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| Filosofia
della Medicina |
| 1997
- numero 19 |
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EMPATIA |
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Il
termine, derivato dal greco en 'dentro' - pathos 'passione viva
commozione affetto sentimento' - paschein 'soffrire'
- fu coniato da T. Lipps (1851-1914) per indicare il fe-nomeno
psicologico per il quale il soggetto tende a proiettare se stesso
nella struttura osservata. Ciò comporta un processo di identificazione
del soggetto empatico con un altro essere, vivente o no, in
una sorta di comunione affettiva. Molti studi sui compor-tamenti
umani si fondano oggi sulla valutazione dei rapporti di empatia
fra i compo-nenti, ma il fenomeno, descritto da tale termine,
acquista accezioni diverse in relazio-ne ai campi di applicazione.
Questa concezione ha conseguenze importanti nel campo dell'estetica,
se si ammette che l'identificazione dell'individuo nel materiale
dell'arte determini molti aspetti estetici di esso e il modo
della fruizione contemplativa. Una colonna, per es., non deve
avere un capitello troppo grande perché l'osservatore, identificandosi
con la colonna, si sentirebbe oppresso dal peso sovrastante.
Nella pubblicità e nella critica d'arte, l'empatia rappresenta
la capacità di coinvolgere emotivamente il pubblico in modo
tale che il fruitore sia portato ad immedesimarsi nel messaggio
stesso.
Anche nello stesso ambito della psicologia, il termine empatia
viene impiegato con accezioni dissimili
- può essere inteso come la capacità di porsi nella situazione
di un'altra persona, con nessuna o scarsa partecipazione emotiva,
diverso quindi dalla simpatia,
- può essere definito come un processo psichico consistente
nell'assorbimento diretto dello stato emozionale di un'altra
persona, come quello che si sviluppa all'interno del rapporto
tra la madre ed il bambino nei primi mesi di vita,
- può essere inteso come capacità di immedesimazione nelle emozioni
e nei pensieri di un'altra persona e in alcune forme di psicoterapia
tale capacità è alla base dell'interazione tra analista e paziente.
L'empatia del medico è entrata da poco tempo nel gergo della
bioetica, ma anche in tale ambito possiamo riconoscere un'accezione
utilitaristica-razionalistica sostanzialmente differente da
quella ontologica-personalista. |
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Empatia medica razionalistica
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L'empatia
del medico viene considerata in relazione alla sua abilità a
mettersi in comunicazione con il paziente. Recentemente, questa
caratteristica è stata oggetto di ricerche scientifiche nel
mondo medico anglosassone. Anche se i risultati non possono
essere trasferiti sic et simpliciter al nostro sistema sanitario,
tuttavia la loro conoscenza può servire alla nostra riflessione.
L'efficacia della comunicazione e l'empatia del medico possono
aumentare il senso di soddisfazione dei pazienti (1), migliorano
l'accettazione delle prescrizioni (2), e accrescono l'abilità
dei medici nella diagnosi e nel trattamento dei loro pazienti
(3). In un ambito molto diverso semplicemente utilitaristico,
i medici che esibiscono un comportamento empatico hanno ridotto
in modo statisticamente significativo, il rischio di denunce
legali conseguenti ad errori nella pratica medica (4). Similmente,
la cattiva comunicazione medica è risultato essere il fattore
più importante nella convinzione del paziente che adisce le
vie legali contro il proprio medico (5).
Quale può essere l'estensione in termini quantitativi della
mancanza di empatia e di comunicazione dei medici? Mediante
l'analisi di videotape, concernenti 29 interviste mediche, è
stato dimostrato che il 38% dei medici non hanno specificato
al paziente la quantità dei medicinali prescritti. Inoltre,
il 50% di essi non ha reso edotto il soggetto circa la durata
del trattamento. Nessuno dei medici si è preoccupato di controllare
che il paziente avesse capito le istruzioni, e nessuno ha tentato
di individuare le potenziali barriere all'adesione del paziente
o di spiegare perché fosse necessaria la visita di controllo.
Non sorprende, quindi, il fatto che soltanto un terzo dei soggetti
ha rispettato l'appuntamento successivo e subito dopo la visita,
questi soggetti potevano ricordare soltanto la metà di ciò che
era stato loro detto (2). In un altro studio, dalla revisione
di 74 audiotape di visite mediche, è stato trovato che ai soggetti
erano concessi soltanto 18 secondi per rispondere al medico
prima di essere interrotti (1). Alcuni ricercatori si sono chiesti
come può essere migliorata questa situazione.
Nel suo lavoro pionieristico, Balint ha dimostrato oltre 40
anni fa che anche medici attempati potrebbero imparare l'empatia
e il cambiamento del loro modo di comportarsi aveva migliorato
la cura dei pazienti (6). Altri studi controllati e randomizzati
hanno confermato le osservazioni di Balint.
I medici che hanno seguito un corso di apprendimento delle tecniche
di comunicazione di 8 ore hanno dimostrato un miglioramento
statisticamente significativo nei comportamenti empatici, come
i seguenti:
preoccuparsi della capacità di comprensione dei soggetti
e delle loro aspettative,
offrire riassicurazioni, · preparare un agenda per la
visita medica,
esplorare lo spettro completo delle preoccupazioni del
paziente.
I medici che hanno seguito il corso erano in grado di riconoscere
i problemi psico-sociali dei pazienti nel 50% delle situazioni
rispetto al 37% di medici che non avevano partecipato al corso
(gruppo di controllo). Infine, i soggetti curati dai medici
del corso di apprendimento empatico mostravano una maggior riduzione
dello stress emozionale fino a 6 mesi dopo la visita medica
(7). |
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Empatia
medica personalista
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Una
relazione di empatia vera ed esauriente tra medico e paziente
non può essere conseguita curando semplicemente le tecniche
di comunicazione interpersonali. Il dialogo, anche se rappresenta
un mezzo indispensabile, non è sufficiente da solo a generare
empatia se non ha un fondamento ontologico. Lo sviluppo di questo
concetto dovrebbe permettermi di: 1) evidenziare le differenze
sostanziali con l'empatia razionalista; 2) enucleare il valore
della persona; 3) tracciare un percorso formativo che possa
aiutare il medico nella comprensione e nella crescita dell'empatia.
L'empatia vissuta dal medico non può essere identificata con
le tre definizioni accettate dalla psicologia e neppure con
il fenomeno psicologico descritto originariamente da Lipps.
Il medico, infatti, non può proiettare se stesso nella personalità
del malato, non può assorbire il suo stato emozionale e tanto
meno la paura del paziente né immedesimarsi con il soggetto
che deve curare perché se si verificassero queste condizioni
egli perderebbe le facoltà necessarie allo sviluppo del processo
decisionale che deve seguire fino alla formulazione della diagnosi
e della terapia.
L'empatia medica può essere definita come una partecipazione
affettiva, sincera e immediata alla sofferenza, ai problemi
e alle preoccupazioni dell'altro, visto non come un paziente
o un caso clinico ma come una persona. Tale partecipazione si
realizza mediante l'apertura all'altro ma senza un coinvolgimento
esistenziale o emozionale talmente profondo da alterare le capacità
critiche o il potere decisionale. Gli elementi che intervengono
nella realizzazione e nello sviluppo di questo processo possono
essere riconosciuti ed analizzati singolarmente sul piano psicologico
e metafisico.
Partecipazione alla sofferenza
L'uomo può essere colpito da vari tipi di dolore che ho già
descritto(8); di essi bisogno tenere conto. Non esiste infatti
soltanto il dolore fisico o psichico, ma anche il dolore morale
e quello spirituale che il medico non può ignorare o fingere
di non conoscere (come se fossero componenti extra-mediche)
perché l'uomo di cui stiamo trattando è un composto unitario
con componenti fisiche, psichiche e spirituali. La unitotalità
corporea e spirituale dell'individuo umano condiziona non solo
l'esistenza ma anche i comportamenti particolari sia nello stato
della buona salute sia nello sviluppo e nelle risposte alle
malattie. Il dolore somatico o fisico può, suscitando la paura
della morte, sconvolgere l'equilibrio psichico, togliere la
capacità di pregare, far perdere il senso morale o al contrario
può rendere l'uomo capace di sublimare la sofferenza, sollevandolo
ad altezze spirituali vertiginose fino alla gioia mistica.
Il malato è una persona
Questa affermazione potrebbe sembrare scontata e quindi banale,
costituisce invece il nucleo ed il fondamento dell'empatia medica.
Nel modo di considerare e riconoscere la persona possiamo individuare
le sostanziali diversità esistenti tra l'accezione utilitaristica
e quella ontologica dell'empatia medica.
La prima attribuisce la dignità e i diritti della persona
a coloro che, essendo dotati di autocoscienza critica, sono
capaci di un giudizio morale e quindi sono anche responsabili
dei loro atti. Qualunque sia il sistema etico di riferimento,
la persona, così concepita, riconosce come "diritto primario"
la propria autonomia e cioè il diritto di fare o scegliere quello
che più le conviene. Da ciò deriva la relatività delle norme
morali legate soltanto o all'interesse o al senso del dovere
o a certe forme di virtù del soggetto. L'empatia fondata su
tale concetto di persona trova la sua logica applicazione, di
qui la qualifica razionalistica, nello sviluppo della comunicazione
alla ricerca dei migliori risultati medici ed economici.
La seconda accezione invece riconosce che all'individuo
umano compete la dignità di persona per il fatto stesso che
il suo essere è entrato nell'esistenza. E' quindi un valore
ontologico, cioè legato all'essere, e come tale il primo diritto
della persona è proprio quello di esistere. Il diritto alla
vita e la dignità della persona acquistano così un valore senza
limiti, che non può essere scambiato con alcun altro diritto
o valore (che sia la libertà, l'interesse economico o sociale,
l'autorità politica o religiosa). L'individuo umano acquista
la dignità di persona fin dal momento della costituzione del
suo patrimonio genetico perché nel suo genoma, unico ed irripetibile,
secondo la moderna biologia è già tutto scritto il programma
necessario alla completa parabola esistenziale dell'individuo
umano.
Non può non destare meraviglia la coincidenza concettuale che
troviamo nelle parole di una madre eroica la quale senza tremare
alla morte in un solo giorno dei suoi sette figli per mano di
Antioco, re di Siria, (III sec. A. C. ): " sostenendo la tenerezza
femminile con coraggio virile, diceva loro <<Non so come
siate apparsi nel mio seno; io non vi ho dato lo spirito e la
vita, né io ho dato forma alle membra di ciascuno di voi. Senza
dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato all'origine l'uomo
e ha provveduto alla generazione di tutti, per la sua misericordia
vi restituirà lo spirito e la vita, come voi ora per le sue
leggi non vi curate di voi stessi>>(2 Mac 7, 1: 20-31).
Apertura all'altro
La crescita della persona che si riflette nella maturazione
progressiva della coscienza, segue le tappe evolutive del fenotipo
corporeo e psichico dell'individuo e subisce le influenze dei
genitori, della famiglia e dell'ambiente. Per una descrizione
più approfondita dell'essere personale e della persona rimando
ad un mio precedente articolo.
Essenziale alla crescita della persona è il vissuto in relazione
con gli altri esseri umani. Tale relazione acquista forme diverse
, tante quante possono essere le tipologie che incontriamo lungo
il nostro cammino. Ma all'origine dell'empatia medica personalista
sono necessari due presupposti:
Il corretto modo di conoscere; una peculiarità della
persona umana, assolutamente originale e costante, è la incomunicabilità
che deve essere interpretata in senso metafisico ‰,cioè come
l'Io vive la propria soggettività senza confini, con una libertà
che ritrova spontaneamente in se stesso, e in una dimensione
che non può essere occupata da nessun altro. L'incomunicabilità
delle persone permette di spiegare l'impossibilità della conoscenza
soggettive mediante l'uso dei sensi (attraverso i quali diviene
possibile la conoscenza oggettiva della realtà esterna all'Io),
ma non deve essere confusa coni vari modi di rifiutare la relazione
interpersonale. Esiste tuttavia una conoscenza soggettiva vera
che si può instaurare soltanto se "l'Io" aprendosi con sincerità
incontra l'altro, il suo "Tu", che a sua volta gli viene incontro
e apre la propria soggettività con uguale, onesta disponibilità.
Il senso di amicizia; la relazione interpersonale riesce
a generare conoscenza dell'altro diverso da sé soltanto nel
caso in cui le reciproche aperture dell'Io e del Tu vengano
sostenute dal senso dell'amicizia. E' quindi necessario che
si instauri tra le due persone un affetto reciproco e una generosa
accoglienza. Alla base dell'amicizia si trova il desiderio spontaneo
di capire di cercare di soddisfare i desideri ed i bisogni dell'amico.
Salvaguardia dell'arte medica
Ogni medico agisce ed interagisce con i pazienti in modo diverso.
Tra i fattori che intervengono a determinare quella data relazione
possiamo ricordare: le caratteristiche personali, la cultura,
il tipo di prestazione sanitaria, la gravità del caso clinico,
la tipologia del paziente e il luogo in cui avviene l'incontro.
L'empatia dovrebbe sempre costituire il fondamento di ogni relazione
medico/paziente, tuttavia, il medico ha l'obbligo di salvaguardare
la sua capacità di terapeuta. Nel processo decisionale il medico
agisce come un artista che crea e nello stesso tempo ha bisogno
di appellarsi al suo nucleo interno nel quale si svolgono le
sintesi, nascono le intuizioni, prendono corpo le possibilità,
si pesano i rischi e infine maturano le decisioni propositive.
Tutti questi fenomeni si svolgono mentre l'Io si apre per incontrare
e conoscere il Tu del soggetto che abbiamo di fronte con i suoi
dolori, disturbi, malesseri, e paure che possono modificare
molto o poco la sua capacità di comprensione. Tuttavia la salvaguardia
dell'arte medica esige che il medico difenda il suo nucleo interno
dalle influenze perturbatrici emotive, psicologiche e ambientali
senza chiudere l'Io alla relazione con l'altro Tale chiusura
è facile che si verifichi come meccanismo di autodifesa, che
può essere giustificata con tantissime ragioni personali ma
che è comunque contraria alla buona arte. L'integrità del nucleo
interno personale, premessa necessaria alla rettitudine professionale,
si realizza in un cammino individuale che conduca a conciliare
la libertà con la verità mediante lo sviluppo delle virtù. Tale
argomento sarà trattato in un prossimo articolo.
Un paradigma di comportamento che può essere utilmente introdotto
nella pratica cli-nica personale, viene suggerito sulla base
delle osservazioni ricavate dallo studio di interviste mediche
registrate su videotape o. I pazienti raramenti verbalizzano
i loro disturbi emotivi, mentre invece offrono dei simboli come
opportunità potenziali di empatia. Il medico, come continuatore
delle opportunità potenziali di empatia, può riconoscerli
e quindi incoraggiare il paziente ad esternare le proprie ansie,
paure o emozioni. Il soggetto che ha potuto esprimere l'emozione,
vive l'opportunità di empatia, il medico che ha conosciuto
lo stato emozionale e ha dato una risposta di empatia:
il paziente si sente compreso. La gran parte dei medici non
ha abitualmente risposto al primo simbolismo emotivo ed ha agito
come un interruttore della opportunità potenziale di empatia.
I soggetti che furono bloccati nella prima opportunità o nello
stadio potenziale di empatia conti-nuarono spesso ad inviare
simbolismi emotivi di maggiore intensità o. |
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Prof.
Paolo Rossi
Via Verdi, 18 Novara
e-mail: paolorossi_125@fastwebnet.it
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FILOSOFIA
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