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Forum
di Bioetica |
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NEWSLETTER N. 10 - Maggio 2004 |
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Chi
siamo: cultori attenti ai problemi etici nel mondo sanitario
e sociale
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Gli
scopi del Forum sono:
- suscitare un interesse culturale sui principi fondanti
dell'etica e della bioetica,
- fornire gli elementi che aiutino le coscienze alla
formulazione di un retto
- aprire il forum a tutte le voci di quelli che desiderano
esprimere il proprio punto di vista morale
- le proprie perplessita' sulle problematiche suscitate
dall'attivita' quotidiana,
- rispondere ai quesiti che potrebbero essere formulati
dagli operatori sanitari e dai cittadini. |
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Intorno
ai Principi dell'Etica |
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Lo sviluppo sostenibile sue implicazioni etiche |
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L'attuale
dibattito internazione sulle strategie di sviluppo e'
incentrato su due grandi problematiche del nostro tempo:
l'uso non equo delle risorse comuni e la questione ecologica.
Per lo studio di questi problemi le Nazioni Unite hanno
organizzato importanti conferenze mondiali, tra le quali,
quelle a Stoccolma nel 1972, a Rio de Janeiro nel 1992,
a Vienna nel 1993 e l'ultima, il Vertice Mondiale sullo
Sviluppo Sostenibile (WSSD, Plan of implementation,
2002, n.7) a Johannesburg. La teoria dello sviluppo
sostenibile ha fino ad oggi risentito di due impostazioni
di matrice ideologica: 1) un ecologismo radicale, 2)
un progetto delle Nazioni Unite di un nuovo ordine mondiale
attraverso l'attuazione di programmi di limitazioni
delle nascite.
La prima costituisce il nuovo paradigma di ecologismo
radicale come substrato di un nuova etica planetaria
(Sgreggia E. Cumbre de la tierra+5, Medicina
e Morale 1997,4:659) che si basa su una specie di primato
della terra rispetto all'uomo, una visione antropologica
in negativo che rinnega l'idea dell'uomo come amministratore
e custode del mondo visibile in favore di una immagine
dell'essere umano completamente subordinato alle altre
realta' naturali. E' una deificazione dell'ambiente naturale
considerato "come un tutto superiore rispetto alle parti
che lo compongono" (panteismo agnostico), in cui la
condizione dell'uomo viene equiparata a quella di un
animale o di un vegetale e l'essere umano e' giudicato
incapace di conoscere qualsiasi realta' che non sia quella
materiale: "si deve ricordare la indiscutibile verita'
che le risorse disponibili e gli spazi della terra sono
limitati e che e' inaccettabile che i poveri che saranno
la memoria del futuro danneggino l'ecosistema del mondo
per cercare di svilupparsi a qualsiasi prezzo"( Sanahuja,
El desarollo sustentable..Rio de Janeiro, 1997:pp.25
e 69). I sostenitori della "Carta della terra" ravvisano
nell'idea biblica del dominio dell'uomo sul mondo l'origine
della spogliazione indiscriminata delle risorse naturali.
Questa visione superficiale confonde l'antropocentrismo
moderato di ispirazione biblica e cristiana con l'antropocentrismo
di stampo utilitarista. Il primo infatti riconosce l'uomo
come responsabile e custode dell'ambiente proprio perche'
ha una dignita' trascendente. Il secondo invece comporta
una pretesa di sottomissione illimitata della natura
visibile rispetto all'uomo che e' propria della ideologia
politica della modernita'. Nella Carta della terra il
postulato ecologico del paradigma dello sviluppo sostenibile
si propone come imperativo di "conservare e ristabilire
l'integrita' del sistema ecologico della terra con speciale
preoccupazione per la diversita' biologica e i processi
naturali che sostengono la vita". In particolare tale
paradigma s'impone di "adottare a tutti i livelli piani
di sviluppo sostenibile e regolamenti che permettano
di includere la conservazione e la ricostituzione ambientale
come parte integrante di tutte le iniziative di sviluppo"(Ibid.,p.85).
A sostegno di tali affermazioni e' l'idea secondo Sanahuja
che i modelli di produzione e consumo stanno causando
la devastazione ambientale, la distruzione delle risorse
naturali e la estinzione massiccia delle specie animali
e vegetali.
La seconda fonda la politica globale del controllo
demografico portata avanti con la motivazione di preservare
le risorse naturali, ma finalizzata in realta' alla costituzione
di nuovo ordine mondiale nel quale il potere e la ricchezza
economica sono detenuti da pochi Stati. Il controllo
demografico cerca di definire il rapporto tra popolazione,
sviluppo e ambiente e viene formulato in modo che la
popolazione (sia nel numero, sia nell'attivita' umana)
assuma un significato negativo sia per lo sviluppo che
per l'ambiente. Da qui l'espressione ripetuta in moltissime
occasioni secondo cui "l'uomo e' il cancro del pianeta"
e teorizzazione della "crescita zero" in economia (il
protocollo di Kyoto e' figlio di questa logica). Tutte
le politiche globali in questo decennio sono state indirizzate
a limitare l'attivita' umana. I fondi pubblici sono impiegati
per il sostegno di misure anche coercitive di controllo
delle nascite, compreso aborto e sterilizzazione forzata
delle popolazioni indigenti, e per l'eugenetica sociale.
In particolare le azioni intensive promosse per la riduzione
della natalita' creano e diffondono il neologismo
falso delle gravidanze indesiderate. Le informazioni
propagandate sono basate su premesse che si sono rivelate
del tutto infondate. Si sostiene tra l'altro che la
fertilita' puo' essere controllata (teoria del neomalthusianesimo)
solo grazie all'aiuto dell'industria mondiale, multimiliardaria,
dell'aborto e della pianificazione familiare.
La pianificazione familiare e' stata programmata
nelle conferenze mondiali sulla donna organizzate dall'ONU
(Cairo 1994, Pechino 1995). Uno degli obiettivi principali
del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (United
Nations Population Fund, UNFPA) e della lobby di controllo
demografico durante la Conferenza internazionale del
Cairo sulla popolazione e lo sviluppo, era la rapida
stabilizzazione della popolazione; a tal fine, sono
emersi tre importanti obiettivi:a) manovrare le donne
affinche' abbiano meno figli di quanti ne desiderano;
b) far credere alle donne e alle adolescenti che la
loro fertilita' minaccia la conservazione delle risorse
della Terra; c) liberare la relazione sessuale dalla
responsabilita' della procreazione. La pianificazione
familiare dell'ONU ha usato una enormi quantita' di fondi
pubblici per assicurare che le donne e le ragazze attive
sessualmente e in eta' di procreare usino "con il loro
partner" "metodi moderni di contraccezione", riservandosi
la possibilita' di ricorrere a veri e propri abortivi
chimici, definiti con neologismi ingannatori ("contraccettivi
di emergenza", "contragestativi"), (mifepristone o RU486,
il misoprostolo, le prostaglandine)" o all'aborto in
caso di fallimento del metodo contraccettivo utilizzato.
L'attivita' dei membri delle organizzazioni umanitarie
(ONU; OMS, UNESCO, FAO, Comunita' Europea) non ha portato
ad alcun serio contributo al miglioramento della tragedia
della fame nel mondo come lo dimostrano i dati del Fmi
sui tassi di crescita negativi, sull'aspettativa di
vita, sulla mortalita' infantile, sull'analfabetismo
nei Paesi latinoamericani e dei Paesi africani. I promotori
dell'eco-terrorismo si avvalgono di proiezioni allarmistiche
che non sono poi confermate dall'andamento delle cose,
e si aggrappano inconsultamente al principio di prudenza
per bloccare il progresso biotecnologico e impedire
che gli OGM, come il mais e il golden rise che hanno
superato le severe verifiche della Comunita' Europea,
siano impiegati per diminuire la fame e le malattie
nel mondo sottosviluppato.
Sprone etico al capovolgimento dei valori in difesa
dell'uomo e alla conoscenza dei progressi delle conoscenze
scientifiche
Le motivazioni inventate per giustificare il controllo
delle nascite non resistono all'analisi scientifica
i cui dati possono essere cosi' riassunti:
1) Dovunque le popolazioni invecchiano, e addirittura
diminuiscono in molti Paesi ricchi e poveri (una implosione
annunciata e non una esplosione demografica); la proporzione
delle persone anziane non cessa mai di aumentare accentuando
le tensioni tra le generazioni e la crisi dei sistemi
di sicurezza sociali. Mai e' stata dimostrata una correlazione
tra sviluppo e popolazione; e' la caduta della fecondita'
a favorire la disoccupazione perche' diminuiscono i compratori
e i consumi per cui le fabbriche diventano sovradimensionate
rispetto alle capacita' di assorbimento dei mercati;
una popolazione che invecchia produce e investe di meno
e tende ad essere meno creativa.
2) Le previsioni allarmistiche sulla esplosione demografica
di Malthus (1766- 1834) e riprese nei discorsi dai funzionari
dell'ONU, secondo le quali la produzione degli alimenti
non cresce in modo adeguato per sfamare tutti gli uomini,
sono state decisamente smentite. Le scoperte dell'agronomo
Norman Borlaug (Nobel 1970) confermate da altri AA,
hanno sconvolto la percezione della fame nel mondo.
A parte le catastrofi naturali, le carestie di oggi
hanno sempre come loro causa la incapacita', la corruzione,
se non addirittura la cattiveria degli uomini. Gli esempi
recenti piu' agghiaccianti di cattiveria sono:
- "l'olodomor", termine specifico per indicare
gli oltre sette milioni di morti per fame verificatesi
in Ucraina nel 1932-33 (foto documentarie ne "il Timone"
n. 33 pag 22 2004) e causate da una carestia pianificata
e prodotta dallo Stato Sovietico con una politica fiscale
insostenibile, con la requisizione per l'ammasso statale
dell'intera produzione agricola dei kolchoz, con la
confisca delle derrate alimentari alla popolazione e
con la proibizione di farne commercio in loco e con
le altre regioni;
- la vendita del proprio sangue per pagare la tassa
imposta dallo Stato sulle persone fisiche nelle regioni
povere della Cina, il prelievo del sangue viene eseguito
a tutto oggi dagli agenti governativi senza alcun rispetto
delle minime norme igieniche e sta causando la diffusione
a interi villaggi dell'Aids e delle morti per fame (filmato
documentario con interviste dirette presentato a RAIDUE
alle ore 21 dell'11/5/04).
3) Le risorse naturali non esistono. Certo e'
un paradosso! Pero' cio' che in realta' trasforma una cosa
in una risorsa e' il genio dell'uomo. La sabbia trasformata
in semiconduttore, il vento in energia ecc. Come ha
mostrato tra gli altri Julian Simon (Hudson Institute,
N.Y.1990), l'uomo e' l'unica vera risorsa ed e' proprio
tale risorsa che rischia di venir meno.
4) Gary Becker (nobel per l'economia 1992) ha mostrato
che questo capitale umano si forma essenzialmente nella
famiglia.
5) La prima grande causa dell'incremento della popolazione
non e' da cercarsi nei tassi di natalita' ne' negli indici
di fecondita' che stanno calando ovunque, ma si trova
nell'aumento generalizzato della speranza di vita alla
nascita. Alla luce di queste conoscenze vi e' dunque
da operare un capovolgimento nella scala dei valori
che devono guidare gli interventi nei Paesi poveri.
Il valore per eccellenza non e' l'ambiente circostante,
bensi' e' l'uomo, la cui integrita' fisica, psicologica
e morale deve essere rispettata in modo che diventi
il gestore responsabile e rispettoso della Natura.
Dal momento in cui la poverta' non e' percepita per prima
cosa come una mancanza di beni materiali, ma invece
come la privazione delle capacita' umane elementari,
lo sviluppo appare come incremento di opportunita' offerte
alle libere scelte degli individui. La loro liberta',
scopo dello sviluppo, non e' piu' ordinata ad altro che
a se stessa, mentre nella tradizione liberale e marxista
e' sempre stata subordinata alla produzione e/o al consumo
(Amartya Sen, premio nobel per l'economia 1998,
Un noveau modale e'conomique. Odile Jacob, Paris
2000.) Cio' che importa e' che gli uomini siano il meno
possibile vittime dei cosi' detti determinismi, assai
comodi per i sostenitori delle due ideologie sorelle
e contrapposte. Questa nuova visione purificatrice dello
sviluppo richiede una revisione delle politiche di controllo
delle nascite, in particolare nei confronti della donna
e delle famiglie. Il Vertice mondiale di Joannsburg
(Wssd 2002) ha cambiato l'approccio ai problemi della
tutela ambientale privilegiando il concetto della promozione
umana.
(P.R.)
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Dilemmi
etici
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CRITERI
DI ETICITA' DEL PRELIEVO E DEI TRAPIANTI DI ORGANI |
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Seconda
parte
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Il
rispetto dell'identita' personale e dei suoi discendenti.
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L'idea
che l'uomo ha di se' e della sua personalita' e' strutturalmente
connessa con l'idea del proprio corpo. Se il corpo
subisce un cambiamento a causa del trapianto, l'io
percepisce questo come disturbo della rappresentazione
di se' come individualita' ed integrita'.
Lo
studio psicanalitico riferisce la manifestazione dell'io
all'esperienza della propria corporeita', alla memoria
di se' e delle esperienze soggettive sensitive. Quello
che altrimenti definiamo col concetto preso a prestito
dalla Scolastica di "identita'", unitarieta' del corpo
con l'anima. Qualsiasi alterazione dell'individuo
sostanziale puo' generare la schizofrenia della persona
che, pertanto, non si riconosce in un insieme organico.
Esistono organi che per propria natura, nell'immaginario
collettivo, sono identificativi della personalita',
come il cuore: centro dell'unita' affettiva e spirituale
o l'encefalo: sede dell'intelligenza, dell'emotivita',
della memoria; cosicche' ricevere l'organo in questione
potrebbe essere causa di mutamento dell'immagine corporea
e di forte alterazione dell'identita' psicologica.
La letteratura scientifica, nel caso concreto di trapianto
cardiaco, ha ampiamente documentato modificazioni
psicologiche della personalita' riferite come psicosi,
depressioni, ansieta', delirio, labilita' emotiva, difficolta'
sessuali e disadattamento sociale.
Il problema morale si pone quando abbiamo a che fare
con il trapianto di organi che esprimono il pensiero
e l'identita' biologica-procreativa.
Allora, non e' lecita la sostituzione dell'organo per
la ricerca della funzione che esso possiede. Per es.:
l'impianto di gonadi nella donna, con insufficienza
della secrezione estroprogestinica nel sostituire
la produzione ormonale, si renderebbe apportatrice
di oociti eterologhi di diversa provenienza genetica.
La considerazione per analogia rimanderebbe all'eticita'
della fecondazione artificiale eterologa con problemi
complessi, cosi' riassunti:
1) - l'identita' dell'embrione
2) - il diritto del nascituro a conoscere i genitori
3) - l'unita' della famiglia: causalita' genitoriale
differente o plurima
4) - la riduzione della dimensione unitivo-procreativo
dell'atto coniugale
5) - i problemi connessi: l'eticita' dell'atto chirurgico,
l'accettazione di sottoporsi ad interventi dolorosi
di scarso successo, la sperimentazione in generale,
la medicina dei desideri, etc.
Si accendono questioni piu' generali nell'ambito del
rapporto tra etica e scienza comune, come:
1) - il concetto di limite intrinseco della ricerca
scientifica: il limite va riconosciuto nel rispetto
della natura dell'uomo o va superato ad ogni costo?
2) - la ricerca scientifica e' veramente neutrale?
3) - Tutto cio' che e' scientificamente possibile e'
anche eticamente accettabile?
Sono domande non piu' rinviabili da quando dalla fiction
con la nascita di chimere bio-cibernetiche come "Robocop":
modello rigenerato di poliziotto al servizio dell'idea
di giustizia sociale, si passa alla comunicazione
scientifico-sperimantale del trapianto di tronco/testa
nelle scimmie.(esperimento di White). Le proposte
che vanno in questa direzione si tacciano di riduzionismo
della dimensione globale ed assiologica dell'uomo.
L'intervento medico, nel salvare la vita, col supporto
sostitutivo della funzione d'organo, deve sempre necessariamente
essere al servizio della verita' e del rispetto dell'identita'
della persona.
Il principio di autonomia nel consenso alla donazione
ed il testamento biologico.
Si invoca il principio di autonomia nel rispetto del
libero esercizio della volonta' dell'individuo. Dimensione
che spesso nasconde l'affermazione di un soggettivismo
liberista sfrenato che opera nella sfera dell'immanente,
non preoccupandosi ne' partecipando dei valori della
persona. Il problema risulta ancora piu' grave quando
si ha la pretesa di tradurre questo comportamento
in normativita'. L'atto ha rilevanza morale nell'ambito
dell'espressione di una volonta' libera e cosciente,
ma la liberta' per essere tale deve avere un orientamento
di senso, deve farsi carico sul piano applicativo
del principio del rispetto e della difesa della vita
propria e di quella altrui.
Gli atti di disposizione del proprio corpo, oltre
ad essere informati dal principio etico, sono regolamentati
limitatamente dal diritto.
La manifestazione di autonomia del paziente entra
in conflitto con l'esercizio della professione medica,
associata alla crisi del paternalismo medico. Necessario
sara' trovare nuovi rapporti, che tengano conto del
rispetto di entrambi sul piano orizzontale dell'alleanza
terapeutica.
Si ridimensiona in questo modo il principio di autonomia
che si esprime nel consenso, come unico postulato
in bioetica, da alcuni definito come l'etica del "permesso".
Col ricorso ad esso si pretende, sul piano legale,
la copertura da responsabilita' penali per il medico
e la tutela del paziente dall'abuso dell'esercizio
della professione medica.
Il diritto di esprimere la propria disponibilita' alla
donazione non e' un diritto di natura patrimoniale,
anche se si configura con la cessione "dell'oggetto",
ma un diritto della personalita' e per sua natura e'
indisponibile e intrasmissibile.
In questa direzione avviene il superamento della L.
644/75, dove il consenso doveva ritenersi presunto,
salvo diniego espresso in vita dal defunto, ovvero,
opposizione scritta dei familiari. La prassi rendeva
ragione di operare in conformita' dell'accordo con
i familiari per evitare contestazioni giudiziarie.
La nuova normativa L. 91/99 all'art. 4 individua esclusivamente
l'espressione del consenso nella volonta' di chi ne
e' titolare, secondo il principio che gia' da anni stava
delineandosi (v. CNB del 20/10/91).
Per cui e' donatore colui che esprime la dichiarazione
affermativa di volonta' ed anche colui che raggiunto
dalla notifica non abbia ancora espresso un parere;
pertanto le condizioni sono due:
- per dichiarazione esplicita e documentata
- per mancata dichiarazione dopo notifica.
Sui vizi della raccolta del consenso possono rilevarsi:
- la puntualita' e la capillarita' dell'informazione
e della notifica (artt. 138 , 140 c.p.c.)
- il problema di chi non puo' rispondere.
Il consenso dei minori e' espresso da chi esercita
la potesta', pero' di comune accordo: non e' consentita
la manifestazione della volonta' in ordine alla donazione
di organi dei nascituri (il problema dell'anencefalico)
e per i soggetti incapaci di agire o minori affidati
a istituti di cura (L. 91/99 art. 4 c.3). La dichiarazione
di Helsinky '96 prevede, a tutela del minore, di ricercare
sempre il consenso di questi, oltre quella del tutore,
stimolandone l'interesse con l'informazione. La GCP
'91 introduce l'opportunita' di richiederla in forma
scritta, dandone rilevanza legale. La Convenzione
Europea di Bioetica (Ginevra '93) recita all'art.
20 c. 2 - l'incapace di esprimere consenso puo' essere
donatore a particolari condizioni:
- che non si disponga di altro donatore compatibile
- che il ricevente sia consanguineo
- che abbia carattere di urgenza
- che non vi sia opposizione
In opposizione alla donazione:
- la volonta' autografa di negazione in vita
- la mancanza di notifica come impossibilita' di testimoniare
la volonta'.
Il dubbio rimane, quando sulla spinta di reclutare
maggiori donazioni, come deriva dall'esempio europeo
in merito all'accettazione presunta, non si sia dato
rilievo al diritto della persona di essere in disaccordo
-"dire no"-, in violazione al diritto del dissenso
ed in contrasto con l'art. 2 della Costituzione che
dichiara inviolabili i diritti della persona. Altri
esponenti del diritto avanzano il dubbio sulla incostituzionalita'
della legge che, accogliendo la volonta' dell'estinto,
condiziona la possibilita' di realizzare il precetto
della solidarieta' attraverso la possibilita' di salvare
la vita di altre persone. Allora se la Costituzione
riconosce il diritto inviolabile dell'uomo alla salute
(art. 32 Cost.) e la sua tutela come partecipazione
alla vita collettiva (art 2 Cost.), suona stonata
la normativa che subordina, con la raccolta dell'espressione
del consenso, la vita del cittadino in attesa di trapianto
all'integrita' del cadavere, opponendosi all'obiettivo
indicato dal SSN di promozione della solidarieta',
dell'informazione, dell'educazione in tema di donazione.
Ma se il problema dell'ordinamento giuridico e' la
tutela della dignita' delle spoglie umane, inteso come
luogo del culto della pietas dei defunti e non come
entita' biologica, allora "l'oggetto" (la salma) rimane
pertanto estraneo e finalizzato al prelievo ed alla
promozione della vita.
La L, 91/99 esautora anche le questioni di disponibilita'
testamentaria in vita (living will) o il cosiddetto
testamento biologico, con l'istituzione di registri
nazionali per la raccolta della volonta' del cittadino
alla donazione per affidarli poi al medico, quale
pubblico ufficiale nell'esercizio di questo suo compito
professionale, attivita' posta sotto la tutela dell'art.
328 c.p. per le violazioni in atto. Il trapianto d'organo
e' tra gli obiettivi del SSN, da cui nasce l'obbligo
e non la facolta' per il personale sanitario di adoperarsi
per la sua piena realizzazione. Per cio' che riguarda
l'atteggiamento ordinistico, il Codice Deontologico
degli I.P. all'art. 4.18 recita: - la donazione di
sangue, tessuto e di organi e' espressione di solidarieta',
- l' I.P. si adopera in favore e a sostegno di questo
progetto. Il nuovo Codice di Deontologia Medica non
ha espresso alcuna indicazione che il medico deve
adottare e a proposito l'art. 38: " il prelievo a
scopo terapeutico puo' essere effettuato solo nelle
condizioni e nei modi previsti dalla legge in vigore.
(continua)
(C. A.)
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La
parola ai lettori |
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Dal
Dr. Andrea Magnani dell'Ospedale Maggiore di Novara, riceviamo:
<<Caro Professore, leggo solo oggi l'ultima newsletter.
Seppure con qualche difficolta' relativa al linguaggio
"iniziatico" utilizzato (osservazione gia' effettuata da
un altro lettore) e pur conscio di come gli scriventi
partissero da una impostazione religiosa che non condivido,
ho sempre trovato interessante la lettura.
L'ultima newsletter mi lascia pero' sconcertato quando
a pag. 3 raggruppa, nella "cultura di morte" da cui occorre
difendere la vita: pianificazione familiare, aborto, contragestativi,
terrorismo kamikaze, caduta della natalita', guerre etniche
ed eutanasia legalizzata.
Personalmente ritengo che la pianificazione famigliare
sia la maniera piu' ragionevole per garantire a tutti i
figli l'amore reale da parte dei genitori (quello intrinsecamente
legato alla scelta di farli nascere e vederli crescere),
il diritto alla propria infanzia (senza dover lavorare
o vivere in strada quando e' l'eta' di giocare), il diritto
di ottenere dalla famiglia/societa'/scuola gli strumenti
per decidere autonomamente del proprio futuro; aborto
e contragestazione sono la conseguenza di una politica
pesantemente influenzata da motivazioni religiose, da
sempre contraria alla prevenzione se non attraverso anacronistici
richiami alla castita'.
Per quanto concerne l'eutanasia legalizzata ritengo sia
assolutamente in linea con il punto 12 della Carta riportata
a pag .8 "Ho il diritto di non essere lasciato solo e
di morire in pace, con dignita', secondo i principi della
mia religione, nel luogo a me familiare".
Questo sentivo di doverLe comunicare.
Cordiali saluti
Andrea Magnani>> |
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I
concetti espressi dal Dr. Andrea Magnani aprono un contesto
complesso e di grande rilevanza morale. Credo che si
possa ricercare insieme un approfondimento etico ragionevole
su questi problemi pur conservando le differenti impostazioni
religiose. I temi toccati presentano una complessita'
tale che naturalmente non possono essere esauriti in
questa breve nota di risposta. Innanzitutto e' piu' che
giusto considerare la pianificazione famigliare
il migliore comportamento dei coniugi per assicurare
ai figli l'amore vero della famiglia e gli altri diritti
mirabilmente elencati dal Dr. Magnani. E' difficile
pero' negare che la concreta realizzazione dei diritti
naturali dei figli non passi attraverso il rispetto
integrale della dignita' della persona in ogni componente
della famiglia. L'amore coniugale puo' ben essere inteso
come la reciproca sincera donazione di due persone nella
loro totalita' corporea fisica, psichica e spirituale,
per cui non si puo', se si vuole rispettare per intero
la dignita' di entrambi i coniugi, scindere il significato
unitivo e procreativo dell'atto coniugale. La procreazione
responsabile, cioe' paternita'/maternita' responsabile
in grado di rispondere alle esigenze oggettive della
famiglia, puo' essere pianificata calcolando i periodi
infecondi al fine di regolare le nascite. I metodi misti
di regolazione naturale della fertilita' hanno raggiunto
una efficacia e semplicita' di applicazione, dimostrate
scientificamente, tanto da essere stati riconosciuti
e recentemente introdotti anche in Cina. Questi metodi
rispettano la dignita' e la integrita' psico-fisica della
donna e pertanto risultano essere meglio accetti dei
sistemi contraccettivi e specialmente degli abortivi
chimici. Inoltre mantengono integra la intima connessione
tra l'amore e la vita. Questa e' una forma di pianificazione
familiare sostanzialmente diversa da quella alla quale
facevo riferimento a pag 3 della precedente news letter
e qui sopra tratteggiata nei suoi contenuti essenziali
in pag. 1, nelle problematiche dello "Sviluppo sostenibile.
La prima affermazione dottrinale sulla procreazione
responsabile e sulla liceita' di una regolamentazione
naturale della natalita' e' stata fatta solennemente
nel 1968 da Paolo VI nella enciclica "Humanae vitae".
I "richiami anacronistici alla castita'" possono essere
facilmente irrisi dai cultori del pensiero debole. Si
verificano tuttavia dei fatti che non sono facilmente
spiegabili con i criteri del razionalismo positivista:
come mai accorrono da tutti i cinque continenti folle
enormi di giovani, maschi e femmine, ai richiami alla
vita dello spirito e alla purezza di un vecchio papa
stanco e malato?
Sulla eutanasia legalizzata potremmo ritornare in seguito.
(P.R.)
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In questa
rubrica tutti coloro che ricevono questa newsletter
sono invitati ad utilizzare la opportunita' offerta dal
forum per far conoscere il proprio pensiero su quanto
letto o sollecitare ulteriori riflessioni ed ampliare
la riflessione. La corrispondenza potra' essere inviata
all'indirizzo qui specificato. Attendiamo a tempi brevi
le prime reazioni anche sullo strumento della News-letter
per uno scambio di opinioni tra coloro che ne riceveranno
il testo.
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Indirizzo
per la corrispondenza: paolorossi_125@fastwebnet.it |
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puo' chiedere di essere cancellato dalla lista, inviando
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e di scusarci per il fastidio eventualmente arrecato.
. Chi volesse segnalare altri nominativi di posta
elettronica cui inviare la News-letter e' pregato
di fare riferimento all'indirizzo riportato nella
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Ogni
newsletter e' pubblicata ed archiviata nel sito:
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Comitato
di redazione |
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Direttori:
Dott. Cleto Antonini, (C.A.), Aiuto anestesista
del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore di Novara;
Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.), docente di
bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose
di Novara e vice-presidente del Comitato Etico dell'Azienda
Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.)
Primario cardiologo
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Consulenti |
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Prof. Ilario Viano, Direttore dell'Istituto di Farmacologia Clinica, Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita' degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro..
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera
Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale
Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara
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con
il patrocinio di:
Ospedale Maggiore di Novara |
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