La Storia Folia Cardiologica
AbstractsArchivio Folia Cardiologica
Filosofia della Medicina
di Paolo Rossi
Spiritualità ed Atto Medico
Come la spiritualità influenza la medicina
Secondo un'antica definizione della "Scolastica", con il termine "atti degli uomini" intendiamo quelli generati mediante l'intervento dei riflessi condizionati. Gli atti riflessi e/o condizionati, semplici (mononeuronali) e complessi (polineuronali), sono una caratteristica propria di tutti gli animali, sono innati o vengono appresi con l'esperienza ed eseguiti per provvedere alla sopravvivenza e all'accrescimento dell'individuo e della specie. Tali atti possono variare d'intensità e frequenza tra gli individui della stessa specie ma non nella qualità e negli scopi. Gli atti riflessi degli uomini che si manifestano come necessari nel mondo fisico, non rientrano per tale motivo in alcuna categoria morale. Nell'uomo però, a differenza di tutti gli altri esseri del mondo animale, i riflessi condizionati sono subordinati ai centri superiori dell'intelletto e della volontà. Questa è infatti in grado modificare entro certi limiti alcuni condizionamenti sia amplificandoli aldilà dei bisogni naturali sia inibendoli. Tale capacità umana di autocontrollo è espressione della libertà dell'individuo e del suo senso di responsabilità verso se stesso e verso gli altri, facendo pertanto ricadere certi comportamenti nella sfera morale di alcune virtù (temperanza e fortezza) e di certi vizi (avidità, lussuria). La definizione "atti umani", invece, riguarda quelli che sono propri ed esclusivi dell'homo sapiens perché dipendono dall'attività dell'intelletto e della volontà. Appartengono, per tali caratteristiche, al mondo dello spirito e si fondano sull'uso responsabile della libertà. Non esiste, pertanto, un atto umano uguale ad un altro anche nella vita dello stesso individuo. La qualità dell'atto umano che varia enormemente in relazione ad una moltitudine di fattori intrinseci ed estrinseci, potrebbe essere definita buona o cattiva, con un giudizio a priori sulla base degli scopi che l'hanno promossa e/o uno a posteriori in considerazione dei risultati conseguiti.
Qualità dell'atto medico
Fin dalle sue origini la medicina ha avuto come scopi quelli di alleviare il dolore, combattere le malattie e preservare la salute. Tali fini rendono l'atto medico profondamente umano. La ricerca dei suoi contenuti spirituali potrebbe apparire superflua o addirittura in contrasto con i suoi presupposti scientifici. Il termine spirito, infatti, è usato, in un vasto e generico ambito semantico, per indicare il principio di vita religiosa, morale, intellettuale di cui l'uomo è in vari modi e in varie misure partecipe e per il quale si eleva al di sopra del mondo materiale. Una più approfondita analisi ci aiuterà a superare tale visione troppo semplicistica.
Ancora oggi coesistono una medicina alternativa o pre-scientifica che si contrappone a quella scientifica dominante ufficiale.
L'atto medico nelle medicine pre-scientifiche
Nella medicina pre-scientifica l'atto medico ha dapprima assunto caratteri magici e mistici, esoterici e di tipo religioso, poi si è affermata in tante scuole la forma empirica con una spiccata connotazione morale. Tra queste la più famosa fin dal secolo VI a. C. è la scuola ippocratica di Coo il cui insegnamento etico, il più alto ed insuperato, è contenuto nel "Giuramento di Ippocrate": <<Il medico, prima di accingersi a praticare l'arte giura per Apollo e tutti gli dei di compiere il suo dovere, di rispettare il suo maestro, di procedere nel miglior modo, secondo il suo migliore giudizio per curare e guarire i malati, di non impedire la concezione o il normale sviluppo del bambino nell'alvo materno, di mantenere il segreto professionale>>.
Dal fatto che negli scritti del Corpus Hippocraticum (1) non si accenna in alcun modo a riti sacerdotali o ad aiuti divini, si desume chiaramente che i medici che prestavano questo giuramento erano laici i quali liberamente professavano l'arte e la insegnavano. Altri scritti di argomento deontologico della stessa scuola trattano di precetti necessari al medico nei suoi rapporti col paziente e riguardano la sua educazione, la sua preparazione e le forme che egli deve osservare. Essi contengono anche alcuni detti preziosi; quali, per esempio: <<Il compito del medico è di imparare tutto così esattamente da fare soltanto dei lievi errori e io loderei molto il medico che commettesse soltanto errori piccoli. La verità assoluta non si può vedere che di rado. Alla più parte dei medici avviene come ai timonieri: anche di questi non si osserva subito se prendono una falsa rotta, quando il mare è tranquillo, ma quando scoppia una tempesta ed è chiaro che la nave è in cattive acque, allora ognuno capisce che con la loro ignoranza e i loro errori sono stati causa della loro rovina>>. E in un altro scritto: << Il medico che è anche filosofo è simile agli dei. Non vi è gran differenza fra la medicina e la filosofia, perché tutte le qualità del buon filosofo devono trovarsi anche nel medico: disinteresse, zelo, pudore, aspetto dignitoso, serietà, giudizio tranquillo, serenità, decisione, purezza di vita, cognizione di ciò che è utile e necessario, riprovazione delle cose malvagie, animo libero da sospetti, devozione alla divinità>>. Infine <<Dove c'è amore per l'uomo, c'è anche l'amore per l'arte>>.
Le tante qualità necessarie al bravo medico (contemporaneo), come al filosofo, non si possono ritenere semplici doni naturali. Per la differenza che esiste tra i vari temperamenti, non è facile aderire ad esse senza un attento e costante esercizio spirituale e senza una educazione che inizi dai banchi di scuola. Il costituire tali virtù come proprio modo d'essere e di mettersi in relazione con gli altri, rappresenta la conquista dell'uomo virtuoso. Esse permettono la costruzione della dignità della persona. Ogni qualità si rivela necessaria all'istituzione di un valido ed efficace rapporto con il malato. Proprio per il significato che attribuiamo al termine spiritualità, si può arguire che il medico che si lasciava guidare dalle virtù elencate nel codice ippocratico, sapeva compiere atti medici di elevato contenuto spirituale mentre stabiliva un forte legame con il malato. Da tale relazione derivavano probabilmente i successi che i medici antichi potevano ottenere con le conoscenze e i mezzi terapeutici di allora.
Evoluzione dell'atto medico
La scienza moderna sembra avere infranto la genuinità del legame che s'instaura tra il medico e il paziente, avendo in ultima analisi disumanizzato la medicina. Questo giudizio potrebbe apparire eccessivo se fosse considerato nel suo senso letterale. Dobbiamo invece intendere come disumano ogni atto che non rispetta i diritti propri dell'essere umano. Ogniqualvolta l'uomo viene considerato un mezzo, una cosa, un oggetto da usare (per la ricerca scientifica o per il proprio profitto) e non un soggetto da rispettare ed aiutare a crescere si viola la dignità della persona. La concezione di tale dignità purtroppo non è più univoca.
Nella forma più antica che risale al diritto romano, "persona" indica soprattutto l'individuo in un contesto legale al quale vengono riconosciuti alcuni diritti dal momento della nascita come quelli che sono contemplati anche nel nostro codice. Il cristianesimo ha ereditato questa concezione giuridica ma ne ha rovesciato i termini. L'uomo nasce ad immagine di Dio e viene redento dal sangue di Cristo: da qui il valore irripetibile e unico di ogni essere umano. Per il cristiano non è dunque il diritto che crea la persona, bensì è la persona, in quanto essenza umana superiore alle differenze di status, che crea il diritto. La persona umana inizia ad esistere dal concepimento, vale a dire dal momento in cui si costituisce il nuovo essere umano completo anche se solo allo stato potenziale. La persona umana è inviolabile proprio a causa della sua trascendenza. Tutti gli uomini, per tale dignità, diventano inviolabili senza distinzione alcuna.
La moderna concezione laica deriva per intero da queste prefigurazioni classiche e cristiane, ma avendo rimosso le sue matrici storiche. I concetti di persona e di dignità umana non fanno parte delle variabili contemplate dalla tecnoscienza, per la quale l'uomo è solo un aggregato o plesso di dati. Ci si può chiedere allora, che cosa rimane dell'insegnamento ippocratico nella preparazione alla professione e nell'attività del medico moderno?
La disumanizzazione risulta essere un fenomeno complesso con tante radici che investono molti settori della nostra vita privata e pubblica. Alla base di tale fenomeno si trova principalmente la persuasione, generata dalle conquiste scientifiche, che l'uomo è divenuto, per l'azione della sua intelligenza, il padrone della natura, della vita e della morte e quindi si ritiene in diritto di poter manipolare a piacere ogni cosa con tutti i mezzi tecnici disponibili. Egli, essere umano incapace di darsi autonomamente la propria esistenza, si è auto-eletto arbitro della propria moralità, rinnegando i principi della legge naturale che trova nel suo cuore.
Egli non si considera più una creatura nella natura, ma conduce un'esistenza in netta contrapposizione con gli insegnamenti di Ippocrate.
L'euforia per i successi ottenuti in tutti i settori ed il notevole miglioramento della qualità e della durata della vita hanno cancellato il volto di Dio dal cuore degli uomini. La negazione sostanziale di Dio e la sua sostituzione con gli dei propri del mondo sono divenute un fenomeno di massa nel mondo industrializzato. Le profonde trasformazioni sociali che ne sono conseguite hanno radicalmente trasformato i criteri individuali e collettivi che guidano la gestione della salute. Il medico mira alla diagnosi ed al risultato terapeutico con tutti i mezzi disponibili e nel più breve tempo possibile e con un compenso economico proporzionale o che è una sua libera scelta. Il soggetto malato pretende la guarigione da ogni tipo di malattia e l'abolizione del dolore, respinge l'idea della morte o si ritiene in diritto di stabilire il momento del nascere e del morire. Stando così le cose, esiste una spiritualità nell'atto medico della scienza moderna?
Esiste una spiritualità nell'atto del medico contemporaneo?
L'atto medico è ancora oggi profondamente umano ma nella sua complessità subisce, da un lato gli influssi estrinseci e condizionanti del progresso scientifico e della tecnica, dall'altro è molto dipendente dalla relazione che s'instaura con l'ambiente sanitario e tra la personalità del paziente e quella del medico. Il carattere empirico della scienza ed i suoi successi hanno alimentato una fede incondizionata o eccessiva e innaturale nella scienza stessa. Tali condizionamenti tendono ad escludere un valore spirituale dall'atto medico.
La società attuale è molto disomogenea e frammentata in tutti i suoi elementi: sociali, politici, economici, ideologici, morali e religiosi. La ricerca di spiritualità in un atto medico apre pertanto un contenzioso con tanti punti di vista. Le esigenze spirituali proprie del malato s'incrociano o entrano in conflitto o si armonizzano con il tipo di trattamento che riceve e i risultati delle cure. Possiamo tentare di esaminare alcuni di detti punti di vista così come sono emersi in una conferenza dedicata a tale argomento con l'intervento di medici e pazienti (2).
 
Conferenza con medici e pazienti
Presentazione del caso clinico

La paziente (A) ottantenne vive sola in un pensionato, ha avuto 5 figli ed ha molti nipoti, presenta numerosi problemi medici e, nonostante le terapie praticate nel corso degli ultimi 15 anni, soffre di debolezza e dolore cronico progressivo. Lei sente che la sua fede le offre l'aiuto principale per far fronte alla sua malattia. Frequenta regolarmente la chiesa nella quale ha trovato una rete sociale di grande aiuto. Nell'anamnesi compaiono ipertensione, diabete e gozzo. Dal 1980 la paziente ha presentato dolori diffusi a tutto il corpo. Le ricerche hanno mostrato una neuropatia polimotoria e sensoriale secondaria verosimilmente al diabete e borsiti trocanteriche e subacromiali. Una lunga serie di farmaci, l'agopuntura e i massaggi non le hanno permesso di ottenere alcun miglioramento. Nel 1999 è peggiorato il dolore all'arto inferiore destro causato da una stenosi spinale con radicolopatia L5-S1. La paziente fu trattata con molte iniezioni lombari epidurali di steroidi senza beneficio. Le medicine che attualmente assume comprendono: losartan, potassio, felodipina, idroclorotiazide, levotiroxina, metformina, omeprazolo, acetaminofene. E' allergica alla penicillina, all'aspirina, agli ACE-inibitori. Vive da sola, mentre una figlia abita vicino a lei. E' capace di svolgere in modo indipendente tutte le attività della sua vita quotidiana e rifiuta qualunque assistenza di collaboratrice domestica o d'infermiera domiciliare. La signora (A) soffre continuamente di dolori in tutto il corpo e presenta una debolezza crescente agli arti inferiori. Durante il corso della malattia ha mantenuto risolutamente la sua indipendenza e il suo buon umore. Lei ha costantemente affermato che la fede in Dio le ha permesso di resistere alla sofferenza e al suo dolore cronico ed è sicura che la preghiera l'aiuterà a continuare nella perseveranza. La signora (A) non si perde d'animo e lotta contro la propria malattia sebbene non abbia tratto alcun giovamento dalle cure effettuate.
Tutte le terapie della medicina tradizionale non le hanno procurato alcun sollievo. Le credenze religiose della signora (A) sono per lei l'unica sorgente di conforto e di forza. Rimane un interrogativo: il ruolo che la fede dovrebbe svolgere nel trattamento medico in corso.
 
Parere del medico curante Dott. M
La paziente continua a soffrire per il dolore cronico diffuso della neuropatia polimotoria e sensitiva ed è iniziata la perdita delle forze agli arti inferiori, perciò deve camminare con l'aiuto di un bastone ed anche con questo presenta una notevole instabilità. Lei è una malata veramente impressionante giacché nei 15 anni che la conosco, ha continuato a vivere con una malattia cronica, progressiva e debilitante dimostrando uno spirito incredibile, specialmente in assenza di ogni speranza di ottenere miglioramenti con la medicina tradizionale. Le nostre visite consistono nella sua descrizione delle zone nelle quali avverte dolore e nel mio esprimerle comprensione e rammarico per l'impossibilità di aiutarla.
Vorrei porre le seguenti domande:
• Che cosa dovrei chiederle in merito alle sue credenze religiose?
• Fino a che punto dovrei incoraggiare o scoraggiare tali credenze?
• Che cosa è più appropriato per me argomentare nel contesto di una visita medica?
• E' opportuno che io usi la fede come una componente del programma terapeutico per tale paziente?
 
Il punto di vista della sig.ra (A)
Mi dissero i medici: "Il suo dolore è una forma rara e senza possibilità di cure efficaci". Io convivo con il dolore. Alcune persone sono malate ed hanno un dolore che prende il meglio di loro. Non me. La preghiera facilita la sopportazione del dolore. Può anche farlo scomparire. Prego anche quando avverto un grave dolore profondo; io prego e improvvisamente il dolore si attenua. Il pregare mi aiuta moltissimo e sento che mi ha aiutato più delle medicine. Un dottore è un dottore. Nessuno è costretto a credere in Dio. Mente, pensieri e fede sono propri di ognuno. Il dottore ti prescrive le medicine.
Dio lavora attraverso il dottore. Egli è un gran medico e guarisce, ma tu devi credere. Io credo in Dio. Egli è la mia guida e il mio protettore. Tu preghi e ottieni la guarigione da Dio. L'avrai. Per ottenere ciò, tu devi avere questa fede. Non vi è però niente da fare se tu non credi in Dio e conduci una vita lontana da Lui. Non puoi limitarti a dire, "Dio, sto soffrendo, ti chiedo di guarirmi". Così non funziona. Tu devi sempre essere realmente un bambino di Dio.
 
Moderatore
La sig.ra (A) costituisce un caso clinico rappresentativo che suscita molti interrogativi:
<<Quale ruolo svolge la spiritualità nell'aiutare i pazienti ad affrontare una grave malattia? Quali dati si hanno a sostegno di tale ruolo? Qual è la spiegazione fisiopatologica di un effetto benefico? Come la lotta spirituale influenza la qualità della vita di un soggetto affetto da una grave malattia? Vi sono più rischi o benefici nel promuovere l'interesse sulla spiritualità? Come i medici dovrebbero interrogare i pazienti? Dovrebbero i pazienti rivolgersi ad un medico con la loro stessa fede? Come si distingue la funzione del medico da quella del cappellano? >>
 
Ruolo della spiritualità nella malattia
Forme della fede.
L'uomo non può vivere senza fondare la propria vita sulla fede in qualche cosa, sia che tale credenza appartenga al mondo dello spirito sia che appartenga a quello della materia. Negli individui religiosi la fede presenta caratteristiche individuali legate alla personalità di ciascuno. Qualunque tipo di fede religiosa può essere vissuta in due forme:
• Nella prima, risulta essere radicale, pura ed univoca, è legata alla opzione fondamentale della coscienza e tende ad improntare di sé tutti gli atti dell'io.
• Nella seconda, appare superficiale, incostante e impura, subisce le influenze e le attrattive del mondo. Tale distinzione non ha naturalmente carattere assoluto perché lo stesso individuo può passare dall'una all'altra forma nei diversi momenti della vita.
Dal punto di vista teologico le fedi individuali non possono avere lo stesso valore per le seguenti ragioni:
ž Le religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam) considerano come "vera" soltanto la fede nel Dio da loro predicato. L'unica radice ad esse comune, la fede nel Dio di Abramo, ha poi generato religioni essenzialmente e profondamente diverse nella vita spirituale, nei contenuti etici e nelle prospettive escatologiche per cui la fede dei fedeli appartenenti ai diversi credi non sono omologabili tra loro.
ž L'irenismo (eiréne = pace): cioè la tendenza delle confessioni cristiane a cercare ed a raggiungere l'unità sottolineando maggiormente i punti in comune delle varie dottrine piuttosto che quelli discordanti) e il sincretismo (fusione di dottrine e sistemi diversi riguardanti la religione e la visione del mondo perseguendo l'idea che le religioni siano in linea di principio intercambiabili e ne costituiscano una sola e identica) sono in fondo forme di scetticismo rispetto alla forza e al contenuto della Parola di Dio. (Paolo VI: Ecclesiam suam nn. 91-92).
ž Nel cristiano che vive nell'amicizia perfetta con Dio, l'intervento dello Spirito dona alla fede la forza soprannaturale della Grazia. Dal punto di vista medico e scientifico invece, sembra acquistare un certo peso il distinguere il soggetto che vive la sua malattia con una fede vera e profonda da quello che si dichiara piuttosto superficiale e incostante.
 
Influenza del credo religioso sul decorso della malattia
Quali prove obiettive abbiamo che il credo religioso permetta di affrontare meglio lo stress della malattia? L'influenza della religione sulle condizioni mediche è stata studiata in circa 60 ricerche concernenti diverse malattie (3). Il far ricorso alla religione per affrontare il male è molto più frequente negli Stati Uniti che in altre aree del mondo. Nei Paesi del nord Europa ad esempio, la presenza settimanale in chiesa risulta essere del 2% (4), mentre l'aiuto della religione nell'affrontare le malattie interessa appena l'1% dei malati (5).
Tra i malati di cancro, il 43% non crede in Dio ed il 45% non riceve conforti religiosi (6). Il 90% degli Americani invece si è raccolto in preghiera come risposta agli stress provocati dagli attacchi terroristici dell'11 settembre (7). Prima di tali eventi già il 78% degli Americani dichiarava di trarre conforto e sostegno dalla propria fede (8).
Una correlazione inversa e significativa è stata rilevata tra la religiosità vissuta nella sofferenza e i sintomi depressivi e la gravità della compromissione fisica in uomini anziani ospedalizzati per malattie mediche (9). Un esame sistematico della ricerca pubblicata nel secolo XX ha permesso di identificare 724 studi quantitativi, il 66% dei quali ha evidenziato l'esistenza di una relazione statisticamente significativa fra coinvolgimento religioso e migliore salute mentale, maggiore sostegno sociale, minor uso di stupefacenti (8) In Europa, dove si rileva uno scarso coinvolgimento religioso, è stato anche osservato che minore è l'esperienza religiosa e maggiore è la depressione ed anche più lenta risulta essere la guarigione. Delle donne depresse non credenti nessuna è guarita, mentre il 50% delle guarigioni è stato riscontrato tra quelle molto religiose (10).
La relazione tra il dolore cronico e la religiosità come quella descritta dalla sig.ra (A) è particolarmente complessa. La preghiera viene associata ad un dolore più intenso, gli individui infatti tendono a pregare di più quando si accentua la sofferenza (10) In uno studio prospettico, il maggiore coinvolgimento con il tempo nella preghiera permetteva di predire la descrizione di dolori meno intensi (11).
 
Spiegazione fisiopatologica
Con quali meccanismi la religione rende più facile affrontare il dolore cronico, la inabilità, e le gravi malattie? I commenti della sig.ra (A) forniscono a tale proposito una chiave di lettura. La perdita del controllo sulle proprie condizioni di salute produce ansietà e, in alcuni casi, furiosi tentativi per riguadagnarlo. In quei casi nei quali questi tentativi falliscono, l'ansia peggiora e subentra la depressione man mano che la persona si sente sopraffatta. I credi religiosi e le pratiche forniscono una forma indiretta di controllo che aiuta ad interrompere tale circolo sregolato.
Essi permettono ad un paziente di rivolgere la propria condizione di salute verso Dio ed interrompono preoccupazioni e idee ossessive. La preghiera conduce i pazienti a fare qualcosa in modo che non si sentono senza aiuto: pregando Dio credono di poter influenzare gli esiti della malattia. Come dimostra l'esperienza della sig.ra (A), la preghiera può anche determinare un profondo stato di rilasciamento che diminuisce la tensione muscolare e migliora la funzione (12).
Per la sig.ra (A) la fede è una parte molto importante del metodo da seguire.
La fede costituisce la base di una visione del mondo, che è come l'individuo interpreta e da un valore alla realtà, specialmente a quella del dolore, della sofferenza e della disgrazia. Nella religione occidentale, tale visione è ottimistica poiché da speranza, scopo, fermezza e significato alle circostanze negative della vita. Nella sig.ra (A), una fede ferma e costante costituisce l'impalcatura che sostiene tutta la sua situazione. Ogni fiducia è in Dio, con il quale lei si mantiene in costante comunicazione:
<<Io prego ogni giorno. Cammino e parlo con Dio. Leggo la mia bibbia e prego…il modo che lo tiene dentro di me è tale che nessun uomo può strapparmelo >>.
Possedere un tale potente alleato e compagno può avere un enorme influsso non solo sul sollievo dalla solitudine e dall'isolamento ma anche nel recuperare un senso di controllo su ogni decorso della malattia. Lei può riposare in Dio che la conduce e la guida. La sig.ra (A) inoltre frequenta regolarmente la chiesa nonostante tutti i suoi problemi. Ciò le procura non soltanto l'opportunità di mantenere relazioni sociali, ma anche quella di aiutare e incoraggiare gli altri. Come membro di un gruppo di preghiera, prega per gli altri e quelli pregano per lei. Visita anche e prega per chi è malato, vedendone i risultati come lei racconta: <<Stavo pregando per una donna molto malata, poteva appena sedersi sul letto. Il gruppo andava a trovarla e a pregare, e lei pregava con noi. Ora ha superato la sua malattia e frequenta la chiesa>> La preghiera per gli altri aiuta probabilmente a distrarsi dal proprio dolore. La distrazione porta la mente in qualche modo fuori di se stessi. In un rilevamento condotto su 577 anziani ospedalizzati, il provvedere aiuto religioso per gli altri ha determinato, rispetto ai controlli, minor depressione (P =.01), migliore qualità della vita (P =.001), maggiore sviluppo della personalità di fronte agli stress (P =.001)(13).
 
 
Conseguenze sulla salute fisica
Le relazioni che si instaurano tra fede salda, preghiera devota socializzazione religiosa e salute mentale, possono avere conseguenze assai estese e molto sottostimate. Il coinvolgimento religioso si associa: ad una presenza più regolare negli appuntamenti medici (14) e ad una maggiore cooperazione e aderenza alle cure (15) con migliori risultati. In studi prospettici ben condotti si è evidenziato che i soggetti più religiosi o spirituali presentano una pressione arteriosa più bassa, minori eventi cardiaci, una possibile regressione dell'ostruzione coronarica, una migliore condizione fisica dopo gli interventi di cardiochirurgia, ed una maggiore sopravvivenza (2,3) .
La spiegazione di tali effetti potrebbe essere trovata nel fatto che le vie nervose simpatiche e parasimpatiche collegano nel cervello i pensieri e le emozioni al sistema circolatorio, alle arterie coronarie, al sistema linfatico, al midollo osseo e alla milza (16,17). Le riduzioni di stress, ansietà, e depressione, ed il maggior aiuto sociale, prodotti dal credo religioso e dalla preghiera, annullano le alterazioni fisiologiche stress-dipendenti che danneggiano il processo della guarigione.
 
Promozione della spiritualità

Quali consigli dare a medici e pazienti.
La sig.ra (A) risponde <<Io penso che i dottori dovrebbero dire ai pazienti di leggere la Bibbia e pregare per aiutare la riuscita del trattamento medico>>.
L'entusiasmo, anche se suscitato dalla fede, non giustifica tale suggerimento per diverse ragioni. Le raccomandazioni di seguire credenze religiose ai soggetti non credenti o non praticanti risultano essere inopportune (18). In alcune situazioni, addirittura, tale raccomandazione potrebbe essere dannosa per il proseguimento di una buona relazione interpersonale tra medico e paziente. Un soggetto che è molto preoccupato per la sua salute e vuole dal medico un aiuto concreto, non accetta invasioni non consentite che investono il segreto della sua coscienza. Un'eccezione potrebbe verificarsi quando il medico ha stabilito da lunga data una forte amicizia con il suo paziente. In questi casi, se il timore suscitato dalla malattia genera ansia e angoscia fuori misura, un richiamo del medico ai presupposti spirituali sui quali ancorare una maggiore fiducia sul proprio futuro può costituire un intervento che risulterà essere finalizzato al bene dell'altro.
La religione è un fatto intensamente privato, è una questione personale per molti individui e nulla può giustificare il suggerimento di un credo religioso ai pazienti. Tale suggerimento non potrebbe avere inoltre alcun effetto benefico poiché non sarebbe sostenuto dalla fede. I medici tuttavia possono fare molto anche senza esortare i pazienti di seguire credenze di alcuna religione.
Il raccogliere per esempio, informazioni in merito alla storia spirituale del paziente ha avuto una minima opposizione nelle inchieste eseguite tra i medici americani (19,20,21,22), benché quelli che lo fanno realmente, non professando una fede personale, sono meno del 10% (23). Nell'anamnesi di contenuto spirituale il medico dovrebbe raccogliere informazioni sulla religione e sulla spiritualità del paziente per comprendere quale influenza esse esercitino sulla capacità del malato di affrontare la malattia e dare un valore alla sofferenza. Un semplice schema di domande è riportato nella seguente tabella.
 
Anamnesi Spirituale
 
a) la sua fede religiosa o spirituale le fornisce conforto e sostegno o invece è motivo di stress?
b) quanto queste sue credenze influenzerebbero le sue scelte mediche qualora cadesse gravemente malato?
c) le sue credenze potrebbero interferire o essere in conflitto con la sua cura medica?
d) fa parte di una comunità religiosa o spirituale che svolge per lei una funzione di aiuto e di sostegno?
e) ha delle esigenze spirituali che qualcuno dovrebbe indirizzare?
 
La fede e le credenze individuali
Il razionale più importante di un'anamnesi spirituale non è tanto rivolto agli effetti benefici della religione sulla salute, quanto piuttosto ai potenziali sviluppi sfavorevoli. La credenza religiosa può essere anziché d'aiuto, sorgente di stress e di confusione emozionale. In alcuni individui, le credenze, comportando conflitti spirituali, permettono di prevedere che dopo la dimissione dall'ospedale si verificherà un peggioramento delle condizioni mentali e della salute fisica (24). In uno studio prospettico concernente 595 soggetti ospedalizzati, quelli che credevano che Dio li aveva abbandonati, non li amava e li stava punendo, o che Dio non aveva il potere di aiutarli o percepivano che la loro chiesa li aveva dimenticati, presentarono dal 19% al 28% una mortalità più elevata nei 2 anni successivi alla dimissione dall'ospedale. Tale risultato risultò essere statisticamente indicativo e indipendente dalla salute fisica, da quella mentale e dal sostegno sociale. Questi soggetti possono rifiutarsi di parlare con il sacerdote poiché sono indignati con Dio e così si escludono da tale sorgente di aiuto (24).
 
Come le credenze religiose influenzano le decisioni mediche nei soggetti gravi o terminali
Il 45% dei soggetti ambulatoriali ha dichiarato che il loro credo religioso influenzerebbe le loro scelte mediche qualora divenissero gravemente malati. Le decisioni sulle fasi terminali, specialmente quelle concernenti l'ordine di "non resuscitare" o d'interrompere il trattamento, sono spesso dettate dalla fede (25).I familiari e i malati con una fede forte possono non concordare sull'ordine "non resuscitare" e sull'interruzione dei supporti vitali perché essi, mentre stanno pregando per un miracolo, sono determinati a non rinunciare alla fiducia che ripongono in Dio.
 
Credenze religiose in conflitto con le cure mediche
I malati possono interrompere per motivi religiosi l'assunzione delle medicine o la ricerca dell'aiuto del medico. Le attività religiose, come la preghiera, vengono praticate in sostituzione delle normali cure mediche tradizionali. La religiosità è risultata essere associata: o nei soggetti con diabete tipo 2 con un minore impiego dei servizi medici (26), o nei pazienti HIV-positivi con una maggiore probabilità che alcuni non assumessero le medicine anti-retrovirali contro le infezioni HIV (7% vs 23%; P=.003) (27). Alcuni credi religiosi, come quelli dei Testimoni di Jehovah o degli Scientisti Cristiani, predicano il rifiuto d'alcuni tipi di cure mediche. E' bene tuttavia che i medici usino molto cautela prima di respingere come pazienti i seguaci di tali credenze. Il medico dovrebbe cercare di comprendere la visione di queste persone avviando un dialogo che riveli il suo rispetto per le loro credenze e il desiderio di lavorare e decidere insieme le terapie più importanti ed essenziali. I pazienti allora, dopo aver parlato con il loro medico in merito a questi problemi, facilmente nasconderanno ogni opposizione.
 
Come si dividono le responsabilità del medico da quelle del cappellano?
La maggiore parte dei medici non è stata preparata a considerare l'influenza delle problematiche religiose o spirituali nelle malattie. Nel nostro insegnamento tale argomento non è contemplato affatto, anzi credo che susciti facilmente imbarazzo o ironiche reazioni negative essendo considerato privo di valenza scientifica. In più della metà delle scuole mediche statunitensi invece si tengono corsi di religione e medicina che educano gli studenti e i cappellani a riconoscere le valenze che uniscono i due temi (28). I cappellani dovrebbero essere sempre chiamati o consultati per ogni questione spirituale anche la più semplice. Non tutti i malati tuttavia accettano di confidare ad un sacerdote a loro sconosciuto i propri problemi spirituali, forse collegati ad un senso di colpa e di rabbia. Il paziente potrebbe invece parlarne volentieri proprio con il medico che lo ha in cura nel quale ha riposto la sua fiducia. In questi casi il medico dovrebbe trovare i pochi minuti necessari per ascoltare le preoccupazioni spirituali di chi è affidato alle sue cure.
L'intervento consiste nel nell'ascoltare attentamente (una forma del prendersi cura dell'altro) non nel dare consigli o tentare di appianare il problema spirituale. La preghiera o qualunque altra attività religiosa non dovrebbe essere suggerita. Un consiglio del genere può essere percepito come un'imposizione del medico sul malato e può comportare il rischio di spostare l'attenzione centrata sul paziente verso un atteggiamento autoritario del terapeuta. Il deviare il centro d'interesse dai pazienti può essere considerata da questi ultimi come una coercizione, specialmente se ciò si verifica, dai soggetti non religiosi i quali abitualmente non pregano.
 
Bibliografia
1) Corpus Hippocraticum: i 53 libri sono legati al nome di Ippocrate, il maestro più illustre dell'antichità, quantunque provenienti da Autori di epoca e di scuola diversa. Si può attribuire con sicurezza la paternità al grande savio solo di 17 libri.
2) Koenig HG, moderatore: An 83 year-old woman with chronic illness and strong religious beliefs. JAMA 2002;288:487-493
3) Koenig HG, McCullogh m, Larson DB. Handbook of Religion and Health. New York, NY: Oxford University Press;2001.
4) Petterson T. Religion and criminality: structural relationship between church involvement and crime rates in contemporary Swede. J Sci Stud Relig. 1991:30:279-291.
5) Cederblad M, Dahlin L, Hagnell O, Hansson K. Coping with life span crises in a group at risk of mental and behavioural disorders: from the Lundby study. Acta Psychiatric Scand. 1995;91:322-330.
6) Ringdal G, Gotestam K, Kaasa S, et al. Prognostic factors and survival in a heterogeneous sample of cancer patients. Br J Cancer. 1995;73:1594-1599.
7) Schuster MA, Stein BD, Jaycox LH, et al. A national survey of stress reactions after the September 11, 2001, terrorist attacks. N Engl J Med. 2001;345:1507-1512.
8) Princeton Religion Research Center. Religion in America: Who are the "Truly Devout" Among Us? Princeton, NJ: The Gallup Poll; 1982:120.
9) Koenig HG, Cohen HJ, Blazer DG, et al. Religious coping and depression in elderly hospitalized medically ill men. Am J Psychiatry. 1992; 149:1693-1700.
10) Braam AW, Beekman ATF, Deeg DJH, et al. Religiosity as a protective or prognostic factor of depression in later life: results from the community survey in the Netherlands. Acta Psychiatr Scand. 1997;96:199-205.
11) Turner JA, Clancy S. Strategies for coping with chronic low back pain: relation to pain and disability. Pain. 1986;24:355-364.
12) Benson H. The Relaxation Response. New York, NY: William Morrow; 1975.
13) Koenig HG, Pargament KI, Nielsen J. Religious coping and health outcomes in medically ill hospitalized older adults. J Nerv Ment Dis. 1998;186:513-521.
14) Koenig HG. Use of acute hospital services and mortality among religious and non-religious coppers with medical illness. J Relig Gerontol. 1995;9:1-22.
15) Harris RC, Dew MA, Lee A, et al. The role of religion in heart transplant recipients' health and well-being. J Relig Health.1995;34:17-32.
16) McEwen BS. Protective and damaging effects of stress mediators. N Engl J Med 1998;338:171-179.
17) Rabin BS. Stress, Immune Function, and Health: The Connection. New York, NY: Willey-Liss & Sons;1999.
18) Sloan RP, Bagiella E, VandeCreek L, et al. Should physicians prescribe religious activities? N Engl J Med. 2000;342:1913-1916.
19) Mueller PS, Plevak DJ, Rummans TA. Religious involvement, spirituality, and medicine: subject review and implications for clinical practice. Mayo Clin Proc 2001;76:1225-12235.
20) Astrow AB, Puchalski CM, Sulmasy DP. Religion, spirituality and health care: social, ethical, and practical considerations. Am J Med. 2001;110:283-287.
21) Lo B, Quill T, Tulsky J. Discussing palliative care with patients. Ann Intern Med. 1999;130:744-749.
22) Post SG, Puchalski CM, Larson DB. Physicians and patient spirituality: professional boundaries, and ethics. Ann Intern Med. 2000;132:578-583.
23) Chibnall JT, Brooks CA. Religion in the clinic: the role of physician beliefs. South Med J. 2001; 94:374-379.
24) Pargament KI, Koenig HG, Tarakeshwar N, Hahn J. Religious struggle as a predictor of mortality among medically ill elderly patients: a two-year longitudinal study. Arch Intern Med. 2001;161:1881-1885.
25) Kaldjian LC, Jekel JF, Friedland G. End-of-life decisions in HIV-positive patients: the role of spiritual beliefs. AIDS. 1998;12:103-107.
26) Tull ES, Taylor J, Hatcher AT. Influence of spiritually, religious commitment and socioeconomic status on diabetes management behaviours and diabetes complications in a population-based sample of Hispanics and African-Americans with type II diabetes. Diabetes. 2001;50:A397.
27) Meredith KL, Jeffe DB, Mundy LM, Fraser VJ. Sources influencing patients in their medication decisions. Health Educ Behav. 2001;28:40-50.
28) Pulchaski CM, Larson DB. Developing curricula in spirituality and medicine. Acad Med. 1998;73:970-974. .
 
Prof Paolo Rossi
Viale Verdi, 18 - Novara
e-mail: paolorossi_125@fastwebnet.it
 
FILOSOFIA della MEDICINA: ARCHIVIO
Torna all'home pageRichiedi InformazioniLink