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Forum
di Bioetica |
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NEWSLETTER N. 8 - Marzo 2004 |
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Intorno
ai Principi dell'Etica
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Continua
la presentazione dei principi della bioetica personalista.
Parte Seconda |
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Il
Rationale per un Fondamento dei Principi in Bioetica |
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La Corporeita' |
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La bioetica
nasce intorno agli anni Settanta dalla esigenza pratica
di stabilire criteri etici pubblicamente condivisi per
regolare gli interventi della scienza medica sulla vita.
Nel campo di analisi della bioetica rientrano molte
questioni di grande rilevanza per la vita quotidiana
che spaziano dall'ingegneria genetica alla fecondazione
artificiale, ai trapianti, alla interruzione di gravidanza,
alle questioni di inizio e di fine della vita, alla
tutela dell'ambiente. Con l'intento di superare la frammentazione
etica prodotta dal pluralismo ideologico della nostra
societa', si e' cercato di reperire regole procedurali
di equita' con un consenso maggioritario, mentre si e'
privato di significato, relegandola al privato, la bonta'
del soggetto agente.
Il tentativo piu' significativo di costruire il linguaggio
comune della bioetica pluralista e' stato il ricorso
a dei precisi principi etici sui quali avrebbero potuto
convenire i seguaci di teorie contrapposte come quelle
deontologiche, quelle utilitariste (con il contrattualismo
etico imperniato sull'accordo intersoggettivo solo tra
gli adulti con capacita' e facolta' di decidere), quelle
evoluzioniste, quelle del soggettivismo morale (o non-cognitivismo
etico) che sostiene la non conoscibilita' dei valori
e pertanto l'unica fondazione dell'agire morale e' costituita
dalla scelta autonoma dell'individuo. Vennero cosi' proposti
i "tre principi" detti di autonomia, di beneficialita'-non
maleficienza e di giustizia.
Al principio di autonomia, posto come basilare per tutti
gli altri, si e' fatto riferimento per i comportamenti
relativi al consenso informato, al rifiuto consapevole
delle cure, alla verita' al paziente, all'interruzione
volontaria di gravidanza, alla volonta' personale di
voler vivere (living will) e circa gli interventi nella
fase finale della vita (eutanasia). Il principio di
beneficialita' e' richiamato nelle decisioni legate alla
terapia del dolore, alla donazione degli organi, all'impegno
diagnostico terapeutico; quello di non maleficenza e'
applicato nei problemi dell'accanimento terapeutico
o al rapporto rischi/benefici di ogni intervento medico;
quello di giustizia e' invocato in relazione alle cure
necessarie e doverose per ogni malato, alla definizione
di priorita' nella distribuzione dei fondi in campo sanitario
e alla razionalizzazione di tutti gli interventi medici.
I singoli principi, con la semplice enunciazione avulsa
da ogni significato di valore (e' stato evitato consapevolmente
ogni riferimento antropologico e ontologico), risultano
essere privi di significato. Non c'e' alcun dubbio infatti,
che, se non si fonda il giudizio di valore (cioe' non
si stabiliscono prima i criteri antropologici e ontologici
di riferimento), ad esempio cosa sia bene e cosa sia
giusto per la persona in generale e per quel soggetto
in particolare, e' ambiguo o arbitrario voler applicare
il principio di beneficialita' o di giustizia.
Si lascia al sapere biologico definire cosa e' la vita,
mentre all'etica spetterebbe solo il compito successivo
(come ospite tardivo e indesiderato) di prescrivere
regole e limiti ai poteri della scienza. Come conseguenza
della consapevole frattura con ogni principio religioso
che affermi l'intangibile "sacralita' della vita umana",
e' stato introdotto come sostitutivo il nuovo punto di
vista, quello della "qualita' della vita" che risulta
essere del tutto insufficiente nelle applicazioni concrete.
In base a tale concezione la vita umana e' considerata
solo come un bene relativo, da valutare secondo un calcolo
proporzionale dei vantaggi che procura all'individuo
(in termini di piacere e di benessere), e agli altri
o alla societa' (in termini di utilita' e produttivita').
All'origine di tale concezione e' il modello meccanicistico
della natura: "la materia produce la vita, la quale
non puo' che essere interpretata come un'avventura senza
progetto e dal finale aperto, una combinazione di caso
e di necessita'" (J. Monod, Le hasard et la ne'cessite'.
Paris 1970).
A tale concezione pero' sfugge proprio il punto decisivo
della vita stessa, che essa "e' individualita', che ha
in se stessa il proprio centro, e' una totalita' unificata
che, mentre dipende dalla materia, ne fa liberamente
uso in vista di uno scopo immanente all'organismo stesso,
significa quindi movimento spontaneo che tende ad un
fine" (H. Jonas, Philosophical Essays. Prentice-Hall
(NJ) 1974). L'affermazione di Jonas va intesa come un
recupero, con la ragione, della realta' della vita nella
sua dinamica complessita' cosi' come e' vissuta concretamente
dal soggetto e rifiutando nello stesso tempo la fredda
visione unilaterale dell'oggettivismo scientifico.
(P. R.)
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Dilemmi
etici
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IL
PROBLEMA MORALE DEI TRAPIANTI E L'ETICA DEL DONO |
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Parte
Seconda |
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3. Presa di coscienza dell'evento morte
Una prima riflessione porta a galla un nuovo modo di
pensare alla morte, definita sulla base di accurati
criteri scientifici come morte encefalica (cessazione
irreversibile delle facolta' dell'encefalo) dalla stessa
legislazione civile. La precisa delimitazione della
morte dell'individuo, regolamentata dalla prassi giuridica,
pone l'opinione pubblica al cospetto di una realta' che
non puo' passare sotto silenzio, che non puo' essere tabuizzata
ed occultata. Il fatto della morte, il cui processo
e' descrivibile con oggettivita', deve condurre ad una
presa di coscienza di essa come evento inseparabilmente
connesso alla vita e dunque come realta' da significare
al di la' del suo essere il fallimento o il compimento
di ogni progetto e di ogni possibilita' umana. Dentro
questo processo sociale, ancora embrionale, di una nuova
consapevolezza della morte, la presentazione della possibilita'
di donare i propri organi consente di accostarsi ad
essa in termini squisitamente umani, rendendola non
solo realta' subita dalla persona, ma atto in cui l'uomo
puo' esprimere un senso, appunto, nella donazione di
se'. Questa azione sociale, per la quale un particolare
ruolo formativo e non solo informativo e' rivestito dalla
comunicazione mass-mediale, deve condurre ciascuno a
prendere in considerazione l'ipotesi della propria morte,
senza annullare il bagaglio di paura e di angoscia ad
essa connesso, ma anche con maggiore lucidita'. Solo
cosi' la prassi di espianto, e la sua relativa regolamentazione
giuridica, saranno percepite non come un atto di invadenza
delle ragioni della collettivita' sull'individuo, ma
potra' essere compresa come dono di ciascuno al bene
di altri. A monte della discrepanza evidenziata dagli
studi statistici tra l'adesione teorica al trapianto
e la scarsa disponibilita' di organi si situano delicati
meccanismi psicologici tra cui un ruolo non secondario
e' da attribuire alla percezione della propria morte.
Un'adeguata presentazione della descrizione scientifica
della morte cerebrale potra' contribuire non tanto ad
incrementare le paure psico-sociologiche nei confronti
della morte, ma a prendere coscienza della necessita'
di situare l'epilogo personale dentro la vita e quei
valori che la esprimono adeguatamente.
Una seconda riflessione mira a cogliere la specificita'
dell'atto di donazione come espressione di solidarieta'
sociale. Dare i propri organi significa offrire una
possibilita' di vita ad una persona che resta estranea
al donatore. Si precisa a questo riguardo il senso piu'
alto del dono: quello di non scaturire da un legame
affettivo, simmetrico, che si vuole approfondire e rinsaldare
tra persone implicate in un rapporto significativo (di
tipo famigliare, religioso, amicale), ma da un legame
squisitamente sociale e che connette fra loro membri
della comunita' ignoti fra loro. Nella dinamica del donare
non vengono poste solo le attitudini proprie di ciascun
soggetto, ma anche la possibilita' di pensare la vita
sociale su parametri tipicamente umani: quelli appunto
caratterizzati dall'altruismo e dalla solidarieta', in
cui alla gratuita' del gesto di chi dona corrisponde
la gratitudine di chi si dispone a riceverlo. Profonde
riflessioni in questa direzioni sono state offerte da
Jacques T. Godbout, uno dei principali teorizzatori
del dono sociale, che ha definito la donazione degli
organi la forma caratteristica del dono moderno, comprensibile
solo all'interno di una relazione di anonimato che esalta
il legame solidale dei membri della comunita' civile,
alla luce di una dinamica fondamentale per cui "le motivazioni
del donatore sono soprattutto di ordine morale. Anzi,
egli spera di non avere mai bisogno di ricevere; ma
ha fiducia che altri farebbero come lui se un giorno
ne avesse bisogno". Inoltre, evidenziando l'impossibilita'
di una risposta reciproca e di ricambio da parte del
ricevente, a motivo della morte del donatore, lo studioso
canadese ha sottolineato come fondamentale al mantenimento
della stessa realta' del dono e' aiutare chi ne ha beneficiato
a vivere un'esperienza di "estensione di se'", a non
tenere solo per se' l'opportunita' di vita offertagli
sorprendentemente, ma, a partire da essa, di ripensare
la sua esistenza in una logica piu' profondamente solidaristica
e di imprimerla in quel tempo nuovamente a lui concesso,
grazie al dono ricevuto, per saper apprezzare l'umanita'
con tutte le sue ricchezze e possibilita' [cf. J.T. Godbout,
L'esperienza del dono. Nella famiglia e con gli estranei,
Napoli, Liguori, 1998 (Servizio sociale, 10), pp. 132-144].
4. Dentro la legislazione, oltre la legislazione
Le osservazioni abbozzate sul versante della mutata
comprensione che la trapiantistica ha prodotto nell'intera
prassi medica e circa l'ethos del dono, portano a considerare
con maggiore attenzione l'intricata questione del rinnovato
quadro legislativo per la medicina dei trapianti (Legge
n. 91 del 1.4.1999). Ogni disposizione statuale ha come
scopo non solo la regolamentazione di un aspetto della
vita civile di una nazione, ma anche di portare a rilevanza
sociale valori ad essa connessi. Anche nel caso delle
disposizioni offerte per i prelievi di organi e tessuti,
accanto alla finalita' pratica di ampliare il numero
delle donazioni, si vuole contribuire alla costruzione
di un patto sociale piu' saldo, attraverso la disponibilita'
potenziale di ciascun membro ad essere donatore di organi,
o piu' semplicemente ponendolo di fronte al fatto di
dovere positivamente decidere di questa possibilita'.
L'humus profondo sul quale vuole radicarsi il disposto
normativo e' quello di creare connessione e solidarieta'
sociale anche in questo delicato settore, portando a
galla in maniera piu' chiara, la capacita' decisionale
del singolo, non surrogabile da altri (anche legati
a lui da vincoli affettivi). E' in vista di un esercizio
maturo di questa solidarieta' sociale che puo' essere
compreso, dall'interno, il senso della legge che, a
livello esterno e documentabile, dovrebbe incrementare
la prassi conseguente della donazione. Tuttavia questo
non e' possibile se non viene approfondito, attraverso
un'ampia opera informativa e formativa, il senso del
dono che si e' cercato di guadagnare nelle osservazioni
fin qui esposte. La legge delimita, in sostanza, i contorni
di un agire sociale che investe accanto allo stato,
le associazioni, quali l'AIDO, e i singoli operatori
sanitari. Una legge, detto altrimenti, non potra' risolvere
definitivamente il problema dei trapianti, se non sara'
seguita da un'imponente opera costruttiva dei valori
che ad essa sono implicitamente sottesi. Per questo
entrare dentro lo spirito della legge significa gia'
porsi oltre ad essa. Non tanto per misconoscere gli
indubbi aspetti di positivita', quanto per evidenziarne
alcuni limiti (quali per esempio una certa macchinosita'
di applicazione) e per sottolineare i punti che restano
scoperti, sui quali potra' efficacemente esercitarsi
l'opera educativa perseguita dalle associazioni della
societa' civile, perche' l'ethos del dono possa essere
percepito con maggiore limpidita', sciogliendo i dubbi,
ancora persistenti sul concetto di cittadino donatore
potenziale, non di rado frainteso quale aggressione
ai diritti di liberta' di ciascun membro della comunita'
civile e politica da parte della anonima collettivita'.
(P.D.G.)
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La
parola ai lettori |
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Il
Rischio legato alla Disinformazione
La Biocard dalla Consulta di Bioetica
CARTA DI AUTODETERMINAZIONE
DICHIARAZIONE
Alla mia famiglia, ai medici curanti e a tutti coloro
che saranno coinvolti nella mia assistenza. Io sottoscritto/a,
essendo attualmente in pieno possesso delle mie facolta'
mentali, dispongo quanto segue in merito alle decisioni
da assumere qualora mi ammalassi:

Chi ha scelto 'No' riguardo alla disposizione
I puo' terminare qui la compilazione apponendo una firma.
Firma ................................................................
Data .................................
Chi invece ha scelto `Si' riguardo alla disposizione
1 e' opportuno che prosegua la lettura in modo da formulare
altre disposizioni di carattere generale e particolare.
Sono consapevole che potrebbe accadermi in futuro di perdere
la capacita' di decidere o di comunicare le mie decisioni,
ma, poiche' voglio esercitare comunque il mio diritto di
scelta, formulo qui di seguito alcune disposizioni che
desidero vengano rispettate. Resta inteso che queste disposizioni
perdono il loro valore qualora, in piena coscienza, io
decida di annullarle o di sostituirle con altre.
DISPOSIZIONI
GENERALI
So che si definiscono oggi "prowedimenti di sostegno vitale"
le misure urgenti senza le quali il processo della malattia
porta in tempi brevi alla morte. Esse comprendono la rianimazione
cardio-polmonare in caso di arresto cardiaco, la ventilazione
assistita, la dialisi (rene artificiale), la chirurgia
d'urgenza, le trasfusioni di sangue, le terapie antibiotiche
e l'alimentazione artificiale.
Sono consapevole che, qualora venissero iniziati e proseguiti
su di me tutti i possibili interventi capaci di sostenere
la mia vita, potrebbe accadere che il risultato sia solo
il prolungamento del mio morire o il mio mantenimento
in uno stato di incoscienza o di demenza. Formulo percio'
le seguenti scelte riguardo ai provvedimenti di sostegno
vitale.
DISPONGO CHE
QUESTI INTERVENTI:

Chi ha scelto `SIANO iniziati' in tutte queste
tre ipotesi, puo' concludere qui la compilazione apponendo
una. firma.
Firma
................................................................
Data .................................
Chi ha scelto `NON siano iniziati' in almeno
una di queste tre situazioni, e' opportuno che continui
la compilazione delle seguenti Disposizioni Particolari,
che ribadiscono in modo esplicito la rinuncia o la richiesta
di alcuni interventi a proposito dei quali e' piu' facile
che nascano controversie.
DISPOSIZIONI
PARTICOLARI
Firma ................................................................
Data .................................
Le disposizioni seguenti possono essere sottoscritte
indipendentemente dalle precedenti, anche se non si e'
eseguito alcuna scelta.
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Centro
di Bioetica
della Universita' Cattolica
del Sacro Cuore |
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Documento
n. 6: Autonomia del paziente e responsabilita' del
medico: a proposito della c.d. "carta dell'autodeterminazione" |
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La
condizione di malattia grave in fase critica, in prossimita'
della morte, rappresenta per il paziente, per il medico
e per i parenti del malato un momento carico di particolare
responsabilita'.
Tale responsabilita' e' relativa al valore della vita che
giunge a compimento e della dignita' della persona; interpella
la coscienza del malato stesso nella misura in cui e' nelle
condizioni di poterla esercitare, ma anche il dovere morale
e deontologico del medico nello sforzo attento e premuroso
di ricercare il vero bene del paziente nelle condizioni
concrete e irrepetibili, che non possono sempre essere
standardizzate, ne' possono essere previste e preordinate
unilateralmente.
Le ricerche confermano, infatti, che le volonta' anticipate
ed espresse nelle c.d. "carte di autodeterminazione" non
corrispondono sempre allo stato d'animo del paziente quando
egli si trova in fase critica e nella situazione di sofferenza
o incertezza.
In questa fase egli intende soprattutto essere aiutato
(e ne ha in ogni caso diritto) con le risorse dell'assistenza
e della solidarieta', in un dialogo per quanto possibile
continuo e corresponsabile, nel rispetto della vita che
e' un bene intangibile e della dignita' della persona che
vive un momento ricco di trascendente valore.
L'assistenza al morente deve essere eticamente impostata
evitando ogni forma di accanimento terapeutico e quegli
interventi che sono manifestamente privi di significato
terapeutico o di sollievo del morente; deve fare ricorso
agli interventi che abbiano una proporzionata validita'
in ordine al sostegno congruo della vita, alla terapia
del dolore ed alla palliazione dei sintomi della sofferenza,
al conforto spirituale, anche religioso, e alle cure ordinarie
(alimentazione, idratazione, igiene, ecc.). Gli interventi
straordinari o ad alto rischio, che non garantiscono un
vero bene del paziente, possono essere scelti con la corresponsabile
volonta' del paziente o di chi lo rappresenta legittimamente,
dopo una corretta informazione, ma non possono essere
imposti, neppure in nome di una sperimentazione promettente
per altri pazienti.
Il medico, in particolare, per la "posizione di garanzia"
che riveste in relazione alla salute del malato (cioe'
per quegli obblighi propri della professione la cui violazione
puo' costituire motivo per denunce penali e citazioni in
sede civile), ha una responsabilita' che ne' i familiari,
ne' il fiduciario, ne' i genitori nel caso del soggetto
minore, possono annullare.
In ogni caso la intangibilita' della vita e la dignita'
della persona non consentono a nessuno, ne' al medico ne'
al paziente stesso ne' ai familiari e neppure alla societa',
di suggerire o accettare scelte di eutanasia o di sucidio
assistito. |
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In questa
rubrica tutti coloro che ricevono questa newsletter
sono invitati ad utilizzare la opportunita' offerta dal
forum per far conoscere il proprio pensiero su quanto
letto o sollecitare ulteriori riflessioni ed ampliare
la riflessione. La corrispondenza potra' essere inviata
all'indirizzo qui specificato. Attendiamo a tempi brevi
le prime reazioni anche sullo strumento della News-letter
per uno scambio di opinioni tra coloro che ne riceveranno
il testo.
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Indirizzo
per la corrispondenza: paolorossi_125@fastwebnet.it |
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newsletter e' inviata automaticamente secondo la
mailing list predisposta, chi non desidera riceverla
puo' chiedere di essere cancellato dalla lista. Chi
volesse segnalare altri nominativi di posta elettronica
cui inviare la News-letter e' pregato di fare riferimento
all'indirizzo riportato nella sezione precedente. |
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newsletter e' pubblicata ed archiviata nel sito:
www.foliacardiologica.it
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Comitato
di redazione |
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Direttori:
Dott. Cleto Antonini, (C.A.), Aiuto anestesista
del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore di Novara;
Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.), docente di
bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose
di Novara e vice-presidente del Comitato Etico dell'Azienda
Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.)
Primario cardiologo
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Consulenti |
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Prof. Ilario Viano, Direttore dell'Istituto di Farmacologia Clinica, Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita' degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro..
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera
Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale
Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara
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con
il patrocinio di:
Ospedale Maggiore di Novara |
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