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| Filosofia
della Medicina |
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Paolo Rossi |
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Spiritualità
ed Atto Medico |
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Come
la spiritualità influenza la medicina |
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Secondo
un'antica definizione della "Scolastica", con il termine "atti
degli uomini" intendiamo quelli generati mediante l'intervento
dei riflessi condizionati. Gli atti riflessi e/o condizionati,
semplici (mononeuronali) e complessi (polineuronali), sono una
caratteristica propria di tutti gli animali, sono innati o vengono
appresi con l'esperienza ed eseguiti per provvedere alla sopravvivenza
e all'accrescimento dell'individuo e della specie. Tali atti
possono variare d'intensità e frequenza tra gli individui della
stessa specie ma non nella qualità e negli scopi. Gli atti riflessi
degli uomini che si manifestano come necessari nel mondo fisico,
non rientrano per tale motivo in alcuna categoria morale. Nell'uomo
però, a differenza di tutti gli altri esseri del mondo animale,
i riflessi condizionati sono subordinati ai centri superiori
dell'intelletto e della volontà. Questa è infatti in grado modificare
entro certi limiti alcuni condizionamenti sia amplificandoli
aldilà dei bisogni naturali sia inibendoli. Tale capacità umana
di autocontrollo è espressione della libertà dell'individuo
e del suo senso di responsabilità verso se stesso e verso gli
altri, facendo pertanto ricadere certi comportamenti nella sfera
morale di alcune virtù (temperanza e fortezza) e di certi vizi
(avidità, lussuria). La definizione "atti umani", invece, riguarda
quelli che sono propri ed esclusivi dell'homo sapiens perché
dipendono dall'attività dell'intelletto e della volontà. Appartengono,
per tali caratteristiche, al mondo dello spirito e si fondano
sull'uso responsabile della libertà. Non esiste, pertanto, un
atto umano uguale ad un altro anche nella vita dello stesso
individuo. La qualità dell'atto umano che varia enormemente
in relazione ad una moltitudine di fattori intrinseci ed estrinseci,
potrebbe essere definita buona o cattiva, con un giudizio a
priori sulla base degli scopi che l'hanno promossa e/o uno a
posteriori in considerazione dei risultati conseguiti. |
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Qualità dell'atto medico
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Fin dalle sue origini la medicina ha avuto come scopi quelli
di alleviare il dolore, combattere le malattie e preservare
la salute. Tali fini rendono l'atto medico profondamente umano.
La ricerca dei suoi contenuti spirituali potrebbe apparire superflua
o addirittura in contrasto con i suoi presupposti scientifici.
Il termine spirito, infatti, è usato, in un vasto e generico
ambito semantico, per indicare il principio di vita religiosa,
morale, intellettuale di cui l'uomo è in vari modi e in varie
misure partecipe e per il quale si eleva al di sopra del mondo
materiale. Una più approfondita analisi ci aiuterà a superare
tale visione troppo semplicistica.
Ancora oggi coesistono una medicina alternativa o pre-scientifica
che si contrappone a quella scientifica dominante ufficiale. |
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L'atto medico nelle medicine pre-scientifiche
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Nella
medicina pre-scientifica l'atto medico ha dapprima assunto caratteri
magici e mistici, esoterici e di tipo religioso, poi si è affermata
in tante scuole la forma empirica con una spiccata connotazione
morale. Tra queste la più famosa fin dal secolo VI a. C. è la
scuola ippocratica di Coo il cui insegnamento etico, il più
alto ed insuperato, è contenuto nel "Giuramento di Ippocrate":
<<Il medico, prima di accingersi a praticare l'arte giura
per Apollo e tutti gli dei di compiere il suo dovere, di rispettare
il suo maestro, di procedere nel miglior modo, secondo il suo
migliore giudizio per curare e guarire i malati, di non impedire
la concezione o il normale sviluppo del bambino nell'alvo materno,
di mantenere il segreto professionale>>.
Dal fatto che negli scritti del Corpus Hippocraticum
(1) non si accenna in alcun modo a riti sacerdotali o ad aiuti
divini, si desume chiaramente che i medici che prestavano questo
giuramento erano laici i quali liberamente professavano l'arte
e la insegnavano. Altri scritti di argomento deontologico della
stessa scuola trattano di precetti necessari al medico nei suoi
rapporti col paziente e riguardano la sua educazione, la sua
preparazione e le forme che egli deve osservare. Essi contengono
anche alcuni detti preziosi; quali, per esempio: <<Il
compito del medico è di imparare tutto così esattamente da fare
soltanto dei lievi errori e io loderei molto il medico che commettesse
soltanto errori piccoli. La verità assoluta non si può vedere
che di rado. Alla più parte dei medici avviene come ai timonieri:
anche di questi non si osserva subito se prendono una falsa
rotta, quando il mare è tranquillo, ma quando scoppia una tempesta
ed è chiaro che la nave è in cattive acque, allora ognuno capisce
che con la loro ignoranza e i loro errori sono stati causa della
loro rovina>>. E in un altro scritto: << Il medico
che è anche filosofo è simile agli dei. Non vi è gran differenza
fra la medicina e la filosofia, perché tutte le qualità del
buon filosofo devono trovarsi anche nel medico: disinteresse,
zelo, pudore, aspetto dignitoso, serietà, giudizio tranquillo,
serenità, decisione, purezza di vita, cognizione di ciò che
è utile e necessario, riprovazione delle cose malvagie, animo
libero da sospetti, devozione alla divinità>>. Infine
<<Dove c'è amore per l'uomo, c'è anche l'amore per l'arte>>.
Le tante qualità necessarie al bravo medico (contemporaneo),
come al filosofo, non si possono ritenere semplici doni naturali.
Per la differenza che esiste tra i vari temperamenti, non è
facile aderire ad esse senza un attento e costante esercizio
spirituale e senza una educazione che inizi dai banchi di scuola.
Il costituire tali virtù come proprio modo d'essere e di mettersi
in relazione con gli altri, rappresenta la conquista dell'uomo
virtuoso. Esse permettono la costruzione della dignità della
persona. Ogni qualità si rivela necessaria all'istituzione di
un valido ed efficace rapporto con il malato. Proprio per il
significato che attribuiamo al termine spiritualità, si può
arguire che il medico che si lasciava guidare dalle virtù elencate
nel codice ippocratico, sapeva compiere atti medici di elevato
contenuto spirituale mentre stabiliva un forte legame con il
malato. Da tale relazione derivavano probabilmente i successi
che i medici antichi potevano ottenere con le conoscenze e i
mezzi terapeutici di allora. |
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Evoluzione
dell'atto medico |
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La
scienza moderna sembra avere infranto la genuinità del legame
che s'instaura tra il medico e il paziente, avendo in ultima
analisi disumanizzato la medicina. Questo giudizio potrebbe
apparire eccessivo se fosse considerato nel suo senso letterale.
Dobbiamo invece intendere come disumano ogni atto che non rispetta
i diritti propri dell'essere umano. Ogniqualvolta l'uomo viene
considerato un mezzo, una cosa, un oggetto da usare (per la
ricerca scientifica o per il proprio profitto) e non un soggetto
da rispettare ed aiutare a crescere si viola la dignità della
persona. La concezione di tale dignità purtroppo non è più univoca.
Nella forma più antica che risale al diritto romano, "persona"
indica soprattutto l'individuo in un contesto legale al quale
vengono riconosciuti alcuni diritti dal momento della nascita
come quelli che sono contemplati anche nel nostro codice. Il
cristianesimo ha ereditato questa concezione giuridica ma ne
ha rovesciato i termini. L'uomo nasce ad immagine di Dio e viene
redento dal sangue di Cristo: da qui il valore irripetibile
e unico di ogni essere umano. Per il cristiano non è dunque
il diritto che crea la persona, bensì è la persona, in quanto
essenza umana superiore alle differenze di status, che crea
il diritto. La persona umana inizia ad esistere dal concepimento,
vale a dire dal momento in cui si costituisce il nuovo essere
umano completo anche se solo allo stato potenziale. La persona
umana è inviolabile proprio a causa della sua trascendenza.
Tutti gli uomini, per tale dignità, diventano inviolabili senza
distinzione alcuna.
La moderna concezione laica deriva per intero da queste prefigurazioni
classiche e cristiane, ma avendo rimosso le sue matrici storiche.
I concetti di persona e di dignità umana non fanno parte delle
variabili contemplate dalla tecnoscienza, per la quale l'uomo
è solo un aggregato o plesso di dati. Ci si può chiedere allora,
che cosa rimane dell'insegnamento ippocratico nella preparazione
alla professione e nell'attività del medico moderno?
La disumanizzazione risulta essere un fenomeno complesso con
tante radici che investono molti settori della nostra vita privata
e pubblica. Alla base di tale fenomeno si trova principalmente
la persuasione, generata dalle conquiste scientifiche, che l'uomo
è divenuto, per l'azione della sua intelligenza, il padrone
della natura, della vita e della morte e quindi si ritiene in
diritto di poter manipolare a piacere ogni cosa con tutti i
mezzi tecnici disponibili. Egli, essere umano incapace di darsi
autonomamente la propria esistenza, si è auto-eletto arbitro
della propria moralità, rinnegando i principi della legge naturale
che trova nel suo cuore.
Egli non si considera più una creatura nella natura, ma conduce
un'esistenza in netta contrapposizione con gli insegnamenti
di Ippocrate.
L'euforia per i successi ottenuti in tutti i settori ed il notevole
miglioramento della qualità e della durata della vita hanno
cancellato il volto di Dio dal cuore degli uomini. La negazione
sostanziale di Dio e la sua sostituzione con gli dei propri
del mondo sono divenute un fenomeno di massa nel mondo industrializzato.
Le profonde trasformazioni sociali che ne sono conseguite hanno
radicalmente trasformato i criteri individuali e collettivi
che guidano la gestione della salute. Il medico mira alla diagnosi
ed al risultato terapeutico con tutti i mezzi disponibili e
nel più breve tempo possibile e con un compenso economico proporzionale
o che è una sua libera scelta. Il soggetto malato pretende la
guarigione da ogni tipo di malattia e l'abolizione del dolore,
respinge l'idea della morte o si ritiene in diritto di stabilire
il momento del nascere e del morire. Stando così le cose, esiste
una spiritualità nell'atto medico della scienza moderna? |
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Esiste
una spiritualità nell'atto del medico contemporaneo? |
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L'atto medico è ancora oggi profondamente umano ma nella sua
complessità subisce, da un lato gli influssi estrinseci e condizionanti
del progresso scientifico e della tecnica, dall'altro è molto
dipendente dalla relazione che s'instaura con l'ambiente sanitario
e tra la personalità del paziente e quella del medico. Il carattere
empirico della scienza ed i suoi successi hanno alimentato una
fede incondizionata o eccessiva e innaturale nella scienza stessa.
Tali condizionamenti tendono ad escludere un valore spirituale
dall'atto medico.
La società attuale è molto disomogenea e frammentata in tutti
i suoi elementi: sociali, politici, economici, ideologici, morali
e religiosi. La ricerca di spiritualità in un atto medico apre
pertanto un contenzioso con tanti punti di vista. Le esigenze
spirituali proprie del malato s'incrociano o entrano in conflitto
o si armonizzano con il tipo di trattamento che riceve e i risultati
delle cure. Possiamo tentare di esaminare alcuni di detti punti
di vista così come sono emersi in una conferenza dedicata a
tale argomento con l'intervento di medici e pazienti (2). |
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Conferenza
con medici e pazienti |
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Presentazione del caso clinico
La paziente (A) ottantenne vive sola in un pensionato, ha avuto
5 figli ed ha molti nipoti, presenta numerosi problemi medici
e, nonostante le terapie praticate nel corso degli ultimi 15
anni, soffre di debolezza e dolore cronico progressivo. Lei
sente che la sua fede le offre l'aiuto principale per far fronte
alla sua malattia. Frequenta regolarmente la chiesa nella quale
ha trovato una rete sociale di grande aiuto. Nell'anamnesi compaiono
ipertensione, diabete e gozzo. Dal 1980 la paziente ha presentato
dolori diffusi a tutto il corpo. Le ricerche hanno mostrato
una neuropatia polimotoria e sensoriale secondaria verosimilmente
al diabete e borsiti trocanteriche e subacromiali. Una lunga
serie di farmaci, l'agopuntura e i massaggi non le hanno permesso
di ottenere alcun miglioramento. Nel 1999 è peggiorato il dolore
all'arto inferiore destro causato da una stenosi spinale con
radicolopatia L5-S1. La paziente fu trattata con molte iniezioni
lombari epidurali di steroidi senza beneficio. Le medicine che
attualmente assume comprendono: losartan, potassio, felodipina,
idroclorotiazide, levotiroxina, metformina, omeprazolo, acetaminofene.
E' allergica alla penicillina, all'aspirina, agli ACE-inibitori.
Vive da sola, mentre una figlia abita vicino a lei. E' capace
di svolgere in modo indipendente tutte le attività della sua
vita quotidiana e rifiuta qualunque assistenza di collaboratrice
domestica o d'infermiera domiciliare. La signora (A) soffre
continuamente di dolori in tutto il corpo e presenta una debolezza
crescente agli arti inferiori. Durante il corso della malattia
ha mantenuto risolutamente la sua indipendenza e il suo buon
umore. Lei ha costantemente affermato che la fede in Dio le
ha permesso di resistere alla sofferenza e al suo dolore cronico
ed è sicura che la preghiera l'aiuterà a continuare nella perseveranza.
La signora (A) non si perde d'animo e lotta contro la propria
malattia sebbene non abbia tratto alcun giovamento dalle cure
effettuate.
Tutte le terapie della medicina tradizionale non le hanno procurato
alcun sollievo. Le credenze religiose della signora (A) sono
per lei l'unica sorgente di conforto e di forza. Rimane un interrogativo:
il ruolo che la fede dovrebbe svolgere nel trattamento medico
in corso. |
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Parere
del medico curante Dott. M |
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La
paziente continua a soffrire per il dolore cronico diffuso della
neuropatia polimotoria e sensitiva ed è iniziata la perdita
delle forze agli arti inferiori, perciò deve camminare con l'aiuto
di un bastone ed anche con questo presenta una notevole instabilità.
Lei è una malata veramente impressionante giacché nei 15 anni
che la conosco, ha continuato a vivere con una malattia cronica,
progressiva e debilitante dimostrando uno spirito incredibile,
specialmente in assenza di ogni speranza di ottenere miglioramenti
con la medicina tradizionale. Le nostre visite consistono nella
sua descrizione delle zone nelle quali avverte dolore e nel
mio esprimerle comprensione e rammarico per l'impossibilità
di aiutarla.
Vorrei porre le seguenti domande:
Che cosa dovrei chiederle in merito alle sue credenze
religiose?
Fino a che punto dovrei incoraggiare o scoraggiare tali
credenze?
Che cosa è più appropriato per me argomentare nel contesto
di una visita medica?
E' opportuno che io usi la fede come una componente del
programma terapeutico per tale paziente? |
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Il punto di vista della sig.ra (A) |
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Mi
dissero i medici: "Il suo dolore è una forma rara e senza possibilità
di cure efficaci". Io convivo con il dolore. Alcune persone
sono malate ed hanno un dolore che prende il meglio di loro.
Non me. La preghiera facilita la sopportazione del dolore. Può
anche farlo scomparire. Prego anche quando avverto un grave
dolore profondo; io prego e improvvisamente il dolore si attenua.
Il pregare mi aiuta moltissimo e sento che mi ha aiutato più
delle medicine. Un dottore è un dottore. Nessuno è costretto
a credere in Dio. Mente, pensieri e fede sono propri di ognuno.
Il dottore ti prescrive le medicine.
Dio lavora attraverso il dottore. Egli è un gran medico e guarisce,
ma tu devi credere. Io credo in Dio. Egli è la mia guida e il
mio protettore. Tu preghi e ottieni la guarigione da Dio. L'avrai.
Per ottenere ciò, tu devi avere questa fede. Non vi è però niente
da fare se tu non credi in Dio e conduci una vita lontana da
Lui. Non puoi limitarti a dire, "Dio, sto soffrendo, ti chiedo
di guarirmi". Così non funziona. Tu devi sempre essere realmente
un bambino di Dio. |
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Moderatore |
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La
sig.ra (A) costituisce un caso clinico rappresentativo che suscita
molti interrogativi:
<<Quale ruolo svolge la spiritualità nell'aiutare i pazienti
ad affrontare una grave malattia? Quali dati si hanno a sostegno
di tale ruolo? Qual è la spiegazione fisiopatologica di un effetto
benefico? Come la lotta spirituale influenza la qualità della
vita di un soggetto affetto da una grave malattia? Vi sono più
rischi o benefici nel promuovere l'interesse sulla spiritualità?
Come i medici dovrebbero interrogare i pazienti? Dovrebbero
i pazienti rivolgersi ad un medico con la loro stessa fede?
Come si distingue la funzione del medico da quella del cappellano?
>> |
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Ruolo
della spiritualità nella malattia |
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Forme
della fede.
L'uomo non può vivere senza fondare la propria vita sulla
fede in qualche cosa, sia che tale credenza appartenga al mondo
dello spirito sia che appartenga a quello della materia. Negli
individui religiosi la fede presenta caratteristiche individuali
legate alla personalità di ciascuno. Qualunque tipo di fede
religiosa può essere vissuta in due forme:
Nella prima, risulta essere radicale, pura ed univoca,
è legata alla opzione fondamentale della coscienza e tende ad
improntare di sé tutti gli atti dell'io.
Nella seconda, appare superficiale, incostante e impura,
subisce le influenze e le attrattive del mondo. Tale distinzione
non ha naturalmente carattere assoluto perché lo stesso individuo
può passare dall'una all'altra forma nei diversi momenti della
vita.
Dal punto di vista teologico le fedi individuali non possono
avere lo stesso valore per le seguenti ragioni:
Le religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo, islam)
considerano come "vera" soltanto la fede nel Dio da loro predicato.
L'unica radice ad esse comune, la fede nel Dio di Abramo, ha
poi generato religioni essenzialmente e profondamente diverse
nella vita spirituale, nei contenuti etici e nelle prospettive
escatologiche per cui la fede dei fedeli appartenenti ai diversi
credi non sono omologabili tra loro.
L'irenismo (eiréne = pace): cioè la tendenza delle confessioni
cristiane a cercare ed a raggiungere l'unità sottolineando maggiormente
i punti in comune delle varie dottrine piuttosto che quelli
discordanti) e il sincretismo (fusione di dottrine e sistemi
diversi riguardanti la religione e la visione del mondo perseguendo
l'idea che le religioni siano in linea di principio intercambiabili
e ne costituiscano una sola e identica) sono in fondo forme
di scetticismo rispetto alla forza e al contenuto della Parola
di Dio. (Paolo VI: Ecclesiam suam nn. 91-92).
Nel cristiano che vive nell'amicizia perfetta con Dio,
l'intervento dello Spirito dona alla fede la forza soprannaturale
della Grazia. Dal punto di vista medico e scientifico invece,
sembra acquistare un certo peso il distinguere il soggetto che
vive la sua malattia con una fede vera e profonda da quello
che si dichiara piuttosto superficiale e incostante. |
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Influenza
del credo religioso sul decorso della malattia |
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Quali prove obiettive abbiamo che il credo religioso permetta
di affrontare meglio lo stress della malattia? L'influenza della
religione sulle condizioni mediche è stata studiata in circa
60 ricerche concernenti diverse malattie (3). Il far ricorso
alla religione per affrontare il male è molto più frequente
negli Stati Uniti che in altre aree del mondo. Nei Paesi del
nord Europa ad esempio, la presenza settimanale in chiesa risulta
essere del 2% (4), mentre l'aiuto della religione nell'affrontare
le malattie interessa appena l'1% dei malati (5).
Tra i malati di cancro, il 43% non crede in Dio ed il 45% non
riceve conforti religiosi (6). Il 90% degli Americani invece
si è raccolto in preghiera come risposta agli stress provocati
dagli attacchi terroristici dell'11 settembre (7). Prima di
tali eventi già il 78% degli Americani dichiarava di trarre
conforto e sostegno dalla propria fede (8).
Una correlazione inversa e significativa è stata rilevata tra
la religiosità vissuta nella sofferenza e i sintomi depressivi
e la gravità della compromissione fisica in uomini anziani ospedalizzati
per malattie mediche (9). Un esame sistematico della ricerca
pubblicata nel secolo XX ha permesso di identificare 724 studi
quantitativi, il 66% dei quali ha evidenziato l'esistenza di
una relazione statisticamente significativa fra coinvolgimento
religioso e migliore salute mentale, maggiore sostegno sociale,
minor uso di stupefacenti (8) In Europa, dove si rileva uno
scarso coinvolgimento religioso, è stato anche osservato che
minore è l'esperienza religiosa e maggiore è la depressione
ed anche più lenta risulta essere la guarigione. Delle donne
depresse non credenti nessuna è guarita, mentre il 50% delle
guarigioni è stato riscontrato tra quelle molto religiose (10).
La relazione tra il dolore cronico e la religiosità come quella
descritta dalla sig.ra (A) è particolarmente complessa. La preghiera
viene associata ad un dolore più intenso, gli individui infatti
tendono a pregare di più quando si accentua la sofferenza (10)
In uno studio prospettico, il maggiore coinvolgimento con il
tempo nella preghiera permetteva di predire la descrizione di
dolori meno intensi (11). |
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Spiegazione
fisiopatologica |
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Con quali meccanismi la religione rende più facile affrontare
il dolore cronico, la inabilità, e le gravi malattie? I commenti
della sig.ra (A) forniscono a tale proposito una chiave di lettura.
La perdita del controllo sulle proprie condizioni di salute
produce ansietà e, in alcuni casi, furiosi tentativi per riguadagnarlo.
In quei casi nei quali questi tentativi falliscono, l'ansia
peggiora e subentra la depressione man mano che la persona si
sente sopraffatta. I credi religiosi e le pratiche forniscono
una forma indiretta di controllo che aiuta ad interrompere tale
circolo sregolato.
Essi permettono ad un paziente di rivolgere la propria condizione
di salute verso Dio ed interrompono preoccupazioni e idee ossessive.
La preghiera conduce i pazienti a fare qualcosa in modo che
non si sentono senza aiuto: pregando Dio credono di poter influenzare
gli esiti della malattia. Come dimostra l'esperienza della sig.ra
(A), la preghiera può anche determinare un profondo stato di
rilasciamento che diminuisce la tensione muscolare e migliora
la funzione (12).
Per la sig.ra (A) la fede è una parte molto importante del metodo
da seguire.
La fede costituisce la base di una visione del mondo, che è
come l'individuo interpreta e da un valore alla realtà, specialmente
a quella del dolore, della sofferenza e della disgrazia. Nella
religione occidentale, tale visione è ottimistica poiché da
speranza, scopo, fermezza e significato alle circostanze negative
della vita. Nella sig.ra (A), una fede ferma e costante costituisce
l'impalcatura che sostiene tutta la sua situazione. Ogni fiducia
è in Dio, con il quale lei si mantiene in costante comunicazione:
<<Io prego ogni giorno. Cammino e parlo con Dio. Leggo
la mia bibbia e prego…il modo che lo tiene dentro di me è tale
che nessun uomo può strapparmelo >>.
Possedere un tale potente alleato e compagno può avere un enorme
influsso non solo sul sollievo dalla solitudine e dall'isolamento
ma anche nel recuperare un senso di controllo su ogni decorso
della malattia. Lei può riposare in Dio che la conduce e la
guida. La sig.ra (A) inoltre frequenta regolarmente la chiesa
nonostante tutti i suoi problemi. Ciò le procura non soltanto
l'opportunità di mantenere relazioni sociali, ma anche quella
di aiutare e incoraggiare gli altri. Come membro di un gruppo
di preghiera, prega per gli altri e quelli pregano per lei.
Visita anche e prega per chi è malato, vedendone i risultati
come lei racconta: <<Stavo pregando per una donna molto
malata, poteva appena sedersi sul letto. Il gruppo andava a
trovarla e a pregare, e lei pregava con noi. Ora ha superato
la sua malattia e frequenta la chiesa>> La preghiera per
gli altri aiuta probabilmente a distrarsi dal proprio dolore.
La distrazione porta la mente in qualche modo fuori di se stessi.
In un rilevamento condotto su 577 anziani ospedalizzati, il
provvedere aiuto religioso per gli altri ha determinato, rispetto
ai controlli, minor depressione (P =.01), migliore qualità della
vita (P =.001), maggiore sviluppo della personalità di fronte
agli stress (P =.001)(13). |
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Conseguenze
sulla salute fisica |
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Le relazioni che si instaurano tra fede salda, preghiera devota
socializzazione religiosa e salute mentale, possono avere conseguenze
assai estese e molto sottostimate. Il coinvolgimento religioso
si associa: ad una presenza più regolare negli appuntamenti
medici (14) e ad una maggiore cooperazione e aderenza alle cure
(15) con migliori risultati. In studi prospettici ben condotti
si è evidenziato che i soggetti più religiosi o spirituali presentano
una pressione arteriosa più bassa, minori eventi cardiaci, una
possibile regressione dell'ostruzione coronarica, una migliore
condizione fisica dopo gli interventi di cardiochirurgia, ed
una maggiore sopravvivenza (2,3) .
La spiegazione di tali effetti potrebbe essere trovata nel fatto
che le vie nervose simpatiche e parasimpatiche collegano nel
cervello i pensieri e le emozioni al sistema circolatorio, alle
arterie coronarie, al sistema linfatico, al midollo osseo e
alla milza (16,17). Le riduzioni di stress, ansietà, e depressione,
ed il maggior aiuto sociale, prodotti dal credo religioso e
dalla preghiera, annullano le alterazioni fisiologiche stress-dipendenti
che danneggiano il processo della guarigione. |
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Promozione
della spiritualità
Quali consigli dare a medici e pazienti. |
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La sig.ra (A) risponde <<Io penso che i dottori dovrebbero
dire ai pazienti di leggere la Bibbia e pregare per aiutare
la riuscita del trattamento medico>>.
L'entusiasmo, anche se suscitato dalla fede, non giustifica
tale suggerimento per diverse ragioni. Le raccomandazioni di
seguire credenze religiose ai soggetti non credenti o non praticanti
risultano essere inopportune (18). In alcune situazioni, addirittura,
tale raccomandazione potrebbe essere dannosa per il proseguimento
di una buona relazione interpersonale tra medico e paziente.
Un soggetto che è molto preoccupato per la sua salute e vuole
dal medico un aiuto concreto, non accetta invasioni non consentite
che investono il segreto della sua coscienza. Un'eccezione potrebbe
verificarsi quando il medico ha stabilito da lunga data una
forte amicizia con il suo paziente. In questi casi, se il timore
suscitato dalla malattia genera ansia e angoscia fuori misura,
un richiamo del medico ai presupposti spirituali sui quali ancorare
una maggiore fiducia sul proprio futuro può costituire un intervento
che risulterà essere finalizzato al bene dell'altro.
La religione è un fatto intensamente privato, è una questione
personale per molti individui e nulla può giustificare il suggerimento
di un credo religioso ai pazienti. Tale suggerimento non potrebbe
avere inoltre alcun effetto benefico poiché non sarebbe sostenuto
dalla fede. I medici tuttavia possono fare molto anche senza
esortare i pazienti di seguire credenze di alcuna religione.
Il raccogliere per esempio, informazioni in merito alla storia
spirituale del paziente ha avuto una minima opposizione nelle
inchieste eseguite tra i medici americani (19,20,21,22), benché
quelli che lo fanno realmente, non professando una fede personale,
sono meno del 10% (23). Nell'anamnesi di contenuto spirituale
il medico dovrebbe raccogliere informazioni sulla religione
e sulla spiritualità del paziente per comprendere quale influenza
esse esercitino sulla capacità del malato di affrontare la malattia
e dare un valore alla sofferenza. Un semplice schema di domande
è riportato nella seguente tabella. |
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Anamnesi
Spirituale |
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| a) la sua fede
religiosa o spirituale le fornisce conforto e sostegno
o invece è motivo di stress? |
| b) quanto queste
sue credenze influenzerebbero le sue scelte mediche qualora
cadesse gravemente malato? |
| c) le sue credenze
potrebbero interferire o essere in conflitto con la sua
cura medica? |
| d) fa parte
di una comunità religiosa o spirituale che svolge per
lei una funzione di aiuto e di sostegno? |
| e) ha delle
esigenze spirituali che qualcuno dovrebbe indirizzare?
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La
fede e le credenze individuali |
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Il razionale più importante di un'anamnesi spirituale non è
tanto rivolto agli effetti benefici della religione sulla salute,
quanto piuttosto ai potenziali sviluppi sfavorevoli. La credenza
religiosa può essere anziché d'aiuto, sorgente di stress e di
confusione emozionale. In alcuni individui, le credenze, comportando
conflitti spirituali, permettono di prevedere che dopo la dimissione
dall'ospedale si verificherà un peggioramento delle condizioni
mentali e della salute fisica (24). In uno studio prospettico
concernente 595 soggetti ospedalizzati, quelli che credevano
che Dio li aveva abbandonati, non li amava e li stava punendo,
o che Dio non aveva il potere di aiutarli o percepivano che
la loro chiesa li aveva dimenticati, presentarono dal 19% al
28% una mortalità più elevata nei 2 anni successivi alla dimissione
dall'ospedale. Tale risultato risultò essere statisticamente
indicativo e indipendente dalla salute fisica, da quella mentale
e dal sostegno sociale. Questi soggetti possono rifiutarsi di
parlare con il sacerdote poiché sono indignati con Dio e così
si escludono da tale sorgente di aiuto (24). |
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Come
le credenze religiose influenzano le decisioni mediche nei soggetti
gravi o terminali |
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Il 45% dei soggetti ambulatoriali ha dichiarato che il loro
credo religioso influenzerebbe le loro scelte mediche qualora
divenissero gravemente malati. Le decisioni sulle fasi terminali,
specialmente quelle concernenti l'ordine di "non resuscitare"
o d'interrompere il trattamento, sono spesso dettate dalla fede
(25).I familiari e i malati con una fede forte possono non concordare
sull'ordine "non resuscitare" e sull'interruzione dei supporti
vitali perché essi, mentre stanno pregando per un miracolo,
sono determinati a non rinunciare alla fiducia che ripongono
in Dio. |
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Credenze
religiose in conflitto con le cure mediche |
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I malati possono interrompere per motivi religiosi l'assunzione
delle medicine o la ricerca dell'aiuto del medico. Le attività
religiose, come la preghiera, vengono praticate in sostituzione
delle normali cure mediche tradizionali. La religiosità è risultata
essere associata: o nei soggetti con diabete tipo 2 con un minore
impiego dei servizi medici (26), o nei pazienti HIV-positivi
con una maggiore probabilità che alcuni non assumessero le medicine
anti-retrovirali contro le infezioni HIV (7% vs 23%; P=.003)
(27). Alcuni credi religiosi, come quelli dei Testimoni di Jehovah
o degli Scientisti Cristiani, predicano il rifiuto d'alcuni
tipi di cure mediche. E' bene tuttavia che i medici usino molto
cautela prima di respingere come pazienti i seguaci di tali
credenze. Il medico dovrebbe cercare di comprendere la visione
di queste persone avviando un dialogo che riveli il suo rispetto
per le loro credenze e il desiderio di lavorare e decidere insieme
le terapie più importanti ed essenziali. I pazienti allora,
dopo aver parlato con il loro medico in merito a questi problemi,
facilmente nasconderanno ogni opposizione. |
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Come
si dividono le responsabilità del medico da quelle del cappellano?
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La maggiore parte dei medici non è stata preparata a considerare
l'influenza delle problematiche religiose o spirituali nelle
malattie. Nel nostro insegnamento tale argomento non è contemplato
affatto, anzi credo che susciti facilmente imbarazzo o ironiche
reazioni negative essendo considerato privo di valenza scientifica.
In più della metà delle scuole mediche statunitensi invece si
tengono corsi di religione e medicina che educano gli studenti
e i cappellani a riconoscere le valenze che uniscono i due temi
(28). I cappellani dovrebbero essere sempre chiamati o consultati
per ogni questione spirituale anche la più semplice. Non tutti
i malati tuttavia accettano di confidare ad un sacerdote a loro
sconosciuto i propri problemi spirituali, forse collegati ad
un senso di colpa e di rabbia. Il paziente potrebbe invece parlarne
volentieri proprio con il medico che lo ha in cura nel quale
ha riposto la sua fiducia. In questi casi il medico dovrebbe
trovare i pochi minuti necessari per ascoltare le preoccupazioni
spirituali di chi è affidato alle sue cure.
L'intervento consiste nel nell'ascoltare attentamente
(una forma del prendersi cura dell'altro) non nel dare consigli
o tentare di appianare il problema spirituale. La preghiera
o qualunque altra attività religiosa non dovrebbe essere suggerita.
Un consiglio del genere può essere percepito come un'imposizione
del medico sul malato e può comportare il rischio di spostare
l'attenzione centrata sul paziente verso un atteggiamento autoritario
del terapeuta. Il deviare il centro d'interesse dai pazienti
può essere considerata da questi ultimi come una coercizione,
specialmente se ciò si verifica, dai soggetti non religiosi
i quali abitualmente non pregano. |
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Bibliografia |
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il maestro più illustre dell'antichità, quantunque provenienti
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Prof
Paolo Rossi
Viale Verdi, 18 - Novara
e-mail: paolorossi_125@fastwebnet.it
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FILOSOFIA
della MEDICINA: ARCHIVIO |
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