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NEWSLETTER
N. 26
DICEMBRE
2005 |
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IN
QUESTO NUMERO: |
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Indice
analitico degli argomenti pubblicati nelle newsletter
precedenti; pag: 11-12; tutte archiviate nel sito |
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La
parola ai lettori |
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ALIMENTAZIONE
E IDRATAZIONE, FINO A QUANDO?
-
Quando l'alimentazione si definisce "artificiale"?
e' artificiale in rapporto al beneficio attuale
conosciuto e circostanziato per quel paziente
- La nutrizione e l'idratazione dei
pazienti non autosufficienti, incapaci di alimentarsi
comporta l'obbligo morale di provvedervi?
In ambito sanitario l'obbligo morale e'
rivolto a sostenere la vita che si ha di fronte
- Definizione e diagnosi, secondo l'American
Academy of Neurology e AMA (1989, 1990), della sindrome
vegetativa persistente
- Non e' possibile trovare soluzione
al di fuori di una contemporanea riflessione sulla
natura scientifica e antropologica dell'uomo
- Il Magistero si e' pronunciato su
questo punto in diverse occasioni
- Il parere del Comitato Nazionale di Bioetica |
del
Dr. Cleto Antonini pag.
2-6 |
Applicare la 194 per salvare la vita e la salute della
madre e del suo bambino:
-
La pillola che uccide
- Diffusione dell'aborto chimico negli
States
- Complicazioni cliniche, entita' del
rischio
- Oscurantismo e verita' scientifiche,
morti da shock settico irreversibile
- Lo stress psicologico dell'aborto,
la sindrome post-abortiva
- L'Ivg non protegge la salute mentale
della madre |
del
Prof. Paolo Rossi pag. 7-10 |
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Intorno
ai principi dell'Etica |
ALIMENTAZIONE E IDRATAZIONE, FINO A QUANDO? |
E' certamente un argomento non nuovo
all'interesse pubblico, specialmente dopo la
vicenda di Terry Schiavo, che ha riportato alla cronaca
temi di interesse etico quali:
* il sostegno alla vita in ogni sua forma ed espressione
* l'autonomia di scelta connesso al problema
dei "decision maker"
* il costo e la partecipazione alla spesa sanitaria
nell'ottica di distribuire risorse finite
* l'accanimento terapeutico e/o l'eutanasia
La news letter n.23 aveva trattato questo ultimo
punto, invece e' mia intenzione soffermarmi
sui punti precedenti.
Quando l'alimentazione si definisce
"artificiale"?
E' il punto di forza dei sostenitori
della sospensione della nutrizione e dell'idratazione
che la considerano principio terapeutico e come tale
la sua inefficacia ne legittima la sospensione. Non
e' un virtuosismo tornare alla semplicita'
della definizione del termine, anzi rappresenta proprio
una necessita' per riordinare una materia su
cui si e' fatta tanta confusione. L'alimento
e' il quantum che serve a mantenere in vita
un essere "vivente" (dal Diz. Garzanti),
e' mezzo necessario al sostegno dell'organismo
che attraverso le sue funzioni rende possibile la
realta' biologica del corpo, che a sua volta
e' strettamente connessa alla vita personale.
Non c’e' vita personale fuori dalla realta'
corporale. Cio' che mina l'integrita'
del corpo attenta anche la vita della persona. E'
un binomio naturalmente inscindibile che filosofi,
teologi e antropologi riconducono al concetto dell'unita'
duale corpore et anima proprio della dimensione ontologica
dell'essere. Siamo partiti dal concetto biologico
di nutrimento per arrivare alla sua giustificazione
metafisica, altrimenti non possibile quando relazioniamo
oggetti nella loro collocazione empirica con l'ordine
connesso alla dimensione della vita umana. L'assunzione
di alimenti diviene l'oggetto morale perche'
e' connesso con la responsabilita' di
sostenere la vita umana. E' sottoposta al dovere
soggettivo e oggettivo di difendere la vita personale
intesa come dono ricevuto.
La nutrizione e' artificium non in relazione
all'oggetto primo: la natura dell'alimento,
come miscela di glucidi, aminoacidi, lipidi, oligoelementi,
vitamine ed elettroliti, prodotti di laboratorio e
tantomeno alla modalita' di somministrazione
diverso da quello orale: sng, Peg, cervicostomia,
digiunostomia.
Ma e' artificiale in rapporto al beneficio attuale
conosciuto e circostanziato per quel paziente secondo
il principio di beneficialita' che orienta la
decisione clinica a intraprendere come ad interrompere
la nutrizione.
I termini della questione: la nutrizione
e l'idratazione dei pazienti non autosufficienti,
incapaci di alimentarsi comporta l'obbligo morale
di provvedervi? In ambito sanitario l'obbligo
morale e' rivolto a sostenere la vita che si
ha di fronte, con un significato che non e'
solamente relazionale, ovvero sottoposto a giudizio
soggettivo sulla qualita' della vita (Qdv),
ma che poggia invece, sulla giustificazione ontologica.
Oggi la medicina ha reso possibile che un paziente
incapace di autoalimentarsi possa vivere, quando idratato
e curato, come e' nel caso dello stato di incoscienza.
La decisione di sostenere tale condizione non riguarda
solamente l'etica, ma deve tener conto del contributo
che deriva dalla medicina di conoscere la prognosi
e predire la reversibilita' dello stato di coma.
Per esempio nessuno accamperebbe dubbi sulla reversibilita'
dello stato di incoscienza di un paziente sottoposto
ad anestesia, col recupero successivo della capacita'
giuridica una volta terminato l'effetto. Ma
quando ci si riferisce alla encefalopatia ischemica
postanossica che esita nella Sindrome Vegetativa persistente
(S.V.P.), alle malattie neurologiche degenerative
progressive ( demenze senili, Alzheimer..), allo pseudocoma
psichiatrico, alla Sclerosi Laterale
Amiotrofica (SLA), i termini del problema sono certamente
piu' complessi.
La Sindrome Vegetativo Persistente e'
la realta' piu' conosciuta dopo la vicenda
di Terry Schiavo alla quale abbiamo dedicato alcuni
commenti nelle precedenti news letter.
La definizione secondo l'American Academy of
Neurology e AMA (1989, 1990): per sindrome vegetativa
persistente s’intende uno stato di incoscienza
persistente caratterizzato dall'apertura degli
occhi con periodi di veglia e cicli di sonno/veglia
fisiologici, dove il paziente non e' autocosciente
e non manifesta di possedere relazioni consapevoli
con l'ambiente. La condizione clinica e'
quella di un paziente vigile con occhi aperti, movimenti
afinalistici, segni di masticazione, suzione, movimento
del capo verso lo stimolo senza capacita' di
fissazione dello sguardo, sorriso senza apparente
motivo, suoni gutturali incomprensibili, spasticita',
contratture, incontinenza urinaria e fecale, dove
sono risparmiate la termoregolazione e le funzioni
vitali respiratoria e cardiocircolatoria da cui lo
stesso appellativo di S. Vegetativo Persistente. La
diagnosi e' clinica, i segni morfologici come
l'atrofia cerebrale sono aspecifici; senz’altro
c’e' ancora molto da conoscere riguardo
la prognosi a distanza, soprattutto quando poi accade
che a volte il paziente in coma si risveglia. In alcune
casistiche e' ammesso un 43% di falsi positivi.
Lo studio riferisce che nei casi secondari a trauma
negli adulti la percentuale di rimanere in SVP passa
dal 52% a 3 mesi, al 30% a 6 mesi, al 15% ad un anno
di osservazione (1).
In ogni caso la prognosi sul singolo paziente "non
puo' essere assolutamente certa" (2).
La questione etica nasce quando si deve gestire la
nutrizione, le complicanze, come le malattie insorgenti
in rapporto alla erronea supposizione, pertanto non
dimostrabile, che il paziente con sindrome vegetativa
persistente in nessun momento e' consapevole
di se' e dell'ambiente che lo circonda
e non ha capacita' di provare dolore o sofferenza.
Al contrario di questa affermazione non possiamo escludere
la possibilita' di un ridotto livello di consapevolezza,
come di percezione del dolore e delle emozioni quando
e' documentata la sofferenza fisica da denutrizione.
Non e' possibile trovare soluzione al di fuori
di una contemporanea riflessione sulla natura scientifica
e antropologica dell'uomo.
Nell'etica personalista cattolica la definizione
dell'essere persona non e' legata tanto
alla capacita' attuale di esercitare disposizioni
personali (come sostenuto dalle etiche personaliste
relativiste), quanto piuttosto alla sua natura di
essere umano e percio' definita "ontologica".
Ne consegue che la dignita' personale non e'
data dall'espressione di certe facolta',
che potrebbero anche mai essere esercitate a causa
della malattia, ma dal valore proprio dell'individuo.
Possiamo concludere che il paziente con sindrome vegetativa
persistente e' sempre una persona: pertanto
dovra' ricevere tutto cio' che e'
appropriato alla sua dignita' secondo un principio
di proporzionalita' dell'intervento in
rapporto al maggior bisogno di cura (3).
Negli Usa il costo dell'assistenza ai pazienti
con SVP assume proporzioni enormi con 10-25000 nuovi
casi l'anno, pertanto e' forte la spinta
economicista che condiziona la decisione di sospendere
l'alimentazione per i pazienti biologicamente
resistenti che non hanno modo di migliorare, anticipandone
cosi' la morte (4).
Questo atteggiamento, condiviso anche da alcuni bioeticisti,
e' stato recepito da giuristi che hanno licenziato
ordinanze ad hoc (vedi il caso Cruzan e Terry Schiavo).
L'opinione pubblica, condizionata dall'informazione
della cultura della morte risulta piu' favorevole
all'estensione di questo principio a comprendere
fasce sempre piu' ampie di pazienti come i "cognitively
disabled" (Alzheimer, ritardati mentali) (5).
Il magistero si e' pronunciato su questo punto
in diverse occasioni.
La nutrizione artificiale non e' moralmente
richiesta nei malati terminali (6,7).
In questi casi Il ricorso alla nutrizione artificiale
avviene secondo un giudizio clinico circa l'evoluzione
negativa della malattia stessa, che non risulta essere
influenzata dalla somministrazione degli alimenti,
in questo caso puo' considerarsi futile e quindi
non sottoposta ad obbligo morale (7).
Curare nei casi di futilita' rappresenta un
"accanimento terapeutico" che va contro
il bene del paziente o addirittura nei casi di gravosita'
un atto di maleficenza. Quindi il criterio di futilita'
rappresenta un fatto di specificazione del principio
di beneficialita' (8).
Giovanni Paolo II ha posto attenzione all'integrita'
del corpo ed al significato di un unico individuo
(9). L'obbligo
di sostenere l'alimentazione poggia sulla supposizione
che la vita umana e' anche corporale e pertanto
attraverso la realta' del corpo struttura la
persona intera. Le persone con SVP non sono malati
terminali. Cio' di cui necessitano per sopravvivere
sono i principi minimi di cui ognuno ha bisogno secondo
lo standard minimo dovuto. Dal discorso di Giovanni
Paolo II (9):
1) un uomo anche se gravemente malato o disabile,
nell'esercizio delle sue piu' elevate
funzioni e' e sempre sara' un uomo, mai
diverra' un vegetale o un animale.
2) Esiste un diritto della persona malata perfino
nello SVP alle cure di base, come la nutrizione, l'idratazione,
l'igiene personale e la fisioterapia.
3) L'alimentazione anche se somministrata con
mezzi artificiali ha un significato naturale nel preservare
la vita, quindi e' ordinaria e proporzionale
e pertanto moralmente obbligatoria.
4) E' necessario resistere alla cultura che
relaziona la vita umana alla qualita' della
vita e promuove azioni positive che tendono a supportare
la vita piuttosto che a porvi termine
5) E' necessario supportare le famiglie interessate
secondo il principio di solidarieta'.
Il problema della medicina e' di definire la
possibilita' di reversibilita' dello stato
di coma o quello dello stato vegetativo permanente
in termini prognostici, questo pero' e'
solo un termine della questione che ha una valenza
etica, antropologica, filosofica, teologica e poi
non ultima giuridica. Considerare la nutrizione artificiale
come trattamento medico e' stato posto per la
prima volta dall'AMA nel 1986, in riferimento
al paziente in stato di coma irreversibile. La giurisprudenza
Americana ha poi fatto propria questa considerazione
per estenderla ai casi di pazienti in stato vegetativo
persistente e con demenza senile. Un documento dell'American
Academy of Neurology pone 4 condizioni per definire
la Nutrizione artificiale quale trattamento medico
(10):
1) la scelta del metodo in riferimento alla stima
dei benefici possibili
2) la gastrostomia come atto chirurgico
3) la monitorizzazione delle infezioni in caso di
Peg (percutaneus esofagus gastrostomy)
4) il giudizio di tollerabilita' della nutrizione
Nel passato si e' ricorso all'uso del
termine "ordinario e straordinario" in
riferimento all'idratazione e all'alimentazione,
poi recentemente e' invalso il concetto di appropriatezza,
in relazione alla proporzione del trattamento con
la condizione clinica del paziente e la sua prognosi.
I Vescovi Cattolici di Pensilvania ribadiscono l'obbligo
morale di usare i mezzi ordinari in quanto (11):
1) accessibili
2) non richiedono sforzi e non costituiscono sofferenza
3) non necessitano di un costo superiore
La distinzione si basa non sulla reperibilita'
ed accessibilita' della cura ma su considerazioni
soggettive pesate sul paziente, in rapporto al beneficio
generato rispetto ai possibili svantaggi. Solo una
forzatura semantica puo' considerare la nutrizione
e l'idratazione attraverso la stomia un trattamento
medico, quando invece si tratta di un bisogno fisiologico
universale. La medicina che non e' capace di
riconoscere questo principio a fondamento della stessa
professione apre una strada pericolosa che porta a
giustificare la cura solo in vista di un miglioramento
dei parametri fisiologici che prolungano la vita,
piuttosto che ricomprenderla in una visione olistica
della persona, disumanizzando l'assistenza sanitaria
(12).
Il Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) nel
delineare lo stato di dipendenza del paziente in SVP
pone l'attenzione sulla necessita' d’uso
di tecnologie non sofisticate, poco costose e di facile
accesso, che hanno un alto contenuto umano.
Questa condizione clinica non altera la dignita'
della persona o la pienezza dei loro diritti, quindi
non e' possibile affievolire il loro diritto
alla cura, che deve essere tanto maggiore quanto piu'
grande e' la necessita'. La nutrizione
e l'idratazione sono doveri etici perche'
indispensabili per garantire le condizioni fisiologiche
di base per vivere e non rappresentano atti medici
in senso proprio perche' ordinari e proporzionati,
dispensati a domicilio anche dagli stessi familiari.
La sospensione va nell'ordine di una crudele
forma di abbandono del malato. L'unico limite
e' riferito alla capacita' di assimilazione
dell'organismo e allo stato di intolleranza.
La cura ha una forte valenza umana, e' segno
di civilta' caratterizzato da forte solidarieta'
nei confronti della condizione di vulnerabilita'.
Non possiamo 5 ricondurre la decisione di curare/non
curare, assistere/non assistere un malato alla fredda
logica utilitarista del bilanciamento dei costi e
dei benefici o al calcolo della qualita' della
vita altrui nell'ottica della convenienza e
dell'opportunita', annichilendo il senso
di responsabilita' solidale vero gli altri.
Il CNB conclude nell'inapplicabilita'
delle dichiarazioni anticipate di trattamento di sospensione
dell'alimentazione quale atto omologabile sia
eticamente che giuridicamente ad un intervento eutanasico
attivo, illecito sotto ogni profilo (13).
Cleto Antonini
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| Bibliografia |
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1)
Andrews R, Murphy L et al: Misdiagnostic of the vegetative
state, retrospective study in a reabilitation unit.
Brit. Med J 1996, 373:13-16
2) Wede DR. Ethical issue in diagnosis and management
of patient in the persistent vegetative state. Brit.
Med. J. 2001, 322:352-354
3) Sgreccia E. Ne' accanimento, ne' eutanasia
Lateran University Press. Roma 2002 p.60
4) Higashi K., sokata Y. Et al. Epidemiological studies
on the patients with a persistent vegetative state.
J. neurol neurosurg. Psichiat. 1977,40:876-885
5) Callahan D. On feeling the dying. Hasting Center
Report 1983:Octob: 22
6) Pio XII. The prolongation of life. Discorso del 24
novembre 1957 in ASS 1958, 4(4):395-396
7) Report on the artificial Prolongation of the life.
Ponificial Academy of Sciences 5/12/1985.
8) Pellegrino E.D: Le decisioni al termine della vita:
uso ed abuso del concetto di futilita'. Medicina
e Morale 2002/5: 867-895
9) Pope John Paul II’s. discorso del 20 Marzo
2004
10) Position of the American Academy of Neurology on
certain aspects of the care and management of the PSV
patients. Neurology 1989, 39: 125-126
11) Dichiarazione dei Vescovi Cattolici di Pensilvania:"Nutrizione
ed Idratazione" Considerazioni morali. Medicina
e Morale 1992 4,739-763
12) Gigli G.L. Lo stato vegetativo "permanente"
oggettivita' clinica, problemi etici e risposta
di cura. Medicina e Morale. UCSC 2002/2, 207-228
13) L'alimentazione e l'idratazione dei
pazienti in Stato Vegetativo Persistente. Parere del
30/9/2005, Comitato Nazionale di Bioetica. |
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Dilemmi
etici |
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Applicare
la 194
per salvare la vita e la salute della madre e del suo
bambino |
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Questa
richiesta, fatta proprio dal mondo cattolico, rappresenta
un importante punto di arrivo della coscienza civile
ed anche un approccio rivoluzionario.
Terminata la guerra di trincea e le barricate contro
l'aborto, i cattolici si sono resi conto che
per contrastare con piu' efficacia la "strage
degli innocenti" e' necessario, seguendo
l'esempio di Madre Teresa di Calcutta, entrare
nei consultori per poter parlare con le mamme in difficolta'
e per aiutarle non solo con consigli amichevoli ma
sopratutto con il sostegno morale, psichico ed economico.
Dalla entrata in vigore della 194, in Italia sono
stati praticati 4 milioni e 350 mila aborti, un bambino
non nato ogni tre che hanno visto la luce. Una cifra
spaventosa anche per i radicali e per le femministe
piu' esagitate. Sbandierare la interruzione
volontaria della gravidanza come un "diritto
civile delle donne", (come e' stato fatto
in questi giorni da coloro che si oppongono alla intenzione
governativa di applicare la 194 anche nella parte
che prevede iniziative per la prevenzione dell'aborto),
non e' solo un falso ma e' il contrario
della verita'. L'aborto costituisce sempre
un trauma fisico e psichico anche se viene fatto con
le pillole abortive. Per la legge 194 la gestante
deve rivolgersi a un consultorio, o a una struttura
sociosanitaria abilitata, per svolgere i necessari
accertamenti medici (mentre i medici devono aiutarla
a rimuovere le cause che la spingono all'aborto).
Un tale percorso, con una pausa di riflessione richiesta
alla donna di 7 giorni, e' difficilmente compatibile
con l'uso della Ru 486, che prevede tempi molto
ristretti.
La pillola che uccide.
La Ru 486 e' un prodotto chimico
a base di mifepristone, un potente antiormonale che
interrompe l'annidamento dell'embrione
nell'utero e provoca l'aborto. Anche la
cosiddetta pillola del giorno dopo e' un preparato
che impedisce all'embrione umano di impiantarsi
nell'utero. Ma mentre questa deve essere presa
entro e non oltre 72 ore dal rapporto sessuale fecondante,
la Ru 486 puo' essere presa sempre per via orale
fino al 49esimo giorno dall'ultimo ciclo mestruale.
Tre giorni dopo, la donna deve assumere un'altra
sostanza chiamata misoprostol, che provoca le contrazioni
necessarie per espellere l'embrione. Dopo dieci
giorni e' necessaria un'ultima visita
di controllo. Nel 5% dei casi si rende necessario
ugualmente un aborto chirurgico. In alcune casistiche
la percentuale di fallimenti sale all'8%. A
Cuba il tasso di fallimenti e' arrivato fino
al 16%.
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Diffusione
dell'aborto chimico negli States |
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Dopo
cinque anni di commercializzazione della "pillola
abortiva", l'aborto chimico viene effettuato
negli Usa solo in bassissime percentuali: nel 6% dei
casi secondo il New York Times, nel 3% secondo
riviste specializzate. Il motivo lo spiega l'Alan
Guttmacher Institute, l'istituto di ricerca collegato
alla potente Planned Parenthood of America, l'Associazione
di Pianificazione Familiare americana che nelle sue
cliniche garantisce entrambe le procedure (quasi agli
stessi prezzi) e ha fortemente promosso in questi anni
l'uso della pillola abortiva: "L'aborto
chimico non e' un processo facile per le donne
che vi si sottopongono: causa perdite di sangue talvolta
piu' pesanti di quelle mestruali e, in alcuni
casi, effetti collaterali 7 piu' pronunciati rispetto
a quelli dovuti ad aborto chirurgico. Molte donne provano
inoltre disturbi gastrointestinali (come nausea, vomito,
crampi e diarrea) che durano da poche ore a diversi
giorni. Altri effetti collaterali possono includere
emicrania, vertigini e brividi".
I dubbi clinici emergenti progressivamente non possono
essere oscurati dai paraocchi ideologici, proprio per
difendere la liberta' e la salute della donna. |
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Diffusione
dell'aborto chimico negli States |
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E'
del settembre 2001 la prima donna morta negli Usa dopo
una procedura di aborto chimico, a causa di una gravidanza
extrauterina, sulla quale il Mifeprex (nome con cui
la Ru 486 e' commercializzata negli Usa) non ha
alcun effetto, tranne quello di mascherarne i sintomi.
I primi aggiornamenti ufficiali su pesanti effetti collaterali,
a volte causa di morte per la donna, vengono diffusi
nell'aprile 2002 dalla Danco Laboratories, la
compagnia che distribuisce la pillola negli Stati Uniti.
Ma e' nel settembre 2003 con la morte per shock
settico di Holly Patterson, appena diciottenne, che
inizia una serie di azioni legali da parte dei genitori,
i quali vogliono accertare il ruolo della pillola abortiva
nella morte della figlia. La Food and Drug Administration
(FDA) e' stata costretta a modificare, per ben
due volte in otto mesi, le avvertenze che riguardano
il mifepristone, a seguito delle morti avvenute negli
Stati Uniti per shock tossico da Clostridium Sordellii
(rappresentato nelle figura). |
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Clostridium
Sordellii, che si trova nella naturale flora batterica
vaginale di una piccola percentuale di donne. |
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Inoltre
sottolinea come le donne decedute fossero tutte giovani
e in buona salute; nessuna di loro presentava visibili
complicanze, nemmeno la febbre, e l'unico sintomo di
cui si lamentavano era costituito da forti crampi addominali,
problema del tutto comune tra chi assume la pillola
abortiva. Morti, dunque, silenti e ingannevoli, asintomatiche
e rapide, contro cui e' stato impossibile lottare.
Connesse all'uso della pillola abortiva, oltre
ai casi americani – fino allo scorso novembre
erano tre per infezione, oltre a quella per gravidanza
extrauterina – ci sono altre due morti in Inghilterra,
una in Svezia e un'altra in Canada, quest’ultima
nel settembre 2001, dovuta ancora a shock settico da
infezione durante una sperimentazione clinica dell'aborto
chimico: a nulla servirono gli antibiotici in dosi massicce,
ne' un disperato intervento di asportazione dell'utero. |
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Oscurantismo
in Italia e verita' scientifica |
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In
Italia invece predomina l'oscurantismo ideologico
della gran parte dei mezzi d’informazione e i
sostenitori della pillola abortiva non ne vogliono sapere
dei fatti e delle cautele che i fatti stessi impongono.
Silvio Viale, il medico che per primo ha chiesto la
sperimentazione della Ru 486, e che si e' poi
candidato alla segreteria del Partito radicale, in un'intervista
apparsa sul "Secolo XIX" ha liquidato le
avvertenze espresse dalla FDA come "Balle messe
in giro dal movimento per la vita americano".
Sul New England Journal of Medicine, una delle testate
scientifiche maggiormente accreditate in campo internazionale,
e' apparso il primo dicembre un articolo del dr.
Michael Greene (a) professore alla Harvard
Medical School, che mette severamente in guardia dai
rischi dell'aborto chimico, e invita gli operatori
a usare la massima cautela. Come si puo' ancora
sostenere nei nostri mezzi d’informazione, giurando
a destra e a manca, che "la Ru486 un metodo "amichevole",
il piu' sicuro e il piu' indolore"?
Lo stress psicologico dell'aborto
(b)
Il dibattito sull'Interruzione volontaria della
gravidanza (Ivg), sia in Italia che nel mondo, ha sempre
riguardato le condizioni che potessero giustificarne
l'effettuazione. Si e' quasi sempre rimosso,
pero', il pensiero di cosa avrebbe potuto comportare
l'interruzione della gravidanza sia nel breve
tempo che a distanza di anni e quanto avrebbe condizionato
la vita psichica futura della donna. Dopo le prime osservazioni
degli anni 90’, da parte di psicologi statunitensi,
sono state effettuate anche in Italia alcune ricerche
mirate a un approfondimento della casistica e che hanno
condotto a delineare sostanzialmente i sintomi psichici
riconducibili a un pregresso intervento per Ivg. Nel
dizionario di psicologia (1994) di U. Galimberti, alla
voce "aborto" si legge: "[...] e'
frequente che il ricordo di aborti provocati in epoca
lontana e superati apparentemente senza difficolta',
ricompaia carico di sensi di colpa in occasioni di episodi
depressivi [...]".
Attualmente si possono considerare sufficientemente
definiti tre quadri clinici: la psicosi post-aborto,
lo stress post-aborto e la sindrome post-abortiva (spa).
Il primo insorge immediatamente dopo l'interruzione
della gravidanza, perdura oltre i sei mesi, ed e'
un disturbo di prevalente interesse psichiatrico. Per
il secondo si ha un'insorgenza dai tre a sei mesi
dalla data dell'Ivg ed e' il disturbo piu'
"lieve" finora osservato.
a Green
MF. Fatal Infections Associated with Mifepristone-Induced
Abortion NEJM 2005;353:2317-2318
b Pier Luigi Righetti e Dario Casadei: "Sostegno
psicologico in gravidanza", Edizioni Magi 2005.
In base alla sua esperienza a contatto con donne che
hanno interrotto la gravidanza, Casadei ha scritto pagine
molto documentate sulla sindrome post abortiva, che
provoca intense sofferenze. Tanto da mettere in dubbio
l'indicazione di Ivg per la salvaguardia della
salute mentale della madre, come invece stabilisce la
legge 194. |
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Le
sofferenze della sindrome post-abortiva |
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La
sindrome post-abortiva, invece, comprende un
insieme di disturbi che possono insorgere subito dopo
l'interruzione ma anche dopo diversi anni, in
quanto puo' rimanere a lungo latente a livello
inconscio. Pertanto non e' facilmente prevedibile
ne' riconoscibile. L'aborto e' ritenuto
evento traumatico in quanto: 1. produce uno stress tale
da creare dei disturbi alla vita psichica; 2. sopprime
gli elementi di identificazione con il bambino; 3. nega
la gravidanza, ma anche quella parte del se' che
si era identificata con il bambino/a. Rifacendosi agli
studi dell'Harvard Medical School, si ha il seguente
quadro clinico: disturbi emozionali (ansie, ecc.); disturbi
della comunicazione; disturbi dell'alimentazione;
disturbi del pensiero; disturbi della relazione affettiva;
disturbi neuro-vegetativi; disturbi della sfera sessuale;
disturbi del sonno; disturbi fobico-ansiosi; flashbacks
dell'aborto. Tali sintomi possono presentarsi
dai sei mesi ai due anni successivi all'Ivg (ma
anche oltre tale periodo) mediante due modalita':
1. su base acuta o cronica; 2. in assenza di sintomi
specifici. Insorgono in relazione con altri eventi stressanti
quali: nuova gravidanza; sterilita' secondaria;
aborto spontaneo; isterectomia; perdite affettive.
L'Ivg struttura processi difensivi di rimozione
o negazione che vanno a indebolirsi in modo significativo
in presenza di avvenimenti ricorrenti, quali l'anniversario
dell'interruzione, l'ipotetica data di nascita,
e tutta una serie di scadenze legate ad anniversari
e/o ricorrenze. Questo comporta l'abbassamento
della difesa primaria per cui la paziente si ritrova
di fronte al proprio aborto volontario con tutto il
bagaglio di angosce che ne derivano. Pertanto si puo'
affermare che piu' tempo trascorre tra l'Ivg
e la comparsa del quadro clinico tanto maggiore sara'
il senso d’angoscia. Infatti, piu' e'
lungo il periodo di negazione (quindi di strutturazione
della stessa) maggiore sara' il "peso"
clinico del problema. Tali affermazioni trovano ulteriore
conferma nell'importante lavoro della University
of Notre Dame di August (Minnesota) (Angelo, 1992),
il quale, oltre a definire il quadro clinico, fornisce
una percentuale approssimativa del 62% di insorgenza
della sindrome post-abortiva. |
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L'Ivg
non protegge la salute mentale della madre |
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Tutto
cio' e' una totale e netta smentita dell'assunto
teorico che la donna non soffra, ma che al contrario
provi sollievo nel liberarsi del proprio figlio non
nato. Anche se l'esistenza e la morte del suo
bambino non sono riconosciute da nessuno attorno a lei,
il legame che la lega a lui e' totalizzante e
traumatica ne e' la rottura, anche se spesso le
stesse pazienti non associano i sintomi della sindrome
post-abortiva all'aborto. Questo e' quanto
meno un rischio concreto che l'Ivg comporta e
che mette fortemente in dubbio l'indicazione di
interruzione volontaria al fine di salvaguardare la
salute mentale e l'integrita' psico-emotiva
della madre.
(continua)
Paolo Rossi |
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Indice
generale degli argomenti pubblicati nelle newsletter
archiviate nel sito: www.foliacardiologica.it |
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Segue
l'indice della Newsletter n. 19 |
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n. 20– maggio 2005
L'OCCULTAMENTO DELLA VERITÁ MENZOGNE
E IGNORANZA NEL LOTTA REFERENDARIA
Cosa si nasconde dietro i quattro "si"
dei referendum: Joanna Rose vince la causa per conoscere
il padre La situazione in Italia primo e dopo la legge
40:
La richiesta dei radicali e dei fautori del "si"
e' paradossalmente contro il progresso scientifico
e cntro la salute della onna
Il manifesto del comitato Donne eVita: la Lege 40
ha posto fine alla sperimentazione selvaggia sulle
donne Erigere una diga con il non voto alla dissoluzione
morale che sara' prodotta dal "si"
con la convalida di chi vota "no" La diagnosi
genetica pre-impianto.Si al progresso scientifico,
ma senza rinunciare ai nostri valori. I fli a la carte'
di James Watson - Il miglioramento genetico dell'uomo
e' un incubo riduzionista
Il richiamo della coscienza
Le strane contraddizioni dei VIP
Mo i "no" per non andare a votare i referendum
abrogativi della legge 40. "Come connotare una
astensione responsabile"
n. 21– giugno 2005
- Sperimentazione Clinica e consenso impossibile:
Il consenso "difficile si contestualizza nei
reparti di terapia intensiva, in cui la sperimentazione
viene eseguita su pazienti che non sono in grado di
dare un consenso informato;
il valore della persona, il concetto di integrita'
secondo il principio di totalita' ase di ogni
sperimentazione dove Codici, linee guida e Comitati
Etici sono solo il punto di partenza;
Garanzie sono: la coscienza dello sperimentatore .
- In Difesa del senso morale contro gli abusi della
coscienza:
I temi discussi nella campagna referendaria sono stati
di grande rilevanza mora;
Tra le numerose peculiarita' emerse in questa
vicenda spicca il riferimento alla coscienza per giustificare
scelte contrapposte come la difesa e la mercificazione
degli embrioni umani;
Tipologia di coloro che si sono recati a votare;
Le due forme della coscienza e la forma che predispone
all'abuso morale
n. 22– luglio 2005
- Liberta' della scienza e etica
- La scienza non e' autoreferenziale
- Scienza - Tecnoscienza - Relativismo culturale ed
etico
n. 23–settembre 2005
- Trapianti e religioni del libro
- Accanimento terapeutico – Eutanasia
- I rischi dell'aborto chimico
- L'ootide, e' gia' vita umana
n. 24–ottobre 2005
- Fidarsi della vita (prima parte): - L'essere
umano va rispettato come persona fin dal suo concepimento,
Evangelium vitae
- Alla ricerca di staminali "etiche" o
di finanziamenti pubblici? Giudizio etico della Commissione
di bioetica della Casa Bianca
- Quando nell'embrione inizia la vita, il dogmatismo
della Chiesa Cattolica contrasta la verificabilita'
delle teorie scientifiche anche se durano da secoli
come quella galileiana
- Il concetto di ‘vita’ dal punto di vista
biologico e da quello filosofico
- Diversi ordini di conoscenza per Galileo e per Pascal
- Revisione di Giovanni Paolo II del processo di Galileo
n. 25–novetobre 2005
- Fidarsi della vita (seconda parte): Il Concilio
vaticano II ha inteso mostrare prima che un'idea
filosofica della "persona", la sua consistenza
teologica ?
all'interno di questa prospettiva teologica
che trova la collocazione piu' appropriata la
tesi etica dell'indisponibilita' della
vita umana fin dai suoi inizio ? La dignita'
dell'embrione, cosi', non puo' essere
ricondotta esclusivamente al problema dell'individuazione
di un momento del suo sviluppo in cui appare meritevole
di rispetto, ma rimanda ai "rapporti di prossimita'
nei quali egli e' fin dall'inizio coinvolto"
- Teoria scientifica o ideologia e il problema morale
delle falsificazioni scientifiche nell'insegnamento
dell'evoluzione: Le scoperte scientifiche che
minano alla base la teoria e i falsi storici dell'evoluzionismo
radicale
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coloro che ricevono questa newsletter sono invitati
ad utilizzare la opportunita' offerta dal forum per
far conoscere il proprio pensiero su quanto letto
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Comitato
di redazione |
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Direttori: Dott. Cleto Antonini, (C.A.),
Aiuto anestesista del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore
di Novara; Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.),
docente di bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze
Religiose di Novara e vice-presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.)
Primario cardiologo |
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Prof. Ilario Viano, Direttore dell'Istituto di Farmacologia
Clinica, Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita'
degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro.
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera
Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale
Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara |
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con
il patrocinio di:
Ospedale Maggiore di Novara |
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