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Forum
di Bioetica |
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NEWSLETTER N. 7 - Febbraio 2004 |
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Intorno
ai Principi dell'Etica
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Aderendo
ad una richiesta molto ragionevole di un giovane corrispondente,
(vedi news letter n. 4) sviluppero' brevi accenni di concetti
generali introduttivi ai principi che dovrebbero guidarci
nella ricerca bioetica. La descrizione secondo una scala
assiologica dei principi della bioetica personalista dovrebbe
aiutarci a dirimere i dilemmi etici suscitati dalle questioni
cliniche, dai diversi punti di vista, sia da quelli del
medico che da quelli del malato, dei genitori o parenti
o tutori o amici. Facendo propri tali principi si migliora
il nostro discernimento nella scelta tra le cose possibili
di cio' che e' giusto o doveroso e di cio' che non si deve
fare. La riflessione bioetica dovrebbe in un certo senso
anche rafforzare il nostro senso di responsabilita' nella
gestione delle attivita' professionali. Questo intervento
si compone di piu' parti.
(P.R.)
Parte prima |
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Il
Principio della Vita Fisica in Bioetica |
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La Corporeita' |
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La percezione
totale del corpo s'identifica con la vita bio-psichica
dell'uomo. In tale percezione si comprende una parte
cosciente e una incosciente, entrambe importanti e riconoscibili
nei test che analizzano le funzioni di tutti gli organi,
comprese alcune manifestazioni dell'inconscio. Il termine
"vita dell'uomo" non indica solo una qualita' del suo
corpo; in senso molto vasto puo' essere riferito:
- all'esistenza stessa dell'uomo (che senso ha
la mia vita? Cosa accade al termine di essa?),
- ai turbamenti dei momenti cruciali (dopo la morte
di un figlio, il fallimento di una impresa, la ricerca
delusa di un posto di lavoro),
- all'uso della liberta' (scelte pratiche, senso
di responsabilita', criteri morali di riferimento).
Il primo principio della bioetica riguarda la vita riferita
esclusivamente al corpo e quindi la vita bio-psichica
e quanto e' ad essa legato (metabolismo e un elevato
grado di autonomia dell'organismo come intero e dei
sottosistemi che lo costituiscono come organi, tessuti
e cellule). Questo rende possibile il trapianto di organi
e tessuti e pone tutta una serie di problemi biologici,
medici, giuridici e morali (i capitoli della bioetica)
per determinare quando si puo' dire che un uomo e' morto,
onde procedere al trapianto di una sua parte che e' viva.
Questo corpo dell'uomo, qualificato da un sistema organizzato
d'informazioni genetiche, presenta una serie di proprieta'
generali tipiche dell'essere reale (in contrapposizione
a quello ideale, come ad es. gli enti matematici, logici,
i valori morali ecc.) e alcune proprieta' specifiche.
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Proprieta' generali del corpo umano: |
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1. La
contingenza consiste nel fatto che esso nasce
da un altro organismo e che muore o per trauma, o per
malattia, o per senescenza.
2. La mutabilita' del corpo umano e' legata alla
capacita' di crescita e di svilupparsi secondo il programma
insito nei suoi geni (ontogenesi). La crescita dell'individuo
si verifica all'interno di una storia evolutiva (filogenesi)
che lo mette in rapporto di parentela con altri organismi
per cui l'origine e lo sviluppo dell'uomo moderno fa
si' che ogni singolo abbia gran parte della propria costituzione
genetica in comune con altri uomini.
3. La mobilita' per cui il corpo si muove autonomamente
nello spazio attraverso l'apparato motorio. La filogenesi
e l'ontogenesi mettono l'uomo in relazione con i propri
simili e quindi lo mettono all'interno di un percorso
nel tempo, segnato in modo preciso da due eventi. Il
primo, che lo introduce nella specie, e' il momento in
cui si costituisce la persona, alla fusione dei due
gameti (fecondazione), con la formazione, dell'unico
e irripetibile patrimonio genetico di un nuovo essere
umano. Il secondo, che chiude l'arco temporale della
persona, e' il momento in cui cessa l'unita' funzionale
tra tutti gli organi assicurata dalla coordinazione
cerebrale. La componente spaziale invece lo mette in
rapporto con l'ambiente, definito in senso lato come
ecosistema, in cui si sviluppano sia la filogenesi che
l'ontogenesi.
4. La individualita' che il corpo umano condivide
con le altre realta'. Secondo la scienza moderna, la
individuazione del corpo umano - oltre a quella che
gli viene dalla mera estensione del proprio corpo -
e' profondamente segnata in ogni cellula attraverso i
geni, determinatori e trasmettitori di circa 100.000
elementi del fenotipo umano (il fenotipo esprime le
caratteristiche osservabili in un organismo adulto).
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Proprieta' specifiche del corpo umano: |
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-
La comunicazione costituisce il mezzo essenziale
per il trasferimento d'informazione da una persona all'altra.
Il contatto tra diverse menti passa certamente attraverso
il loro corpo, anche se la lingua, in quanto sistema
convenzionale di segni, appartiene al mondo della cultura.
Senza il supporto del proprio corpo non appare possibile
entrare in comunicazione tra persone. Cio' che viene
trasmesso nelle relazioni interpersonali non e' solo
il contenuto della comunicazione verbale: anche le intenzione
e le emozioni di chi parla vengono facilmente colte.
La comunicazione linguistica, in tutte le sue distinzioni
(verbale e non verbale, vocale e scritta, mimica facciale
e movimenti del corpo) e in tutta la sua complessita'
(il segno linguistico come portatore di significati
e il significato linguistico immediato e simbolico)
si comporta come le due facciate di un foglio: se si
taglia una facciata anche l'altra viene tagliata.. Suono
e senso non possono avere esistenza separata. Entrambe
le coppie (suono-senso e corpo-anima) formano un fenomeno
specifico e non separabile nei suoi elementi costitutivi.
- La socializzazione obbedisce alla forte
tendenza dell'uomo allo "stare insieme", al sociale.
Questa socializzazione puo' avvenire solo fisicamente,
come presenza fra persone, come un essere vicini nel
tempo e nello spazio che permetta uno scambio personale.
Tale scambio di fatto e' possibile, tramite la corporeita',
solo con la comunicazione. La comunicazione, "l'essere
con gli altri" e' quindi qualcosa di essenziale alle
persone; senza di essa non e' possibile la crescita personale
ne' materiale ne' spirituale.
- La sessualita' umana oltre all'aspetto riproduttivo
(che si fonda sulla naturale relazione eterosessuale)
ha un caratteristico aspetto comunicativo tra i due
sessi, che e' non-verbale quando e' espresso attraverso
il linguaggio del corpo, ma che diventa verbale per
evitarne l'ambiguita'. Esprime attraverso il linguaggio
del corpo i bisogni umani di base e i desideri che sono
ricercati da entrambe le parti in una significativa
relazione d'amore. Tale funzione comunicativa della
sessualita' permette di arrivare ad una sessualita' piu'
umana, piu' libera e nello stesso tempo piu' duratura,
completa e significativa se e' coltivata fino a realizzare
anche un incontro di persone. L'abbraccio e' simbolo
di sicurezza. Se l'abbraccio non diventa aiuto e non
si integra con i sostegni concreti dati nella vita quotidiana,
dopo un po' perde non solo di significato ma anche d'interesse
per la persona. (P.R.)
(continua)
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Dilemmi
etici
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IL
PROBLEMA MORALE DEI TRAPIANTI E L'ETICA DEL DONO |
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Parte
prima |
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Non
mancano nel nostro attuale contesto sociale precisi
appelli al dovere morale della donazione degli organi.
Cio' che sembra maggiormente carente e' lo sforzo di comprendere
quanto e' sotteso a questo gesto in riferimento all'evoluzione
della prassi medica, come, piu' radicalmente, alla percezione
che ciascun uomo ha della propria ed altrui vita. Lo
scopo di queste brevi note va precisamente in questa
direzione, senza affrontare in modo complessivo la problematica
morale della medicina trapiantistica, quanto piuttosto
cercando di saldare tale aspetto su una dimensione fondamentale
per la sua adeguata considerazione: l'etica del dono.
La prospettiva scelta e' quella di fare emergere in modo
piu' preciso la cultura del dono a partire da tre grandi
nodi sottesi al problema etico dei trapianti: l'evoluzione
della prassi medica, l'atteggiamento dei soggetti implicati,
l'intenzionalita' profonda sottesa ad una nuova legislazione
in ordine al reperimento degli organi in vista del trapianto.
1. I trapianti e l'evoluzione della prassi medica
La trapiantistica non e' semplicemente una tecnica, ormai
sempre piu' affinata e capace di operare nuove ed ardite
soluzioni impensabili solo qualche decennio fa, ma nel
suo imporsi progressivo all'interno pratica medica ha
introdotto una significativa mutazione della comprensione
di quest'ultima. Accanto alla piu' tradizionale funzione
curativa, con una relativa accentuazione della comprensione
biologica e individuale della patologia e della sua
aggressione, e alla piu' recente medicina palliativa,
che si impone di accompagnare il paziente nel suo cammino
verso lo stadio finale del vivere attraverso un intervento
di cura continuato e solidale, la medicina dei trapianti
ha introdotto una figura nuova dell'arte medica, definibile
come una "medicina di tipo integrativo". Cio' che caratterizza
questo tipo di approccio, diverso dai precedenti, e'
la possibilita' di una prassi operativa che faccia da
ponte tra due diversi desideri: quello del paziente
di poter disporre di un nuovo organo sano per dilatare
la propria speranza di vita e di salute, quella del
donatore di poter esprimere la propria volonta' di mettere
a disposizione parte di se' (prima o dopo la morte) in
vista della vita di un altro. La prassi dei trapianti,
quando non viene ad essere intesa come una semplice
tecnica, esercita cosi' il ruolo di mezzo indispensabile
al raggiungimento di un duplice fine tipicamente umano:
la speranza di salute da parte del ricevente e il desiderio
da parte del donatore (defunto) di vivere l'ultimo atto
dell'esistenza in modo altruistico, probabilmente in
modo non dissimile da quei valori che avevano arricchito
il suo percorso biografico. Non puo' essere sottaciuto
questo nuovo significato dell'arte medica, che, senza
scalzare i precedenti, li porta ad un livello qualitativamente
diverso. La medicina intesa come funzione curativa aveva
contribuito a portare a galla il principio etico di
beneficenza e di non-maleficenza, tuttavia circoscrivendolo
alla precisa patologia e con il rischio di un occultamento
dell'attenzione della persona stessa del malato attraverso
un approccio esclusivo al suo degrado biologico. La
medicina palliativa ha introdotto il primato della relazione
medico-paziente ed un significativo allargamento dello
stesso principio alla luce del bene integrale della
persona e del suo diritto ad essere curato, accompagnato
fin alle soglie di una morte umana, attraverso l'assicurazione
di una degna qualita' di vita. La comprensione profonda
della prassi medica dell'espianto ed impianto di organi
allarga ulteriormente il principio del fare il bene
del paziente con l'attenzione a rendere possibile il
desiderio umano del dono di se', e dunque ponendosi nella
societa' a servizio di una prassi ispirata alla logica
della gratuita' e della solidarieta', cui la nozione di
dono (con cui si designa abitualmente l'atto tecnico
dell'espianto degli organi) fa riferimento.
2. Il risvolto umano della prassi dei trapianti:
l'ethos del dono
E' proprio nel passaggio dalla descrizione di un
agire tecnico, come quello dell'espianto, al possibile
significato ad esso sotteso, quello di rendere possibile
il dono di se' da parte del donatore, che si situa un
secondo elemento di riflessione. Non si tratta, cioe',
di mettere unicamente a disposizione degli organi, finalita'
per altro in se' nobile, ma di farne dono, esprimendo
in quest'atto un significato profondo, caratterizzato
non da un semplice dovere sociale (su cui peraltro non
occorre cessare di insistere), ma da una decisione,
da una presa di coscienza sul senso della propria vita
e della propria morte che si prolunga oltre la propria
scomparsa, considerata non semplicemente come evento
ineluttabile, destino biologico di ogni uomo, bensi'
come realta' che si colloca dentro l'esistenza e deve
essere adeguatamente considerata gia' dentro le scelte
della vita. Nella donazione degli organi non si mette
a disposizione semplicemente qualcosa di se', ma si esprime
con un atto definitivo, come la propria persona e il
proprio corpo non ci appartengono fino in fondo, ma
ci sono stati, a loro volta, messi a disposizione quando
la vita si e' accesa in noi. Il gesto, deciso in vita,
di acconsentire all'espianto dei propri organi ai fini
del trapianto, permette di esprimere un senso anche
dentro l'evento della morte: quello di renderla sorgente
di vita, possibilita' di esistenza perche' qualcuno dopo
di noi possa continuare ad apprezzare quello stesso
dono, la vita, che e' scaturita in noi, senza che facessimo
nulla per acconsentirvi. Cio' che caratterizza il significato
etico di questo gesto, cioe' il suo radicarsi in un quadro
di valori che esprimono la dignita' e la grandezza della
persona, e' dunque la sua gratuita'. L'oggetto donato
(parte del proprio corpo) diventa il mezzo significativo
attraverso cui la persona puo' arrivare ad esprimere
l'orizzonte ultimo del suo essere, che ha ricercato
dentro i giorni della sua esistenza: il suo farsi dono.
Solo cosi' e' possibile apprezzare il valore proprio della
vita, cio' che la vita vale: l'essere stata donata sorprendentemente
a noi; e cio' che puo' esprimere adeguatamente la vita
di ogni uomo: il farne dono. Detto altrimenti non e'
solo il fatto della donazione di qualcosa, ma l'atto
del donare (e del disporsi ad esso) che determina la
qualita' etica di questo gesto, come atto di coerenza
con se stessi e con la solidarieta' interpersonale, il
patto che lega ogni vivente agli altri membri della
famiglia umana. Probabilmente queste considerazioni
esulano dagli interessi dell'equipe sanitaria deputata
alla pratica dell'espianto e del trapianto degli organi,
che mira all'efficacia del suo operare grazie ad una
sempre piu' ampia disponibilita' di donatori, e per la
quale si impongono particolari e ben conosciuti criteri
etici, ma si incidono profondamente su altre questioni
morali vivamente dibattute anche nel nostro contesto
socio-culturale, e che non possono essere superficialmente
by-passate dagli stessi operatori sanitari, quali l'assicurazione
della liberta' e del disinteresse nel gesto di donazione,
la non mercificazione della prassi dei trapianti. E'
in questa direzione, di una risignificazione sociale
dello stile del dono, che anche la realizzazione dell'iter
legislativo, che ha inteso incrementare l'attenzione
sociale alla donazione, deve essere orientato. Su di
essa occorre insistere con altre due sottolineature
che amplificano ulteriormente la logica del dono sommariamente
abbozzata. (continua)
(P.D.G.)
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La
parola ai lettori |
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Il
Rischio legato alla Disinformazione
In questi giorni e' stata inviata ai medici per posta,
da parte della Consulta di Bioetica, la Biocard che contiene
una serie di 15 disposizioni con le quali il paziente
stabilisce le decisioni da assumere nei suoi riguardi
in caso di malattia. L'obiettivo di queste direttive anticipate
e' quello di riconoscere al paziente il diritto di esprimere
sempre la propria volonta', anche in caso di incapacita'
decisionale. Il rispetto dell'autonomia della persona
gode di unanime consenso essendo una delle condizioni
di esercizio dell'attivita' morale (vedi news letter n.
1), ma una scelta autonoma, sia del medico che del paziente,
non e' affatto garanzia di per se stessa che sia una scelta
moralmente buona. L'autonomia e la liberta' potrebbero
progettare quanto e' male e quanto confligge con la dignita'
della persona umana. Il principio di autonomia infatti
non puo' avere valore assoluto, ma va sempre inquadrato
all'interno di una determinata prospettiva etica; occorre
cioe' chiedersi sempre: "autonomia per che cosa e in vista
di che cosa?". Lo strumento delle direttive anticipate
e' astrattamente condivisibile, come lo sono quelli del
consenso informato e delle autorizzazioni all'espianto
dei propri organi, ma non puo' essere disgiunto dalla definizione
dei valori irrinunciabili per l'esistenza della stessa
comunita' morale. Il forum lascia ai suoi lettori tutti
i quesiti possibili, invitandoli ad esprimere i propri
punti di vista, su un argomento meritevole di approfondimenti:
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In questa
rubrica tutti coloro che ricevono questa newsletter
sono invitati ad utilizzare la opportunita' offerta dal
forum per far conoscere il proprio pensiero su quanto
letto o sollecitare ulteriori riflessioni ed ampliare
la riflessione. La corrispondenza potra' essere inviata
all'indirizzo qui specificato. Attendiamo a tempi brevi
le prime reazioni anche sullo strumento della News-letter
per uno scambio di opinioni tra coloro che ne riceveranno
il testo.
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Indirizzo
per la corrispondenza: paolorossi_125@fastwebnet.it |
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| La
newsletter e' inviata automaticamente secondo la
mailing list predisposta, chi non desidera riceverla
puo' chiedere di essere cancellato dalla lista. Chi
volesse segnalare altri nominativi di posta elettronica
cui inviare la News-letter e' pregato di fare riferimento
all'indirizzo riportato nella sezione precedente. |
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Ogni
newsletter e' pubblicata ed archiviata nel sito:
www.foliacardiologica.it
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Comitato
di redazione |
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Direttori:
Dott. Cleto Antonini, (C.A.), Aiuto anestesista
del dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore di Novara;
Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.), docente di
bioetica presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose
di Novara e vice-presidente del Comitato Etico dell'Azienda
Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di Novara.
Coordinatore: Prof. Paolo Rossi, (P.R.)
Primario cardiologo
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Consulenti |
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Prof. Ilario Viano, Direttore dell'Istituto di Farmacologia Clinica, Facolta' di Medicina e Chirurgia dell'Universita' degli Studi del Piemonte Orientale A. Avogadro..
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera
Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale
Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara
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con
il patrocinio di:
Ospedale Maggiore di Novara |
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