'alterazione verosimilmente associata con una malattia genetica. Ogni molecola di DNA di una persona e' un possibile diario di eventi futuri, piuttosto che la memoria del passato. L'analisi della doppia elica e' ormai a portata di mano, dice Bruno Dallapiccola, Direttore dell'Istituto Gregorio Mendel e genetista medico all'Universita' La Sapienza di Roma, "e lo dimostrano alcune recenti novita', come il prototipo italo-francese del superchip al silicio, che consentira' di esaminare il Dna in brevissimo tempo. Ma non tutte le analisi di questo tipo sono uguali e ugualmente fattibili". Esistono infatti diversi tipi di test genetici ("genetiche sono le caratteristiche scritte nel Dna delle cellule sessuali o germinali; quindi, ereditabili"). In relazione alla finalita' i test genetici si possono classificare in:

Test diagnostici si effettuano sulle persone che hanno, o si sospetta che abbiano, una particolare malattia; il quesito che tentano di risolvere e' se il paziente abbia o non abbia una determinata malattia, e non se la sviluppera' in un certo momento della sua vita.

Test presintomatici, quando identificano il rischio di sviluppare una malattia in futuro in una persona non affetta al momento dell'analisi e che appartiene ad una famiglia nella quale uno o piu' individui hanno una malattia ad esordio tardivo. Un risultato patologico dell'analisi indica che quella persona e' destinata a sviluppare la malattia ad un certo momento della sua vita, ammesso che viva sufficientemente a lungo.

Test rivolti all'identificazione dei portatori individuano le persone che presentano un rischio riproduttivo aumentato per alcune malattie recessive comuni, sia attraverso gli screening di popolazione (ad es. talassemia nell'area del Mediterraneo), sia con gli screening a cascata, sui familiari dei pazienti affetti da malattie comuni in certe popolazioni (ad es. fibrosi cistica nei Caucasici) o nelle consanguinee, non affette, dei maschi con malattie recessive legate al cromosoma X (ad es. ritardo mentale da FRAXA).

Test genetici predittivi riguardano numerose affezioni comuni, nelle quali il rischio di malattia e' aumentato o ridotto, ma con un livello di accuratezza molto piu' basso, rispetto a quello degli altri test genetici (ad es. ApoE4 e malattia di Alzheimer, polimorfismi del recettore delle chemochine e AIDS). Sono stati identificati numerosi polimorfismi che conferiscono suscettibilita' a queste malattie, e sono stati descritti alcuni meccanismi che spiegano la loro interazione con l'ambiente. Tuttavia, la maggior parte di questi alleli si associa a rischi modesti e non con la certezza di sviluppare quella malattia.

Test genetici dedicati
alle malattie comuni, che affliggono oltre la meta' della popolazione adulta e si associano ad elevata mortalita' e morbilita'. Un piccolo numero di loro rappresenta il sottotipo mendeliano di una malattia comune; il relativo test genetico ha un importante valore diagnostico ed e' utile nella definizione del rischio. Sono illustrativi gli esempi dei tumori della mammella (BRCA-1 e BRCA-2), i tumori del colon (poliposi familiare - FAP - e tumore ereditario non poliposico - HNPCC), la malattia di Alzheimer (proteina precursore della B-amiloide - APP - e presenilina -1 e -2) e il diabete (diabete del giovane ad esordio nell'eta' matura - MODY-1, -2 e -3).

In pratica, tutti i test genetici si occupano di condizioni ereditarie, ma mentre le prime tre tipologie stabiliscono rispettivamente chi e' gia' malato, chi lo sara' e chi e' portatore sano, i test di suscettibilita' decretano una probabilita', a volte molto incerta, di ammalarsi. Perche' questa differenza? Da una parte, si esaminano patologie in cui vale la trasmissione diretta del difetto dai genitori ai figli, ovvero gene malato = malattia. Dall'altra, invece, patologie multifattoriali, cui concorrono piu' geni e anche fattori ambientali; in altre parole, gene malato = rischio di malattia.
 
Esplosione dei test
Molti test, pur essendo venduti ed utilizzati nei laboratori privati, non sono in grado di fornire risposte di valore clinico, sia perche' molte malattie sono geneticamente eterogenee e non sono ancora noti tutti i geni causali, sia perche' i test correnti spesso non sono in grado di identificare le mutazioni (fino al 75% dei casi).

Alcune indagini nazionali hanno dimostrato che la domanda di test genetici aumenta di circa il 30% o piu' ogni anno (Dallapiccola et al., 2000). Fenomeno in preoccupante crescita in Italia dove, nel 2002, sono state compiute la bellezza di 230 mila indagini cromosomiche, il 31,5% in piu' rispetto al 2000. Si aggiungono le 164 mila diagnosi molecolari o geniche. Quelle che ci dicono se siamo portatori di mutazioni nel Dna tali da determinare malattie o di esporci al rischio di svilupparle. L'aumento della domanda e' del 42 per cento. Il censimento, unico nel suo genere in Europa, e' stato curato dall'Istituto Mendel e dalla Sigu, la Societa' italiana di genetica umana. Il problema piu' grave collegato alla lievitazione di test che possono rivelare se avrai un bimbo con la sindrome di Down, se sei portatore di fibrosi cistica o se sei a rischio di ammalarti di cancro, cuore o diabete (in quest'ultimo caso si parla di test predittivi), e' che raramente le diagnosi vengono accompagnate dalla consulenza di uno specialista.

Attualmente nessun test genetico di predittivita' tumorale e' appropriato per lo screening dei soggetti sani della popolazione generale (1-3). Questo non significa che i test genetici tumorali non abbiano significato clinico, ma semplicemente che vanno applicati con criterio. Una persona che possiede una mutazione in uno dei sei geni conosciuti correlati al cancro del colon presenta fino al 100% di possibilita' di sviluppare la malattia. Ignorare questo dato comporta un rischio quasi certo di sviluppare il cancro del colon. La caratterizzazione della mutazione "costringera'" il soggetto positivo a programmare una serie di controlli regolari e a rimuovere ogni lesione che dovesse formarsi nel colon, prima della sua degenerazione maligna e/o della sua disseminazione. In questo caso la probabilita' di ammalarsi di una malattia clinicamente conclamata si avvicina allo zero.

Un recente studio olandese effettuato su un campione di donne (35/68) a rischio di cancro della mammella (stimato in circa 25-50%) da mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, che, essendo risultate positive al test si erano sottoposte a mastectomia bilaterale preventiva, ha rivelato nessun caso di diffusione del tumore in un arco di tempo superiore a 27 mesi, periodo che risulta staticamente significativo in base all'attesa (4). La mastectomia si puo' tuttavia evitare, a patto di intensificare i controlli strumentali e funzionali.

In alcune situazioni, come nel caso della distrofia miotonica, il test predittivo puo' diventare prognostico, in quanto fornisce con elevato grado di certezza, la storia naturale del paziente anche molti anni prima che si manifestino i sintomi (addirittura nella vita fetale) (5).
   
  I geni della suscettibilita' e il nuovo concetto prognostico
 
 
I test genetici suscitano delicati quesiti di natura morale poiche' aprono un nuovo campo di applicazione medica e possono essere utilizzati o con finalita' terapeutiche o preventive oppure motivare scelte di selezione embrionaria.

La complessita' delle ricadute etiche provocate dall'introduzione su larga scala dei test genetici si rende ancor piu' evidente considerando il fatto che la medicina molecolare ha introdotto nella pratica clinica una nuova forma di prognosi, basata sulla possibilita' di identificare i geni della suscettibilita'. Cio' aumenta le capacita' di allertare il paziente potenziale che ad un certo momento della sua esistenza, con una certa probabilita' o quasi con certezza, si ammalera' di una malattia di maggiore o minore gravita'.

L'analisi dei geni della suscettibilita' alle malattie comuni sta invece spingendo nel mondo della medicina milioni di persone che non hanno nessuna esperienza delle malattie. Se da un lato, una parte di loro potra' trarre beneficio dalle informazioni ricevute ed essere indotta ad attivare programmi di prevenzione, molti altri saranno spinti nella classe degli unpatients. Questo termine e' stato utilizzato per identificare persone che non sono pazienti, nel senso che non stanno ricevendo cure, e neppure non-pazienti, nel senso che non sono esenti da tutte le condizioni medicalmente rilevanti. Si tratta, di fatto, di soggetti che rientrano in una nuova categoria di persone, che attendono o scrutano ogni possibile sintomo di malattia, organizzano la loro esistenza attivando programmi di monitoraggio clinico e di laboratorio e alcuni di loro diventeranno "malati immaginari" e svilupperanno sintomi psicosomatici.



Il diritto di sapere
Molte diagnosi statistiche hanno un carattere intrinseco di approssimazione: i loro esiti si possono avverare oppure no. Intanto, l'esistenza di chi subisce il test e dei suoi cari viene alterata: in linea di massima, dunque, il diritto di non sapere e' fondamentale, ma non sempre possibile.

II diritto di non sapere e' proprio di ogni cittadino italiano, in quanto riconosciuto dalla Convenzione europea di biomedicina e ratificata dal nostro Paese. Tuttavia, le informazioni genetiche sono strutturalmente condivise con tutti gli altri membri dello stesso gruppo biologico: se uno di loro richiede le informazioni relative a un altro, ai fini di una corretta diagnosi, si riferisce a un dato di proprieta' "comune. E in caso di rifiuto, come si supera il problema? II Garante per la privacy e' gia' intervenuto in una situazione analoga, stabilendo che le informazioni devono essere comunicate.

Al di fuori del nucleo familiare. invece i dati sul Dna devono essere confidenziali: il rischio, infatti, e' che vengano usati contro di noi. La Convenzione europea di biomedicina e la Dichiarazione universale sul genoma umano, cosi' come le norme vigenti in Italia e in altri Paesi europei, vietano ogni utilizzo discriminatorio dei dati genetici. Ma negli Stati Uniti accade sempre piu' spesso che essi siano richiesti nell'ambito di pratiche assicurative o di assunzione. Pressioni analoghe si avvertono in Europa. Il rischio di una societa' "castale", dove le persone vengono classificate in base alla loro costituzione genetica, puo' divenire concreto. A livello nazionale e comunitario, la raccolta di informazioni e' legittima solo se finalizzata alla tutela della salute dell'interessato, o ad accertate necessita' di ricerca scientifica. Il diffondersi di banche genetiche, tuttavia, pone ulteriori problemi, soprattutto quando vengono costituite per finalita' di Polizia.
   
  Illeciti morali derivanti dalla rivoluzione genetica
 
 

La medicina molecolare si trova nella necessita' di riconsiderare la natura dei benefici e degli abusi prodotti dalla rivoluzione genetica. Questi abusi, gia' in atto, possono costituire illeciti morali; vediamolo con degli esempi:


1. La via britannica alla riduzione embrionaria
> Un commercialista di Bristol possiede il gene della suscettibilita' al cancro del colon. In seguito al suo appello, l'Autorita' britannica per l'embriologia e la fecondazione assistita (Hfea) ha stabilito che i portatori del gene del cancro del colon possono praticare la selezione eugenetica. Scegliere tra i propri figli allo stato embrionale, i non portatori di questo male che si sviluppa in genere oltre i trenta o i quaranta anni ed e' curabile se diagnosticato in tempo. Eliminare di conseguenza quelli destinati in un lontano giorno ad ammalarsi. Non e' difficile prevedere che la decisione dell'Hfea sara' condivisa da altri Paesi visto il favore che gode nell'opinione pubblica l'eugenetica "buonista" (non tollerare sofferenze nemmeno se curabili) che in questo caso si concilia anche con l'utilitarismo dello Stato. L'eliminazione di quel cinquanta per cento di portatori del difetto in questione potrebbe diminuire il numero di malati che graveranno sul bilancio della pubblica sanita'. Il commercialista di Bristol ha di fatto esteso i criteri della selezione eugenetica. Mentre nel caso della sentenza di Catania, contro il ricorso dei due genitori talassemici, il male avrebbe colpito i figli dalla nascita, qui il concetto si e' rapidamente allargato, il commercialista di Bristol non tollera che suo figlio possa forse ammalarsi di cancro, percio' "quel" figlio non deve nemmeno nascere. Magari sarebbe stato per quei quaranta anni un uomo felice, amante della vita, con dei figli amatissimi, non sarebbe mai morto di cancro e, curato in tempo, come accade oggi, sarebbe arrivato vivo e vegeto agli ottant'anni.

gli illeciti morali insiti in tale vicenda si compendiano facendo riferimento ai diritti naturali dell'essere umano (vedi newsletter n. 3) e ai principi della bioetica personalista (vedi newsletter n. 9):

-
I diritti naturali discendono dalla legge naturale universale, quella che trae le norme, i criteri dell'agire umano direttamente dalla natura specifica dell'uomo, quella cioe' di un essere composto, animale e razionale. Tre inclinazioni naturali fondamentali fanno da guida alla ragione per cogliere il bene (ed evitare il male):
> perseverare nell'essere
>
conservare la specie
> conoscere la verita'.
L'uccisione del figlio perpetrata dal commercialista di Bristol e' un atto che viola non solo il diritto alla vita, proprio di ogni essere umano, ma rinnega le tre inclinazioni naturali dell'uomo poiche' ha interrotto l'essere del figlio, ha agito contro la verita' e la conservazione della specie. La verita' e' stata offesa in tanti modi, quali: una conoscenza scientifica di probabilita' e' stata trasformata in certezza (non dimostrata),

- la paura per la propria vita e' stata proiettata su di un altro mascherandola con un falso principio umanitario (evitare una possibile sofferenza dell'altro),

- si e' arrogato un diritto non posseduto, quello di decidere della vita di un altro essere umano.

- L'Autorita' britannica ha emanato una legge che e' iniqua, anche se approvata da una maggioranza parlamentare; e' iniqua anche se si adegua al relativismo morale e alle consuetudini della societa'. La legge britannica e' iniqua poiche' e' in netto contrasto con i diritti naturali riconosciuti in tutti i consessi internazionali, anche se poi gli stessi diritti vengono in gran parte disattesi o calpestati nella pratica civile. La legge britannica e' iniqua perche' legalizza un comportamento che e' inammissibile in ogni coscienza retta e sincera.

- La frase "Brunetta c'e'", piu' volte echeggiata in Italia per merito soprattutto di Giuliano Ferrara, non e' equivoca, bensi' e' univoca. Significa: ci sono, sono contento di esserci, ero un embrione talassemico, ho curato la mia malattia e sono felice a 40 anni con la mia famiglia (il presidente dei talassemici italiani, ha scritto e dichiarato queste cose). Rivendica, semplicemente il suo diritto alla vita, contro la sopraffazione degli adulti trincerati nel loro spietato egoismo. Dichiara, troviamo il modo di curare la talassemia, senza scartarmi, come giusta alleanza degli embrioni e dei diritti alla cura del malato.


2. La deriva deontologica dei test genetici in gravidanza
Ad una giovane donna di Roma, nella sua prima gravidanza, il ginecologo ha prescritto un test genico per la determinazione di due alleli la cui presenza potrebbe predisporre al rischio di una trombosi coronarica. La prescrizione sembra essere stata motivata dal riscontro nell'anamnesi familiare di un genitore morto probabilmente d'infarto del miocardio (non accertato). Il risultato positivo del test, non associato ad alcun giudizio chiarificatore di un genetista, ha gettato nel panico la donna che chiedeva quali provvedimenti prendere per la prevenzione o correzione del rischio.




Attuali conoscenze sulla genetica e rischio cardiovascolare
La genetica molecolare sta rapidamente modificando la comprensione e il trattamento delle malattie cardiovascolari, anche evidenziandone la enorme complessita'. Tuttavia il significato funzionale delle variazioni genomiche deve essere ancora definito. Questa informazione ha permesso ai ricercatori di eseguire approfondite analisi quantitative e statistiche sui dati genomici ed anche di classificare i geni in base alla funzione presunta. Un inventario esauriente dell'espressione genica ha stabilito fino ad oggi che sono 27 000 i geni che regolano le funzioni normali e patologiche nel sistema cardiovascolare Tale enorme numero di geni e' suddiviso in gruppi situati in loci specifici dei cromosomi. Le conoscenze fino ad oggi acquisite si possono considerare primordiali rispetto alle prospettive che aprono, costituiscono come l'infanzia della genetica molecolare nonostante il gran numero di studi (>1000) eseguiti in tutto il mondo. Non esistono ne' sono per il momento possibili con le tecniche attuali, studi epidemiologici che abbiano valutato il significato di rischio di certi test genetici (6).




Implicazioni etiche
Ricercare il gene della suscettibilita' di malattie cardiovascolari e' del tutto non giustificato dal punto di vista scientifico, del tutto inutile a scopi terapeutici e del tutto illecito dal punto di vista morale, sia nella popolazione generale e maggiormente in gravidanza, tanto piu' che si creano preoccupazioni e falsi allarmi.
(P. R.)

 
  BIBLIOGRAFIA
  1) Evans DG, Maher ER, Macleod R, Davies DR, Craufurd D. Uptake of genetic testing for cancer predisposition. J Med Genet 1997; 34: 746-8.
2) Toribara NW, Sleisenger MH. Screening for colonrectal cancer. N Engl J Med 1995; 332: 861-6.
3) Wijnen JT, Hans FA, Meera Khna P, et al. Clinical findings with implications for genetic testing in families with clustering of colonrectal cancer. N Engl J Med 1998; 339: 511-8.
4) Meijers-Heijboer H., Verhoog L., Brekelmans C., van Geef A., Seynaeve C., van den Ouweland A., Majoor-Krakauer D., devilee P., Klijn J.: Prophylactic surgery in BRAC1/2 mutation carriers: predictive factors and follow-up.Am. J. Hum. Genet.,65, (Suppl.) A22, 111 (1999).
5) Gennarelli M, Novelli G, Andreasi Bassi L, et al. Prediction of Myotonic dystrophy clinical severity based on the number of intragenic [CTG]n trinucleotide repeats. Am J Med Genet 1996; 65: 342-7.
6) Gibbons GH, Liew CC, Goodarzi MO, Rotter JI, Hsueh WA, Siragy HM, Pratt R, Dzau VJ. Markers of Malign Across the Cardiovascular Continuum: Interpretation and Application Genetic Markers Progress and Potential for Cardiovascular Disease. Circulation. 2004;109:IV-47 - IV-58.
 



La parola ai lettori
Avv. Bruno Amadio b.amadio@studiobonatti.it

Venerdi' 7 Gennaio 2005 18:02

Caro Paolo,
l'argomento della diagnosi prenatale (che puo' preludere ai c.d. aborti terapeutici) mi sembra molto ben trattato anche per i non esperti ed e' oggi tema veramente cruciale.
Perche' se prescindiamo da chi abortisce per motivi futili o economici, e consideriamo invece le aspettative e speranze che la scienza apre, oggi si rischia di indurre all'aborto anche una fascia molto ampia di genitori che indulgono, come ben scrivi, ad una eugenetica light.
E la responsabilita' dei medici mi sembra molto grande (ci sono anche casi di malformazioni annunciate che poi si sono rivelate infondate o comunque da ridimensionare).
Un caro saluto
Bruno
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Direttori: Dott. Cleto Antonini, (C.A.), Aiuto anestesista del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore di Novara; Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.), docente di bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara e vice-presidente del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.) Primario cardiologo
Consulenti
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Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara
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Ospedale Maggiore di Novara
 

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