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Forum di Bioetica |
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NEWSLETTER N. 14 - Novembre 2004 |
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Intorno
ai principi dell'Etica |
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La
Contraccezione del Giorno Dopo |
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E' tornato
all'attenzione del pubblico il tema dell'aborto con
l'autorizzazione a scopo sperimentale della RU 486 (mifepristone),
presso alcuni centri clinici di rilevanza nazionale,
tra cui l'azienda ospedaliera "S. Anna" di Torino (2002).
Il farmaco e' gia' a disposizione in Francia dal 1988,
in Inghilterra dal 1991, in Svizzera dal 1992 e piu'
recentemente dal 1999 in Austria, Belgio, Danimarca,
Finlandia, Germania, Grecia, Spagna e Olanda.
Il ricorso alla sperimentazione in Italia, dopo anni
di commercializzazione del prodotto in altri paesi suona
come una sua strumentalizzazione politica al fine di
introdurre il farmaco per la pratica dell'aborto. Vorrei
rileggere la scheda del farmaco riconsiderando con l'effetto
farmacologico, le indicazioni e gli effetti collaterali,
con l'intenzione di ridimensionare la facile propaganda
che promuove l'uso del prodotto all'interno di un orizzonte
esclusivamente personale ed in ambito domestico. Si
evidenzia gia' una prima dicotomia con la L.194 per la
gestione in sicurezza della pratica abortiva che avviene
attraverso l'accertamento di gravidanza ed del tempo
di gestazione, il colloquio col medico, il rinvio ad
una struttura pubblica, da cui uno spazio temporale
per poter riflettere su questa decisione.
Il mifepristone e' un farmaco di sintesi competitivo
per i recettori del progesterone. Il ruolo del progesterone
e' determinante per lo stabilirsi della gravidanza e
nel sostenere lo sviluppo dell'embrione. Interviene
nella fase iniziale del ciclo mestruale quando e' secreto
dal corpo luteo, determinando la decidualizzazione dell'endometrio,
che permette l'annidamento dell'embrione in utero, in
secondo luogo riducendo la responsivita' del miometrio
uterino a fattori stimolanti come le prostaglandine
e l'ossitocina ed infine determinando la chiusura del
collo dell'utero e realizzando un feedback negativo
sull'asse ipotalamo-ipofisi, inibendo quindi la liberazione
di ormone luteinizzante che darebbe luogo ad un nuovo
ciclo mestruale.
La produzione di progesterone ad annidamento avvenuto
passerebbe poi alla placenta neoformata. Il mifepristone
si conferma per la sua azione come antigestativo e quindi
abortivo. Nel linguaggio dei media la mistificazione
del termine contraccezione viene spesso riferito alla
sola capacita' di controllare il momento della fecondazione,
dell'unione dei gameti, quindi di un periodo precocissimo
in cui non si e' ancora realizzata la singamia che da
origine all'embrione, questo per meglio controllare
l'impatto etico-morale della scelta contraccettiva intrapresa.
Altra stampa la definisce "la via medico-farmacologica
dell'aborto", per distinguerla da quello chirurgico,
perche' agisce per effetto antiprogestinico sulle strutture
del collo uterino, del corpo luteo, del miometrio e
della decidua provocandone lo sfaldamento, il sanguinamento
ed il distacco del trofoblasto, cui segue la liberazione
delle prostaglandine che stimolando la contrattura uterina
e facilitando la dilatazione del collo uterino determinano
l'espulsione dell'embrione. In sintesi il mifepristone
agisce alterando il substrato, il letto che e' la base
per l'impianto e lo sviluppo dell'embrione.
L'azione abortiva del mifepristone e stata studiata
su 1108 donne (1) che hanno assunto il farmaco alla
dose di 600 mg/die per 3 giorni, seguito dal misoprostolo
alla dose di 400 ug per os che potenzia l'attivita' contratturante
del miometrio. Entro i 49 giorni di gestazione l'attivita'
abortiva e' stata del 94,8% di cui il 3,6% incompleto,
il 4% ha proseguito la gravidanza e lo 0,3% ha manifestato
emorragie profuse che hanno richiesto exanguinotrasfusioni.
L'assunzione nell'intervallo tra 50 e 56 giorni di gestazione
ha manifestato una abortivita' del 93,4% e tra 57 e 63
giorni dell'86,6%. Un altro studio (2) condotto su 2015
donne all'interno dell'intervallo di 49 giorni ha manifestato
una abortivita' del 92% (5 incompleti), tra il 50 e 56
giorno dell'83% e del 77% con una amenorrea di 57-63
giorni. Un terzo studio dell'OMS (3) ha manifestato
una abortivita' dell'88% quando somministrato a donne
con amenorrea di 35 giorni, con aborto incompleto del
4,6%. Criteri di esclusione dallo studio: donne con
malattie epatiche, surrenaliche, tromboemboliche e cardiovascolari,
ipertensione, anemia, diabete, glaucoma, prurito legato
alla gravidanza, IUD, fumatrici > 10 sigarette al giorno,
cicli mestruali irregolari.
Qualora non si verifichi l'aborto medico il ricorso
alla procedura chirurgica diviene una "scelta" obbligata
per l'effetto teratogeno del misoprostolo sull'embrione.
Effetti collaterali
Il misoprostolo si rende responsabile dei disturbi gastroenterici
(nausea, vomito,diarrea) e termoregolatori (brividi,
febbre, vampate) e' teratogeno per il feto, sono riferiti
al mifepristone i disturbi della coagulazione che si
manifestano con metrorragie imponenti da richiedere
l'uso di trasfusioni, dolore, disturbi del SNC ed infezioni
, tutte ause che possono richiedere l'ospedalizzazione.
La perdita ematica ha durata media di 9 giorni con variabilita'
secondo diversi A.A. di 1-32 giorni. (4)
La percentuale di trasfusioni varia secondo le statistiche
tra lo 0,2 e lo 0,9% con il ricorso alla revisione uterina
in urgenza dallo 0,4 allo 0,8%.(1-5-6). Disturbi cardiocircolatori
come l'angina instabile (7), l'infarto del miocardio
vengono segnalate da alcune Meline. Il dolore addominale
scatenato dalle prostaglandine e' presente nel 90% dei
casi con valutazione VAS attorno a 6-7 punti della scala
(8). La cefalea, le vertigini e i cambiamenti della
termoregolazione si accompagnano nel 10-36% dei casi
(9). L'endometrite trattata con la somministrazione
di antibiotici e' del 10,9% (9).
La teratogenicita' del misoprostolo si manifesta a livello
delle ossa temporali, frontali e degli arti (10). La
cancerogenicita' degli abortivi e' messo in relazione
col ca. della mammella soprattutto nelle primipare,
questo per i mancati effetti preparatori sulla ghiandola
da parte degli estrogeni che sarebbero riferiti alla
gravidanza disattesa (11).
(C.A.)
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BIBLIOGRAFIA |
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1) Aubeny E et al.,
Termination of early pregnancy (up to 63 days of amenorrhea)
and increasing doses of misoprostolo, Int. J. Fertil.
1955, 40 (suppl 2): 85-91
2) Spitz J.M. et all., Early pregnancy termination
with mifepristone and misoprostolo in the United States,
NEJM 1988, 338:1241-1247
3) World Health Organisation, Comparison of two doses
of mifepristone in combination with misoprostolo for
early medical abortion: a randomised trial, BJOG 2000,
107: 524-530
4) Peyron R et all., Early termination of pregnancy
with mifepristone and the orally active prostaglandin
misoprostolo. NEJM 1993, 328:1509-1513.
5) Ashok P.W., et all., An effective regimen for early
medical abortion: a report of 2000 consecutive cases.
Hum Reprod. 1998, 13: 2962-2965
6) Ulman a: et all., Medical termination of early
pregnancy with mifepristone followed by a prostaglandin
analogue. Acta Obstet. Gynecol. Scand. 1992, 71 :278.283
7) Lindhardt T.B. et all., Vasospastic angina pectoris
following abortion induced by prostaglandin analogue,
Ugeskr Laeger 200, 162 (48): 6536-6537
8) Wiebe E.R. et all, Pain control in medical abortion.
Int. J. Gynecol. Obstet. 2001, (71): 275-280
9) Hakim-Elahi E: et all., complication of first trimester
abortion: a report of 170000 cases: Obstet. Gynecol,
1990, 76: 129-135
10) Fonseca W. et all., misoprostol and congenital
malformation, Lancet 1991, 338 :56
11) Brind J : et all., Induced abortion as an indipendent
risk factor for breast cancer : a comprehensive review
and metha-analysis. J: Epidemiol. Community Health
1996, 50 (5): 481-496 |
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LA
PAROLA AI LETTORI |
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Nella rubrica PAROLA
AI LETTORI, pubblichiamo l'articolo in molti sensi
provocatorio che ci e' stato inviato da una studentessa
di 17 anni che frequenta il IV liceo scientifico.
L'articolo risulta essere uno specchio fedele della
ideologia predominante nella nostra societa'. I contenuti
dell'articolo investono i rapporti tra etica e scienza,
tra Chiesa cattolica e progresso scientifico, si fondano
sul relativismo morale, negano ogni verita' oggettiva,
non riconoscono lo statuto dell'embrione umano, seguono
una idea scientista con il disprezzo totale della
verita' storica, dei progressi della scienza e delle
sue ricadute morali sull'embrione umano e sulle cellule
staminali. Le argomentazioni s'inseriscono a pieno
titolo sui temi concernenti la fecondazione medicalmente
assistita trattati nelle ultime newsletter. La complessita'
dei temi trattati ci ha indotto a spezzare l'articolo
in paragrafi nei quali innestare un "commento redazionale"
a tutto campo e ingabbiato in modo da distinguerlo
facilmente dal testo dell'articolo originale. La lunghezza
dei singoli paragrafi e' arbitraria dettata unicamente
dalla necessita' dell'innesto redazionale. Ringraziamo
la gentile autrice che ci ha offerto la opportunita'
di discutere temi attuali e di grande rilevanza e
restiamo aperti al dialogo e ad ulteriori approfondimenti.
(P.R.) |
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RICERCA
SCIENTIFICA E VINCOLI ETICI?
Un contrasto che dura da secoli
di Paola Occhetta |
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Paragrafo
01 |
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"Dio
ha creato il mondo fisico, Dio ha creato il cervello
umano, Dio permettera' il progresso delle Scienze". Leggendo
"Vita di Galileo" di B.Brecht, sono rimasta colpita
da questa espressione con la quale Galileo, grande scienziato
e pensatore del Seicento, cerca di opporsi alla societa'
del suo tempo che, oppressa dalla rigidita' della Chiesa,
non conosce spazio per il libero pensiero e per la ricerca
finalizzata al progresso. Nel Seicento gli scienziati
che andavano, con le loro teorie, contro l'opinione
religiosa, finivano bruciati sul rogo, o erano costretti
ad abiurare: oggi cosa accade a coloro che cercano di
arrivare, con sperimentazioni, ad un progresso scientifico?
Sicuramente non esistono piu' i tribunali dell'Inquisizione,
anche perche' il contesto storico e ideologico di cui
si parla e' molto differente, ma vi e' un'affinita' tra
il ruolo che la scienza aveva in passato e quello che
ha oggi: gli scienziati trovano sempre davanti a se'
dei vincoli, siano essi di natura etico-religiosa o
semplicemente, come accadeva nel Seicento, di carattere
dogmatico. Galileo viveva in un periodo in cui la ricerca
era considerata dalla Chiesa come un pericolo inaccettabile
nei confronti della sua potenza: gli storici di oggi
non incontrano alcun problema ad ammettere che in quell'epoca
era la Chiesa ad essere dalla parte del torto perche',
con i suoi schemi troppo rigidi, impediva all'uomo di
conoscere la verita' sul mondo.
| Primo
commento redazionale: |
-
Rispettare la verita' della storia,
- Il processo a Galileo,
- La Chiesa e la scienza |
I
giudizi generici e trancianti della studentessa
Paola Occhetta non risultano essere esatti ne'
dal punto di vista concettuale, ne' da quello storico.
E' evidente che la gentile autrice non ha ricevuto
le informazioni necessarie e veritiere riguardanti
la successione di tutti gli eventi, come e' realmente
avvenuta fino ai giorni nostri e i fattori culturali
che l'hanno influenzati.
La Revisione del caso Galileo
Nel 1820 il Sant'Uffizio revoco' la condanna del
copernicanesimo. Lo fece sulla base delle scoperte
di due astronomi italiani, GB Guglielmini, che
diede la prima dimostrazioni fisica della rotazione
della terra (1792), e G Calandrelli che dimostro'
la sua rotazione intorno al sole (1806). Nel 1835
il Dialogo sui Massimi Sistemi di Galileo non
e' piu' messo nell'indice dei libri proibiti.
Il 10 novembre 1979 il papa Giovanni Paolo II
affermava:" La grandezza di Galileo e' a tutti
nota come quella di Einstein; ma a differenza
di questi che oggi onoriamo di fronte al collegio
cardinalizio nel nostro palazzo apostolico, il
primo ebbe molto a soffrire - non possiamo nascondercelo
- da parte di uomini e di organismi della Chiesa.
Il Concilio Vaticano II ha riconosciuto e deplorato
certi indebiti interventi: "Ci sia concesso deplorare
- e' scritto al n. 36 della Costituzione conciliare
Gaudium et spes - certi atteggiamenti mentali
anche tra i cristiani, derivati dal non aver sufficientemente
percepito la legittima autonomia della scienza,
e che, suscitando contese e controversie, trascinarono
molti spiriti a tal punto da ritenere che scienza
e fede si oppongano tra loro".
A ulteriore sviluppo di quella presa di posizione
del Concilio, io auspico che teologi, scienziati
e storici, animati da un sincero spirito di collaborazione,
approfondiscano l'esame del caso Galileo e, nel
leale riconoscimento dei torti da qualunque parte
provengano, rimuovano le diffidenze che quel caso
tutt'ora frappone, nella mente di molti, alla
fruttuosa concordia fra scienza e fede, fra Chiesa
e mondo". Il 31 ottobre 1992, i risultati del
lavoro della commissione (istituita nel 1981),
furono presentati dallo stesso Pontefice alla
Pontificia Accademia delle Scienze. Il rapporto
chiarisce che nel 1616 e nel 1632 l'astronomia
era in un momento di transizione e gli studiosi
di Sacra Scrittura fecero della confusione in
materia di cosmologia.
Di fatto, Galileo non aveva dimostrato in maniere
rigorosa il moto della terra, ma i teologi sbagliarono
nel loro giudizio sui suoi insegnamenti (documenti
pubblicati nel 1996). Ecco alcuni passaggi del
discorso papale:" Se la cultura contemporanea
e' caratterizzata da una tendenza allo scientismo,
l'orizzonte culturale all'epoca di Galileo era
contrassegnato da una particolare formazione teologica, che fu una delle cause della condanna di
Galileo. La maggior parte dei teologi non coglievano
la distinzione formale tra la Sacra Scrittura
e la sua interpretazione, il che li indusse a
trasporre indebitamente nel campo della dottrina
della fede una questione di fatto rilevante della
ricerca scientifica" (n. 9). "
A partire dal secolo dei lumi fino ai nostri giorni,
il "caso" Galileo ha rappresentato una specie
di mito. Questo mito ha avuto un ruolo culturale
considerevole; ha infatti contribuito a radicare
numerosi scienziati in buona fede nella convinzione
che ci fosse incompatibilita' tra lo spirito della
scienza e la sua etica di ricerca, da un lato,
e la fede cristiana dall'altro. Una tragica incomprensione
reciproca e' stata interpretata come il riflesso
di una opposizione costitutiva fra scienza e fede.
Le chiarificazioni cui si e' giunti grazie ai recenti
studi storici ci permettono di affermare che tale
doloroso equivoco appartiene ormai al passato"
(n.10). Molte scoperte della scienza contemporanea
sono cosi' complesse che e' difficile stabilire
con certezza il loro grado veritativo, ma, nondimeno
cio' che di meglio si puo' sperare da una teoria
scientifica e' che essa sia almeno seriamente e
solidamente fondata. |
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Paragrafo
02 |
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Oggi
il problema e' piu' complesso perche' la scienza non deve
combattere contro una Chiesa che egoisticamente respinge
qualsiasi tentativo di progresso, ma deve scontrarsi contro
delicati problemi di carattere etico, per i quali non
vi sono verita' assolute, ma solo posizioni fortemente
portate avanti da punti di vista opposti. |
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| Secondo
commento redazionale: |
- La
Chiesa guidata dallo Spirito,
- Lettera di Galileo a Madonna Cristina di Lorena,
- S. Agostino e la ricerca scientifica |
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La stessa revisione del processo Galileo dimostra
come sia inconcepibile l'egoismo nella Chiesa; "in
quella Chiesa che e' guidata dallo Spirito alla ricerca
della verita' per il bene dell'uomo". Questa nozione
si appoggia su una prova incontrovertibile che non
puo' essere negata, neppure dai suoi piu' retrivi
detrattori, seminatori imperterriti di menzogna.
E' la prova storica costituita dai 2000 anni di vita
della Chiesa vissuti in mezzo alla persecuzioni
piu' feroci, che hanno raggiunto la massima espressione
di odio proprio nel XX. secolo, e superate perche'
Gesu' Cristo dopo la sua risurrezione dai morti disse
ai suoi primi discepoli: "Non abbiate paura perche'
Io ho vinto il mondo"; "Saro' con voi fino alla consumazione
dei secoli". Assurdo e senza fondamento affermare
che la Chiesa respinge qualsiasi tentativo di progresso;
basta leggere la bellissima Lettera a Madonna Cristina
di Lorena, Granduchessa di Toscana, del 1615, di
Galileo; ecco alcuni passaggi:", se si deve
stimar che il ciel si muova oppure stia fermo S.
Agostino (Tagaste, Numidia, 354 - Ippona, attuale
Algeria, 430) ha replicato che per sapere se le
cose stiano cosi', occorrono ricerche razionali molto
delicate e laboriose (In Genesim ad literam, II,10).
Io direi quello che intesi da persona ecclesiastica
costituita in eminentissimo grado [il cardinal Baronio],
cio' e' l'intenzione dello Spirito Santo essere d'insegnarci
come si vadia in cielo, e non come vadia il cielo".
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Paragrafo
03 |
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Per
fare un esempio pratico, in questi ultimi mesi si e' scatenato
un intenso dibattito riguardante la decisione del Comitato
di Bioetica inglese di approvare una ricerca sulla clonazione
a scopi terapeutici, portata avanti dall'ospedale di Newcastle.
E' evidente che qui non si parla piu' degli schemi di pensiero
o delle rilevazioni fisiche sostenute da Galileo, ma sono
messi in gioco pericolosi equilibri che riguardano l'uso
utilitaristico di embrioni e il rapporto dell'uomo, creatura,
con Dio, creatore e onnipotente. Le proteste, sostenute
a gran voce dalla Chiesa ma anche da molti scienziati
laici, vertono in questo caso sul fatto che la clonazione
terapeutica sperimentata dagli inglesi utilizza embrioni
umani per esperimenti sulle cellule staminali e dopo due
settimane, per legge, li sopprime: a questo punto e' palese
che si scatenino proteste tra coloro che ritengono un
embrione di due settimane come un essere umano. In relazione
a questo ritengo interessante l'opinione del filosofo
Emanuele Severino che ritiene l'embrione umano come un
essere in potenza, secondo la visione aristotelica, e
non considera quindi la soppressione di esso come un omicidio.
Aggiunge in oltre che, anche se esso si considera come
qualcosa che comunque dara' vita a un essere umano, allora
il suo potra' essere considerato un sacrificio a favore
della sopravvivenza della comunita' e questo, in una societa'
dove "l'uomo e' sempre stato trattato come un mezzo", non
appare in contraddizione con il concetto di vita.
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Paragrafo
04 |
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Questo,
certo, non basta per risolvere questo delicato problema,
ma coloro che sono favorevoli alla clonazione terapeutica,
ma anche alla fecondazione assistita, portano avanti una
protesta nei confronti di chi e' cosi' sicuro di conoscere
il sottile limite tra vita e morte: con quale criterio
l'embrione, che non ha ancora un cervello e' considerato
sacro e intoccabile, ma il malato in coma irreversibile
e' giudicato morto anche se provvisto di cervello?
Questo per far capire quanto e' sottile il limite tra concetto
di vita e concetto di "non- vita": in realta' non si puo'
stabilire quando una vita nasce o muore in maniera empirica,
ma vi sono solo opinioni e per quanto la Chiesa divulghi
i suoi dogmi su questo, e' un dato di fatto, come sostiene
Miograd Stojkovic, professore all'Universita' di Newcastle,
che dal momento che cattolici, ebrei e islamici hanno
idee diverse sull'inizio della vita, e' difficile, soprattutto
per gli scienziati laici, sapere a chi dar retta.
Un altro problema di carattere etico e' la convinzione
comune che clonazione terapeutica sia sinonimo di clonazione
riproduttiva: il professore Stojkovic cerca, in un'intervista,
di smontare questa tesi sostenendo che il suo scopo e'
quello di salvare vite umane e non di crearne artificialmente,
e sottolineando che potra' farlo solo studiando le staminali
embrionali perche' per quello che la scienza sa esse hanno
piu' potenzialita' di quelle adulte, essendo totipotenti.
Sicuramente, pero', la paura che questo progetto possa
porre le basi per qualcosa di immorale come la clonazione
di esseri umani, non e' una possibilita' da non considerare
o da evitare come assurda: se e' vero che le intenzioni
degli scienziati oggi sono giuste e ammirevoli, in quanto
si basano sulla ricerca di cure per le malattie degenerative
del nostro secolo, e' anche vero che la natura dell'uomo
tende spesso a voler superare i limiti, anche quelli imposti
da Dio, o semplicemente dalla ragione.
E' testimoniato dalla storia della scienza che in passato
scoperte realizzate con i migliori propositi, sono state
utilizzate dall'uomo a scopi negativi, e un esempio lampante
e' l'utilizzo dell'energia scoperta da Fermi per la costruzione
dell'atomica.
Con questo non intendo dire che la scienza dovrebbe smettere
di esercitare il suo compito per proteggere l'umanita',
perche' la societa' trarrebbe enormi svantaggi da una ricerca
che non sia all'altezza dei tempi, ma il punto e' che la
scienza ha il dovere di prendersi le proprie responsabilita'
e di considerare ogni possibilita' come potenzialmente
realizzabile. E' per questo motivo che non approvo completamente
la decisione di molti Stati di non appoggiare le ricerche
sulla clonazione terapeutica: il rischio che qualcuna
porti avanti esperimenti privati e segreti cresce in Paesi
in cui il Governo non appoggia il progresso, come negli
USA, e questo e' sicuramente un male perche' questo tipo
di ricerche devono essere fatte alla luce del sole se
non si vuole rischiare di produrre un danno irreversibile.
Trovo giusta, invece, la proposta del direttore del San
Raffaele Carlo Bordignon: egli sostiene che dal momento
in cui le autorita' nazionali non sono in grado di produrre
regole comuni, bisognerebbe cominciare a riconoscere l'esistenza
di una comunita' scientifica sovranazionale, che potrebbe
portare avanti le sue ricerche per esempio disponendo
di linee staminali prodotte sotto il controllo di una
commissione internazionale. Vi e' poi un altro punto che
utilizzano coloro che sono contro la clonazione terapeutica:
e' vero che essa potrebbe portare alla cura delle malattie
degenerative piu' gravi del nostro secolo, ma comunque
i risultati sono molto lontani. Personalmente trovo questa
argomentazione priva di senso logico.
Se la scienza si trova davanti ad un ostacolo, non e' solo
suo diritto, ma e' anche un suo dovere cercare di superarlo
e questo lo deve all'intera umanita' e a tutti coloro che
in passato hanno lottato per chiudere le porte all'ignoranza:
"lo scopo della scienza non e' tanto quello di aprire una
porta all'infinito sapere, quanto quella di chiudere una
barriera all'infinita ignoranza."
E in questo caso specifico e' ancora piu' importante il
ruolo della scienza perche', come sostiene Alison Murdoch,
direttrice del centro di Newcastle, si tratta di ricerche
che possono salvare vite umane e ci si gioca la possibilita'
di migliorare le prospettive di milioni di malati. Un
altro problema strettamente legato a questo e' la legge
italiana che vieta la fecondazione assistita, sempre a
causa del dibattito sull'omicidio di embrioni a cui si
aggiunge la paura di una selezione artificiale da cui
potrebbe scaturire una "selezione razziale": personalmente
non approvo questa decisione del governo, per il semplice
fatto che anche evitando una diagnosi pre-impianto, nel
caso di genitori portatori sani di malattie genetiche,
vi e' sempre la possibilita' di conoscere la condizione
dell'embrione a gravidanza inoltrata tramite amniocentesi
e, volendo, la "selezione della razza" potrebbe essere
portata avanti comunque tramite l'aborto.
Per quanto riguarda il discorso sugli embrioni soppressi,
il problema e' piu' complesso ma, indipendentemente da chi
ha ragione e chi torto, cio' che non capisco e' come si
puo' parlare di omicidio in questi casi e non dire nulla
contro i migliaia di embrioni in fase di abbandono, e
quindi "uccisi" anch'essi, conservati nella bio-banca
di Milano senza che nessuno possa usufruirne per la ricerca.
Aristotele
riconobbe la dignita' dell'essere umano in quanto
dotato di natura razionale. Tommaso d'Aquino descrisse
tale dignita' come sacra o infinita perche' la natura
razionale pone l'essere umano all'apice della creazione.
La Bibbia narra che Dio creo' l'uomo a sua immagine
e somiglianza; da cio' discende che:
- L'uomo puo' riconoscere le norme morali dell'orientamento
interiore nella legge naturale iscritta nell'intimo
di ogni coscienza.
- Il rispetto dei diritti primari dell'essere
umano costituisce il fondamento razionale delle
norme che guidano le scelte morali. Questa e' una
Verita' Oggettiva in quanto risulta essere uguale
per tutti gli uomini. Da tale verita' derivano i
diritti primari dell'embrione, costitutivi dell'essere
umano in quanto dotato di una natura razionale.
- I diritti primari o naturali elementari:
ogni essere umano ha il diritto all'esistenza, alla
integrita' fisica, ai mezzi sufficienti per un dignitoso
tenore di vita (Pacem in terris encicl. Giovanni
XXIII, 1983)
La natura razionale ormai accertata dell'embrione
umano gli conferisce la stessa dignita' che viene
attribuita agli adulti. Perche' allora gli embrioni
umani possono essere congelati, uccisi e sacrificati
per soddisfare le mire di scienziati senza scrupoli,
mentre qualunque intervento (diagnostico o terapeutico
o a scopo di ricerca) su gli adulti e' consentito
soltanto dopo esplicita dichiarazione del cosi' detto
"consenso informato"? Forse perche' l'embrione umano
e' senza volto e senza voce per cui lo si priva del
diritto all'esistenza in modo da poterlo usare come
un oggetto qualunque? Se fosse cosi' sarebbe un atto
di palese ingiustizia, come e' purtroppo nella cruda
realta', che non puo' essere mascherata dalle disposizioni
legislative che servono a tutelare i grossi interessi
economici legati alle cellule staminali embrionali.
La decisione della Gran Bretagna non ci coglie di
sorpresa, ma un'attivita' che spacca in due le coscienze
dovrebbe essere fondata su dati piu' certi e non
spacciando le potenzialita' delle staminali embrionali
come dati acquisiti quelle che al momento attuale
sono solo speranze. Viceversa le terapie con le
cellule staminali adulte vantano ormai trenta anni
di successi clinici. La polemica secondo la quale
viene impedita la ricerca scientifica e l'impiego
terapeutico delle cellule staminali e' uno scandalo
montato dai media al servizio d'interessi occulti.
Innanzi tutto non e' indispensabile sacrificare embrioni
umani per ottenere cellule staminali perche' a tale
scopo si possono utilizzare fonti alternative (sangue
del cordone ombelicale, diversi tessuti adulti).
Inoltre le attuali conoscenze scientifiche sono
molto limitate; le cellule staminali embrionali
sono potenzialmente cancerogene perche' possono moltiplicarsi
senza limiti nel tessuto ospite; non si conoscono
tecniche per disciplinarle. Non sono mai state fatte
serie ricerche sugli animali; non c'e' mai stata
una terapia cellulare con cellule staminali embrionali
che abbia funzionato sugli animali, si vuole sperimentare
direttamente sull'uomo perche' costa di meno ed e'
piu' gratificante. E' di questi giorni la notizia
che i ricercatori del "Carlo Besta" di Milano e
degli Spedali Civili di Brescia hanno isolato e
riprodotto cellule staminali da un muscolo umano:
un importantissimo risultato nella ricerca sulle
cellule staminali adulte che si aggiunge ad altri
due successi italiani su staminali adulte (dal cervello
e dal midollo). Sui giornali e' facile vedere abbinare
ritualmente alla notizia dei successi delle staminali
adulte l'anatema contro chi contesta l'uso delle
staminali embrionali; qualcuno li chiama Teocyn,
cinici di Dio, dimentico che tra loro si annoverano
personaggi come Rita Levi Montalcini e Angelo Vescovi.
Spesso capita di leggere che la legge 40 sulla procreazione
assistita, vietando la clonazione terapeutica (cioe'
la creazione di embrioni a fini di ricerca) vieta
la ricerca sulle staminali tout curt. Certi giornalisti
omettono a bella posta l'aggettivoˇ "embrionali"
facendo disinformazione disonesta. Ogni volta (sempre
piu' spesso) che si registra un successo nella ricerca
e nelle applicazioni terapeutiche legate alle staminali
"adulte", sulle quali c'e' totale liberta' di ricerca,
spunta il paladino autonominato della scienza a
sottolineare che ben altro si potrebbe ottenere
con la clonazione terapeutica. Ma finora di questi
successi non c'e' traccia, nemmeno la' dove e' consentita
e ben finanziata.
Perche' Paola e i suoi amici che la pensano come
lei non domandano ad una giovane mamma che ha appena
scoperto di aspettare un bambino cosa pensa del
grumo di cellule che si stanno formando nel suo
grembo? La domanda andrebbe posta prima che la donna
venga travolta dalla paura, dalla medicalizzazione
della gravidanza, dagli spettri dell'eugenetica
e dalla mentalita' abortista.
Gli scienziati che rivendicano con argomentazioni
speciose o senza senso la fecondazione medicalmente
assistita, la clonazione terapeutica, la eugenetica,
la selezione embrionale e la liberta' della ricerca
scientifica sulle cellule staminali embrionali,
sono in malafede, senza scrupoli morali e non ascoltano
la voce genuina della coscienza. Le ragioni mediche,
scientifiche, morali e umane che lo provano sono
riportate nelle newsletter N. 12 e 13 (archiviate
nel sito www.foliacardiologica.it). |
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| Quarto commento
redazionale: |
- La dignita' dell'uomo per Aristotele,
san. Tommaso e la Bibbia
- Le norme morali dell'orientamento interiore
- La legge naturale
- Esiste una verita' oggettiva (assoluta) se ha un fondamento razionale uguale
per tutti gli uomini
- I diritti elementari dell'essere umano
- Dignita' dell'embrione umano
- Cellule staminali "adulte" verso le staminali "embrionali" Gli scienziati
in malafede non ascoltano la voce genuina della coscienza |
Aristotele riconobbe
la dignita' dell'essere umano in quanto dotato di natura colloquio col medico,
il rinvio ad una struttura pubblica, da cui uno spazio temporale per poter
riflettere su questa decisione. Il mifepristone e' un farmaco di sintesi
competitivo per i recettori del progesterone. Il ruolo del progesterone
e' determinante per lo stabilirsi della gravidanza e nel sostenere lo sviluppo
dell'embrione. Interviene nella fase iniziale del ciclo mestruale quando
e' secreto dal corpo luteo, determinando la decidualizzazione dell'endometrio,
che permette l'annidamento dell'embrione in utero, in secondo luogo riducendo
la responsivita' del miometrio uterino a fattori stimolanti come le prostaglandine
e l'ossitocina ed infine determinando la chiusura del collo dell'utero e
realizzando un feedback negativo sull'asse ipotalamo-ipofisi, inibendo quindi
la liberazione di ormone luteinizzante che darebbe luogo ad un nuovo ciclo
mestruale. La produzione di progesterone ad annidamento avvenuto passerebbe
poi alla placenta neoformata. Il mifepristone si conferma per la sua azione
come antigestativo e quindi abortivo. Nel linguaggio dei media la mistificazione
del termine contraccezione viene spesso riferito alla sola capacita' di controllare
il momento della fecondazione, dell'unione dei gameti, quindi di un periodo
precocissimo in cui non si e' ancora realizzata la singamia che da origine
all'embrione, questo per meglio controllare l'impatto etico-morale della
scelta contraccettiva intrapresa. Altra stampa la definisce "la via medico-farmacologica
dell'aborto", per distinguerla da quello chirurgico, perche' agisce per effetto
antiprogestinico sulle strutture del collo uterino, del corpo luteo, del
miometrio e della decidua provocandone lo sfaldamento, il sanguinamento
ed il distacco del trofoblasto, cui segue la liberazione delle prostaglandine
che stimolando la contrattura uterina e facilitando la dilatazione del collo
uterino determinano l'espulsione dell'embrione. In sintesi il mifepristone
agisce alterando il substrato, il letto che e' la base per l'impianto e lo
sviluppo dell'embrione. L'azione abortiva del mifepristone e stata studiata
su 1108 donne (1) che hanno assunto il farmaco alla dose di 600 mg/die per
3 giorni, seguito dal misoprostolo alla dose di 400 ug per os che potenzia
l'attivita' contratturante del miometrio. Entro i 49 giorni di gestazione
l'attivita' abortiva e' stata del 94,8% di cui il 3,6% incompleto, il 4% ha
proseguito la gravidanza e lo 0,3% ha manifestato emorragie profuse che
hanno richiesto exanguinotrasfusioni. L'assunzione nell'intervallo tra 50
e 56 giorni di gestazione ha manifestato una abortivita' del 93,4% e tra
57 e 63 giorni dell'86,6%. Un altro studio (2) condotto su 2015 donne all'interno
dell'intervallo di 49 giorni ha manifestato una abortivita' del 92% (5 incompleti),
tra il 50 e 56 giorno dell'83% e del 77% con una amenorrea di 57-63 giorni.
Un terzo studio dell'OMS (3) ha manifestato una abortivita' dell'88% quando
somministrato a donne con amenorrea di 35 giorni, con aborto incompleto
del 4,6%. Criteri di esclusione dallo studio: donne con malattie epatiche,
surrenaliche, tromboemboliche e cardiovascolari, ipertensione, anemia, diabete,
glaucoma, prurito legato alla gravidanza, IUD, fumatrici > 10 sigarette
al giorno, cicli mestruali irregolari. Qualora non si verifichi l'aborto
medico il ricorso alla procedura chirurgica diviene una "scelta" obbligata
per l'effetto teratogeno del misoprostolo sull'embrione.
Effetti collaterali
Il misoprostolo si rende responsabile dei disturbi gastroenterici (nausea,
vomito,diarrea) e termoregolatori (brividi, febbre, vampate) e' teratogeno
per il feto, sono riferiti al mifepristone i disturbi della coagulazione
che si manifestano con metrorragie imponenti da richiedere l'uso di trasfusioni,
dolore, disturbi del SNC ed infezioni , tutte ause che possono richiedere
l'ospedalizzazione. La perdita ematica ha durata media di 9 giorni con variabilita'
secondo diversi A.A. di 1-32 giorni. (4)
La percentuale di trasfusioni varia secondo le statistiche tra lo 0,2 e
lo 0,9% con il ricorso alla revisione uterina in urgenza dallo 0,4 allo
0,8%.(1-5-6). Disturbi cardiocircolatori come l'angina instabile (7), l'infarto
del miocardio vengono segnalate da alcune Meline. Il dolore addominale scatenato
dalle prostaglandine e' presente nel 90% dei casi con valutazione VAS attorno
a 6-7 punti della scala (8). La cefalea, le vertigini e i cambiamenti della
termoregolazione si accompagnano nel 10-36% dei casi (9).
L'endometrite trattata con la somministrazione di antibiotici e' del 10,9%
(9). La teratogenicita' del misoprostolo si manifesta a livello delle ossa
temporali, frontali e degli arti (10). La cancerogenicita' degli abortivi
e' messo in relazione col ca. della mammella soprattutto nelle primipare,
questo per i mancati effetti preparatori sulla ghiandola da parte degli
estrogeni che sarebbero riferiti alla gravidanza disattesa (11).
(C.A.) |
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Paragrafo
05 |
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Prima
di concludere ci terrei a sottolineare che, se oggi il
problema non puo' essere liquidato solo con un confronto
con il passato, e' utile conoscere alcune tappe dell'evoluzione
della scienza, in particolare di quella medica, per ridimensionare
le questioni odierne e per capire che lo scontro tra progresso
e vincoli etici dura da secoli. La storia della medicina
e' infatti ricca di insegnamenti circa gli ostacoli che
dogmi e pregiudizi hanno messo sulla strada del progresso.
La vaccinazione antivaiolosa, per esempio, fu contestata
in quanto, prevenendo la malattia, ostacolava i voleri
della provvidenza; per quanto riguarda l'anestesia, poi,
vi fu un vastissimo dibattito sugli aspetti etici e medici
del controllo del dolore perche' questa tecnica andava
contro la maledizione biblica "partorirai con dolore".
In conclusione direi il Comitato di Bioetica di Newcastle
ha portato avanti una scelta che non definirei giusta
o sbagliata, ma sicuramente coraggiosa, perche' ha in se'
l'idea che i dogmi e i pregiudizi non possono influire
su questioni vitali come la modernizzazione scientifica,
l'innovazione della medicina, la liberta' di ricerca. Ci
vuole coraggio ad intraprendere una strada ricca di punti
ignoti e forse pericolosi, ci vuole coraggio a prendersi
la responsabilita' di condurre una ricerca che potrebbe
avere riscontri negativi. Ma ci vuole anche tanta forza
di volonta' per lottare in modo tale da non permettere
a nessuno di usare una grande fonte di benessere per l'umanita',
la scienza, contro se stessa.
"Non credo che la scienza pratica possa essere disgiunta
dal coraggio. Essa tratta il sapere, che e' un prodotto
del dubbio; e col procacciar sapere a tutti su ogni cosa
tende a destare il dubbio in tutto."
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Direttori:
Dott. Cleto Antonini, (C.A.), Aiuto anestesista
del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore di Novara;
Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.), docente di
bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose
di Novara e vice-presidente del Comitato Etico dell'Azienda
Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.)
Primario cardiologo |
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Consulenti |
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Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera
Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale
Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara |
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