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Controversie
in medicina cardiovascolare
di
Paolo Rossi |
| Paradosso
Irrisolto: i bloccanti il recettore AT1 dell’angiotensina
II° possono aumentare l’infarto miocardico? |
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Gli
inibitori dell’enzima convertente l’Angiotensina
(ACEIs) svolgono un ruolo importante nella gestione dei pazienti
con aumentato rischio cardiovascolare (CV). Gli ACE-inibitori
riducono sia la incidenza dell’infarto miocardico (IMA)
che la mortalità in pazienti con scompenso cardiaco
congestivo sintomatico o disfunzione asintomatica del ventricolo
sinistro 1. A riprova di ciò questi farmaci costituiscono
la classe I nelle raccomandazioni delle linee guida di American
College of Cardiology (ACC)/American Heart Association (AHA)
2. La somministrazione precoce di un ACE-inibitore dopo un
IMA riduce la mortalità a 30 giorni del &7% 3.
In soggetti con accertata malattia vascolare ma funzione normale
del ventricolo sinistro, gli ACE-inibitori riducono mortalità,
4 IMA, 4,5 ictus, 4,6 e scompenso cardiaco congestivo 4,6.
Gli ACE-inibitori sono raccommandati come terapia standard
in pazienti con accertata malattia vascolare nelle linee guida
di ACC 7 e European Society of Cardiology 8, e tale raccomandazione
è indipendente dalla funzione ventricolare sinistra
o dalla concomitante ipertensione.
Benefici cardioprotettivi esclusivi degli ACE-inibitori sono
anche osservati in pazienti con diabete mellito, che possono
o no presentare coesistente aterosclerosi 9, questi farmaci
sono ritenuti una indicazione primaria per la riduzione del
rischio macrovascolare dalla Canadian Diabetes Association
e da altri 10. Inoltre, gli ACE-inibitori esercitano una potente
nefroprotezione e riducono marcatamente il rischio CV nei
diabetici con nefropatia concomitante 11,12.
I bloccanti il recettore tipo 1 dell’Angiotensina II
(Ang II) (ARBs: AT1 Receptor Blockers), introdotti per la
prima volta nel 1995, inibiscono anche il sistema renina angiotensina
(RAS) in una maniera distinta meccanicisticamente da quella
degli ACE-inibitori. Rispetto agli ACE-inibitori, i quali
riducono la sintesi di Ang II, gli ARBs si legano in modo
competitivo e selettivo al recettore AT1, prevenendo la sua
attivazione da parte di Ang II. In particolare, ciò
comporta la riduzione della resistenza vascolare e della liberazione
dell’aldosterone risultando perciò utile a ridurre
il post-carico cardiaco e a prevenire la ritenzione di sale
e acqua. La diffusa popolarità dei bloccanti il recettore
AT1 nella terapia dei pazienti con ipertensione e scompenso
cardiaco congestivo, verificatasi ancora prima che fossero
eseguite le principali ricerche cliniche, si fondò
sulla prima ipotesi che tali farmaci (ARBs) avrebbero prodotto
effetti sistemici simili se non più ampi di quelli
che potevano risultare dalla somministrazione degli ACE-inibitori,
in quanto il blocco ATI determinerebbe una più completa
inibizione del sistema renina angiotensina (RAS). A tale ipotesi,
si aggiungeva la migliore tollerabilità dei bloccanti
il recettore tipo 1 dell’Angiotensina II, per quanto
concerne lo sviluppo a lungo termine della tolleranza agli
ACE-inibitori ("fenomeno di fuga ").
I dati accumulatisi estesamente confermano che i bloccanti
il recettore tipo 1 dell’Angiotensina II producono in
effetti molti degli stessi benefici clinici degli ACE-inibitori,
e comprendenti la effettiva diminuzione della pressione arteriosa
13–15, il miglioramento dei sintomi dello scompenso
cardiaco congestizio 16–18, la inibizione della nefropatia
diabetica 19,20, la riduzione nei tassi d’incidenza
dell’ictus 14,15,21, e la probabile prevenzione del
diabete mellito 22 e della fibrillazione atriale 23. Tuttavia,
nonostante tali ovvie rassomiglianze, si è capito bene
che questi farmaci di classe 2 presentano differenze significative
per quanto riguarda le loro proprietà farmacologiche
ausiliarie e quindi anche il loro profilo farmacodinamico
a livello cellulare e molecolare. Inoltre, tali differenze
comportano importanti sequele cliniche. I dati disponibili
indicano che mentre gli ACE-inibitori producono marcata e
consistente riduzione di infarto miocardico e morte CV in
diverse popolazioni di pazienti, lo stesso non si può
dire dei bloccanti il recettore tipo 1 dell’Angiotensina
II. |
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Effetto
paradossale dei bloccanti il recettore AT1 sull’infarto
miocardico
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I
principali studi eseguiti in pazienti ad alto rischio hanno
in un certo senso dimostrato che i bloccanti il recettore
tipo 1 dell’Angiotensina II (ARBs) non diminuiscono
la frequenza dell’infarto miocardico e della mortalità
nonostante che le riduzioni nella pressione arteriosa risultarono
essere significative. In alcuni di questi studi i tassi d’infarto
miocardico sono in realtà paradossalmente aumentati
13,16, ciò suggerisce che i bloccanti il recettore
AT1 e gli ACE-inibitori possono esercitare effetti distinti
sulla circolazione coronarica e sulla stabilità della
placca aterosclerotica.
Può essere appropriato descrivere tale inaspettata
relazione dei bloccanti il recettore AT1 con l’infarto
miocardico (IM) come il "paradosso AT1-IM" che fu
sollevato per la prima volta nel 2004 24. Questo resoconto
richiamò l’attenzione su di un relativo aumento
del 19% nei tassi d’infarto miocardico con il valsartan
(confrontato con amlodipina) su 15 245-pazienti arruolati
nello studio il Valsartan Antihypertensive Long-term Use Evaluation
(VALUE) 13. L’editoriale scatenò discussioni
tremende, dibattiti, e controversie che hanno prodotto più
confusione che chiarezza sull’argomento,25–33.
Fino ad oggi, non vi è consenso sul fatto che i farmaci
bloccanti il recettore AT1 (sartanici) tendano ad aumentare
i tassi d’infarto miocardico, ma anche che non vi è
la prova sostanziale che i sartanici possano ridurre l’infarto
miocardico. Questo è già di per sé un
paradosso.
Sulla base di una obbiettiva valutazione dei dati disponibili,
risulta che questo paradosso in effetti esiste; che è
biologicamente, farmacologicamente, e patologicamente plausibile;
e che possiede forte rilevanza clinica. |
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Plausibilità
Biologica: i bloccanti il recettore AT1 possono aumentare
l’infarto miocardico 51 |
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L’angiotensina
II (Ang II) svolge una funzione centrale nella malattia cardiovascolare
(CV) sia per i suoi effetti emodinamici sia mediante effetti
vascolari diretti. Ang II attiva i recettori AT1, i quali
mediano molti degli effetti ben noti di Ang II, comprendenti:
liberazione di aldosterone con ritenzione di sale e acqua,
vasocostrizione, aumento della contrattilità cardiaca,
proliferazione cellulare, e ipertrofia, come anche effetti
pro-ossidativi e pro-infiammatori 34. Nel lungo periodo, l’attivazione
di AT1 provoca ipertensione, ipertrofia cardiaca e vascolare,
aterosclerosi, e infarto miocardico. I bloccanti il recettore
tipo 1 dell’Angiotensina II e gli ACE-inibitori entrambi
attenuano gli effetti di Ang II, ciascuno con propri distinti
meccanismi. Gli ACE-inibitori diminuiscono la sintesi di Ang
II, mentre i bloccanti il recettore tipo 1 dell’Angiotensina
II si legano ai recettori AT1, prevenendo perciò la
loro attivazione. Come conseguenza del blocco di AT1, i sartanici
incrementano i livelli ematici di Ang II di molte volte sopra
i valori basali sganciando un cappio a retroazione negativa
descritto nella Figura 1 A 34.
Figura 1-A: I sartanici bloccano selettivamente
i recettori AT1 provocando una marcata iper-regolazione contro-regolatoria
di angiotensina II 34. Gli aumentati livelli di Ang II circolante
determinano la stimolazione incontrastata dei recettori AT2,
che sono, in più, iper-regolati. Le funzioni del recettore
AT2 negli adulti non sono ancora bene definite. Ma, dati recenti
indicano che la stimolazione del recettore AT2 può
essere meno benefica di quanto ipotizzato precedentemente
(liberazione di ossido nitrico e vasodilatazione e antagonismo
di Ang II 35), e può anche essere dannosa in certe
circostanze tramite la mediazione alla promozione di ipeplasia,
fibrosi, e ipertrofia, 34,36 ed anche con effetti pro-aterogenici
e pro-infiammatori. Nel disegno 1-A sono descritti i diversi
elementi patogenetici che potrebbero concorrere alla rottura
di placca da MMMP-1 AT2 dipendente. L’Ang II, mediante
i recettori AT2 e le cicloossigenasi, svolge una funzione
centrale nella produzione di MMP-1 dai monocites stimolati
con fattore di necrosi tumorale (TNF)- e GM-CSF (granulocyte
macrophage-colony stimulating factor), che possono condurre
a rottura di placca aterosclerotica 48. La stimolazione del
recettore AT2 promuove l’infiammazione intracellulare
all’interno della placca e l’attivazione della
segnaletica post-recettoriale, che nell’uomo provoca
la liberazione dai leucociti della metalloproteinasi (MMP)-1
nella matrice extracellulare, fino alla destabilizzazione
e rottura di placca, con sfavorevole rimodellamento vascolare
48. Ciò può spiegare, in parte, il paradosso
AT1-IM.
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Base
genetica di coronaropatia prematura |
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Uno
studio condotto in 509 famiglie inglesi con malattia prematura
delle arterie coronariche (MCP) ha evidenziato che la malattia
coronarica era associata ad un polimorfismo del gene, X-legato,
del recettore tipo 2 di Ang II, (–1332 G/A) (Figures
2B and 2C) 49. L’eccesso dell’allele G suggerisce
che il maggior rischio di malattia prematura delle arterie
coronariche era mediato da aumentata espressione del recettore
AT2 (Figure 2A) 50. Questi risultati rinforzano la plausibilità
biologica che i bloccanti il recettore tipo 1 dell’Angiotensina
II possano promuovere la vulnerabilità di placca e
la propensione alla rottura.
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Figure
2. Sommario dei dati riguardanti il polimorfismo
del gene X-legato del recettore AT2 (–1332 G/A). A,
il G allele è associato con aumentata espressione in
vitro del recettore AT2 50. B, Elettroferogramma del polimorfismo
del gene (–1332 G/A) del recettore AT2, allele A e sua
frequenza in fratelli (di 509 famiglie) che non erano (barre
nere solide) o erano (barre a strisce) affetti da malattia
coronarica precoce (MCP) prima dei 66 anni di età.
C, Elettroferogramma del polimorfismo del gene (–1332
G/A) del recettore AT2, allele G e sua frequenza in fratelli
(di 509 famiglie) che non erano (barre nere solide) o erano
(barre a strisce) affetti da malattia coronarica precoce (MCP)
prima dei 66 anni di età 49. Il test di probabilità
indica un eccesso significativo dell’allele G in associazione
con malattia coronarica precoce.
Una meta-analisi (BPLTTC) 52 di 21 studi con gli inibitori
ACE e i bloccanti il recettore tipo 1 dell’Angiotensina
II, su vasta scala, randomizzati, che ha incluso 137 356 pazienti
è stata indirizzata ad un’accurata valutazione
del "paradosso AT1-IM" 51.
La riduzione in pressione arteriosa sistolica è stata
messa in relazione statistica con gli RR di esiti a distanza
pre-specificati di ictus, scompenso cardiaco, e cardiopatia
coronarica. Le conclusioni tratte dalla meta-analisi BPLTTC
furono che non vi sono differenze nella riduzione del rischio
tra gli inibitori ACE e i bloccanti il recettore tipo 1 dell’Angiotensina
II per quanto riguarda i risultati di ictus e scompenso cardiaco.
Invece sulle morti CV e da infarto miocardico il maggiore
beneficio degli ACE inibitori (fig. 3) 27 è risultato
essere statisticamente molto significativo rispetto ai bloccanti
il recettore tipo 1 dell’Angiotensina II (riduzione
RR del 15%; P=0.001).
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Didascalia
figura 3: Sintesi dei risultati della regressione
della meta-analisi BPLTTC per inibitori ACE o comparatore
[AASK, ABCD(H), ABCD(N), ALLHAT, ANBP2, CAPPP, DIAB-HYCAR,
EUROPA, HOPE, JMIC-B, PART-2, PEACE, PROGRESS, SCAT, STOP-2,
and UKPDS-HDS), o per bloccanti il recettore tipo 1 dell’Angiotensina
II o comparatore (IDNT, LIFE, RENAAL, SCOPE, and VALUE). I
dati riguardano gli effetti indipendenti variazioni pressorie
ed espresse come una riduzione RR (95% CI) per gli esiti clinici
di ictus, scompenso cardiaco, e cardiopatia coronarica (morti
da IM e CV). Riportata la significatività delle differenze
statistiche tra ACEIs and ARBs 27.
Il beneficio conferito dagli ACE inibitori sulla prevenzione
dell’infarto miocardico e della morte CV è superiore
a quello che ci si aspetta dalla diminuzione della pressione
arteriosa. |
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Prof.
Paolo Rossi primario cardiologo
Via verdi, 18 28100 Novara e-mail: paolorossi_125@fastwebnet.it
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