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Forum
di Bioetica |
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NEWSLETTER N. 1 - Giugno 2003 |
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Editoriale
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Penso risulti particolarmente gradita a chi ricevera'
questa News-letter, n. 1, l'iniziativa che si propone
di realizzare una comunicazione aperta e tempestiva
attorno alle grandi problematiche della bioetica tra
quanti, per ragioni professionali o formative, fanno
riferimento alla struttura dell'Azienda Ospedaliera
"Maggiore della Carita'" di Novara e alla Facolta' di
Medicina e Chirurgia dell'Universita' del Piemonte Orientale
"Amedeo Avogadro".
Lo scopo che anima l'iniziativa e' semplice: attivare,
attraverso l'offerta di opportune provocazioni, la riflessione
e la passione della ricerca del senso etico della pratica
clinica, cercando di delimitare gli aspetti fondamentali
di un quadro antropologico e morale, e introdurre al
gusto e alla fatica (necessaria) della domanda etica
all'interno delle molteplici situazioni conflittuali
che attraversano, oggi piu' che mai, l'arte medica.
Mi sembra cosi' doveroso ringraziare il prof. Paolo Rossi
e il dott. Cleto Antonini che hanno voluto offrirci
questo primo materiale di lavoro attorno a questioni
nodali della bioetica: l'importanza di un modello etico
fondamentale di riferimento e l'attenzione a cogliere
le dimensioni proprie dell'essere umano e della persona.
I due contributi coprono i paragrafi della News-letter
intitolati "Intorno ai principi dell'etica" e "Dilemmi
etici". Queste due sezioni verranno riproposte in ciascuna
delle future edizioni, ospitando di volta in volta brevi
articoli che potranno pervenire all'equipe redazionale.
La finalita' di uno strumento come la News-letter
e' di tipo prettamente dialogico. Tale finalita' puo' realizzarsi
solo attraverso l'apporto dei suoi lettori: inviando
commenti o contro-argomentazioni alle tesi sostenute
nei vari articoli, attraverso lo spazio "La parola ai
lettori", espressamente dedicato a tale proposito, suggerendo
motivi di valutazione ai "Dilemmi etici" che verranno
presentati di volta in volta, segnalando iniziative
formative nel settore bioetico da ospitare nella rubrica
"Avvisi". Concepita come strumento aperto, la News-letter
si prefigge cosi' di accogliere argomentazioni diversificate
e motivate, circa le questioni introdotte, per avviare
un confronto che superi tradizionali e sterili steccati
di "scuole" o "opinioni" bioetiche, concepite come contrapposte
e sovente inconciliabili, senza pero' rinunciare a definire
con chiarezza un quadro etico di fondo a partire dal
quale affrontare le molteplici situazioni. La convinzione
dello scrivente va chiaramente in questa direzione e
parte dalla valutazione di una precipitosa comprensione,
ampiamente diffusa, della bioetica come puro strumento
per risolvere dilemmi clinici attraverso l'applicazione
- a volte meccanica e formalistica - di principi indiscussi,
senza pero' andare radicalmente al senso di essi. Nella
sua semplicita' e nella sua immediatezza tale strumento
potra' infine suscitare il desiderio negli operatori
sanitari, come in chi si sta formando alla professione
infermieristica e medica, di piu' approfonditi percorsi
di accostamento alla bioetica. L'offerta di tali percorsi
potra' avere sia nella facolta' universitaria, come nel
"Comitato etico" dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore
della Carita'", di recente istituzione, i futuri referenti
privilegiati.
(P. D. G.)
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Intorno
ai principi dell'etica
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In
campo morale non si puo' accettare l'idea che l'interpretazione
o la risoluzione di una questione dibattuta siano imposte
con la forza perche'la liberta' e la responsabilita' che
derivano dall'uso di questa liberta' sono le premesse
necessarie e fondanti del valore morale dell'azione
e del giudizio della coscienza.
| Ogni
atto umano ha un risvolto morale che impegna la
liberta' e la responsabilita', in virtu' delle quali
l'individuo e' in grado di scegliere le norme che
guidano il comportamento. Se tali norme si fondano
sui principi oggettivi della legge morale naturale,
sono uguali per tutti gli uomini. Se l'individuo
li rifiuta e' portato a scegliere norme guidato
dall'interesse del momento. |
Allo stesso tempo non si puo' pensare che i conflitti
morali possano essere risolti mediante l'accordo reciproco
fondato sull'autonomia o la liberta' degli individui
perche', se cosi' fosse, verrebbero ad essere negati i
valori che fondano la moralita' dell'atto umano. Mentre
e' facile trovare il consenso sull'esclusione della forza
nella risoluzione delle questioni morali, con la dovuta
eccezione di alcune comunita' di fondamentalisti religiosi,
non altrettanto si puo' dire sul dibattito contemporaneo,
che appare conflittuale e apparentemente insanabile,
tra coloro che sostengono la relativita' delle norme
morali e quelli che invece fondano l'etica su norme
oggettive derivate dalla legge naturale.
I fautori del relativismo morale fondano tanti modelli
etici diversi a seconda che scelgano come principio
di riferimento assoluto ed irrinunciabile: o la liberta'
e l'autonomia delle persone;
- il principio del rapporto costo-benefici secondo
la teoria dell'utilitarismo individuale del pragmatismo
anglosassone;
- la teoria dell'utilitarismo sociale del pragmatismo
marxista-socialista o l'egoismo biologico nel suo equilibrio
evolutivo della mutazione e dell'adattamento all'eco-sistema
. Ognuno di questi modelli da' origine ad etiche e quindi
a comportamenti derivati sostanzialmente differenti.
Tale suddivisione puo' apparire troppo riduttiva nel
suo schematismo e lontana dai comportamenti reali della
gente comune. La stessa persona infatti puo' trovarsi
a seconda delle circostanze ad agire indifferentemente
secondo l'uno o l'altro dei principi appena considerati.
Non e' nostro intendimento entrare nei dettagli di questi
modelli, ci preme pero' sottolineare che l'elemento comune
alle diverse forme di relativismo morale e' rappresentato
dal fatto, di per se abbastanza paradossale, che il
valore della persona viene ad essere subordinato al
principio di riferimento fondante quel dato modello
di etica: come l'esercizio illimitato della propria
liberta', l'utile piuttosto che la ricerca del valore,
l'autonomia soggettiva rispetto al suo esercizio responsabile,
la subordinazione alla condizione sociale di appartenenza.
Nella prospettiva utilitarista hanno diritti morali
e giuridici solamente gli esseri cosi' detti senzienti,
cioe' capaci di godere e di soffrire; da cui il loro
diritto alla vita e quindi la fonte di rispetto, sara'
quella di non permettere sofferenza o dolore alcuno
contro la propria volonta' . Piu' in particolare, sono
considerate persone soltanto quegli individui adulti
capaci di autocoscienza critica, i quali ,per tale caratteristica,
sono in grado di formulare giudizi di ordine morale.
In questa visione delle cose potrebbero esercitare diritti
gli individui adulti, negati invece agli embrioni umani,
perche'non hanno ancora sviluppato un idoneo sistema
nervoso centrale, ai bambini, agli handicappati, e agli
anziani con gravi incompetenze neurologiche che non
sono in grado di manifestare autocoscienza critica .
Le condizioni che promuovono questo modo di intendere
la vita sono: 1) la negazione dell'idea che esista una
verita' del creato da rispettare e la sua diretta conseguenza
che 2) ogni cosa possa essere oggetto di manipolazione
a favore di un vantaggio personale o di parte . Se si
sostiene che l'essere umano non proviene da un atto
creativo di Dio, che non esprime un suo sapiente disegno,
di cui vanno scoperti e rispettati i fini, ma che proviene
dal caso, allora tutto puo' essere diversamente da come
e' e tutto diventa manipolabile a piacere . Per giustificare
una morale di comodo si nega che sia iscritta nel cuore
dell'uomo la legge naturale. Secondo i positivisti nelle
svariate correnti di pensiero, non esistono leggi naturali
ma soltanto leggi positive: volute dalla societa' e imposte
dallo Stato . Pero' la difesa dei diritti universali
dell'uomo e l'affermazione del valore assoluto della
persona umana, dopo la seconda guerra mondiale hanno
riacceso l'interesse ed ampliato il concetto di legge
naturale. Il suo riconoscimento appare irrinunciabile
se si vuole dare un sobrio fondamento ai diritti universali
e se si vuole mantenere fede al valore assoluto della
persona. Si dice legge morale naturale quella che trae
le norme, i criteri dell'agire umano direttamente dalla
natura specifica dell'uomo ; essa si trova scritta naturalmente
nella mente e nel cuore dell'uomo. S. Tommaso distingue
nettamente la legge naturale dalla legge umana. La seconda
e' legge positiva, imposta dagli uomini, che se in qualche
modo e' contraria alla legge naturale, non e' piu' legge
ma corruzione della legge . La ragione trae direttamente
dalla natura umana quella regolamentazione degli atti
umani, esaminando cio' per cui l'uomo ha un'inclinazione
naturale e che, di conseguenza, coglie come buono e
da tradurre in azione . Le inclinazioni naturali fondamentali
che fanno da guida alla ragione per cogliere la legge
naturale sono: 1) quelle che l'uomo ha in comune con
tutti gli esistenti (perseverare nell'essere ); 2) quelle
che ha in comune con gli animali (conservare la specie
); 3) quelle sue specifiche (conoscere la verita' ).
La legge naturale prescrive cio' che corrisponde a tali
inclinazioni, avendo come principio supremo: "Opera
il bene ed evita il male". L'ignoranza di tale principio
e' inammissibile, dato che e' di per se'evidente in quanto
si tratta di esperienza morale originaria che rende
l'uomo autore di libere scelte di auto-realizzazione.
E' una legge che non viene dall'esterno (non e' eteronoma)
bensi' dal di dentro (e in questo senso) e' "autonoma:
e' la legge che la ragione stessa da' all'uomo". Non e'
frutto di ardue o astruse speculazioni, ma la sua percezione
e' tanto agevole che appare quasi intuitiva, che praticamente
nessun uomo la ignora o puo' presumersi che non la conosca
affatto. Cosicche' le sue direzioni di fondo possono
dedursi immediatamente: sia dalla definizione delle
caratteristiche fondamentali di uomo inteso come animale
razionale; ed esse sono rappresentate dalla: o sussistenza,
o riproduzione, o razionalita', o socialita', che come
nella tradizione giudaico cristiana dai dieci comandamenti
intesi come linee orientatrici delle scelte umane.
(C.A. e P.R.)
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Dilemmi
etici
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Le
Profonde Implicazioni Morali Nascoste in una Banale
Istantanea
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La
coscienza e' fatta di snap-shots? |
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Nel
1953, ben 50 anni or sono, Francis Crick e James Watson
proposero il famoso modello a doppia elica del DNA e
ricevettero il premio Nobel per le loro ricerche di
biologia molecolare Nel marzo del 2003 Francis Crick
pubblica un articolo (di tipo divulgativo) su "Nature
Neuroscience" in cui afferma che la coscienza, e di
conseguenza l'anima, non ha piu' misteri. Studiando gli
effetti di alcune lesioni cerebrali in persone che soffrono
di epilessia, e' arrivato alla conclusione che la perdita
di coscienza che si verifica in occasione di un attacco
epilettico dipende dalla temporanea eclisse di un insieme
di neuroni, che appunto nei casi studiati coincidevano
con quelli deputati alla elaborazione della percezione
visiva. Di qui la trasposizione (che definirei antiscientifica
perche'viene utilizzato un risultato sperimentale per
interpretare un fenomeno che non poteva essere studiato
con la tecnica impiegata) compiuta da Crick il quale
ha assimilato la coscienza dell'uomo ad un laboratorio
fotografico: tutto il lavoro della coscienza si riduce
alla sommazione delle istantanee del mondo esterno che
sono trasmesse dai nostri occhi ad alcune zone del cervello.
Il concetto e' raffigurato da una giovane donna che corre
con grazie e stile; il movimento e' rappresentato dalla
sovrapposizione di tanti fotogrammi uguali, leggermente
sfasati tra di loro, e il titolo della scena e' non poco
preoccupante:<< La coscienza e' fatta di snap-shots
>>.
Dove e' l'incongruenza di tale interpretazione? Come
e' possibile che un pensiero, di per se'immateriale,
che un sentimento assolutamente inesplorabile con i
mezzi fisici perche'appartenente esclusivamente all'individuo
come Soggetto, trovino il corrispettivo fisico, cioe'
siano riconducibili semplicisticamente ad una determinata
attivita' del sistema nervoso centrale? Queste domande
investono direttamente il problema della correlazione
tra moti dell'anima e processi neurocerebrali. Neuroscienziati
e filosofi hanno dato essenzialmente due tipi di risposta:
1. In tutte le versioni di materialismo finora
proposte la prima componente, quella dell'anima, e' stata
cancellata come non esistente con varie motivazioni
(1): o perche'non esplorabile dalla tecnica, o perche'non puo' essere sottoposta alla ricerca scientifica e
quindi non e' oggettivabile ne' riproducibile. La mente
e' semplicemente cio' che fa il cervello (2).
2. Nelle concezioni non materialiste si riconosce
che non esiste neanche un embrione di teoria generale
che spieghi perche'una determinata operazione fisica
del sistema nervoso centrale produca un determinato
tipo di vita cosciente (7). La scienza e' per suo statuto
oggettiva e rifiuta intenzionalmente tutto cio' che e'
soggettivo, ma non si puo' confondere goffamente il piano
metodologico con quello ontologico dell'esistente: "se
qualcosa non rientra nel quadro della ricerca scientifica,
non per questo non esiste in assoluto". Questa negazione
di cio' che non cade sotto i criteri scientifici e' l'atto
antiscientifico piu' scellerato; non e' la scienza che
puo' decidere della realta', ma il contrario, e' la scienza
che si deve adeguare al mondo (3,4).
3. Prima degli esperimenti di Francis Crick si
dovrebbero ricordare le ricerche sulle cellule nervose
di John Eccles, per le quali ricevette anche il riconoscimento
del premio Nobel in medicina e fisiologia. Egli ha dimostrato
che eventi puramente spirituali quali il pensiero, la
concentrazione mentale o le intenzioni sono capaci di
determinare attivita' fisiche (5).
4. John Eccles afferma: "L'esistenza della mente
e' indubbia e negarla costituisce un mero esercizio di
autocontraddizione" (6). E' assurdo negare l'esistenza
della mente solo perche'non si riesce a comprenderla.
L'evidenza della sua esistenza va fatta coesistere con
il mistero della sua natura, un mistero che deve rimanere
tale perche'rimanda alla sovranita' assoluta e divina
del suo Creatore. L'ipotesi piu' consistente per l'enigma
dell'uomo e della coscienza conduce a credere in una
creazione spirituale soprannaturale (7).
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Quali
sono le ricadute morali di una negazione della coscienza? |
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La
banalizzazione della coscienza, come suggerisce la spiegazione
che ne da Crick, toglie a tale funzione ogni valore
trascendente. Non costituisce piu' la coscienza una proprieta'
superiore, tipica ed unica dell'uomo ragionevole. Se
la presenza e l'essenza della coscienza corrispondessero
all'accensione o allo spegnimento di un centro cerebrale,
tutta la sua attivita' sarebbe l'equivalente organico
di tante altre funzioni corporee (ad es. la digestione,
la coagulazione del sangue, ecc.). Come inevitabile
conseguenza le funzioni attribuite abitualmente alla
coscienza sarebbero svuotate di ogni significato spirituale.
E' quanto sostenuto con argomentazioni iconoclastiche,
prive di base scientifica, dagli studiosi "fisicisti"
della relazione mente-cervello.
| In
termini medici la coscienza non e' qualcosa di
unico ma una funzione psichica che si manifesta
a diversi livelli attraverso un gradiente che
va dal coma alla lipotimia, al sonno profondo,
al torpore, sino alla coscienza piena, tramite
l'entrata in gioco di reti neurali sempre piu'
vaste. La coscienza e' qualcosa di piu' di quello
che s'intende in ambito medico. Essa opera la
integrazione psico-fisica, fa emergere il Soggetto
che si riconosce in se stesso e si distingue dal
mondo, lo fa essere persona. |
Di
fronte a tale complessita', la interpretazione avanzata
da Francis Crick, che assimila la coscienza all'attivazione
ed alla eclissi di neuroni deputati alla elaborazioni
delle immagini suscita, non poche perplessita'. Crick
dovrebbe anche dirci con quale occhio (interno) il cervello
fotografa la propria immagine per potersi riconoscere
in ogni istante di vita comunque vissuta, quando riflette
su se stesso, oppure quando percepisce la propria esistenza
distinta dal mondo. La superficialita' e la incongruenza
della teoria della coscienza descritta come una snap-shot
sono palpabili, pertanto le affermazioni di Francis
Crick non meriterebbero tanta attenzione. Purtroppo
pero' esse producono effetti negativi che e' necessario
fare conoscere per ridurne per quanto possibile le conseguenze
certamente dannose per i singoli e per la societa'. Gli
effetti negativi di una concezione della coscienza come
una snap-shot si possono cosi' sintetizzare:
1. la sua apparente semplicita' la rende facilmente
comprensibile a chiunque non si occupi ne' di neuroscienze
ne' di problemi morali e appare quindi verosimile;
2. la promulgazione in un articolo su Nature
firmato da un Autore che per l'appunto si fregia di
un premio Nobel, la rende autorevole agli occhi dei
profani e addirittura e' stata definita "ipotesi sconvolgente"
da addetti ai lavori;
3. mistifica il mistero e la dignita' della coscienza;
4. elimina i contenuti trascendenti della coscienza
per cui i giudizi morali che emergono nel cuore dell'uomo
non sono piu' il confronto di una retta coscienza con
la voce di Dio, ma sono falsificati e presentati come
un risultato naturalistico, guidato dalla logica utilitaristica
delle convenzioni sociali;
5. svuota di ogni serio contenuto il concetto
di responsabilita' morale ;
6. trasforma in illusione e futile parvenza la
dignita' e la liberta' dell'uomo;
7. costituisce la base della dissoluzione morale
che inquina la nostra societa'.
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BIBLIOGRAFIA
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1.
Minsky M., La societa' della mente, Adelphi, Milano 1989.
2. Ibidem, 563.
3. Nagel T., Coscienza e realta' oggettiva, in L'automa
spirituale, a cura di G. Giorello - P. Strata, Laterza,
Bari 1991, 31-33.
4. Ibidem, 36.
5. Eccles J., L'interazione mente/cervello: configurazione
ultramicroscopica e funzione della corteccia cerebrale,
in L'automa spirituale, a cura di G. Giorello - P. Strata,
Laterza, Bari 1991, 64-67.
6. Ibidem, 64.
7. Eccles J. Evoluzione del cervello e creazione dell'io,
Armando, Roma 1990, 300.
(P.R.)
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LA
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Dott. Cleto Antonini, (C.A.), Aiuto anestesista del
dpt di Rianimazione Ospedale Maggiore di Novara;
Prof.ssa Sandra Brunelleschi, (S.B.) Professore Straordinario,
Laboratorio di Farmacologia, Universita' del Piemonte
Orientale;
Don Pier Davide Guenzi, (P.D.G.), docente di bioetica
presso l'Istituto Superiore di Scienze Religiose di
Novara e vice-presidente del Comitato Etico dell'Azienda
Ospedaliera "Maggiore della Carita''" di Novara.
Coordinatore:
Prof. Paolo Rossi, (P.R.) Primario cardiologo
Ogni newsletter e' pubblicata ed archiviata nel sito:
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Prof.
Ilario Viano, Rettore dell'Universita' degli Studi del
Piemonte Orientale A. Avogadro.
Dott. Mario Minola, Direttore generale Azienda Ospedaliera
Maggiore della Carita' di Novara.
Dott. Gianfranco Zulian, Responsabile medicina legale
Ospedale ASL 13 Novara, Presidente del Comitato Etico
dell'Azienda Ospedaliera "Maggiore della Carita'" di
Novara
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