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EDITORIALE
di
Paolo Rossi |
Manifestazioni
cardio-vascolari
dell’ipertiroidismo |
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L’ipertiroidismo
è un disordine frequente con prominenti effetti cardio-vascolari
comprendenti tachicardia sinusale, ipertensione sistolica,
alterazioni delle funzioni sistolica e diastolica del ventricolo
sinistro, modificazioni della resistenza vascolare periferica,
e la predisposizione alle disritmie, in particolare alla fibrillazione
atriale (FA) (1). L’ipertiroidismo conclamato è
dimostrato da un aumento delle concentrazioni sieriche di
T4 e/o T3 liberi in presenza di un livello indosabile di TSH.
A differenza dell’ipertiroidismo conclamato, l’importanza
clinica dell’ipertiroidismo sub-clinico (livelli sierici:
bassi di tireotropina (TSH), quelli di tiroxina libera (T4)
e di tri-iodiotironina libera (T3) entro i valori di riferimento
normali) deve ancora essere stabilita, e così il suo
trattamento è ancora controverso (2). Il significato
clinico dell’ipertiroidismo sub-clinico in coloro che
hanno ricevuto il trattamento per l’ipertiroidismo conclamato
è sconosciuto. Nonostante la percezione che l’ipertiroidismo
sia reversibile e senza conseguenze di lunga durata, evidenze
in aumento suggeriscono che in realtà sia associato
con morbilità e mortalità significative dopo
un trattamento efficace (3-5), anche in coorti contemporanee
(6). Persistenti anormalità cardiovascolari possono
contribuire a causare tale aumento della mortalità
vascolare. |
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Classificazione
dell’ipertiroidismo
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I
pazienti con ipertiroidismo conclamato di varia eziologia
possono essere classificati in base a semplici criteri clini
ed immunologici in 3 gruppi diagnostici (7): 1. Malattia di
Graves (ipertiroidismo biochimico con 2 dei segni seguenti:
gozzo diffuso palpabile, aumento significativo del titolo
degli auto-anticorpi della perossidasi tiroidea e della tireoglobulina,
evidenti segni della malattia oculare distiroidea); 2. Ipertiroidismo
tossico nodulare (ipertiroidismo biochimico con gozzo nodulare
palpabile); 3. ipertiroidismo di eziologia indeterminata (nessun
criterio soddisfatto). I soggetti ipertiroidei sono trattati
con farmaci anti-tiroidei o radioiodio (8). |
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Sintomi
cardiovascolari
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Con
l’inizio dell’ipertiroidismo e causati dal disordine
endocrinologico compaiono diversi sintomi cardiovascolari;
i più frequenti sono in ordine decrescente: palpitazioni,
dolore precordiale, dispnea, tosse, itto apicale forte e spostato
a sinistra, soffio sistolico apicale, crepitii alveolari e
sibili bronchiali, ortopnea, dispnea parossistica notturna,
edema dei piedi.
Predittori indipendenti dei sintomi cardiovascolari sia alla
comparsa dell’ipertiroidismo che dopo la restaurazione
dell’eutiroidismo (identificati mediante l’analisi
della regressione logistica multivariata) risultano essere:
L’età >50 anni, il sesso femminile e i livelli
della T4 libera >30pmol/l sono predittori delle palpitazioni.
Una storia passata di angina, di scompenso cardiaco congestizio,
e una pressione diastolica >90 mmHg in posizione supina
predicono la dispnea all’esordio. Una storia passata
di scompenso cardiaco congestizio e cardiopatia ischemica
predicono il dolore precordiale persistente e la dispnea dopo
la restaurazione dell’eutiroidismo. La eziologia dell’ipertiroidismo
non risulta essere predittiva dei sintomi cardiaci all’esordio
o dopo terapia antitiroidea (9).
Nonostante la restaurazione di una condizione biochimica eutiroidea,
i pazienti precedentemente ipertiroidei continuano a presentare
significativi sintomi cardiovascolari, in particolare palpitazioni,
dispnea, e tosse. Questi sintomi persistono anche in quelli
senza precedente storia di malattia vascolare. Uno studio
recente ha evidenziato nell'ipertiroidismo una elevata prevalenza
di ipertensione polmonare che fu corretta dalla terapia (10).
La dispnea descritta nell’ipertiroidismo conclamato
in parte può essere il risultato di una elevata pressione
polmonare, ma può anche essere dovuta a bassa efficienza
della funzione cardio-polmonare, a debolezza dei muscoli respiratori,
a compromessa capacità fisica che sono risultate essere
reversibili con il trattamento (11).
Reperti emodinamici.
Nei pazienti ipertiroidei, è tipico all’esordio
l’aumento della frequenza del polso (>80 BPM) a riposo
e della pressione sistolica (>138 mmHg) in posizione supina,
e la diminuzione posturale della pressione sistolica (-4 ±
1 mm Hg). Questi reperti rimangono elevati nei soggetti con
ipertiroidismo sub-clinico, mentre si normalizzano in quelli
eutiroidei, eccetto la persistenza per un certo periodo della
riduzione posturale della pressione sistolica. Uno studio
recente ha dimostrato che nell’ipertiroidismo conclamato
si verifica una produzione eccessiva ossido nitrico endoteliale
ed è innalzata la sensibilità dell’endotelio,
suggerendo che l’endotelio vascolare possa essere un
bersaglio specifico per gli ormoni tiroidei, ma l’anormalità
funzione endoteliale si corresse con la restaurazione di eutiroidismo
biochimico (12). Tuttavia, la persistente diminuzione posturale
della pressione sistolica nonostante la restaurazione di eutiroidismo
biochimico implica che anormalità frammentarie della
funzione vascolare endoteliale permangono anche dopo un efficace
trattamento con terapia anti-tiroidea (13,14).
Nell’ipertiroidismo la fibrillazione atriale è
la disritmia più frequente dopo la tachicardia sinusale,
con un’incidenza che cresce con l’età (1,15,16).
Prevalenze di FA che variano dal 5% al 15% sono state riportate
in piccoli studi (17) e di disegno retrospettivo (15,16);
in un recente grande studio di soggetti ipertiroidei ma sempre
retrospettivo è stata trovata una prevalenza di FA/
flutter atriale dell’8.3% (18), simile alla prevalenza
del 7.3% rilevata nel grande studio prospettico controllato
(9). In uno studio la cura dell’ipertiroidismo ha prodotto
la reversione spontanea al ritmo sinusale in quasi due/terzi
dei pazienti entro 8 - 10 settimane, con nessuno virtualmente
che sia spontaneamente ritornato in ritmo sinusale oltre i
3 mesi (19). Nello studio prospettico, la maggior parte delle
fibrillazioni atriali parossistiche si sono risolte (valutate
con monitoraggio Holter) appena i pazienti divennero eutiroidei,
mentre le FA persistenti diagnosticate come nuove si risolsero
in soltanto 5 su 15 casi, le FA pre-esistenti si risolsero
raramente (1 di 8 casi) (9). La frequenza della reversione
spontanea fu più elevata nei giovani e negli uomini,
mentre la presenza di scompenso cardiaco congestizio influenzava
negativamente la reversione a ritmo sinusale (16); trattandosi
quasi sempre di forme recenti di FA (9). Una iniziale condizione
ipotiroidea è risultata essere un predittore indipendente
della reversione a ritmo sinusale, un risultato che conferma
uno studio previo su 20 soggetti ipertiroidei con FA resi
rapidamente ipotiroidei (20). Tale stato ipotiroideo può
essere importante per accelerare la riduzione delle concentrazioni
tissutali degli ormoni tiroidei e per facilitare un ritorno
al ritmo sinusale, suggerendo l’opportunità che
i pazienti ipertiroidei con FA siano attivamente resi ipotiroidei
in tempi brevi, se tollerato, nel tentativo di facilitare
la reversione a ritmo sinusale.
Il gene responsivo all’ormone T3 codifica nel cuore
proteine strutturali e regolatorie quali, la catena pesante
della miosina, la calcio adenosina trifosfatasi del reticolo
sarcoplasmico, i beta-adrenorecettori, la sodio-potassio adenosina
trifosfatasi, e i canali del potassio voltaggio dipendenti
(1). Se I cambiamenti in questi geni permangono dopo terapia
anti-tiroidea e contribuiscono alla persistenza della FA deve
essere ancora chiarito. L'ormone tiroideo influenza anche
funzioni situate nel miocita cardiaco in sedi extranucleari
principalmente il trasporto degli aminoacidi, degli zuccheri
e del calcio attraverso la membrana cellulare (21,22). T3
può anche alterare direttamente la funzione di un buon
numero di canali ionici nella membrana cellulare (comprendenti
sodio, potassio, e calcio), e potenzialmente predisporre all’insorgenza
di FA (23).Tutti questi effetti degli ormoni tiroidei rendono
probabile una loro influenza sul rimodellamento elettrico
del miocardio. |
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Ipertiroidismo
sub-clinico
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L’ipertiroidismo
sub-clinico viene sempre più riconosciuto come una
condizione che presenta significative conseguenze sul sistema
cardiovascolare (24,25), con aumento della morbilità
(26,27) e della mortalità (28). I pazienti con ipertiroidismo
sub-clinico nel follow-up presentavano sintomi cardiovascolari
persistenti e disturbi emodinamici, anche quelli senza malattia
vascolare. Tali persistenti anormalità possono riflettere
il manifesto eccesso di ormone tiroideo precedente e un ritardo
nella restaurazione di una completa biochimica (o tessutale)
normalità nonostante che le concentrazioni dell’ormone
circolante tiroideo siano tornate normali (9). Questi risultati
sono concordanti con quelli di studi precedenti che hanno
valutato l'ipertiroidismo sub-clinico sia il tipo endogeno
(29,30) che quello T4-indotto (31-33), benché siano
stati esaminate generalmente forme di ipertiroidismo sub-clinico
di maggiore durata rispetto a quella che segue il trattamento
dell’ipertiroidismo conclamata. È noto che l’ipertiroidismo
endogeno sub-clinico (basse concentrazioni sieriche della
tireotropina) costituisce un fattore di rischio per la successiva
comparsa di fibrillazione atriale (26,27). |
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