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AGGIORNAMENTO
 di Paolo Rossi
Rischi degli stent a rilascio di farmaco
 
Dal Settembre ultimo, si è acceso un forte dibattito sugli stents a rilascio di farmaco dopo la pubblicazione di dati che mostravano un aumento nel rischio di trombosi tardiva dello stent. La Food and Drug Administration (FDA) ha organizzato un meeting aperto del suo Circulatory System Devices Panel il 7 and 8 Dicembre, 2006.1 Il gruppo di consulenti costituito da circa 20 accademici e clinici si era nettamente diviso sulla disparità delle conclusioni: un chirurgo toracico, da un lato, argomentava che erano necessari nuovi dati in una scatola nera di cautela; un cardiologo interventista dall’altro lato disse che questi data avrebbero difficilmente cambiato la sua pratica. La conseguenza di tale disparità di opinioni fu che spesso le conclusioni del panel non risultarono essere chiare.

La FDA divise la conferenza in due parti — un giorno fu dedicato alla discussione sull’uso di stent a rilascio di farmaci secondo etichetta (per stenosi coronariche semplici) ed uno per la discussione sull’uso di stent a rilascio di farmaci fuori etichetta (per lesioni coronariche e pazienti più complessi), l’ultimo rappresentava il 60-75% delle procedure. Tutte le presentazioni e le discussioni furono realizzate dinnanzi ad una moltitudine di medici, analisti finanziari, rappresentanti dell’industria, pazienti e loro parenti, e difensori dei pazienti. Il primo giorno, la Johnson & Johnson's Cordis division, produttore dello stent Cypher a rilascio di sirolimus, e la Boston Scientific, produttore dello stent Taxus a rilascio di paclitaxel, presentarono i dati di follow-up dai loro studi clinici più importanti, enfatizzando che gli stents a rilascio di farmaci non producono frequenze più alte di morte o infarto miocardico di quelle degli stents di semplice metallo quando impiegati per le indicazioni approvate. Immediatamente, cominciarono le divergense: JoAnn Lindenfeld, una panelista che dirige il servizio di trapianto cardiaco nella Università del Colorado, Denver, disse che si sentiva "molto riassicurata"; altri espressero scetticismo. Eric Topol dell’Instituto Scripps Research in La Jolla, richiamando l’attenzione sulla " divergenza fra la trombosi tardiva dello stent e le frequenze di morte o [infarto miocardico]," disse, "Voi [Cordis] avete concluso che i dati siano insignificanti, ma ciò non è vero, poiché voi avete insufficiente potenza per il calcolo di significatività."

Topol non fu il solo panelista che espresse disapprovazione ai presentatori circa i loro dati e analisi. Sharon-Lise Normand, un biostatistico di Harvard, suggeriva a parecchi presentatori che essi dovrebbero usare differenti comparatori o differenti definizioni. Un moderatore del panel, William Maisel, cardiologo nel Boston's Beth Israel Deaconess Medical Center, ha rimproverato Dennis Donohoe, vice-presidente della Cordis, perché i dati di follow-up della sua azienda sono troppo limitati. "Questo panel richiese un registro pazienti post-market come una condizione per l’approvazione [per lo stent Cypher]," dichiarò Maisel. "Noi ora sediamo qui 3 anni più tardi, e voi non siete stati in grado di mostrarci dati superiori ad 1 anno." Donohoe rispose che la FDA aveva richiesto soltanto 1 anno di dati. (Maisel più tardi disse di essere rimasto"shocked dal fatto che la FDA non richiese registri di lunga durataper il futuro).

Di fronte a tale controversia, Maisel sospinse il gruppo verso il consenso. Egli ottenne l’accordo dei panelisti sul fatto che i due stents approvati non differivano tra di loro in termini di rischio di trombosi dello stent. Quando il panelista John Somberg del Rush University Medical Center, Chicago, argomentò che vi erano differenze fra gli stents, Maisel rispose seccato, "Non ho visto cosa alcuna che suggerisca che uno stent è più sicuro di un altro," e terminò il dibattito su quell’argomento. Benché impiegò più tempo, il gruppo anche recentemente fu d’accordo che per indicazioni sull’uso secondo etichetta (per stenosi coronariche semplici) i benefici degli stents a rilascio di farmaco compensano i loro rischi. La prima di queste decisioni costituì una vittoria di Cordis; la seconda, un trionfo di entrambe le manifatture.

Ma nel pomeriggio, la discussione si è spostata sull’ uso to fuori etichetta (per lesioni coronariche e pazienti più complessi) — "la croce del perché noi siamo qui," disse Maisel. Lars Wallentin, un cardiologo di Uppsala, Svezia, presentò i dati da un registro comprendente tutte le angioplastichs eseguite in Svezia fra il 2003 e il 2005, ed anche il posizionamento di 60,000 stents. Confrontando i pazienti che ricevettero stents a rilascio di farmaco con quelli che ricevettero stents di semplice metallo, 6 mesi dopo la procedura, i ricercatori osservarono un aumentato rischio di morte di circa 0.5% per anno associato con gli stents a rilascio di farmaco e un aumentato rischio di morte o di infarto miocardico del 0.5-1% per anno.2 Questi rimarchevoli risultati concordano con quelli presentati all’ultimo World Congress of Cardiology in Barcellona che per primo richiamò l’attenzione sul problema della thrombosis nello stent.

Il panel udì che il rischio di trombosi dello stent è più alto con l’uso fuori etichetta (per lesioni coronariche e pazienti più complessi) che con l’uso secondo etichetta (per stenosi coronariche semplici). Il panelista Warren Laskey della University of New Mexico School of Medicine, Albuquerque, era stato il moderatore del panel dei consulenti quando furono per primi approvati gli stents a rilascio di farmaci, ed egli sembrava sentirsi responsabile. Maisel più tardi disse che le etichette sugli stents a rilascio di farmaci dovrebbero dichiarare chiaramente che quando applicati fuori etichetta, le procedure non producono gli stessi risultati di quelli che si ottengono nei pazienti per i quali furono approvati. And panelist Norman Kato, a thoracic surgeon from Encino, California, went even further, suggesting a black-box warning.

Ciononostante, alcuni membri del panel dissentirono. Jeffrey Brinker, un cardiologo al Johns Hopkins University, ad esempio, sostenne di non aver udito alcunché da dover modificare la propria practica — benché egli più tardi ammise che non avrebbe più usato stent a rilascio di farmaco in un paziente con una lesione alla biforcazione. Quando Maisel domandò agli altri panelisti se dissentivano che l’uso fuori etichetta fosse a maggiore rischio, Douglass Morrison, cardiologo in Yakima, Washington, rispose, "Si, Io sono vicino a me stesso nel dissentire," spiegando che egli riteneva la questione non fosse stata chiarita: " L’uso fuori etichetta è a maggiore rischio dell’uso secondo etichetta, ma è a maggiore rischio confrontato con il bypass aorto coronarico?"

Il panel discusse anche la terapia antipiastrinica con aspirina e clopidogrel, che riduce il rischio di trombosi in stent. Molti cardiologi ora dicono ai pazienti di continuare a prendere i farmaci indefinitamente, benché la verifica sia incompleta. Le raccomandazioni correnti dai produttori di stent sono 3 mesi di doppia terapia antiaggregante dopo l’impianto di un Cypher stent e 6 mesi dopo l’impianto di un Taxus stent, ma la American Heart Association raccomanda 12 mesi con qualunque tipo di stent, e il panel udì circa i dati riferiti dalla Duke University secondo i quali continuando la terapia per 12 mesi o più a lungo si riduce la mortalità.3,4 I panelisti riferirono anche la storia di un uomo che ebbe una trombosi dello stent 8 giorni dopo avere interrotto l’assunzione di clopidogrel in preparazione per intervento odontoiatrico. Infine, il gruppo concordò una variazione per cui le istruzioni per gli stents a rilascio di farmaci dovrebbero essere aggiustate per includere le linee guida correnti dell’American Heart Association, e Maisel richiese studi ulteriori "per valutare la doppia terapia antipiastrinica”.
 
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