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Forum di Bioetica
NEWSLETTER N. 14 - Novembre 2004
Intorno ai principi dell'Etica
La Contraccezione del Giorno Dopo
E' tornato all'attenzione del pubblico il tema dell'aborto con l'autorizzazione a scopo sperimentale della RU 486 (mifepristone), presso alcuni centri clinici di rilevanza nazionale, tra cui l'azienda ospedaliera "S. Anna" di Torino (2002). Il farmaco e' gia' a disposizione in Francia dal 1988, in Inghilterra dal 1991, in Svizzera dal 1992 e piu' recentemente dal 1999 in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Spagna e Olanda.

Il ricorso alla sperimentazione in Italia, dopo anni di commercializzazione del prodotto in altri paesi suona come una sua strumentalizzazione politica al fine di introdurre il farmaco per la pratica dell'aborto. Vorrei rileggere la scheda del farmaco riconsiderando con l'effetto farmacologico, le indicazioni e gli effetti collaterali, con l'intenzione di ridimensionare la facile propaganda che promuove l'uso del prodotto all'interno di un orizzonte esclusivamente personale ed in ambito domestico. Si evidenzia gia' una prima dicotomia con la L.194 per la gestione in sicurezza della pratica abortiva che avviene attraverso l'accertamento di gravidanza ed del tempo di gestazione, il colloquio col medico, il rinvio ad una struttura pubblica, da cui uno spazio temporale per poter riflettere su questa decisione.

Il mifepristone e' un farmaco di sintesi competitivo per i recettori del progesterone. Il ruolo del progesterone e' determinante per lo stabilirsi della gravidanza e nel sostenere lo sviluppo dell'embrione. Interviene nella fase iniziale del ciclo mestruale quando e' secreto dal corpo luteo, determinando la decidualizzazione dell'endometrio, che permette l'annidamento dell'embrione in utero, in secondo luogo riducendo la responsivita' del miometrio uterino a fattori stimolanti come le prostaglandine e l'ossitocina ed infine determinando la chiusura del collo dell'utero e realizzando un feedback negativo sull'asse ipotalamo-ipofisi, inibendo quindi la liberazione di ormone luteinizzante che darebbe luogo ad un nuovo ciclo mestruale.

La produzione di progesterone ad annidamento avvenuto passerebbe poi alla placenta neoformata. Il mifepristone si conferma per la sua azione come antigestativo e quindi abortivo. Nel linguaggio dei media la mistificazione del termine contraccezione viene spesso riferito alla sola capacita' di controllare il momento della fecondazione, dell'unione dei gameti, quindi di un periodo precocissimo in cui non si e' ancora realizzata la singamia che da origine all'embrione, questo per meglio controllare l'impatto etico-morale della scelta contraccettiva intrapresa. Altra stampa la definisce "la via medico-farmacologica dell'aborto", per distinguerla da quello chirurgico, perche' agisce per effetto antiprogestinico sulle strutture del collo uterino, del corpo luteo, del miometrio e della decidua provocandone lo sfaldamento, il sanguinamento ed il distacco del trofoblasto, cui segue la liberazione delle prostaglandine che stimolando la contrattura uterina e facilitando la dilatazione del collo uterino determinano l'espulsione dell'embrione. In sintesi il mifepristone agisce alterando il substrato, il letto che e' la base per l'impianto e lo sviluppo dell'embrione.

L'azione abortiva del mifepristone e stata studiata su 1108 donne (1) che hanno assunto il farmaco alla dose di 600 mg/die per 3 giorni, seguito dal misoprostolo alla dose di 400 ug per os che potenzia l'attivita' contratturante del miometrio. Entro i 49 giorni di gestazione l'attivita' abortiva e' stata del 94,8% di cui il 3,6% incompleto, il 4% ha proseguito la gravidanza e lo 0,3% ha manifestato emorragie profuse che hanno richiesto exanguinotrasfusioni. L'assunzione nell'intervallo tra 50 e 56 giorni di gestazione ha manifestato una abortivita' del 93,4% e tra 57 e 63 giorni dell'86,6%. Un altro studio (2) condotto su 2015 donne all'interno dell'intervallo di 49 giorni ha manifestato una abortivita' del 92% (5 incompleti), tra il 50 e 56 giorno dell'83% e del 77% con una amenorrea di 57-63 giorni. Un terzo studio dell'OMS (3) ha manifestato una abortivita' dell'88% quando somministrato a donne con amenorrea di 35 giorni, con aborto incompleto del 4,6%. Criteri di esclusione dallo studio: donne con malattie epatiche, surrenaliche, tromboemboliche e cardiovascolari, ipertensione, anemia, diabete, glaucoma, prurito legato alla gravidanza, IUD, fumatrici > 10 sigarette al giorno, cicli mestruali irregolari.

Qualora non si verifichi l'aborto medico il ricorso alla procedura chirurgica diviene una "scelta" obbligata per l'effetto teratogeno del misoprostolo sull'embrione.

Effetti collaterali
Il misoprostolo si rende responsabile dei disturbi gastroenterici (nausea, vomito,diarrea) e termoregolatori (brividi, febbre, vampate) e' teratogeno per il feto, sono riferiti al mifepristone i disturbi della coagulazione che si manifestano con metrorragie imponenti da richiedere l'uso di trasfusioni, dolore, disturbi del SNC ed infezioni , tutte ause che possono richiedere l'ospedalizzazione. La perdita ematica ha durata media di 9 giorni con variabilita' secondo diversi A.A. di 1-32 giorni. (4)

La percentuale di trasfusioni varia secondo le statistiche tra lo 0,2 e lo 0,9% con il ricorso alla revisione uterina in urgenza dallo 0,4 allo 0,8%.(1-5-6). Disturbi cardiocircolatori come l'angina instabile (7), l'infarto del miocardio vengono segnalate da alcune Meline. Il dolore addominale scatenato dalle prostaglandine e' presente nel 90% dei casi con valutazione VAS attorno a 6-7 punti della scala (8). La cefalea, le vertigini e i cambiamenti della termoregolazione si accompagnano nel 10-36% dei casi (9). L'endometrite trattata con la somministrazione di antibiotici e' del 10,9% (9).

La teratogenicita' del misoprostolo si manifesta a livello delle ossa temporali, frontali e degli arti (10). La cancerogenicita' degli abortivi e' messo in relazione col ca. della mammella soprattutto nelle primipare, questo per i mancati effetti preparatori sulla ghiandola da parte degli estrogeni che sarebbero riferiti alla gravidanza disattesa (11).
(C.A.)



BIBLIOGRAFIA

1) Aubeny E et al., Termination of early pregnancy (up to 63 days of amenorrhea) and increasing doses of misoprostolo, Int. J. Fertil. 1955, 40 (suppl 2): 85-91
2) Spitz J.M. et all., Early pregnancy termination with mifepristone and misoprostolo in the United States, NEJM 1988, 338:1241-1247
3) World Health Organisation, Comparison of two doses of mifepristone in combination with misoprostolo for early medical abortion: a randomised trial, BJOG 2000, 107: 524-530
4) Peyron R et all., Early termination of pregnancy with mifepristone and the orally active prostaglandin misoprostolo. NEJM 1993, 328:1509-1513.
5) Ashok P.W., et all., An effective regimen for early medical abortion: a report of 2000 consecutive cases. Hum Reprod. 1998, 13: 2962-2965
6) Ulman a: et all., Medical termination of early pregnancy with mifepristone followed by a prostaglandin analogue. Acta Obstet. Gynecol. Scand. 1992, 71 :278.283
7) Lindhardt T.B. et all., Vasospastic angina pectoris following abortion induced by prostaglandin analogue, Ugeskr Laeger 200, 162 (48): 6536-6537
8) Wiebe E.R. et all, Pain control in medical abortion. Int. J. Gynecol. Obstet. 2001, (71): 275-280
9) Hakim-Elahi E: et all., complication of first trimester abortion: a report of 170000 cases: Obstet. Gynecol, 1990, 76: 129-135
10) Fonseca W. et all., misoprostol and congenital malformation, Lancet 1991, 338 :56
11) Brind J : et all., Induced abortion as an indipendent risk factor for breast cancer : a comprehensive review and metha-analysis. J: Epidemiol. Community Health 1996, 50 (5): 481-496

LA PAROLA AI LETTORI

Nella rubrica PAROLA AI LETTORI, pubblichiamo l'articolo in molti sensi provocatorio che ci e' stato inviato da una studentessa di 17 anni che frequenta il IV liceo scientifico. L'articolo risulta essere uno specchio fedele della ideologia predominante nella nostra societa'. I contenuti dell'articolo investono i rapporti tra etica e scienza, tra Chiesa cattolica e progresso scientifico, si fondano sul relativismo morale, negano ogni verita' oggettiva, non riconoscono lo statuto dell'embrione umano, seguono una idea scientista con il disprezzo totale della verita' storica, dei progressi della scienza e delle sue ricadute morali sull'embrione umano e sulle cellule staminali. Le argomentazioni s'inseriscono a pieno titolo sui temi concernenti la fecondazione medicalmente assistita trattati nelle ultime newsletter. La complessita' dei temi trattati ci ha indotto a spezzare l'articolo in paragrafi nei quali innestare un "commento redazionale" a tutto campo e ingabbiato in modo da distinguerlo facilmente dal testo dell'articolo originale. La lunghezza dei singoli paragrafi e' arbitraria dettata unicamente dalla necessita' dell'innesto redazionale. Ringraziamo la gentile autrice che ci ha offerto la opportunita' di discutere temi attuali e di grande rilevanza e restiamo aperti al dialogo e ad ulteriori approfondimenti. (P.R.)

RICERCA SCIENTIFICA E VINCOLI ETICI?
Un contrasto che dura da secoli
di Paola Occhetta
Paragrafo 01
"Dio ha creato il mondo fisico, Dio ha creato il cervello umano, Dio permettera' il progresso delle Scienze". Leggendo "Vita di Galileo" di B.Brecht, sono rimasta colpita da questa espressione con la quale Galileo, grande scienziato e pensatore del Seicento, cerca di opporsi alla societa' del suo tempo che, oppressa dalla rigidita' della Chiesa, non conosce spazio per il libero pensiero e per la ricerca finalizzata al progresso. Nel Seicento gli scienziati che andavano, con le loro teorie, contro l'opinione religiosa, finivano bruciati sul rogo, o erano costretti ad abiurare: oggi cosa accade a coloro che cercano di arrivare, con sperimentazioni, ad un progresso scientifico? Sicuramente non esistono piu' i tribunali dell'Inquisizione, anche perche' il contesto storico e ideologico di cui si parla e' molto differente, ma vi e' un'affinita' tra il ruolo che la scienza aveva in passato e quello che ha oggi: gli scienziati trovano sempre davanti a se' dei vincoli, siano essi di natura etico-religiosa o semplicemente, come accadeva nel Seicento, di carattere dogmatico. Galileo viveva in un periodo in cui la ricerca era considerata dalla Chiesa come un pericolo inaccettabile nei confronti della sua potenza: gli storici di oggi non incontrano alcun problema ad ammettere che in quell'epoca era la Chiesa ad essere dalla parte del torto perche', con i suoi schemi troppo rigidi, impediva all'uomo di conoscere la verita' sul mondo.

Primo commento redazionale:
- Rispettare la verita' della storia,
- Il processo a Galileo,
- La Chiesa e la scienza
I giudizi generici e trancianti della studentessa Paola Occhetta non risultano essere esatti ne' dal punto di vista concettuale, ne' da quello storico. E' evidente che la gentile autrice non ha ricevuto le informazioni necessarie e veritiere riguardanti la successione di tutti gli eventi, come e' realmente avvenuta fino ai giorni nostri e i fattori culturali che l'hanno influenzati.

La Revisione del caso Galileo
Nel 1820 il Sant'Uffizio revoco' la condanna del copernicanesimo. Lo fece sulla base delle scoperte di due astronomi italiani, GB Guglielmini, che diede la prima dimostrazioni fisica della rotazione della terra (1792), e G Calandrelli che dimostro' la sua rotazione intorno al sole (1806). Nel 1835 il Dialogo sui Massimi Sistemi di Galileo non e' piu' messo nell'indice dei libri proibiti.

Il 10 novembre 1979 il papa Giovanni Paolo II affermava:" La grandezza di Galileo e' a tutti nota come quella di Einstein; ma a differenza di questi che oggi onoriamo di fronte al collegio cardinalizio nel nostro palazzo apostolico, il primo ebbe molto a soffrire - non possiamo nascondercelo - da parte di uomini e di organismi della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha riconosciuto e deplorato certi indebiti interventi: "Ci sia concesso deplorare - e' scritto al n. 36 della Costituzione conciliare Gaudium et spes - certi atteggiamenti mentali anche tra i cristiani, derivati dal non aver sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, e che, suscitando contese e controversie, trascinarono molti spiriti a tal punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro".

A ulteriore sviluppo di quella presa di posizione del Concilio, io auspico che teologi, scienziati e storici, animati da un sincero spirito di collaborazione, approfondiscano l'esame del caso Galileo e, nel leale riconoscimento dei torti da qualunque parte provengano, rimuovano le diffidenze che quel caso tutt'ora frappone, nella mente di molti, alla fruttuosa concordia fra scienza e fede, fra Chiesa e mondo". Il 31 ottobre 1992, i risultati del lavoro della commissione (istituita nel 1981), furono presentati dallo stesso Pontefice alla Pontificia Accademia delle Scienze. Il rapporto chiarisce che nel 1616 e nel 1632 l'astronomia era in un momento di transizione e gli studiosi di Sacra Scrittura fecero della confusione in materia di cosmologia.

Di fatto, Galileo non aveva dimostrato in maniere rigorosa il moto della terra, ma i teologi sbagliarono nel loro giudizio sui suoi insegnamenti (documenti pubblicati nel 1996). Ecco alcuni passaggi del discorso papale:" Se la cultura contemporanea e' caratterizzata da una tendenza allo scientismo, l'orizzonte culturale all'epoca di Galileo era contrassegnato da una particolare formazione teologica, che fu una delle cause della condanna di Galileo. La maggior parte dei teologi non coglievano la distinzione formale tra la Sacra Scrittura e la sua interpretazione, il che li indusse a trasporre indebitamente nel campo della dottrina della fede una questione di fatto rilevante della ricerca scientifica" (n. 9). "

A partire dal secolo dei lumi fino ai nostri giorni, il "caso" Galileo ha rappresentato una specie di mito. Questo mito ha avuto un ruolo culturale considerevole; ha infatti contribuito a radicare numerosi scienziati in buona fede nella convinzione che ci fosse incompatibilita' tra lo spirito della scienza e la sua etica di ricerca, da un lato, e la fede cristiana dall'altro. Una tragica incomprensione reciproca e' stata interpretata come il riflesso di una opposizione costitutiva fra scienza e fede.

Le chiarificazioni cui si e' giunti grazie ai recenti studi storici ci permettono di affermare che tale doloroso equivoco appartiene ormai al passato" (n.10). Molte scoperte della scienza contemporanea sono cosi' complesse che e' difficile stabilire con certezza il loro grado veritativo, ma, nondimeno cio' che di meglio si puo' sperare da una teoria scientifica e' che essa sia almeno seriamente e solidamente fondata.
 
Paragrafo 02
Oggi il problema e' piu' complesso perche' la scienza non deve combattere contro una Chiesa che egoisticamente respinge qualsiasi tentativo di progresso, ma deve scontrarsi contro delicati problemi di carattere etico, per i quali non vi sono verita' assolute, ma solo posizioni fortemente portate avanti da punti di vista opposti.
Secondo commento redazionale:
- La Chiesa guidata dallo Spirito,
- Lettera di Galileo a Madonna Cristina di Lorena,
- S. Agostino e la ricerca scientifica
La stessa revisione del processo Galileo dimostra come sia inconcepibile l'egoismo nella Chiesa; "in quella Chiesa che e' guidata dallo Spirito alla ricerca della verita' per il bene dell'uomo". Questa nozione si appoggia su una prova incontrovertibile che non puo' essere negata, neppure dai suoi piu' retrivi detrattori, seminatori imperterriti di menzogna. E' la prova storica costituita dai 2000 anni di vita della Chiesa vissuti in mezzo alla persecuzioni piu' feroci, che hanno raggiunto la massima espressione di odio proprio nel XX. secolo, e superate perche' Gesu' Cristo dopo la sua risurrezione dai morti disse ai suoi primi discepoli: "Non abbiate paura perche' Io ho vinto il mondo"; "Saro' con voi fino alla consumazione dei secoli". Assurdo e senza fondamento affermare che la Chiesa respinge qualsiasi tentativo di progresso; basta leggere la bellissima Lettera a Madonna Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana, del 1615, di Galileo; ecco alcuni passaggi:", se si deve stimar che il ciel si muova oppure stia fermo S. Agostino (Tagaste, Numidia, 354 - Ippona, attuale Algeria, 430) ha replicato che per sapere se le cose stiano cosi', occorrono ricerche razionali molto delicate e laboriose (In Genesim ad literam, II,10). Io direi quello che intesi da persona ecclesiastica costituita in eminentissimo grado [il cardinal Baronio], cio' e' l'intenzione dello Spirito Santo essere d'insegnarci come si vadia in cielo, e non come vadia il cielo".
Paragrafo 03
Per fare un esempio pratico, in questi ultimi mesi si e' scatenato un intenso dibattito riguardante la decisione del Comitato di Bioetica inglese di approvare una ricerca sulla clonazione a scopi terapeutici, portata avanti dall'ospedale di Newcastle. E' evidente che qui non si parla piu' degli schemi di pensiero o delle rilevazioni fisiche sostenute da Galileo, ma sono messi in gioco pericolosi equilibri che riguardano l'uso utilitaristico di embrioni e il rapporto dell'uomo, creatura, con Dio, creatore e onnipotente. Le proteste, sostenute a gran voce dalla Chiesa ma anche da molti scienziati laici, vertono in questo caso sul fatto che la clonazione terapeutica sperimentata dagli inglesi utilizza embrioni umani per esperimenti sulle cellule staminali e dopo due settimane, per legge, li sopprime: a questo punto e' palese che si scatenino proteste tra coloro che ritengono un embrione di due settimane come un essere umano. In relazione a questo ritengo interessante l'opinione del filosofo Emanuele Severino che ritiene l'embrione umano come un essere in potenza, secondo la visione aristotelica, e non considera quindi la soppressione di esso come un omicidio. Aggiunge in oltre che, anche se esso si considera come qualcosa che comunque dara' vita a un essere umano, allora il suo potra' essere considerato un sacrificio a favore della sopravvivenza della comunita' e questo, in una societa' dove "l'uomo e' sempre stato trattato come un mezzo", non appare in contraddizione con il concetto di vita.

Paragrafo 04
Questo, certo, non basta per risolvere questo delicato problema, ma coloro che sono favorevoli alla clonazione terapeutica, ma anche alla fecondazione assistita, portano avanti una protesta nei confronti di chi e' cosi' sicuro di conoscere il sottile limite tra vita e morte: con quale criterio l'embrione, che non ha ancora un cervello e' considerato sacro e intoccabile, ma il malato in coma irreversibile e' giudicato morto anche se provvisto di cervello?

Questo per far capire quanto e' sottile il limite tra concetto di vita e concetto di "non- vita": in realta' non si puo' stabilire quando una vita nasce o muore in maniera empirica, ma vi sono solo opinioni e per quanto la Chiesa divulghi i suoi dogmi su questo, e' un dato di fatto, come sostiene Miograd Stojkovic, professore all'Universita' di Newcastle, che dal momento che cattolici, ebrei e islamici hanno idee diverse sull'inizio della vita, e' difficile, soprattutto per gli scienziati laici, sapere a chi dar retta.

Un altro problema di carattere etico e' la convinzione comune che clonazione terapeutica sia sinonimo di clonazione riproduttiva: il professore Stojkovic cerca, in un'intervista, di smontare questa tesi sostenendo che il suo scopo e' quello di salvare vite umane e non di crearne artificialmente, e sottolineando che potra' farlo solo studiando le staminali embrionali perche' per quello che la scienza sa esse hanno piu' potenzialita' di quelle adulte, essendo totipotenti.

Sicuramente, pero', la paura che questo progetto possa porre le basi per qualcosa di immorale come la clonazione di esseri umani, non e' una possibilita' da non considerare o da evitare come assurda: se e' vero che le intenzioni degli scienziati oggi sono giuste e ammirevoli, in quanto si basano sulla ricerca di cure per le malattie degenerative del nostro secolo, e' anche vero che la natura dell'uomo tende spesso a voler superare i limiti, anche quelli imposti da Dio, o semplicemente dalla ragione.

E' testimoniato dalla storia della scienza che in passato scoperte realizzate con i migliori propositi, sono state utilizzate dall'uomo a scopi negativi, e un esempio lampante e' l'utilizzo dell'energia scoperta da Fermi per la costruzione dell'atomica.

Con questo non intendo dire che la scienza dovrebbe smettere di esercitare il suo compito per proteggere l'umanita', perche' la societa' trarrebbe enormi svantaggi da una ricerca che non sia all'altezza dei tempi, ma il punto e' che la scienza ha il dovere di prendersi le proprie responsabilita' e di considerare ogni possibilita' come potenzialmente realizzabile. E' per questo motivo che non approvo completamente la decisione di molti Stati di non appoggiare le ricerche sulla clonazione terapeutica: il rischio che qualcuna porti avanti esperimenti privati e segreti cresce in Paesi in cui il Governo non appoggia il progresso, come negli USA, e questo e' sicuramente un male perche' questo tipo di ricerche devono essere fatte alla luce del sole se non si vuole rischiare di produrre un danno irreversibile.

Trovo giusta, invece, la proposta del direttore del San Raffaele Carlo Bordignon: egli sostiene che dal momento in cui le autorita' nazionali non sono in grado di produrre regole comuni, bisognerebbe cominciare a riconoscere l'esistenza di una comunita' scientifica sovranazionale, che potrebbe portare avanti le sue ricerche per esempio disponendo di linee staminali prodotte sotto il controllo di una commissione internazionale. Vi e' poi un altro punto che utilizzano coloro che sono contro la clonazione terapeutica: e' vero che essa potrebbe portare alla cura delle malattie degenerative piu' gravi del nostro secolo, ma comunque i risultati sono molto lontani. Personalmente trovo questa argomentazione priva di senso logico.

Se la scienza si trova davanti ad un ostacolo, non e' solo suo diritto, ma e' anche un suo dovere cercare di superarlo e questo lo deve all'intera umanita' e a tutti coloro che in passato hanno lottato per chiudere le porte all'ignoranza: "lo scopo della scienza non e' tanto quello di aprire una porta all'infinito sapere, quanto quella di chiudere una barriera all'infinita ignoranza."

E in questo caso specifico e' ancora piu' importante il ruolo della scienza perche', come sostiene Alison Murdoch, direttrice del centro di Newcastle, si tratta di ricerche che possono salvare vite umane e ci si gioca la possibilita' di migliorare le prospettive di milioni di malati. Un altro problema strettamente legato a questo e' la legge italiana che vieta la fecondazione assistita, sempre a causa del dibattito sull'omicidio di embrioni a cui si aggiunge la paura di una selezione artificiale da cui potrebbe scaturire una "selezione razziale": personalmente non approvo questa decisione del governo, per il semplice fatto che anche evitando una diagnosi pre-impianto, nel caso di genitori portatori sani di malattie genetiche, vi e' sempre la possibilita' di conoscere la condizione dell'embrione a gravidanza inoltrata tramite amniocentesi e, volendo, la "selezione della razza" potrebbe essere portata avanti comunque tramite l'aborto.

Per quanto riguarda il discorso sugli embrioni soppressi, il problema e' piu' complesso ma, indipendentemente da chi ha ragione e chi torto, cio' che non capisco e' come si puo' parlare di omicidio in questi casi e non dire nulla contro i migliaia di embrioni in fase di abbandono, e quindi "uccisi" anch'essi, conservati nella bio-banca di Milano senza che nessuno possa usufruirne per la ricerca.

Aristotele riconobbe la dignita' dell'essere umano in quanto dotato di natura razionale. Tommaso d'Aquino descrisse tale dignita' come sacra o infinita perche' la natura razionale pone l'essere umano all'apice della creazione. La Bibbia narra che Dio creo' l'uomo a sua immagine e somiglianza; da cio' discende che:

- L'uomo puo' riconoscere le norme morali dell'orientamento interiore nella legge naturale iscritta nell'intimo di ogni coscienza.
- Il rispetto dei diritti primari dell'essere umano costituisce il fondamento razionale delle norme che guidano le scelte morali. Questa e' una Verita' Oggettiva in quanto risulta essere uguale per tutti gli uomini. Da tale verita' derivano i diritti primari dell'embrione, costitutivi dell'essere umano in quanto dotato di una natura razionale.
- I diritti primari o naturali elementari: ogni essere umano ha il diritto all'esistenza, alla integrita' fisica, ai mezzi sufficienti per un dignitoso tenore di vita (Pacem in terris encicl. Giovanni XXIII, 1983)

La natura razionale ormai accertata dell'embrione umano gli conferisce la stessa dignita' che viene attribuita agli adulti. Perche' allora gli embrioni umani possono essere congelati, uccisi e sacrificati per soddisfare le mire di scienziati senza scrupoli, mentre qualunque intervento (diagnostico o terapeutico o a scopo di ricerca) su gli adulti e' consentito soltanto dopo esplicita dichiarazione del cosi' detto "consenso informato"? Forse perche' l'embrione umano e' senza volto e senza voce per cui lo si priva del diritto all'esistenza in modo da poterlo usare come un oggetto qualunque? Se fosse cosi' sarebbe un atto di palese ingiustizia, come e' purtroppo nella cruda realta', che non puo' essere mascherata dalle disposizioni legislative che servono a tutelare i grossi interessi economici legati alle cellule staminali embrionali.

La decisione della Gran Bretagna non ci coglie di sorpresa, ma un'attivita' che spacca in due le coscienze dovrebbe essere fondata su dati piu' certi e non spacciando le potenzialita' delle staminali embrionali come dati acquisiti quelle che al momento attuale sono solo speranze. Viceversa le terapie con le cellule staminali adulte vantano ormai trenta anni di successi clinici. La polemica secondo la quale viene impedita la ricerca scientifica e l'impiego terapeutico delle cellule staminali e' uno scandalo montato dai media al servizio d'interessi occulti. Innanzi tutto non e' indispensabile sacrificare embrioni umani per ottenere cellule staminali perche' a tale scopo si possono utilizzare fonti alternative (sangue del cordone ombelicale, diversi tessuti adulti). Inoltre le attuali conoscenze scientifiche sono molto limitate; le cellule staminali embrionali sono potenzialmente cancerogene perche' possono moltiplicarsi senza limiti nel tessuto ospite; non si conoscono tecniche per disciplinarle. Non sono mai state fatte serie ricerche sugli animali; non c'e' mai stata una terapia cellulare con cellule staminali embrionali che abbia funzionato sugli animali, si vuole sperimentare direttamente sull'uomo perche' costa di meno ed e' piu' gratificante. E' di questi giorni la notizia che i ricercatori del "Carlo Besta" di Milano e degli Spedali Civili di Brescia hanno isolato e riprodotto cellule staminali da un muscolo umano: un importantissimo risultato nella ricerca sulle cellule staminali adulte che si aggiunge ad altri due successi italiani su staminali adulte (dal cervello e dal midollo). Sui giornali e' facile vedere abbinare ritualmente alla notizia dei successi delle staminali adulte l'anatema contro chi contesta l'uso delle staminali embrionali; qualcuno li chiama Teocyn, cinici di Dio, dimentico che tra loro si annoverano personaggi come Rita Levi Montalcini e Angelo Vescovi. Spesso capita di leggere che la legge 40 sulla procreazione assistita, vietando la clonazione terapeutica (cioe' la creazione di embrioni a fini di ricerca) vieta la ricerca sulle staminali tout curt. Certi giornalisti omettono a bella posta l'aggettivoˇ "embrionali" facendo disinformazione disonesta. Ogni volta (sempre piu' spesso) che si registra un successo nella ricerca e nelle applicazioni terapeutiche legate alle staminali "adulte", sulle quali c'e' totale liberta' di ricerca, spunta il paladino autonominato della scienza a sottolineare che ben altro si potrebbe ottenere con la clonazione terapeutica. Ma finora di questi successi non c'e' traccia, nemmeno la' dove e' consentita e ben finanziata.

Perche' Paola e i suoi amici che la pensano come lei non domandano ad una giovane mamma che ha appena scoperto di aspettare un bambino cosa pensa del grumo di cellule che si stanno formando nel suo grembo? La domanda andrebbe posta prima che la donna venga travolta dalla paura, dalla medicalizzazione della gravidanza, dagli spettri dell'eugenetica e dalla mentalita' abortista.

Gli scienziati che rivendicano con argomentazioni speciose o senza senso la fecondazione medicalmente assistita, la clonazione terapeutica, la eugenetica, la selezione embrionale e la liberta' della ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, sono in malafede, senza scrupoli morali e non ascoltano la voce genuina della coscienza. Le ragioni mediche, scientifiche, morali e umane che lo provano sono riportate nelle newsletter N. 12 e 13 (archiviate nel sito www.foliacardiologica.it).
 
Quarto commento redazionale:
- La dignita' dell'uomo per Aristotele, san. Tommaso e la Bibbia
- Le norme morali dell'orientamento interiore
- La legge naturale
- Esiste una verita' oggettiva (assoluta) se ha un fondamento razionale uguale per tutti gli uomini
- I diritti elementari dell'essere umano
- Dignita' dell'embrione umano
- Cellule staminali "adulte" verso le staminali "embrionali" Gli scienziati in malafede non ascoltano la voce genuina della coscienza
Aristotele riconobbe la dignita' dell'essere umano in quanto dotato di natura colloquio col medico, il rinvio ad una struttura pubblica, da cui uno spazio temporale per poter riflettere su questa decisione. Il mifepristone e' un farmaco di sintesi competitivo per i recettori del progesterone. Il ruolo del progesterone e' determinante per lo stabilirsi della gravidanza e nel sostenere lo sviluppo dell'embrione. Interviene nella fase iniziale del ciclo mestruale quando e' secreto dal corpo luteo, determinando la decidualizzazione dell'endometrio, che permette l'annidamento dell'embrione in utero, in secondo luogo riducendo la responsivita' del miometrio uterino a fattori stimolanti come le prostaglandine e l'ossitocina ed infine determinando la chiusura del collo dell'utero e realizzando un feedback negativo sull'asse ipotalamo-ipofisi, inibendo quindi la liberazione di ormone luteinizzante che darebbe luogo ad un nuovo ciclo mestruale. La produzione di progesterone ad annidamento avvenuto passerebbe poi alla placenta neoformata. Il mifepristone si conferma per la sua azione come antigestativo e quindi abortivo. Nel linguaggio dei media la mistificazione del termine contraccezione viene spesso riferito alla sola capacita' di controllare il momento della fecondazione, dell'unione dei gameti, quindi di un periodo precocissimo in cui non si e' ancora realizzata la singamia che da origine all'embrione, questo per meglio controllare l'impatto etico-morale della scelta contraccettiva intrapresa. Altra stampa la definisce "la via medico-farmacologica dell'aborto", per distinguerla da quello chirurgico, perche' agisce per effetto antiprogestinico sulle strutture del collo uterino, del corpo luteo, del miometrio e della decidua provocandone lo sfaldamento, il sanguinamento ed il distacco del trofoblasto, cui segue la liberazione delle prostaglandine che stimolando la contrattura uterina e facilitando la dilatazione del collo uterino determinano l'espulsione dell'embrione. In sintesi il mifepristone agisce alterando il substrato, il letto che e' la base per l'impianto e lo sviluppo dell'embrione. L'azione abortiva del mifepristone e stata studiata su 1108 donne (1) che hanno assunto il farmaco alla dose di 600 mg/die per 3 giorni, seguito dal misoprostolo alla dose di 400 ug per os che potenzia l'attivita' contratturante del miometrio. Entro i 49 giorni di gestazione l'attivita' abortiva e' stata del 94,8% di cui il 3,6% incompleto, il 4% ha proseguito la gravidanza e lo 0,3% ha manifestato emorragie profuse che hanno richiesto exanguinotrasfusioni. L'assunzione nell'intervallo tra 50 e 56 giorni di gestazione ha manifestato una abortivita' del 93,4% e tra 57 e 63 giorni dell'86,6%. Un altro studio (2) condotto su 2015 donne all'interno dell'intervallo di 49 giorni ha manifestato una abortivita' del 92% (5 incompleti), tra il 50 e 56 giorno dell'83% e del 77% con una amenorrea di 57-63 giorni. Un terzo studio dell'OMS (3) ha manifestato una abortivita' dell'88% quando somministrato a donne con amenorrea di 35 giorni, con aborto incompleto del 4,6%. Criteri di esclusione dallo studio: donne con malattie epatiche, surrenaliche, tromboemboliche e cardiovascolari, ipertensione, anemia, diabete, glaucoma, prurito legato alla gravidanza, IUD, fumatrici > 10 sigarette al giorno, cicli mestruali irregolari. Qualora non si verifichi l'aborto medico il ricorso alla procedura chirurgica diviene una "scelta" obbligata per l'effetto teratogeno del misoprostolo sull'embrione.

Effetti collaterali
Il misoprostolo si rende responsabile dei disturbi gastroenterici (nausea, vomito,diarrea) e termoregolatori (brividi, febbre, vampate) e' teratogeno per il feto, sono riferiti al mifepristone i disturbi della coagulazione che si manifestano con metrorragie imponenti da richiedere l'uso di trasfusioni, dolore, disturbi del SNC ed infezioni , tutte ause che possono richiedere l'ospedalizzazione. La perdita ematica ha durata media di 9 giorni con variabilita' secondo diversi A.A. di 1-32 giorni. (4)

La percentuale di trasfusioni varia secondo le statistiche tra lo 0,2 e lo 0,9% con il ricorso alla revisione uterina in urgenza dallo 0,4 allo 0,8%.(1-5-6). Disturbi cardiocircolatori come l'angina instabile (7), l'infarto del miocardio vengono segnalate da alcune Meline. Il dolore addominale scatenato dalle prostaglandine e' presente nel 90% dei casi con valutazione VAS attorno a 6-7 punti della scala (8). La cefalea, le vertigini e i cambiamenti della termoregolazione si accompagnano nel 10-36% dei casi (9).

L'endometrite trattata con la somministrazione di antibiotici e' del 10,9% (9). La teratogenicita' del misoprostolo si manifesta a livello delle ossa temporali, frontali e degli arti (10). La cancerogenicita' degli abortivi e' messo in relazione col ca. della mammella soprattutto nelle primipare, questo per i mancati effetti preparatori sulla ghiandola da parte degli estrogeni che sarebbero riferiti alla gravidanza disattesa (11).
(C.A.)
Paragrafo 05
Prima di concludere ci terrei a sottolineare che, se oggi il problema non puo' essere liquidato solo con un confronto con il passato, e' utile conoscere alcune tappe dell'evoluzione della scienza, in particolare di quella medica, per ridimensionare le questioni odierne e per capire che lo scontro tra progresso e vincoli etici dura da secoli. La storia della medicina e' infatti ricca di insegnamenti circa gli ostacoli che dogmi e pregiudizi hanno messo sulla strada del progresso. La vaccinazione antivaiolosa, per esempio, fu contestata in quanto, prevenendo la malattia, ostacolava i voleri della provvidenza; per quanto riguarda l'anestesia, poi, vi fu un vastissimo dibattito sugli aspetti etici e medici del controllo del dolore perche' questa tecnica andava contro la maledizione biblica "partorirai con dolore".

In conclusione direi il Comitato di Bioetica di Newcastle ha portato avanti una scelta che non definirei giusta o sbagliata, ma sicuramente coraggiosa, perche' ha in se' l'idea che i dogmi e i pregiudizi non possono influire su questioni vitali come la modernizzazione scientifica, l'innovazione della medicina, la liberta' di ricerca. Ci vuole coraggio ad intraprendere una strada ricca di punti ignoti e forse pericolosi, ci vuole coraggio a prendersi la responsabilita' di condurre una ricerca che potrebbe avere riscontri negativi. Ma ci vuole anche tanta forza di volonta' per lottare in modo tale da non permettere a nessuno di usare una grande fonte di benessere per l'umanita', la scienza, contro se stessa.

"Non credo che la scienza pratica possa essere disgiunta dal coraggio. Essa tratta il sapere, che e' un prodotto del dubbio; e col procacciar sapere a tutti su ogni cosa tende a destare il dubbio in tutto."
 
 
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