La Storia Eventi Folia Cardiologica
AbstractsArchivio Folia Cardiologica
Forum di Bioetica
NEWSLETTER N. 10 - Maggio 2004
Chi siamo: cultori attenti ai problemi etici nel mondo sanitario e sociale
Gli scopi del Forum sono:
- suscitare un interesse culturale sui principi fondanti dell'etica e della bioetica,
- fornire gli elementi che aiutino le coscienze alla formulazione di un retto
- aprire il forum a tutte le voci di quelli che desiderano esprimere il proprio punto di vista morale
- le proprie perplessita' sulle problematiche suscitate dall'attivita' quotidiana,
- rispondere ai quesiti che potrebbero essere formulati dagli operatori sanitari e dai cittadini.
Intorno ai Principi dell'Etica
Lo sviluppo sostenibile sue implicazioni etiche
L'attuale dibattito internazione sulle strategie di sviluppo e' incentrato su due grandi problematiche del nostro tempo: l'uso non equo delle risorse comuni e la questione ecologica. Per lo studio di questi problemi le Nazioni Unite hanno organizzato importanti conferenze mondiali, tra le quali, quelle a Stoccolma nel 1972, a Rio de Janeiro nel 1992, a Vienna nel 1993 e l'ultima, il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (WSSD, Plan of implementation, 2002, n.7) a Johannesburg. La teoria dello sviluppo sostenibile ha fino ad oggi risentito di due impostazioni di matrice ideologica: 1) un ecologismo radicale, 2) un progetto delle Nazioni Unite di un nuovo ordine mondiale attraverso l'attuazione di programmi di limitazioni delle nascite.
La prima costituisce il nuovo paradigma di ecologismo radicale come substrato di un nuova etica planetaria (Sgreggia E. Cumbre de la tierra+5, Medicina e Morale 1997,4:659) che si basa su una specie di primato della terra rispetto all'uomo, una visione antropologica in negativo che rinnega l'idea dell'uomo come amministratore e custode del mondo visibile in favore di una immagine dell'essere umano completamente subordinato alle altre realta' naturali. E' una deificazione dell'ambiente naturale considerato "come un tutto superiore rispetto alle parti che lo compongono" (panteismo agnostico), in cui la condizione dell'uomo viene equiparata a quella di un animale o di un vegetale e l'essere umano e' giudicato incapace di conoscere qualsiasi realta' che non sia quella materiale: "si deve ricordare la indiscutibile verita' che le risorse disponibili e gli spazi della terra sono limitati e che e' inaccettabile che i poveri che saranno la memoria del futuro danneggino l'ecosistema del mondo per cercare di svilupparsi a qualsiasi prezzo"( Sanahuja, El desarollo sustentable..Rio de Janeiro, 1997:pp.25 e 69). I sostenitori della "Carta della terra" ravvisano nell'idea biblica del dominio dell'uomo sul mondo l'origine della spogliazione indiscriminata delle risorse naturali. Questa visione superficiale confonde l'antropocentrismo moderato di ispirazione biblica e cristiana con l'antropocentrismo di stampo utilitarista. Il primo infatti riconosce l'uomo come responsabile e custode dell'ambiente proprio perche' ha una dignita' trascendente. Il secondo invece comporta una pretesa di sottomissione illimitata della natura visibile rispetto all'uomo che e' propria della ideologia politica della modernita'. Nella Carta della terra il postulato ecologico del paradigma dello sviluppo sostenibile si propone come imperativo di "conservare e ristabilire l'integrita' del sistema ecologico della terra con speciale preoccupazione per la diversita' biologica e i processi naturali che sostengono la vita". In particolare tale paradigma s'impone di "adottare a tutti i livelli piani di sviluppo sostenibile e regolamenti che permettano di includere la conservazione e la ricostituzione ambientale come parte integrante di tutte le iniziative di sviluppo"(Ibid.,p.85). A sostegno di tali affermazioni e' l'idea secondo Sanahuja che i modelli di produzione e consumo stanno causando la devastazione ambientale, la distruzione delle risorse naturali e la estinzione massiccia delle specie animali e vegetali.

La seconda fonda la politica globale del controllo demografico portata avanti con la motivazione di preservare le risorse naturali, ma finalizzata in realta' alla costituzione di nuovo ordine mondiale nel quale il potere e la ricchezza economica sono detenuti da pochi Stati. Il controllo demografico cerca di definire il rapporto tra popolazione, sviluppo e ambiente e viene formulato in modo che la popolazione (sia nel numero, sia nell'attivita' umana) assuma un significato negativo sia per lo sviluppo che per l'ambiente. Da qui l'espressione ripetuta in moltissime occasioni secondo cui "l'uomo e' il cancro del pianeta" e teorizzazione della "crescita zero" in economia (il protocollo di Kyoto e' figlio di questa logica). Tutte le politiche globali in questo decennio sono state indirizzate a limitare l'attivita' umana. I fondi pubblici sono impiegati per il sostegno di misure anche coercitive di controllo delle nascite, compreso aborto e sterilizzazione forzata delle popolazioni indigenti, e per l'eugenetica sociale. In particolare le azioni intensive promosse per la riduzione della natalita' creano e diffondono il neologismo falso delle gravidanze indesiderate. Le informazioni propagandate sono basate su premesse che si sono rivelate del tutto infondate. Si sostiene tra l'altro che la fertilita' puo' essere controllata (teoria del neomalthusianesimo) solo grazie all'aiuto dell'industria mondiale, multimiliardaria, dell'aborto e della pianificazione familiare.

La pianificazione familiare e' stata programmata nelle conferenze mondiali sulla donna organizzate dall'ONU (Cairo 1994, Pechino 1995). Uno degli obiettivi principali del Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (United Nations Population Fund, UNFPA) e della lobby di controllo demografico durante la Conferenza internazionale del Cairo sulla popolazione e lo sviluppo, era la rapida stabilizzazione della popolazione; a tal fine, sono emersi tre importanti obiettivi:a) manovrare le donne affinche' abbiano meno figli di quanti ne desiderano; b) far credere alle donne e alle adolescenti che la loro fertilita' minaccia la conservazione delle risorse della Terra; c) liberare la relazione sessuale dalla responsabilita' della procreazione. La pianificazione familiare dell'ONU ha usato una enormi quantita' di fondi pubblici per assicurare che le donne e le ragazze attive sessualmente e in eta' di procreare usino "con il loro partner" "metodi moderni di contraccezione", riservandosi la possibilita' di ricorrere a veri e propri abortivi chimici, definiti con neologismi ingannatori ("contraccettivi di emergenza", "contragestativi"), (mifepristone o RU486, il misoprostolo, le prostaglandine)" o all'aborto in caso di fallimento del metodo contraccettivo utilizzato.
L'attivita' dei membri delle organizzazioni umanitarie (ONU; OMS, UNESCO, FAO, Comunita' Europea) non ha portato ad alcun serio contributo al miglioramento della tragedia della fame nel mondo come lo dimostrano i dati del Fmi sui tassi di crescita negativi, sull'aspettativa di vita, sulla mortalita' infantile, sull'analfabetismo nei Paesi latinoamericani e dei Paesi africani. I promotori dell'eco-terrorismo si avvalgono di proiezioni allarmistiche che non sono poi confermate dall'andamento delle cose, e si aggrappano inconsultamente al principio di prudenza per bloccare il progresso biotecnologico e impedire che gli OGM, come il mais e il golden rise che hanno superato le severe verifiche della Comunita' Europea, siano impiegati per diminuire la fame e le malattie nel mondo sottosviluppato.

Sprone etico al capovolgimento dei valori in difesa dell'uomo e alla conoscenza dei progressi delle conoscenze scientifiche
Le motivazioni inventate per giustificare il controllo delle nascite non resistono all'analisi scientifica i cui dati possono essere cosi' riassunti:
1) Dovunque le popolazioni invecchiano, e addirittura diminuiscono in molti Paesi ricchi e poveri (una implosione annunciata e non una esplosione demografica); la proporzione delle persone anziane non cessa mai di aumentare accentuando le tensioni tra le generazioni e la crisi dei sistemi di sicurezza sociali. Mai e' stata dimostrata una correlazione tra sviluppo e popolazione; e' la caduta della fecondita' a favorire la disoccupazione perche' diminuiscono i compratori e i consumi per cui le fabbriche diventano sovradimensionate rispetto alle capacita' di assorbimento dei mercati; una popolazione che invecchia produce e investe di meno e tende ad essere meno creativa.
2) Le previsioni allarmistiche sulla esplosione demografica di Malthus (1766- 1834) e riprese nei discorsi dai funzionari dell'ONU, secondo le quali la produzione degli alimenti non cresce in modo adeguato per sfamare tutti gli uomini, sono state decisamente smentite. Le scoperte dell'agronomo Norman Borlaug (Nobel 1970) confermate da altri AA, hanno sconvolto la percezione della fame nel mondo. A parte le catastrofi naturali, le carestie di oggi hanno sempre come loro causa la incapacita', la corruzione, se non addirittura la cattiveria degli uomini. Gli esempi recenti piu' agghiaccianti di cattiveria sono:
- "l'olodomor", termine specifico per indicare gli oltre sette milioni di morti per fame verificatesi in Ucraina nel 1932-33 (foto documentarie ne "il Timone" n. 33 pag 22 2004) e causate da una carestia pianificata e prodotta dallo Stato Sovietico con una politica fiscale insostenibile, con la requisizione per l'ammasso statale dell'intera produzione agricola dei kolchoz, con la confisca delle derrate alimentari alla popolazione e con la proibizione di farne commercio in loco e con le altre regioni;
- la vendita del proprio sangue per pagare la tassa imposta dallo Stato sulle persone fisiche nelle regioni povere della Cina, il prelievo del sangue viene eseguito a tutto oggi dagli agenti governativi senza alcun rispetto delle minime norme igieniche e sta causando la diffusione a interi villaggi dell'Aids e delle morti per fame (filmato documentario con interviste dirette presentato a RAIDUE alle ore 21 dell'11/5/04).
3) Le risorse naturali non esistono. Certo e' un paradosso! Pero' cio' che in realta' trasforma una cosa in una risorsa e' il genio dell'uomo. La sabbia trasformata in semiconduttore, il vento in energia ecc. Come ha mostrato tra gli altri Julian Simon (Hudson Institute, N.Y.1990), l'uomo e' l'unica vera risorsa ed e' proprio tale risorsa che rischia di venir meno.
4) Gary Becker (nobel per l'economia 1992) ha mostrato che questo capitale umano si forma essenzialmente nella famiglia.
5) La prima grande causa dell'incremento della popolazione non e' da cercarsi nei tassi di natalita' ne' negli indici di fecondita' che stanno calando ovunque, ma si trova nell'aumento generalizzato della speranza di vita alla nascita. Alla luce di queste conoscenze vi e' dunque da operare un capovolgimento nella scala dei valori che devono guidare gli interventi nei Paesi poveri. Il valore per eccellenza non e' l'ambiente circostante, bensi' e' l'uomo, la cui integrita' fisica, psicologica e morale deve essere rispettata in modo che diventi il gestore responsabile e rispettoso della Natura. Dal momento in cui la poverta' non e' percepita per prima cosa come una mancanza di beni materiali, ma invece come la privazione delle capacita' umane elementari, lo sviluppo appare come incremento di opportunita' offerte alle libere scelte degli individui. La loro liberta', scopo dello sviluppo, non e' piu' ordinata ad altro che a se stessa, mentre nella tradizione liberale e marxista e' sempre stata subordinata alla produzione e/o al consumo (Amartya Sen, premio nobel per l'economia 1998,
Un noveau modale e'conomique. Odile Jacob, Paris 2000.) Cio' che importa e' che gli uomini siano il meno possibile vittime dei cosi' detti determinismi, assai comodi per i sostenitori delle due ideologie sorelle e contrapposte. Questa nuova visione purificatrice dello sviluppo richiede una revisione delle politiche di controllo delle nascite, in particolare nei confronti della donna e delle famiglie. Il Vertice mondiale di Joannsburg (Wssd 2002) ha cambiato l'approccio ai problemi della tutela ambientale privilegiando il concetto della promozione umana.
(P.R.)
Dilemmi etici
CRITERI DI ETICITA' DEL PRELIEVO E DEI TRAPIANTI DI ORGANI
Seconda parte
Il rispetto dell'identita' personale e dei suoi discendenti.

L'idea che l'uomo ha di se' e della sua personalita' e' strutturalmente connessa con l'idea del proprio corpo. Se il corpo subisce un cambiamento a causa del trapianto, l'io percepisce questo come disturbo della rappresentazione di se' come individualita' ed integrita'.

Lo studio psicanalitico riferisce la manifestazione dell'io all'esperienza della propria corporeita', alla memoria di se' e delle esperienze soggettive sensitive. Quello che altrimenti definiamo col concetto preso a prestito dalla Scolastica di "identita'", unitarieta' del corpo con l'anima. Qualsiasi alterazione dell'individuo sostanziale puo' generare la schizofrenia della persona che, pertanto, non si riconosce in un insieme organico.

Esistono organi che per propria natura, nell'immaginario collettivo, sono identificativi della personalita', come il cuore: centro dell'unita' affettiva e spirituale o l'encefalo: sede dell'intelligenza, dell'emotivita', della memoria; cosicche' ricevere l'organo in questione potrebbe essere causa di mutamento dell'immagine corporea e di forte alterazione dell'identita' psicologica.

La letteratura scientifica, nel caso concreto di trapianto cardiaco, ha ampiamente documentato modificazioni psicologiche della personalita' riferite come psicosi, depressioni, ansieta', delirio, labilita' emotiva, difficolta' sessuali e disadattamento sociale.

Il problema morale si pone quando abbiamo a che fare con il trapianto di organi che esprimono il pensiero e l'identita' biologica-procreativa.

Allora, non e' lecita la sostituzione dell'organo per la ricerca della funzione che esso possiede. Per es.: l'impianto di gonadi nella donna, con insufficienza della secrezione estroprogestinica nel sostituire la produzione ormonale, si renderebbe apportatrice di oociti eterologhi di diversa provenienza genetica. La considerazione per analogia rimanderebbe all'eticita' della fecondazione artificiale eterologa con problemi complessi, cosi' riassunti:
1) - l'identita' dell'embrione
2) - il diritto del nascituro a conoscere i genitori
3) - l'unita' della famiglia: causalita' genitoriale differente o plurima
4) - la riduzione della dimensione unitivo-procreativo dell'atto coniugale
5) - i problemi connessi: l'eticita' dell'atto chirurgico, l'accettazione di sottoporsi ad interventi dolorosi di scarso successo, la sperimentazione in generale, la medicina dei desideri, etc.

Si accendono questioni piu' generali nell'ambito del rapporto tra etica e scienza comune, come:
1) - il concetto di limite intrinseco della ricerca scientifica: il limite va riconosciuto nel rispetto della natura dell'uomo o va superato ad ogni costo?
2) - la ricerca scientifica e' veramente neutrale?
3) - Tutto cio' che e' scientificamente possibile e' anche eticamente accettabile?


Sono domande non piu' rinviabili da quando dalla fiction con la nascita di chimere bio-cibernetiche come "Robocop": modello rigenerato di poliziotto al servizio dell'idea di giustizia sociale, si passa alla comunicazione scientifico-sperimantale del trapianto di tronco/testa nelle scimmie.(esperimento di White). Le proposte che vanno in questa direzione si tacciano di riduzionismo della dimensione globale ed assiologica dell'uomo. L'intervento medico, nel salvare la vita, col supporto sostitutivo della funzione d'organo, deve sempre necessariamente essere al servizio della verita' e del rispetto dell'identita' della persona.

Il principio di autonomia nel consenso alla donazione ed il testamento biologico.

Si invoca il principio di autonomia nel rispetto del libero esercizio della volonta' dell'individuo. Dimensione che spesso nasconde l'affermazione di un soggettivismo liberista sfrenato che opera nella sfera dell'immanente, non preoccupandosi ne' partecipando dei valori della persona. Il problema risulta ancora piu' grave quando si ha la pretesa di tradurre questo comportamento in normativita'. L'atto ha rilevanza morale nell'ambito dell'espressione di una volonta' libera e cosciente, ma la liberta' per essere tale deve avere un orientamento di senso, deve farsi carico sul piano applicativo del principio del rispetto e della difesa della vita propria e di quella altrui.

Gli atti di disposizione del proprio corpo, oltre ad essere informati dal principio etico, sono regolamentati limitatamente dal diritto.

La manifestazione di autonomia del paziente entra in conflitto con l'esercizio della professione medica, associata alla crisi del paternalismo medico. Necessario sara' trovare nuovi rapporti, che tengano conto del rispetto di entrambi sul piano orizzontale dell'alleanza terapeutica.

Si ridimensiona in questo modo il principio di autonomia che si esprime nel consenso, come unico postulato in bioetica, da alcuni definito come l'etica del "permesso". Col ricorso ad esso si pretende, sul piano legale, la copertura da responsabilita' penali per il medico e la tutela del paziente dall'abuso dell'esercizio della professione medica.

Il diritto di esprimere la propria disponibilita' alla donazione non e' un diritto di natura patrimoniale, anche se si configura con la cessione "dell'oggetto", ma un diritto della personalita' e per sua natura e' indisponibile e intrasmissibile.

In questa direzione avviene il superamento della L. 644/75, dove il consenso doveva ritenersi presunto, salvo diniego espresso in vita dal defunto, ovvero, opposizione scritta dei familiari. La prassi rendeva ragione di operare in conformita' dell'accordo con i familiari per evitare contestazioni giudiziarie.

La nuova normativa L. 91/99 all'art. 4 individua esclusivamente l'espressione del consenso nella volonta' di chi ne e' titolare, secondo il principio che gia' da anni stava delineandosi (v. CNB del 20/10/91).

Per cui e' donatore colui che esprime la dichiarazione affermativa di volonta' ed anche colui che raggiunto dalla notifica non abbia ancora espresso un parere; pertanto le condizioni sono due:
- per dichiarazione esplicita e documentata
- per mancata dichiarazione dopo notifica.

Sui vizi della raccolta del consenso possono rilevarsi:
- la puntualita' e la capillarita' dell'informazione e della notifica (artt. 138 , 140 c.p.c.)
- il problema di chi non puo' rispondere.

Il consenso dei minori e' espresso da chi esercita la potesta', pero' di comune accordo: non e' consentita la manifestazione della volonta' in ordine alla donazione di organi dei nascituri (il problema dell'anencefalico) e per i soggetti incapaci di agire o minori affidati a istituti di cura (L. 91/99 art. 4 c.3). La dichiarazione di Helsinky '96 prevede, a tutela del minore, di ricercare sempre il consenso di questi, oltre quella del tutore, stimolandone l'interesse con l'informazione. La GCP '91 introduce l'opportunita' di richiederla in forma scritta, dandone rilevanza legale. La Convenzione Europea di Bioetica (Ginevra '93) recita all'art. 20 c. 2 - l'incapace di esprimere consenso puo' essere donatore a particolari condizioni:
- che non si disponga di altro donatore compatibile
- che il ricevente sia consanguineo
- che abbia carattere di urgenza
- che non vi sia opposizione

In opposizione alla donazione:
- la volonta' autografa di negazione in vita
- la mancanza di notifica come impossibilita' di testimoniare la volonta'.

Il dubbio rimane, quando sulla spinta di reclutare maggiori donazioni, come deriva dall'esempio europeo in merito all'accettazione presunta, non si sia dato rilievo al diritto della persona di essere in disaccordo -"dire no"-, in violazione al diritto del dissenso ed in contrasto con l'art. 2 della Costituzione che dichiara inviolabili i diritti della persona. Altri esponenti del diritto avanzano il dubbio sulla incostituzionalita' della legge che, accogliendo la volonta' dell'estinto, condiziona la possibilita' di realizzare il precetto della solidarieta' attraverso la possibilita' di salvare la vita di altre persone. Allora se la Costituzione riconosce il diritto inviolabile dell'uomo alla salute (art. 32 Cost.) e la sua tutela come partecipazione alla vita collettiva (art 2 Cost.), suona stonata la normativa che subordina, con la raccolta dell'espressione del consenso, la vita del cittadino in attesa di trapianto all'integrita' del cadavere, opponendosi all'obiettivo indicato dal SSN di promozione della solidarieta', dell'informazione, dell'educazione in tema di donazione. Ma se il problema dell'ordinamento giuridico e' la tutela della dignita' delle spoglie umane, inteso come luogo del culto della pietas dei defunti e non come entita' biologica, allora "l'oggetto" (la salma) rimane pertanto estraneo e finalizzato al prelievo ed alla promozione della vita.

La L, 91/99 esautora anche le questioni di disponibilita' testamentaria in vita (living will) o il cosiddetto testamento biologico, con l'istituzione di registri nazionali per la raccolta della volonta' del cittadino alla donazione per affidarli poi al medico, quale pubblico ufficiale nell'esercizio di questo suo compito professionale, attivita' posta sotto la tutela dell'art. 328 c.p. per le violazioni in atto. Il trapianto d'organo e' tra gli obiettivi del SSN, da cui nasce l'obbligo e non la facolta' per il personale sanitario di adoperarsi per la sua piena realizzazione. Per cio' che riguarda l'atteggiamento ordinistico, il Codice Deontologico degli I.P. all'art. 4.18 recita: - la donazione di sangue, tessuto e di organi e' espressione di solidarieta', - l' I.P. si adopera in favore e a sostegno di questo progetto. Il nuovo Codice di Deontologia Medica non ha espresso alcuna indicazione che il medico deve adottare e a proposito l'art. 38: " il prelievo a scopo terapeutico puo' essere effettuato solo nelle condizioni e nei modi previsti dalla legge in vigore.
(continua)
(C. A.)




La parola ai lettori
Dal Dr. Andrea Magnani dell'Ospedale Maggiore di Novara, riceviamo:

<<Caro Professore, leggo solo oggi l'ultima newsletter.

Seppure con qualche difficolta' relativa al linguaggio "iniziatico" utilizzato (osservazione gia' effettuata da un altro lettore) e pur conscio di come gli scriventi partissero da una impostazione religiosa che non condivido, ho sempre trovato interessante la lettura.
L'ultima newsletter mi lascia pero' sconcertato quando a pag. 3 raggruppa, nella "cultura di morte" da cui occorre difendere la vita: pianificazione familiare, aborto, contragestativi, terrorismo kamikaze, caduta della natalita', guerre etniche ed eutanasia legalizzata.

Personalmente ritengo che la pianificazione famigliare sia la maniera piu' ragionevole per garantire a tutti i figli l'amore reale da parte dei genitori (quello intrinsecamente legato alla scelta di farli nascere e vederli crescere), il diritto alla propria infanzia (senza dover lavorare o vivere in strada quando e' l'eta' di giocare), il diritto di ottenere dalla famiglia/societa'/scuola gli strumenti per decidere autonomamente del proprio futuro; aborto e contragestazione sono la conseguenza di una politica pesantemente influenzata da motivazioni religiose, da sempre contraria alla prevenzione se non attraverso anacronistici richiami alla castita'.

Per quanto concerne l'eutanasia legalizzata ritengo sia assolutamente in linea con il punto 12 della Carta riportata a pag .8 "Ho il diritto di non essere lasciato solo e di morire in pace, con dignita', secondo i principi della mia religione, nel luogo a me familiare".

Questo sentivo di doverLe comunicare.

Cordiali saluti
Andrea Magnani>>
I concetti espressi dal Dr. Andrea Magnani aprono un contesto complesso e di grande rilevanza morale. Credo che si possa ricercare insieme un approfondimento etico ragionevole su questi problemi pur conservando le differenti impostazioni religiose. I temi toccati presentano una complessita' tale che naturalmente non possono essere esauriti in questa breve nota di risposta. Innanzitutto e' piu' che giusto considerare la pianificazione famigliare il migliore comportamento dei coniugi per assicurare ai figli l'amore vero della famiglia e gli altri diritti mirabilmente elencati dal Dr. Magnani. E' difficile pero' negare che la concreta realizzazione dei diritti naturali dei figli non passi attraverso il rispetto integrale della dignita' della persona in ogni componente della famiglia. L'amore coniugale puo' ben essere inteso come la reciproca sincera donazione di due persone nella loro totalita' corporea fisica, psichica e spirituale, per cui non si puo', se si vuole rispettare per intero la dignita' di entrambi i coniugi, scindere il significato unitivo e procreativo dell'atto coniugale. La procreazione responsabile, cioe' paternita'/maternita' responsabile in grado di rispondere alle esigenze oggettive della famiglia, puo' essere pianificata calcolando i periodi infecondi al fine di regolare le nascite. I metodi misti di regolazione naturale della fertilita' hanno raggiunto una efficacia e semplicita' di applicazione, dimostrate scientificamente, tanto da essere stati riconosciuti e recentemente introdotti anche in Cina. Questi metodi rispettano la dignita' e la integrita' psico-fisica della donna e pertanto risultano essere meglio accetti dei sistemi contraccettivi e specialmente degli abortivi chimici. Inoltre mantengono integra la intima connessione tra l'amore e la vita. Questa e' una forma di pianificazione familiare sostanzialmente diversa da quella alla quale facevo riferimento a pag 3 della precedente news letter e qui sopra tratteggiata nei suoi contenuti essenziali in pag. 1, nelle problematiche dello "Sviluppo sostenibile. La prima affermazione dottrinale sulla procreazione responsabile e sulla liceita' di una regolamentazione naturale della natalita' e' stata fatta solennemente nel 1968 da Paolo VI nella enciclica "Humanae vitae".

I "richiami anacronistici alla castita'" possono essere facilmente irrisi dai cultori del pensiero debole. Si verificano tuttavia dei fatti che non sono facilmente spiegabili con i criteri del razionalismo positivista: come mai accorrono da tutti i cinque continenti folle enormi di giovani, maschi e femmine, ai richiami alla vita dello spirito e alla purezza di un vecchio papa stanco e malato?

Sulla eutanasia legalizzata potremmo ritornare in seguito. (P.R.)
In questa rubrica tutti coloro che ricevono questa newsletter sono invitati ad utilizzare la opportunita' offerta dal forum per far conoscere il proprio pensiero su quanto letto o sollecitare ulteriori riflessioni ed ampliare la riflessione. La corrispondenza potra' essere inviata all'indirizzo qui specificato. Attendiamo a tempi brevi le prime reazioni anche sullo strumento della News-letter per uno scambio di opinioni tra coloro che ne riceveranno il testo.
 
Indirizzo per la corrispondenza: paolorossi_125@fastwebnet.it
La newsletter e' inviata automaticamente secondo la mailing list predisposta, chi non desidera riceverla puo' chiedere di essere cancellato dalla lista, inviando una email bianca con oggetto UNSUBSCRIBE a paolorossi_125@fastwebnet.it e di scusarci per il fastidio eventualmente arrecato. . Chi volesse segnalare altri nominativi di posta elettronica cui inviare la News-letter e' pregato di fare riferimento all'indirizzo riportato nella sezione precedente.
Ogni newsletter e' pubblicata ed archiviata nel sito:
www.foliacardiologica.it
Comitato di redazione
Direttori: Dott. Cleto Antonini, (C.A.), Aiuto anestesista del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore di Novara; Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.), docente di bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Novara e vice-presidente del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.) Primario cardiologo
Consulenti
Prof. Ilario Viano, Direttore dell'Istituto di Farmacologia Clinica, Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita' degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro..
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara
con il patrocinio di:
Ospedale Maggiore di Novara
 

Torna all'home pageRichiedi InformazioniLink