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Forum di Bioetica
NEWSLETTER N. 2 - 23 Giugno 2003
La parola ai lettori
RICEVIAMO DA Eugenio Del Boca:
" Mi si permetta una riflessione originata dalla lettura dell'articolo "Prospettive etiche antropologiche". In esso gli Autori mettono chiaramente in evidenza come l'etica che, per definizione, dovrebbe essere unica in quanto fondata sulla oggettivita, e' stata frantumata in una pluralita' di "etiche" basate invece sulla soggettivita. Tuttavia rilevo che anche per chi ha una visione soggettiva dell'etica vale il principio "opera il bene ed evita il male" nel senso che egli, in una determinata circostanza concreta, quando agisce fa cio' che in quel momento gli appare bene in relazione a valutazioni immediate. Si potrebbero fare molti esempi pratici in proposito sui quali e' inutile soffermarsi . E veniamo al punto. Credo che gioverebbe ad una migliore comprensione la sostituzione della parola "il bene" (che ha assunto ormai un forte connotato soggettivo) con altre espressioni quali ad esempi "il buono" ovvero "il bene morale" che rimandano invece a qualcosa di oggettivo esterno al soggetto che agisce".

Commento di risposta
La riflessione di Eugenio Del Boca solleva interrogativi interessanti che a mio parere meritano un tentativo di approfondimento.
1. Tutte le persone responsabili, coscienti e libere hanno una visione soggettiva dell'etica; cio' in quanto il giudizio pratico della coscienza riguarda il proprio comportamento individuale (nelle intenzioni negli atti e nelle conseguenze).
2. Il primo principio morale naturale "opera il bene ed evita il male" non puo' essere di per se' una guida al comportamento perche' per la sua applicazione e' necessario che la coscienza sia retta e bene informata. Questo principio pertanto conserva integro il suo senso originario soltanto quando l'individuo nella sua liberta' rispetta i principi etici della legge naturale che fondano l'oggettivita' dell'etica.
3. La persona che sceglie di seguire una morale fondata sui propri criteri soggettivi dara' al concetto di bene un significato particolare legato ai suoi orientamenti (o convenienze) personali. Nelle circostanze concrete, pertanto, gli potra' apparire come bene cio' che invece alla luce della legge naturale e' intrinsecamente un male.
4. Nel linguaggio corrente il termine "bene" ha una molteplicita' di significati molti dei quali non interessano la nostra riflessione. L'uso della parola bene come sostantivo intende qualcosa di sussistente per se' (cioe' che possiede un intrinseco valore) sia che si parli "del" bene (ad esempio della patria, dell'umanita', dello stato, della societa', ecc.) sia che si' parli "di un bene" (ad esempio di consumo, giuridico, economico, ecclesiastico, ecc.).
Il bene ontologico
Quando ci si riferisce al bene come forma costitutiva dell'essere umano allora viene qualificato come "ontologico" (da o'ntos, 'ente' che e' il participio presente di' einai 'essere'). E' cio' che tutti desiderano (Aristotele) ed in senso generale, rappresenta il fine verso il quale l'individuo aspira e in cui ricerca la pienezza della propria esistenza. Il bene ontologico esprime l'oggetto proprio della volonta', la quale e' la potenza della ragione, come principio di attivita' o di movimento, che viene applicata nella scelta dei contrari cosi' come si presentano alla conoscenza intellettiva. Le scelte spirituali dell'uomo s'intrecciano inseparabilmente con la sua dimensione corporea-temporale perche' si attuano necessariamente nel suo operare nel tempo. Per tale motivo, pertanto, si' puo' parlare di bene e di male in diversi sensi (fisico. artistico, economico, giuridico, di ogni genere di cose buone e utili), ma solo il bene morale mira alla perfezione o bonta' della persona umana come tale.
I beni pre-morali
Per quanto risulta essere d'immediata evidenza, la visione del bene e' tipicamente soggettiva e strettamente legata alle esigenze personali. Tale dipendenza e' tanto maggiore quanto piu' ci rivolgiamo agli innumerevoli beni finiti del mondo fisico. Essi vanno dal bene della salute, a quello economico, culturale, artistico, sociale, ludico, ecc. In ciascuno di questi sono a loro volta comprese molte cose buone e utili, necessarie per soddisfare i bisogni elementari della persona. La individualita' dei beni finiti non viene, inoltre, modificata dal fatto che essi sono universali, praticamente estesi a tutti i membri di una stessa comunita', e che tendono ad uniformarsi in tutta la specie con la massificazione dei consumi. Nonostante cio', lo stesso bene puo' essere perseguito e desiderato in modi molto diversi dai membri di una stessa famiglia, ma cio' non implica una scelta di tipo etico. Cio' e' molto importante perche' ci permette di considerare i beni finiti come valori pre-morali. La salute ad esempio e' un bene pre-morale in quanto il prendersi cura del proprio corpo non aumenta ne' migliora la responsabilita' morale delle persone. Cio' non vuol dire pero' che tali beni siano indifferenti dal punto di vista etico perche' il soggetto potrebbe scegliere un mezzo illecito (ad es. trarre in inganno, violare un regolamento o una transazione economica o la privacy di' un paziente) per conseguire un determinato bene e trasformarlo cosi' in un male.
Il discernimento del bene
L'applicazione coerente del discernimento avviene nella ricerca di quei beni che concorrono direttamente alla costituzione e alla crescita della persona Essi sono nell'ordine il bene ontologico ed il bene morale.
Come risulta dalla descrizione dei loro attributi, questi due beni non hanno la caratteristica individualita' dei beni finiti, hanno di per se' un significato trascendente (il loro sussistere non e' legato cioe' alle cose e agli avvenimenti quotidiani) perche' appartengono e sono strettamente correlati alla dignita' della persona. Essi non si possono quindi concepire senza considerare gli altri due aspetti fondamentali della persona che sono la liberta' e la verita'. Il soggetto applica la capacita' del discernimento del bene in modo diverso a seconda di come nella sua opzione fondamentale riconosce e rispetta la verita' e la liberta'. E' questo un rilievo di rilevanza cruciale in quanto si e' creato uno spartiacque sempre piu' profondo tra coloro che riconoscono nel rispetto della dignita' della persona e della vita umana, dal suo inizio con il concepimento fino al suo termine naturale, il criterio fondante del bene morale e quelli che, lasciandosi guidare dal pragmatismo scientifico o dal sentimento della maggior parte della gente, pretendono di vedere nella liberta' (della ricerca scientifica, e delle scelte personali) il criterio ultimo e sufficiente per giustificare qualunque tipo di scelta anche quelle che violano le norme oggettive dell'etica. La gravita' di tale contrapposizione dialettica e' senza limiti e le sue conseguenze hanno infatti effetti devastanti sul bene morale dei singoli e della societa'.
(P.R.)
BIBLIOGRAFIA
1. Minsky M., La societa' della mente, Adelphi, Milano 1989.
2. Ibidem, 563.
3. Nagel T., Coscienza e realta' oggettiva, in L'automa spirituale, a cura di G. Giorello - P. Strata, Laterza, Bari 1991, 31-33.
4. Ibidem, 36.
5. Eccles J., L'interazione mente/cervello: configurazione ultramicroscopica e funzione della corteccia cerebrale, in L'automa spirituale, a cura di G. Giorello - P. Strata, Laterza, Bari 1991, 64-67.
6. Ibidem, 64.
7. Eccles J. Evoluzione del cervello e creazione dell'io, Armando, Roma 1990, 300.
(P.R.)
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