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| Filosofia
della Medicina |
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1994 - numero 03 |
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La
debolezza della coscienza |
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La
coscienza non è un potere intuitivo, bensì strettamente raziocinativo:
per S. Tommaso è un giudizio pratico che si emette sempre alla
fine di un ragionamento. Alcuni ragionamenti sono di una notevole
brevità e immediatezza oltre che di straordinaria chiarezza
e certezza. Allora il giudizio risulta essere talmente facile
e sicuro da assumere il carattere di una intuizione. Ciò accade
quando il giudizio si fonda sui princìpi primi della sinderesi,
talmente noti da rendere impossibile l'errore. In altri casi,
quando i princìpi sono meno solidi ed il ragionamento è più
complesso, anche il giudizio conclusivo risulta essere più incerto
e fallibile.
L'uomo sperimenta la divisione interiore. Da una parte conosce
e vede il bene, dall'altra opera il male. La coscienza, pur
essendo capace di mostrare la verità morale, si rivela tanto
più debole quanto più l'uomo si allontana dalla verità e può
cosi vincerne la resistenza al punto da annullarne ogni richiamo.
L'uomo in questo modo usa la libertà contro la verità. Con la
sua libertà, l'uomo cerca, a partire da se stesso, di costruire
una verità morale, fatta a sua misura che soddisfi i suoi bisogni
o desideri rinnegando il fondamento oggettivo della legge morale.
L'opera dell'uomo che occulta "la" verità per costruire "una"
verità, quella statuita dalla propria libertà, dà origine ad
una storia che con la confusione dei suoi messaggi morali (si
vedano le divergenze e le contraddizioni tra le diverse teorie
etiche riportate in un altro lavoro (6)) e con l'indebolimento
della volontà e della conoscenza umane, ha reso più fragile
e controvertibile la coscienza, le ha tolto forza nelle sue
pretese ed autorità nei suoi comandi. Le conseguenze sono chiaramente
evidenti.
A livello teoretico, la relativizzazione della legge morale
ha condotto a giustificare la soppressione arbitraria della
vita, a definire "non persone" (privi di diritti morali) i soggetti
incapaci di auto-coscienza critica, a negare i valori della
persona a fronte dell'interesse sociale o del rapporto costo-benefici
(9).
L'esclusione a priori di una fondazione dei valori genera, come
ovvia conseguenza, il concetto o la pretesa che il rapporto
tra il singolo medico ed il singolo paziente debba essere basato
su valori morali concordati tra i due di volta in volta a seconda
delle circostanze (10). Sulla base di un richiamo improprio
ad un'etica generale della scienza, si è indotti a giudicare
eccessivi o inutili gli interventi della bioetica in difesa
dei diritti del paziente nel contesto della ricerca clinica
(11).
Le conseguenze sul piano pratico sono facilmente comprensibili
e trovano riscontro ogni giorno nella devia zione da un comportamento
corretto di pazienti, di medici e di ricercatori, che si verifica
senza la coscienza. Ciò rappresenta la inevitabile conseguenza
di un oscuramento della retta coscienza perché l'uomo si è allontanato
dalla legge naturale che Dio ha scritto nel cuore degli uomini.
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Coscienza
e legge naturale
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Il
termine "legge naturale" o "diritto naturale" è oggi piuttosto
screditato (per molti motivi non tutti irragionevo li), la realtà,
però, che tale termine esprime, si rivela sempre più importante
ed anzi assolutamente indispensa bile alla riflessione morale.
Nasce in Aristotele l'idea di natura umana - ciò per cui l'uomo
è uomo - e con essa l'idea e la formulazione della legge naturale,
manifestantesi nelle inclinazioni fisiche e spirituali dell'uomo
stesso. Al sorgere dell'impero romano la legge naturale si offre
come strumento di riconoscimen to vicendevole fra gli uomini
e come garanzia dei diritti reciproci. L'idea di legge naturale
serve a fondare diritti che competono a qualsiasi uomo di fronte
a qualsiasi legge. Con l'influsso neo-platonico di Agostino,
la legge naturale si trasforma in un elenco scritto di peccati
particolari ed inverte il suo ruolo: da garanzia del cittadino
di fronte al potere politico divenne infatti motivo di obbligazione
della legge positiva.
Cosi ogni disobbedienza alla legge positiva (che invece può
anche essere ingiusta o disonesta) era anche un'offesa alla
legge naturale e perciò a Dio. San Tommaso ripristinò il valore
liberatorio della legge naturale: si dice legge morale naturale
quella che trae le norme, i criteri dell'agire umano direttamente
dalla natura specifica dell'uomo; essa si trova scritta naturalmente
nella mente e nel cuore dell'uomo. 5. Tommaso distingue nettamente
la legge naturale dalla legge umana. La seconda è legge positiva,
imposta dagli uomini, che se in qualche modo è contraria alla
legge naturale, non è più legge ma corruzione della legge. La
ragione trae direttamente dalla natura umana quella regolamentazione
degli atti umani, esaminando ciò per cui l'uomo ha un'inclinazione
naturale e che, di conseguenza, coglie come buono e da tradurre
in azione. Le inclinazioni naturali fondamentali che fanno da
guida alla ragione per cogliere la legge naturale sono: 1) quelle
che l'uomo ha in comune con tutti gli esistenti (perseverare
nell'essere); 2) quelle che ha in comune con gli animali (conservare
la specie); 3) quelle sue specifiche (conoscere la verità).
La legge naturale prescrive ciò che corrisponde a tali inclina
zioni, avendo come principio supremo: "Opera il bene ed evita
il male". L'ignoranza ditale principio è inammissibile, dato
che è di per sé evidente in quanto si tratta di esperienza morale
originaria che rende l'uomo autore di libere scelte di auto-realizzazione.
E una legge che non viene dall'esterno (non è eteronoma) bensì
dal di dentro ( e in questo senso è autonoma: è la legge che
la ragione stessa dà all'uomo); non è frutto di ardue o astruse
speculazioni, ma la sua percezione è tanto agevole che appare
quasi intuitiva, che praticamente nessun uomo la ignora o può
presumersi che non la conosca. Infatti le direzioni di fondo
possono dedursi immediatamente dalla definizione di uomo come
animale razionale: sussistenza, riproduzione, razionalità e
socialità, o se si vuole dai dieci comandamenti intesi come
linee orientatrici delle scelte umane. La sede specifica della
legge naturale è la sinderesi: 'la quale è l'abito che contiene
i precetti della legge naturale, che sono i primi precetti delle
azioni umane" (S. Tommaso Summa Theologiae 1-Il, q. 90-108).
Agli inizi del nostro secolo, con lo sfaldarsi de] concetto
dì natura umana, il concetto già parecchio esautorato di legge
naturale viene sistematicamente criticato e definitivamente
respinto. Non esistono leggi naturali ma soltanto leggi positive:
volute dalla società e imposte dallo Stato. Però la difesa dei
diritti universali dell'uomo e l'affermazione del valore assoluto
della persona umana, dopo la seconda guerra mondiale, hanno
riacceso l'interesse ed ampliato il concetto di legge naturale.
Esso appare irrinunciabile se si vuole dare un sobrio fondamento
ai diritti universali e se si vuole mantenere fede al valore
assoluto della persona. |
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Cercare
una via per la coscienza morale
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Per
quello che si è detto, la coscienza è l'uomo stesso nella sua
intenzionalità morale; nasce con lui, cresce con lui, vive e
deperisce con lui. Il suo divenire va ordinariamente dall'eteronomia
all'autonomia. Nel suo cammino la coscienza è esposta a molte
deformazioni; può anzitutto rilassarsi e giudicare leggero ciò
che è grave; può diventare farisaica. scrupolosa, ansiosa; può
diventare rachitica; può essere distrutta; può semplicemente
andare errando lontano dalla verità. La vera educazione morale,
pur accompagnando le diverse fasi dello sviluppo cognitivo e
volitivo dell'uomo, non mira a soggiogarlo ma a renderlo autonomo,
in modo che sia capace di procedere per propria volontà e decisione
verso la realizzazione vera della vita. Perciò la formazione
morale deve poter diventare progressivamente "auto-formazione".
I passi necessari per raggiungere la formazione di sé come soggetto
morale sono sempre molti: l'approfondimento delle proprie conoscenze
sull'uomo e sul suo bene; la disponibilità ad arricchirsi dell'esperienza
degli altri nella consapevolezza che l'umanità non nasce con
noi e che ognuno è pur sempre un uomo il dialogo etico con chi
ci circonda, con la sapienza morale consegnata da ogni tempo
alla storia; l'apprendimento degli errori, dalle cadute proprie
e da quelle altrui; I'affinamento della sensibilità etica facendosi
attenti al rispetto del bene a mano a mano che si conosce e
si riconosce, tanto nelle piccole quanto nelle grandi cose;
il coraggio della conversione quando ci si rende conto che siamo
sulle vie del male o quanto ci accorgiamo che il bene non è
più guida alle nostre azioni, ecc.
Tuttavia nessuna delle cose appena ricordate si attua per semplice
spontaneità o per pura forza di inerzia; è necessario che l'uomo
sia deciso a prendersi cura dì se stesso come soggetto moro/e
e concentri /e sue energie interiori verso ta/e scopo. L'uomo
concreto può diventa re se stesso, cioè realizzarsi, solo se
fa forza su se stesso, se si "sforza".
Lo sforzo suppone una energia preliminare che potenzia la volontà,
ed è necessario a tutta la vita morale, costantemente esposta
alla pigrizia dello spirito. In questo senso, esso suppone nel
soggetto: la decisione o opzione di orientare totalmente l'esistenza
al bene, la fedeltà a tale decisione in ogni prova, il coraggio
necessario per affrontare gli ostacoli (interni ed esterni)
e vincerli, la capacità di soffrire nell'asprezza delle prove,
la saggezza pratico per cogliere sempre il bene e non vanificare
lo sforzo, la speranza fiduciosa che il futuro manifesterà pienamente
la verità del bene (12). Esiste per l'uomo il dovere della cura
di se stesso come soggetto morale? Se non si desse un simile
dovere, l'uomo non potrebbe essere considerato responsabile
delle con sequenze del non assolvimento dì esso.
Tale dovere esiste ma non può essere una costrizione imposta
dall'esterno giacché in tal caso sarebbe una schiavitù e non
un dovere morale. L'esigenza scritta nel cuore stesso dell'uomo:
"Sii uomo" implica necessariamente l'attuazione della pro pria
umanità, non un'attuazione qualsiasi ma quella che fa si che
l'uomo sia davvero uomo. Il bene, poi, l'ordine del bene, è
proprio il sentiero di realizzazione vera dell'uomo. Perciò
un uomo che - secondo le sue possibilità fisiche e spirituali
- non si prende cura di sé come soggetto morale tradisce la
propria vocazione umana e si assume la responsabilità delle
conseguenze. A coloro che per pro pria definizione negano l'esistenza
di Dio, e cercano una morale non fondata sul riconoscimento
dei Valori, ha recentemente risposto Giovanni Paolo lI con l'enciclica
Veritatis Splendor nella quale per la prima volta la dottrina
morale della Chiesa ha ricevuto il sigillo dell'Autorità Magisteriale
(13). La Veritatis Splendor ha come fondamento tre concetti
espressi e ripetuti con stile appassionato. Il primo suona così:
la coscienza dell'uomo è pienamente libera di determinarsi,
la sua libertà si realizza nella ricerca della verità, poiché
una libertà che non fosse rivolta a tale ricerca non sarebbe
più libertà ma schiavitù: la verità è Dio soltanto. Il secondo
dimostra che la verità dell'uomo non è e non può essere illimitata
altrimenti si trasformerebbe nell'arbitrio; infatti, nella ricerca
della verità, ogni uomo riconosce che solo Dio ha la conoscenza
totale del bene essendo LUI solo il Bene. Il terzo apre alla
speranza affermando che l'uomo non soffre alcun limite della
sua libertà, anzi la vive con gioiosa pienezza, poiché Dio è
dentro di lui, lo rende partecipe della divinità se si fa strumento
docile e consapevole dei disegni provvidenziali. Ricordando
l'aiuto dato ad ogni uomo dalla misericordia di Dio, chiama
i peccatori ad uscire da ogni compromesso.
L'enciclica è pervasa dalla preoccupazione di ribadire con fermezza
i capisaldi della morale cristiana oggettiva che comporta precetti
positivi i quali si riassumono nel comandamento di amare Dio
e il prossimo e precetti negativi attinenti a ciò che l'uomo
non deve fare. Sia i primi che i secondi scaturiscono dalla
legge naturale arricchita dalla rivelazione di Cristo, venuto
non ad abolì- re, ma a portare a compimento la rivelazione iniziata
prima della Sua venuta. Norme che impegnano, senza distinzione
alcuna, tutti e per sempre. Contro ogni forma di relativismo,
di scetticismo. e di soggettivismo, il documento pontificio
ribadisce che il rispetto della coscienza e della sua libertà
non può essere contrapposto al male oggettivo di determinati
atti intrinsecamente peccaminosi.
Tra le colpe gravi e mortali vengono ricordate tutte le aggressioni
alla vita ed alla integrità della persona umana. Nella parabola
del Buon Samaritano, è "la parola-chiave per la piena comprensione
del comandamento dell'amore del prossimo". Come dire che nessuna
manifestazione positiva di amore è tanto eticamente nobile e
autentica quanto quella che si traduce in disponibilità e aiuto
nei confronti di coloro che sono malati nel corpo e nello spirito.
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Bibliografia |
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da Freis FI., Brescia 1966,340.
2) La lande A. Vocabulaire technique et critique de la philosophie.
Onzième Edition revue et augmentée, Paris 1972,173.
3) Giovanni Paolo Il. Discorso all'Udienza generale, 1 (17 agosto
1983) in Insegnamenti, Vl.2(1983),256.
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d'Aquino in Crisi e risveglio della coscienza morale nel nostro
tempo, a cura di Lobato A., Bologna 1989,9-46.
5) Petrà B. La coscienza "Nello Spirito" per una comprensione
cristiana della coscienza morale. Edizioni OR., Milano 1993.
6) Rossi P. Valenza etica dell'errore in medicina. L'Informazione
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7) Vidal M. L'etica cristiana, Roma 1992,115-116.
8) Petrà B. cit. 5,16-17.
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11) Tognoni G. Studi cImici come criterio etico per valutare
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13) Giovanni Paolo II. Veritatis Splendor, lettera enciclica
a tutti i vescovi della Chiesa cattolica circa alcune questioni
fondamentali dell'insegnamento morale della Chiesa. Edizioni
Paoline, Milano 1993. |
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Prof.
Paolo Rossi
Viale Verdi, 18- Novara
paolorossi_125@fastwebnet.it |
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FILOSOFIA
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